| Scritto da Enrico Pistelli, il 12-11-2007 16:17 L’incontro di Mercoledì 7 novembre 2007, si è svolto come di consueto con un buon successo di partecipazione (14), anche se alcuni non hanno potuto presenziare per impegni imprevisti, ma avevamo tre nuovi partecipanti. A parte la scoperta di uno strumento musicale affascinante come la marimba, che Vanni Vespani ci ha fatto apprezzare con la sua applaudita performance da vero virtuoso, abbiamo assistito alla proiezione di un video di interviste ad una serie di studiosi del calibro della sociologa ed economista Saskia Sassen, dell’ambientalista e biologo James Lovelock, del sociologo e filosofo Slavoj Žižek, della scrittrice ed attivista Naomi Klein, del geografo umano Fabrizio Eva, del teorico culturale Tzvetan Todorov e del filosofo ed economista John Gray, che hanno tratteggiato un quadro delle prospettive del futuro dell’umanità. Il futuro prossimo potremmo riassumerlo scherzosamente con la formula: “ha da passà ‘a nuttata”; gli effetti del disastro ecologico, del global warming, saranno indubbiamente molto pesanti e ridisegneranno tutto l’assetto della nostra civiltà, e dovremo poi ricominciare a lavorare per costruire un mondo migliore facendo tesoro dei nostri macroscopici errori. Un quadro al quale ormai ci siamo quasi abituati, indubbiamente inquietante, se non addirittura spaventoso, ma che si è chiuso con una nota di speranza, con la fiducia che nasce dal fatto che, anche nei momenti più bui della sua storia, la specie umana ha sempre saputo ritornare al suo essere più autentico, intelligente, partecipativo, empatico e solidale. Il secolo XXI, sembra proprio, non sarà un bel secolo e probabilmente neppure quelli a seguire, ma bisogna essere realisti e cominciare a ragionare con le nostre teste, perché sembra che coloro che attualmente governano il mondo e controllano l'economia e la finanza, non stiano impegnandosi seriamente per prevenire il peggio, né sembrano ormai in grado di fermare la corsa dell'umanità verso il precipizio. Quello che noi abbiamo aggiunto in sede di dibattito è che dobbiamo impegnarci tutti, partendo dal basso, dal locale, nel segno del motto “think global, act local” (pensa globale, agisci nel locale), perché quello cui ci stiamo avvicinando, a cui tutta l’umanità si sta avvicinando a grandi passi, non sia un baratro ma un pendio più o meno ripido da discendere tutti insieme, mano nella mano. Dipenderà da noi infatti, da quello che facciamo adesso, se precipiteremo; dipenderà, appunto, da quello che saremo in grado di fare da oggi in avanti. Da quello che saprà fare ognuno di noi nel suo piccolo, integrandosi nelle reti delle comunità locali e via via nelle reti globali - sono milioni di persone che condividono una consapevolezza e sentono la viva responsabilità, già da anni organizzati in movimenti dal basso attivi in tutti i continenti: si tratterà allora di contribuire perché questa grande rete di reti acquisti la massa critica necessaria a condizionare la politica e l’economia globale. E’ la cosiddetta grassroot democracy, la democrazia che sale dalle radici! Per far ciò sarà anche necessario mettersi insieme per contribuire a gettare le fondamenta di una nuova forma di democrazia, più partecipativa, più trasparente, più responsabile, più naturale, più umana, perché le attuali democrazie neoliberiste sono proprio quelle che ci stanno portando al disastro. E’ questa la scommessa che abbiamo deciso di vincere, l’impegno che abbiamo scelto di assolvere. |
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