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In Europa, verso un mondo unito Print E-mail
Written by Centro Internazionale Mppu   
lunedì, 17 marzo 2008

Paolo Giusta, funzionario a Bruxelles presso la Commissione Europea, mette a fuoco l'azione e la riflessione di Chiara Lubich nel contesto culturale e politico della storia dell'unificazione europea, e la sua specifica capacità di sostenere e comprendere il processo di integrazione continentale in un orizzonte più ampio.

Una particolare sintonia

chiara_lubich_a_innsbruck_2001.jpg

 Un posto speciale nella sensibilità politica di Chiara Lubich ha occupato l’Europa. Dall’incontro con un folto gruppo di parlamentari europei a Strasburgo nel 1998, alla partecipazione alla Conferenza per il cinquantenario del Consiglio d’Europa - organizzazione da cui Chiara ha anche ricevuto il premio per la Promozione dei diritti umani - alle due indimenticabili Giornate di Stoccarda “Insieme per l’Europa”, promosse da lei stessa con vari leader di movimenti cristiani di diverse denominazioni.

In occasione della prima giornata di Stoccarda, nel 2004, Chiara pronunciò un memorabile discorso: “L’Europa unita per un mondo unito”. L’Europa - così affermava Chiara - cerca la sua unità, nella diversità, come tassello di un più ampio disegno, un mondo unito e pacificato, per il quale “tutti noi, cittadini e politici, ci proponiamo d'iniziare seriamente ad attuare, con la fede del bambino evangelico, la fraternità universale in Europa, in vista d'un mondo unito.” 

Un’idea, questa, che era presente da tempo nella sua riflessione; solo per fare un esempio, nel 2001, ad Innsbruck, aprendo la Conferenza internazionale “Mille città per l’Europa” promossa dal Movimento politico per l’unità, Chiara aveva tracciato il profilo del continente come “una famiglia di popoli fratelli, non però chiusa in se stessa, ma aperta ad una missione universale: l’Europa vuole la propria unità per contribuire, poi, all’unità della famiglia umana”.
Merita ricordare che questa stessa intuizione ha guidato uno dei maggiori artefici del processo d’integrazione europeo, Jean Monnet; leggiamo nelle sue Memorie: “Un cambiamento ne provoca un altro. La reazione a catena è appena cominciata. Noi mettiamo in moto un processo di cambiamenti continui che potrà configurare il mondo di domani... I problemi del presente non si possono più risolvere nel quadro delle nazioni sovrane del passato. E la stessa Comunità non è altro che una tappa verso le forme d’organizzazione del mondo di domani”. La storia non ha fatto che confermare una tensione crescente all’integrazione e all’interdipendenza tra le diverse aree geopolitiche del pianeta.
Esiste quindi, ed è operante e attiva nella vita culturale e politica europea, una particolare sintonia: oggi, per l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa si tratta di avvicinare e unire popoli divisi per secoli dalle barriere della storia; per Il Movimento dei Focolari si tratta di contribuire a realizzare sulla terra il “Testamento di Gesù”: “Che tutti siano uno” (Gv. 17,21). La ragione sta probabilmente nel fatto che sia il Movimento fondato da Chiara Lubich, sia i principali percorsi istituzionali d’integrazione continentale sono nati nello stesso periodo, come risposta alle rovine della seconda guerra mondiale e alla domanda di unità che, mai come allora, l’umanità ha espresso.
Certamente una grande sfida, non priva però di realismo se si pensa all’influenza avuta dai vari carismi nella storia europea, da Benedetto a Francesco e Domenico, a Cirillo e Metodio, a giganti del XX secolo come Edith Stein e Dietrich Bonhoeffer. Come proseguire?
Col tempo, pare di poter dire che l’Europa - nonostante brusche interruzioni e ritardi, ferite che restano aperte - stia andando sempre di più verso se stessa, in una dinamica di fraternità universale che coinvolge persone e popoli diversi fra loro. E’ in questa fraternità universale, che crea l’unità salvando le distinzioni, la vocazione dell’Europa, progetto inedito che chiede di essere preso consapevolmente e coraggiosamente nelle nostre mani.

Paolo Giusta  Paolo Giusta "Una particolare sintonia"

 

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