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| New Humanity, un impegno per lo sviluppo |
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| domenica, 04 maggio 2008 | ||||
Due domande a Marco Aquini, rappresentante di New Humanity al recente simposio internazionale presso la sede ONU di Ginevra
A che punto siamo con gli Obiettivi del Millennio, sottoscritti nel 2000, che puntavano allo sradicamento della povertà entro il 2015? Ne parliamo con Marco Aquini, del Consiglio Direttivo di New Humanity . In un mondo sempre più globalizzato, carico di conflitti in corso, spicca la problematicità del ruolo delle Nazioni Unite. Come si sa, esiste una grave situazione di stallo in cui si trova la riforma dell’ONU, che andrebbe sbloccata con urgenza. Qual è il lavoro di New Humanity in questo contesto?L’ONU è un’organizzazione intergovernativa e quindi la sua esistenza e la sua azione dipendono da quello che i governi vogliono fare, tenendo conto dei diversi equilibri a livello internazionale. Ma non si può dire che la riforma dell’ONU sia bloccata; in vari settori sono stati fatti dei cambiamenti per migliorarne l’efficienza e accrescerne le competenze. Penso alla costituzione della Peace-Building Commission, al rinnovamento del ruolo del Consiglio Economico Sociale, alla costituzione del Consiglio dei Diritti Umani che ha sostituito la Commissione, ad una serie di misure operative e organizzative per un migliore coordinamento fra i vari settori.La scelta di Kofi Annan e dell’attuale segretario generale Ban Ki Moon è stata quella di privilegiare un approccio progressivo e per settori, mentre resta d’altra parte la difficoltà posta dagli Stati di affrontare la questione del Consiglio di Sicurezza e la sua riforma. Il ruolo di New Humanity mi pare possa concentrarsi su tre aspetti: portare nell’ambito dell’ONU esperienze e fatti che dimostrano che le finalità per cui l’ONU è nata sono attuabili in maniera piena; richiamare costantemente il forte e direi essenziale legame di ogni azione e progetto con la dignità della persona umana; collaborare con altre ONG, con i governi e altri attori su iniziative che possano dare slancio all’azione dell’ONU, nella convinzione che essa ha le potenzialità per essere il luogo di incontro e di cooperazione per il bene della famiglia umana. Come ha dichiarato il direttore della Caritas Mons. Guerino Di Tora, “nel nostro Paese si perde troppo tempo a creare un'idea fosca dell'immigrato e si trascurano i motivi che consentono di parlare di questo fenomeno come una grande opportunità". Nell’Obiettivo 8 della Dichiarazione del Millennio (nota2) si legge che “in collaborazione con i paesi in via di sviluppo, bisogna sviluppare e mettere in atto strategie per creare posti di lavoro dignitosi e produttivi per i giovani”. Quali partnership per lo sviluppo sono state promosse in questi anni e quali sono i risultati attesi, soprattutto sul versante dei flussi migratori?
Sul tema del rapporto fra sviluppo e creazione di lavoro sottolineo soprattutto il ruolo dell’OIL., l’Organizzazione internazionale del lavoro, l’unica delle organizzazioni della famiglia dell’ONU che vede su piano paritario l’azione congiunta di governi, imprenditori e sindacati. Sono stati raggiunti risultati importanti soprattutto per quanto riguarda argomenti sensibili come quello del lavoro minorile. Only registered users can write comments. Add as favourites (61)
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