| Il 23 luglio a Roma: una tappa |
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| sabato, 26 luglio 2008 | ||||
Ripartire dalla fraternità universale per riscoprire la funzione della politicaQuando il dialogo nelle aule parlamentari sembra spezzato
Un quadro singolarmente rappresentativo del pluralismo delle istituzioni politiche e delle città, quindi, che ancora una volta si è lasciato sfidare dalla fraternità universale, il grande “sogno” che Chiara Lubich ha posto al cuore della sua opera e che oggi, a sessanta anni dagli inizi, si è diffuso a varie latitudini del pianeta anche nei luoghi complessi della politica dove ha iniziato a produrre azioni politiche significative. Nelle intenzioni dei promotori - un gruppo di deputati e senatori che hanno trovato nel Mppu un punto di incontro e di sostegno per il loro lavoro parlamentare, tra cui i senatori Giacomo Santini (Pdl) e Emanuela Baio (Pd) e i deputati Teresio Delfino (Udc) e Letizia De Torre (Pd) - la serata voleva essere soprattutto un momento di presentazione e di proposta, uno spazio di dialogo aperto a tutti. Forse è stato qualcosa di più. Ha aperto la serata la registrazione dell’intervento di Chiara Lubich, invitata a parlare dai presidenti di Camera e Senato ad un folto gruppo di parlamentari italiani, il 15 dicembre del 2000 nella cornice della Biblioteca di Palazzo San Macuto. Si trattava della prima “uscita a vita pubblica” del Movimento politico per l’unità in Italia. Quella volta, alle porte di una ennesima campagna elettorale, Chiara mise un punto fermo e volle lanciare la proposta di un “patto per l’Italia ” , fondato su una premessa forte – il bene del Paese viene prima degli interessi personali o della propria parte – e allo stesso tempo capace di legittimare e includere attraverso il dialogo il contributo di ogni altro soggetto.
A distanza di tempo, il percorso indicato dalle sue parole appare più che mai attuale e la provocazione che esprime, l’ancoraggio alla categoria della fraternità universale come metodo, contenuto e fine dell’azione politica, riesce a scuotere un sistema di relazioni in difficoltà, che reclama una nuova grammatica democratica. Subito dopo, in tanti hanno voluto portare esperienze e domande, aggiungere riflessioni e indicazioni per procedere, segno di una esigenza profonda di confronto, di dialogo tra sponde diverse, svincolati da recinti e semplificazioni, valorizzando piuttosto i differenti patrimoni di vita. Difficili sintetizzare i contributi che si sono succeduti - da Burani (PdL) a Sarubbi (PD), da Baio (PD) a Gianni (Rif. Comunista), da Pezzotta (UDC) a Orlando (IDV) -, ma una nota ha prevalso: scegliere la fraternità introduce spazi inediti nei percorsi della politica da cui è possibile avventurarsi al largo... Per questo, l’esperienza di autentica fraternità intravista, una volta di più, lungo la serata fa pensare possibile portare la sfida anche attorno ai tavoli della concreta deliberazione politica.
Se la politica è arte di unità, arte che deve servire l’unità di ogni comunità umana, è tempo di lavorare insieme.
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