| Introduzione alla serata |
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| sabato, 11 settembre 2004 | ||||
Giornata dell'Interdipendenza 2004ROMA, Piazza del Campidoglio Buona sera! Dovrebbero essere qui accanto a me in questo momento tutti i promotori di questa iniziativa: Luigi Bobba delle Acli, Roberto Della Seta di Legambiente, Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, insieme a noi del Movimento politico per l’unità, dei Focolari, accanto - certamente – al sindaco di Roma Walter Veltroni e a Benjamin Barber, di Civ-World, che ci rivolgeranno tra poco il loro saluto. Partner diversi che hanno contributo a dar forma progressivamente a quest’idea, con costanza e determinazione, ma anche con autentica passione. Questo momento, nella suggestiva cornice di questa splendida piazza, apre la seconda Giornata dell’Interdipendenza, una parola chiave che esprime allo stesso tempo una realtà di fatto che ci avvolge, ma anche una scelta precisa, che può diventare risposta alternativa al terrorismo e alla guerra. Oggi, 11 settembre, giorno della memoria e domani 12 settembre, giorno delle scelte, della politica. I fatti che in questi ultimi giorni in una convulsa sequenza, si sono accavallati, hanno reso ancora più pesanti le ragioni di questo incontro: per questo abbiamo voluto le immagini di Simona, Simona, Mhanaz, Rahad, a fare da sfondo a questa manifestazione. Sempre per questo abbiamo invitato Franco Alberti, presidente di “Un ponte per”, a lanciare da qui un ulteriore appello ai rapitori, sostenuto e rafforzato dalla nostra presenza così numerosa.
E’ una scelta di solidarietà che ci unisce, mentre abbiamo ancora negli occhi e nei cuori la tragedia dei bambini di Beslan, come pure la trepidazione per i quattro volontari sequestrati in questi giorni in Iraq, come dicevamo.
La logica dell’interdipendenza ci è sembrata una di queste strade privilegiate. Forse potrà sembrare che abbiamo avuto l’ardire di toccare i cieli dell’utopia, specie leggendo quanto abbiamo espresso per presentare questa Giornata: “Persone, popoli e stati per un mondo più unito. Di fronte al rischio dello scontro tra le civiltà, l’idea dell’interdipendenza positiva come chiave per affrontare la grande sfida del saper vivere insieme… Superare la visione di un’interdipendenza solo economica, per un futuro di pace, dialogo, giustizia sociale e fraternità universale.” Vi sono momenti in cui siamo chiamati a ridefinire e ad affermare ad alta voce i fondamenti della nostra convivenza. La ricerca di uno spazio di dialogo e di condivisione, che ci appare davvero l’unica alternativa a quella medesima logica che alimenta e terrorismo e guerra, questa ricerca non ci ha isolato, non ci ha portato fuori dei passi faticosi della quotidianità, anzi; l’impegno di approfondire e comprendere le ragioni dell’altro ci ha posti su una via in cui sono emersi quei valori comuni che soli possono ridare voce e soggettività ad una politica positiva. Quindi non siamo qui a presentare risposte precostituite, ma a offrire un’esperienza. Gandhi, parlando della pace, diceva: “Non c’è un cammino per la pace, la pace è il cammino.” Anche per noi, ciò che è stato ed è essenziale è proprio il cammino, un cammino di collaborazione aperta e costruttiva, che oggi 11 settembre diventa memoria, che abbiamo voluto illuminata dallo sguardo delle grandi religioni, e che domani, 12 settembre, diventerà scelta, progetto e priorità politica. E’ forse questo il significato autentico della categoria dell’interdipendenza: la coscienza che le risposte possono provenire solo da un esercizio di fraternità universale e di condivisione di impegno, che potenzia e moltiplica l’apporto di ciascuno. In questo, i rappresentanti delle religioni che prenderanno la parola tra poco, e le testimonianze successive, ci saranno di guida.
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