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Carta europea per l'Interdipendenza Print E-mail
domenica, 12 settembre 2004

Carta Europea per le Politiche dell’Interdipendenza

le persone, i popoli, gli stati per un mondo più unito

Noi, uomini e donne, cittadini singoli e associati, esponenti della società civile organizzata, della cultura, dell’economia, della finanza, dei media, uomini politici rappresentanti dei popoli nelle istituzioni internazionali, europee, nazionali, regionali e locali;
riuniti insieme, a Roma, per la 2° Giornata dell’Interdipendenza, il 12 settembre 2004,
nel giorno successivo all’anniversario del tragico attentato dell’11 settembre;

in quanto cittadini italiani ed europei, parte di un solo mondo e di un’unica famiglia umana;
consapevoli che le dimensioni transnazionali di tutte le questioni cruciali del pianeta ci pongono di fronte all’imperativo del “saper vivere insieme”;
fortemente determinati a rompere il cerchio della paura e a non rassegnarci alla fatalità dello scontro,
ci impegniamo a lavorare congiuntamente
perché il valore dell’interdipendenza prenda forma attraverso:

  • un welfare globale la cui promozione insiste soprattutto sui paesi ricchi;
  • una governance mondiale in funzione della pace: rafforzando e democratizzando le organizzazioni internazionali, in primo luogo le Nazioni Unite;
  • una democrazia partecipativa, associativa e deliberativa in cui i cittadini siano interpreti di una responsabilità civica matura.

 

È nostra convinzione che abitare il mondo con gli occhi dell’interdipendenza sia un’opportunità unica per rinnovarlo “insieme”. La forza di cambiamento dell’interdipendenza inizia dal proprio stile di vita ma si estende fino alla politica, alle istituzioni e al governo del mondo. In questa accezione l’interdipendenza cambia la vita, la quotidianità, il rapporto con gli altri, le scelte di consumo e di risparmio, in una parola il nostro stile di vita; cambia la cittadinanza, il modo di accedervi e di esercitarla: da una cittadinanza che esclude ad una che include; cambia la sovranità, la crescente consapevolezza dell’interdipendenza segna il passaggio da una sovranità esclusivamente nazionale ad una sovranità globale condivisa.

È in questo modo che il valore etico dell’interdipendenza si traduce in una nuova grammatica della convivenza.

LE NOSTRE PROPOSTE

Mossi dal desiderio di dare un contributo alla realizzazione di un futuro più giusto, più libero e fraterno in Europa e nel mondo, evochiamo cinque impegni, oggi prioritari, perché quest’idea di interdipendenza diventi principio regolativo del nostro vivere insieme.

1. IL DOVERE DI RESPINGERE OGNI FORMA DI VIOLENZA E IL DIRITTO ALLA SICUREZZA GLOBALE

L’interdipendenza non cede all’impero della paura restando paralizzata dinanzi alla globalizzazione del terrore. Oggi abbiamo tutte le ragioni per dichiarare che il terrorismo come la guerra sono un crimine contro l’umanità.

Prima di tutto, per contribuire a sradicarlo, riaffermiamo la necessità di costruire salde reti di rapporti, nei più diversi luoghi di vita, con quanti portano costantemente la loro diversità etnica, linguistica, religiosa, a contatto con le nostre identità culturali e sociali.

Questo pone le indispensabili premesse affinché religione e cultura non giustifichino egemonizzazione e violenza, ma diventino sempre di più spazi di dialogo e di pacificazione.

Facciamo appello ai responsabili dell’educazione e dei Comuni perché la Giornata dell’Interdipendenza venga diffusa nelle scuole e nelle città e sia possibile celebrarla  con iniziative di pace, di dialogo interculturale e interreligioso, di cooperazione internazionale.

Infine chiediamo una sessione straordinaria delle Nazioni Unite in cui tutti i Paesi, insieme, prendano impegni per questo obiettivo, riconoscendo l’ONU come luogo privilegiato per politiche efficaci contro il terrorismo.

2. IL DOVERE DI ACCOGLIENZA E I DIRITTI DELLA PERSONA MIGRANTE

L’interdipendenza - in un’Europa da sempre società plurale e spazio delle differenze - aumenta il bisogno di essere luogo ospitale delle diverse identità di popoli e culture, senza trascurare, al tempo stesso, il riscoprire l’ancoraggio alle proprie radici.

Questa civiltà del convivere potrà nascere e crescere in Europa se ci guiderà, nel necessario aggiornamento della definizione di cittadinanza, non più la rigida appartenenza nazionale, ma il riconoscimento dell’identità dell’altro come fratello. Ciò significa: libera circolazione delle persone, non meno delle merci e dei capitali; diritto di asilo ai profughi anche per ragioni di estrema povertà; diritto di voto nelle elezioni europee e amministrative dei cittadini stranieri e acquisizione del diritto di cittadinanza per i figli nati in uno dei paesi dell’Unione Europea.

3. IL DOVERE DI ASSICURARE CIBO A TUTTI E IL DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA

L’interdipendenza chiede di farsi carico degli squilibri del mondo, del divario economico e digitale, della divisione tra chi vive nella ricchezza e chi si barcamena in condizioni di denutrizione e di povertà assoluta.

Proponiamo un impegno che ci tocchi in prima persona, nelle nostre scelte economiche personali, famigliari, associative, consapevoli che se ogni cittadino italiano ed europeo versasse mediamente 400 euro l’anno, potrebbe raddoppiare il reddito di un cittadino dei Paesi del Sud del mondo. Si potrebbe costituire per questo, un fondo unico affidato alle Ong, garantito da un comitato di personalità autorevoli.

4. IL DOVERE DI PRENDERSI CURA DEI MALATI DI AIDS ED IL DIRITTO ALLA SALUTE

L’interdipendenza implica che la comunità internazionale - e in particolare i paesi più favoriti - debbano promuovere per tutti il diritto alla vita e alla salute in quanto primo e più elementare diritto umano. Dal momento che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, servono 3 miliardi di euro per estirpare la malattia dell’AIDS, proponiamo che in base alla ripartizione mondiale della ricchezza, nel 2004-2005 gli Stati Uniti e l’Europa mettano a disposizione un miliardo di euro ciascuno e un miliardo il resto del mondo. In particolare l’abbattimento del costo dei farmaci va considerato un obiettivo urgente da raggiungere al più presto.

5. IL DOVERE DI TUTELARE L’AMBIENTE E IL DIRITTO ALL’ACQUA POTABILE

L’interdipendenza ci impone di capovolgere, in tempi rapidi, il modello energetico in Europa, perché nei prossimi vent’anni si dimezzino i consumi di petrolio e di combustibili fossili, e si sviluppino le fonti energetiche rinnovabili a cominciare dal solare e dall’eolico; ci spinge a mobilitarci perché l’Europa, in tutte le sedi internazionali, sostenga il diritto di ogni essere umano all’accesso all’acqua potabile, la sovranità alimentare di tutti i popoli del pianeta, la revoca di tutti i sussidi all’agricoltura che penalizzano i paesi più poveri.

Con queste indicazioni di priorità, vogliamo rafforzare tutti i percorsi che si muovono in una logica di interdipendenza positiva e collaborare con tutti per operare, non soltanto come singoli, ma insieme: persone, popoli e stati per un mondo più unito.

Roma, 12 settembre 2004

 

 

COMUNE DI ROMA
CIV-WORLD – GIORNATA INTERDIPENDENZA
ACLI – ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI
LEGAMBIENTE
MOVIMENTO POLITICO PER L’UNITA’ – MOV. FOCOLARI
COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

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