Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Settembre 2009 17:27 Scritto da Daniela Ropelato Mercoledì 10 Giugno 2009 11:36
L’interdipendenza delle città
Prosegue la preparazione delle Giornate dell’Interdipendenza 2009
“Partendo dalla base, dalla città come dimensione fondamentale della politica, potremo fornire esperienze, progetti, idee utili anche per rinnovare la politica mondiale, oggi indebolita da forti ingiustizie, dimostrando che è possibile l’unità nella diversità, un progetto politico condiviso pur nel rispetto del pluralismo, una società globale, ma fatta di mille preziose identità.” Chiara Lubich, 2 giugno2005, Rosario (Argentina)
Non si era ancora conclusa l’edizione 2008 e già, lo scorso 14 novembre, a Firenze, si definiva con gli altri promotori (Legambiente, Acli, Sant'Egidio, Focisv, Regione Toscana) l’obiettivo dell’appuntamento 2009: rileggere il tema dell’interdipendenza nelle sue coordinate generali, tracciando quasi un bilancio delle prime 4 edizioni.
A distanza di 5 anni dalla prima Giornata internazionale che si tenne a Roma l’11 e 12 settembre 2004, l’edizione 2009 punterà non tanto a considerare fattori e relazioni di interdipendenza versus una precisa area geopolitica del pianeta (com’è stato nel 2007 considerando la Cina e, nel 2008, l’Africa) o un altro nodo di particolare complessità (come l’Islam nel 2006), ma a comprenderne l’evoluzione nel pianeta attraverso le principali sfide di oggi: la crisi economica, la crisi ambientale, l’urgenza della pace.



Due giorni dedicati all’interdipendenza. Il 29 e 30 ottobre Firenze diventa laboratorio di confronto sulle nuove relazioni che possono avvicinare i popoli, la condivisione delle risorse, il dialogo tra le culture, la ricerca dell’equità e della pace.
E in più di 150 hanno partecipato alle tre sessioni di mercoledì 13 novembre, nella splendida sala dei Duecento, a Palazzo Vecchio, a Firenze, là dove Giorgio La Pira, indimenticato sindaco di questa città, già 55 anni fa parlava del valore e del ruolo geo-politico di un nuovo partenariato solidale tra Europa e Africa.

Un continente in trasformazione, che interpella il resto del mondo con le sue tragedie e le sue straordinarie energie e risorse, che scuote il "pensiero unico" con la multiformità delle sue culture e i diversi modelli di partecipazione e sviluppo che lo attraversano; un universo in fermento, dopo anni di promesse dell’Occidente mantenute solo parzialmente e troppo spesso tradite dai fatti.
Prosegue il percorso di ricerca avviato dal Convegno dello scorso novembre, quando 600 persone si sono ritrovate presso il Centro Internazionale di Loppiano per analizzare i nuovi scenari della partecipazione che emergono dalla diffusa crisi democratica.
Proprio alla stessa ora in cui ci ritroviamo a Roma per il secondo seminario dedicato a Igino Giordani, nella sala dell'Assemblea generale del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite passa con il voto di una solida maggioranza la moratoria internazionale alla pena di morte. Una notizia che suscita l'applauso di tutti e ci fa più convinti che il cambiamento è davvero possibile, anche dentro il complesso scenario internazionale, per quanto lento e faticoso.
Anzitutto una forte emozione: questa era la prima impressione che emergeva tra i 150 convenuti all’appuntamento del 24 ottobre scorso a Palazzo San Macuto, presso la Biblioteca del Parlamento italiano.
