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Ultimo aggiornamento Sabato 03 Aprile 2010 17:23 Scritto da Marco Fatuzzo Lunedì 01 Febbraio 2010 20:03
Camera dei Deputati, 27 gennaio 2010
Decimo anniversario della Giornata della Memoria
Il commento di Letizia De Torre, deputato, che ha vissuto in prima persona la commemorazione presso il Parlamento.
"... una giornata che rimarrà nella storia non solo del Parlamento italiano; come ha detto Elie Wiesel: “la vita non è fatta di anni, ma di singoli momenti e questo momento conterà nelle nostre vite”.
Il Premio Nobel per la Pace, sopravvissuto all’orrore dei campi di concentramento dove divenne amico di Primo Levi, alla presenza del Capo dello Stato e del capo del Governo, ha tenuto una prolusione che è penetrata dentro di noi con la forza e con la pace di chi ha attraversato il dolore ed è approdato oltre. Le domande che ha lasciato drammaticamente aperte - perché tanta ferocia, tanto ‘disumanesimo’, tanta indifferenza da parte di chi avrebbe potuto e non ha fatto nulla per evitare il massacro? E perché, anche oggi “Il mondo si è rifiutato di sentire, di ascoltare, si è rifiutato di imparare? Altrimenti come possiamo comprendere la Cambogia, il Ruanda, la Bosnia, il Darfur?” - sono aperte, magari con altri accenti, anche per la corruzione, per l’immoralità, l’intolleranza, le fatiche infinite dell’Italia attuale e, in modo ancora più bruciante, nelle tragedie di tanti popoli e nello scontro tra civiltà di questa nostra epoca.
Wiesel non dà risposte, bensì apre ad una prospettiva non solo razionale. Lo dice ricordando l’arrivo a Buchenwald: “Ricordo la notte in cui siamo arrivati. Molti erano morti per strada, ricordo i vagoni aperti sul treno, ricordo la tormenta di neve, ma alcuni con le loro ultime forze gridavano « Shma Israel... Hashem hu haelokim »: “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio !” Dio, lì? Io ero uno studente devoto e non ho potuto reprimere il desiderio di unirmi agli altri in questo appello ai cieli. Sinceramente non posso spiegare perché.”
E lo afferma profeticamente per il tempo a venire, in un passaggio che ritengo il più alto del suo discorso: “La paura esiste ancora, le guerre civili, la fame. Milioni di bambini muoiono di malattia, di fame e di violenza. Il Medio Oriente è in grande tumulto: la pace tra Israele ed i vicini palestinesi è ancora un sogno, ma un giorno arriverà, credetemi, amici”.
Questo è il punto: tutti noi dovremmo aver penetrato, come ha fatto Wiesel, così profondamente le sofferenze dell’umanità, quelle di ieri e quelle di oggi, da essere approdati anche noi oltre e poterci ripetere: un giorno arriverà, per molte, molte cose. La lezione di Wiesel è che ‘possiamo’ fare questa scelta in quei ‘singoli momenti’ che contano. E possiamo essere insieme a farlo. E, io credo, che possiamo essere in molti.
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