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Fonte: Città Nuova
 
Una delegazione del comitato di cittadini ha incontrato gli enti statali e regionali per un confronto sul futuro dell’area contaminata. Sbloccati gli 80 milioni di euro di finanziamento per le infrastrutture di approvvigionamento di acqua pulita, e prevista la nomina di un commissario

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Si è tenuto il 6 febbraio a Roma l’incontro da tempo atteso tra Ministero dell’Ambiente, Regione Veneto, Veneto Acque e una delegazione della Mamme no Pfas. Il comitato aveva sollecitato questo tavolo di confronto per sbloccare la situazione di stallo in cui la popolazione di buona parte del vicentino, del veronese e del padovano sta vivendo: come già avevamo riferito su cittanuova.it, i vari soggetti istituzionali coinvolti non erano infatti ancora giunti ad avviare un progetto condiviso per una soluzione di lunga durata, che permetta alla popolazione l’accesso ad acqua non contaminata.

Nodo del contendere sono soprattutto le fonti di finanziamento, dato che le infrastrutture necessarie a tale scopo richiedono somme ingenti: in particolare gli 80 milioni di euro di fonti pubblici, finora rimasti bloccati in quanto i progetti di fattibilità tecnica ed economica non erano completi.

Il primo risultato di questo incontro è stato appunto lo sblocco del finanziamento, dato che tali progetti sono ora stati giudicati soddisfacenti; inoltre è stata prospettata la dichiarazione dello stato d’emergenza entro il 4 marzo, con conseguente nomina di un commissario straordinario, al fine di individuare gli interventi più urgenti da realizzare e portarli a termine in tempi più brevi rispetto a quelli ordinari.

Altro risultato ottenuto è stato l’impegno da parte del Ministero a rivedere a breve i limiti di concentrazione degli Pfas nelle acque sotterranee attualmente vigenti, considerati inadeguati dai genitori no Pfas; inoltre il comitato ha chiesto la revisione della destinazione d’uso di alcuni dei fondi stanziati, chiarimenti sui criteri di rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Miteni, e un ulteriore incontro congiunto. La Regione Veneto ha inoltre emanato un bando per finanziare con 300 mila euro progetti di ricerca innovativi sugli effetti degli Pfas nella specie umana.

Un importante passo avanti verso una soluzione stabile al problema, per quanto la strada sia ancora lunga e non sia possibile dare al momento tempi certi in merito alla realizzazione delle infrastrutture progettate: «Il risultato più importante è stato senz’altro quello di far dialogare tutte le parti – afferma Anna Maria Panarotto, una della Mamme no Pfas – che finora si erano spesso rimpallate le responsabilità. Siamo riconoscenti a tutte le persone che si sono impegnate per il bene di tutti i cittadini, confidando che questa collaborazione possa continuare in un clima di dialogo ed ascolto costruttivo».

Alcuni consiglieri regionali d’opposizione, tuttavia, denunciano ancora alcune criticità: in particolare il fatto che quello che doveva essere un cofinanziamento regionale, in aggiunta agli 80 milioni di fondi pubblici, verrà recuperato attraverso un rincaro in bolletta, notizia data anche da Il Giornale di Vicenza. «Un mese fa chiedevo che, nel bilancio regionale, venissero previsti dai 4 agli 8 milioni di euro di cofinanziamento per raggiungere l’obiettivo della sostituzione delle fonti – afferma la consigliera Cristina Guarda, originaria proprio dei territori contaminati –. Mi hanno risposto che 1 milione e mezzo di euro era più che sufficiente e che in futuro si sarebbe visto come fare: ora capisco il perché e non lo condivido affatto. È da 5 anni che paghiamo di tasca nostra i sistemi di filtraggio. Grazie alle mamme e ai papà No Pfas per aver lavorato per ottenere chiarezza». Il Movimento 5 Stelle, intanto, ha indetto una manifestazione davanti alla Miteni di Trissino – l’azienda ritenuta responsabile dell’inquinamento da Pfas – per sabato 10 febbraio alle 11, per chiedere l’immediata bonifica del terreno inquinato.

 

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