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Di Javier Baquero Maldonado

Un commento al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale per la Pace 2020.

 

Articolo Javier pace

 

Papa Francesco, lo scorso 1° gennaio 2020, in perfetta continuità con Paolo VI, che  nel 1968 istituì nel primo giorno dell’anno la Giornata Mondiale della Pace, ne ha celebrato la LIII edizione, pubblicando un messaggio, che è l’auspicio per un “cammino della vita umana nel tempo – che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire” come desiderava Paolo VI. Un messaggio particolarmente significativo per il contesto in cui ci troviamo oggi, con un mondo sempre più sconvolto e a rischio di odio e guerra.

Ma quali sono i punti salienti del messaggio che ci riguardano oggi?

Il Papa riconosce che la pace è veramente un bene prezioso, e di quello siamo sicuri tutti quelli che viviamo in un Paese o territorio in guerra, come noi colombiani, che sentiamo l’orrore della violenza che ha percorso la nostra storia fino a oggi e che ci ha fatto perdere la nostra dignità, ha aumentato la povertà e ci ha allontanati dall’armonia e dalla felicità. Francesco rende evidente che “la guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo”.

Ci resta allora la speranza come “la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili”; allo stesso tempo, però, non possiamo continuare su un percorso di falsa sicurezza, fatto di paura e sfiducia, dove gli investimenti nel settore delle armi aumentano sempre di più; abbiamo bisogno invece di fiducia, solidarietà ma anche di corresponsabilità.

In questo messaggio, viene in evidenza come la fraternità universale abbia un forte rapporto con la pace:  un legame già espresso da tanti leaders religiosi  nel corso di questi anni. Chiara Lubich stessa, a Rimini nel 2002, riconosceva che che siamo tutti una cosa sola, profondamente interdipendenti, e che “la più alta dignità per l’umanità sarebbe infatti quella di non sentirsi un insieme di popoli spesso in lotta fra loro, ma, per l’amore vicendevole, un solo popolo, arricchito dalla diversità di ognuno e per questo custode nell’unità delle differenti identità”. [1]

Ugualmente, il Dalai Lama, dopo alcuni attentati terroristici negli Stati Uniti scriveva “Non ci siamo ricordati delle verità umane più basilari. (…) Siamo tutti uno. Questo è un messaggio che la razza umana ha grandemente ignorato. Il dimenticare questa verità è l’unica causa dell’odio e della guerra“.

Papa Francesco, oggi, ricorda che “occorre, innanzitutto, fare appello alla coscienza morale e alla volontà personale e politica. La pace, in effetti, si attinge nel profondo del cuore umano e la volontà politica va sempre rinvigorita, per aprire nuovi processi che riconcilino e uniscano persone e comunità”.

La pace è un processo lungo, permanente, che può avere successo soltanto se è un  prodotto della corresponsabilità a tutti i livelli e simultaneamente: nel locale, nazionale e internazionale, ma sulla base del dialogo profondo nella verità, che ascolta e riconosce la differenza. Il Papa fa un chiaro riferimento a lavorare per lo sviluppo umano integrale e una economia con più gratuità e comunione come dimensioni fondamentali per costruire la pace.

La visione complessa del pensiero di Francesco, sta nel fatto che lui non rimane a pensare la pace solo come un fatto di rapporti fra gli esseri umani, ma va più nel profondo, inserendola in un sistema più completo di relazioni e rapporti anche con la natura, il pianeta, sapendo bene quanto le guerre vengano scatenate anche per un continuo sfruttamento dei territori a scapito dei più poveri. Ecco allora l’importanza “di celebrare e rispettare la vita ricevuta e condivisa” con un forte richiamo a una conversione ecologica, “intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita”.

Infine Papa conclude: “Il cammino della riconciliazione richiede pazienza e fiducia. Non si ottiene la pace se non la si spera”, riconoscendo che la pace è una conquista di ogni giorno, che si ottiene piano piano, e nel fare suo il sogno “di Martin Luther King: “Oggi ho (…) sognato che (…) gli uomini muteranno le loro spade in aratri, e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure più oggetto di studio. (…) Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà pace sulla terra e buona volontà verso tutti gli uomini. Sarà un giorno glorioso, e le stelle canteranno tutte insieme, ed i figli di Dio grideranno di gioia”.[2]

Che questo che inizia sia un anno per sognare un mondo in pace e che la nostra azione collettiva risponda concretamente a questo desiderio.

[1] Cfr Chiara Lubich “Fraternità e pace per l’unità tra i popoli”, conversazione alla giornata di Rimini, 22 Giugno 2002.

[2] Cfr Martin Luther King, discorso tenuto al Lincoln Memorial – Washington durante la marcia per lavoro e libertà, 28 agosto 1963

*Assistant Professor in Political Science, Istituto Universitario Sophia, Loppiano, -Italy

 

 
 
 

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