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Il massimo organismo del potere giudiziario ha deciso di sorvolare sulle irregolarità commesse dal presidente Jimmy Morales. La necessità di giudici indipendenti e di una società civile attenta
 
Uno dei maggiori problemi per combattere la corruzione, che frena pesantemente lo sviluppo in America Latina, lo costituisce la mancanza di indipendenza del potere giudiziario. Il risultato è che, spesso, coloro che dovrebbero difendere la legge si trasformano in conniventi degli abusi. È il caso della giustizia guatemalteca, rappresentato dalla sentenza della Corte Suprema che è tornata a fare un gran favore al presidente Jimmy Morales indiziato di vari reati.

Morales è un personaggio televisivo trasformatosi in leader politico durante una campagna nella quale fece leva sull’indignazione popolare contro la corruzione e la criminalità (insieme a El Salvador e Honduras, il Guatemala forma il “triangolo nord”, considerata la zona più pericolosa al mondo per la criminalità diffusa). Col tempo, il presidente ha mostrato la sua incompetenza e l’improvvisazione con la quale svolge una funzione così delicata.

A settembre, la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, organismo di rango costituzionale, presentò un dossier che lo accusava di finanziamento illecito della sua campagna elettorale, sollecitando l’autorizzazione a procedere del Parlamento. Morales reagì dichiarando persona non grata il capo della commissione stessa, un provvedimento che dovette rimangiarsi rapidamente. Venne salvato dal Parlamento, dove in grande maggioranza i deputati – molti indiziati di reato – negarono l’autorizzazione.

In questi giorni la Commissione d’inchiesta per il lavaggio di denaro lo ha pure accusato di arricchimento illecito e di abuso di potere. Non contento di ricevere il più alto stipendio come presidente dell’America Latina, 19.300 dollari al mese, Morales ha ricevuto durante 9 mesi un buono del ministero della Difesa di altri 6.900 dollari al mese, senza alcuna giustificazione. La scandalo ha provocato delle rinunce politiche. La Corte dei conti è intervenuta mettendo il presidente di fronte a una scelta: restituire la somma o sottomettersi a un processo di revisione. Morales ha restituito il denaro, ma i magistrati hanno considerato che esistevano egualmente gli estremi di reato per richiedere un nuovo rinvio a giudizio.

Protest against Guatemala's President Morales

Ad aiutare il presidente è intervenuta ora la Corte suprema con una curiosa interpretazione del principio non bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto), negando che il Parlamento dovesse votare l’autorizzazione a procedere. I giudici hanno considerato che l’intervento della Corte dei conti (in realtà, un intervento amministrativo) fosse equivalente a un giudizio, trascurando l’esistenza dell’abuso delle proprie funzioni. Nella stessa sentenza, i giudici hanno inoltre considerato legittime le modifiche al codice penale votate da 107 legislatori che hanno migliorato la loro situazione in quanto indiziati di reato e migliorato la situazione processuale dei loro dirigenti di partito accusati di corruzione.

Guatemala Corruption

Le due sentenze hanno suscitato grande irritazione nella società civile, in questo momento coinvolta nella creazione di una Assemblea cittadina contro la corruzione e l’impunità, che sta mobilitando università e organizzazioni varie nella lotta a un fenomeno che ha invaso i gangli dello Stato. Ed è forse la buona notizia proveniente da questo stupendo Paese: l’intervento della società civile per affrontare questo male che attanaglia il Guatemala.

Fonte: CITTÀ NUOVA

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