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Inerzia sulla legge elettorale

urnevotoVisione miope dei partiti che attendono il voto delle amministrative. Necessaria la pressione sui parlamentari della società civile.

Articolo pubblicato su Città Nuova n. 9 - 10 maggio 2012

"A che punto siamo con la legge elettorale? Non se ne parla più tanto e non è un buon segno: cerchiamo quindi di non perdere il filo. A fine marzo un comunicato firmato congiuntamente dai tre principali leader di maggioranza, oramai noti come Abc (Alfano, Bersani e Casini), dichiarava che era stato trovato un accordo sulla legge elettorale e che da lì a breve sarebbero iniziati i lavori alla Camera. Ma l’annuncio, una volta dato, si è disperso nell’etere, nessun testo è stato presentato al Paese o alle Camere e i resoconti parlamentari non registrano, come ci si aspetterebbe, lavori in corso.

Dinanzi a questo silenzio assordante, se si chiede conto a un parlamentare, ci si sente rispondere candidamente: «La legge elettorale? Bisogna attendere le elezioni amministrative e poi si vedrà».

In Italia, quale legge elettorale?

scheda_elettoraleCresce il dissenso attorno alla legge elettorale. Su Città Nuova un commento di Iole Mucciconi.

«"È una legge perfetta, non si può tornare al passato quando gli accordi si facevano dopo il voto", così il ministro per le Riforme Umberto Bossi, affiancato dallo stesso presidente del Consiglio, che in più di una occasione ha difeso la legge per l'elezione del Parlamento. L'argomento speso da entrambi è quello della trasparenza delle alleanze e dei programmi che la legge assicura, grazie al premio di maggioranza per la coalizione che riesce a prendere anche un solo voto in più. All'elettorato (meglio, “al popolo”) sarebbe assicurata così la libera valutazione dell'offerta politica e chi esce vincente si può definire “espressione del popolo sovrano”, detentore del diritto-dovere di governare senza possibilità di successive diverse maggioranze parlamentari.

Bagnasco. Emergenze e valori su cui ricostruire

italia_politicaA commento della prolusione del 22 marzo scorso del cardinal Bagnasco, che ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, riprendiamo la parte centrale dell'approfondimento proposto da Marco Fatuzzo, presidente del Centro internazionale del Mppu, già pubblicato sull'edizione on-line di Città Nuova.

«Il card. Bagnasco entra poi nel vivo di una analisi della società italiana (...). E individua taluni «motivi di contingente quanto seria preoccupazione». In testa pone il lavoro, che è «bene per l’uomo, per la famiglia e per la società, ed è fonte di libertà e responsabilità». Trovarsi spiazzato sul fronte dell’occupazione, dice, è una sofferenza acuta. Lo è soprattutto per i giovani, perché «meno garantiti e poco sussidiati nel loro tuffo verso la vita». Lo è per i piccoli imprenditori. Lo è per le troppe famiglie oggi in ansia per una somma di problemi complessi. E i casi di suicidi verificatisi negli ultimi mesi tra i lavoratori minacciati dalla crisi ne offrono una tragica evidenza.

C’è poi una seconda emergenza, individuata nella necessità di una ricerca di una fondamentale strategia di integrazione degli immigrati presenti sul territorio italiano: «Nessuna persona ha il diritto di ritenersi superiore ad altre: gli immigrati sono donne e uomini come noi», ricorda Bagnasco, sollecitando la politica ad «iniziative di ricomposizione, così da mantenere sufficientemente coesa la cittadinanza».

Nei due paragrafi finali Bagnasco sottolinea con forza le motivazioni che richiamano l’attenzione della società su altre due emergenze: l’aggravarsi delle violazioni del «diritto alla vita» e il dilagare della corruzione in ambito pubblico.

Federalismo fiscale: ampio sì e un nodo

Il Senato approva il disegno di legge delega al Governo

Il provvedimento passa ora alla Camera 

mattoncini_italia.jpgFavorevoli 156, contrari 6, astenuti 108, votanti 270, presenti 271. Questo è il sorprendente esito della votazione al Senato, registrato dai resoconti lo scorso 22 gennaio, sul disegno di legge relativo al federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione.

Quattro mesi di febbrile lavoro all’interno di una maxi-commissione (ben tre commissioni congiunte: un’assoluta novità) dove, lontano da telecamere e microfoni, è avvenuto ciò che tanti speravano che avvenisse: un confronto rivelatosi molto costruttivo tra maggioranza e opposizione. Il testo licenziato dalla tri-commissione – e poi approvato dall’aula con pochi aggiustamenti – contiene infatti modifiche molto significative rispetto a quello varato dal Consiglio dei ministri, il che testimonia apertura e volontà di dialogo: la strategia dichiarata e perseguita dal ministro Calderoli.

Ancora su Gaza

A distanza di un mese dal cessate il fuoco a Gaza, Massimo Toschi assessore della Regione Toscana alla cooperazione internazionale, al perdono e alla riconciliazione tra i popoli, scrive:

toschi.gif «C’è un cinismo della politica, che mette al primo posto le proprie strategie rispetto alla vita delle persone. Questo vale per Hamas, che costruisce le sue caserme là dove ci sono le abitazioni civili, secondo un singolare paradosso per cui sono i civili inermi, che difendono i soldati; e che lancia i missili kassam per scatenare la reazione militare di Israele, a protezione del suo popolo. Hanno rotto la tregua e voluto i morti, i loro morti, perché sperano di guadagnare dall’odio. Una politica suicida, che nell’immediato può avere molti consensi.

Questo vale per Israele, che dopo aver sfiorato l’accordo con Abu Mazen, si è di nuovo rifugiata nella sindrome del Libano: una guerra giudicata da tutti necessaria al suo inizio, e che poi si è impantanata, mostrando che la forza militare non sempre produce successi, ma anche sconfitte. L’azione militare su Gaza è segno di una grande impotenza, non di una grande politica. Quando ci si affida a raid aerei devastanti, non si guadagna nulla in termini politici, ma si semina quell’odio, che poi ha bisogno di generazioni per essere superato.

Obama internazionale

Una recente nota politica che Giovanni Romano,  esperto di temi internazionali, ha pubblicato su Città Nuova, n.3/2009

copertina_the_economist.jpg Le prime mosse di Barack Obama sono state tutte caratterizzate, si potrebbe dire, da un’impronta “internazionale”. Non solo perché gli Stati Uniti sono comunque una potenza mondiale e le decisioni della amministrazione statunitense sono in ogni caso destinate ad avere riflessi sul resto del mondo. Ma anche per una scelta consapevole di dare il segnale di un ritorno "amichevole” degli Stati Uniti sulla scena internazionale.

* Significativa immagine di copertina da "The Economist"

(continua: v. testo articolo)

Giovanni ROmano  Giovanni Romano "Obama Internazionale"

 

Questione morale: regole alla politica

Editoriale - Città nuova • n.1 • 2009

mappa_di_napoli.jpg Napoli è solo l’ultima, per il momento. Ma non è difficile ipotizzare che, dopo Trento e Pescara, Potenza e Firenze, altre amministrazioni locali rischino di venire colpite nei loro vertici da inchieste della magistratura.

Temiamo che non difettino, purtroppo, comportamenti illegali da sanzionare. La stagione di Mani pulite non sembra proprio aver sanato logiche malate. Eppure, politici e media stanno appassionandosi alla possibilità di riaccendere il clima di allora, confidando nell’azione della magistratura.

La pur legittima ondata emotiva non può comunque giustificare scorciatoie: un’accusa non è una responsabilità accertata; rimane solo un’accusa, anche se ripetuta sui mass media; per cui è salutare aspettare che la giustizia faccia il suo corso.

"Città Nuova" partner del MPPU

citta-nuova.gif

Con "Città Nuova", giornale di opinione del Movimento dei Focolari che pubblica con periodicità diverse in 37 edizioni nel mondo, il Movimento politico per l'unità intrattiene da anni una relazione costante. "Città Nuova" ospita regolarmente contributi di analisi e resoconti di iniziative a firma di persone impegnate nel Mppu a vario titolo e ciò aggiunge indubbio valore alla rivista; allo stesso tempo, le proposte e le azioni promosse dal Mppu in contesti diversi si arricchiscono della più ampia visione culturale che la rivista propone, orientata a concorrere all'unità della famiglia umana.

Dai cittadini al Palazzo

Centrodestra o centrosinistra? Di lotta o di governo? Quale fisionomia per un’esperienza all’insegna della fraternità?

Rispondono alcuni parlamentari del Movimento politico per l’unità.

banchi_deputati_Camera.jpg

La questione sarebbe risolta se si schierassero. Invece, i focolarini non compiono in politica una scelta di campo. Anzi, sembrerebbe che la facciano, ma non lo dicono. Di più, la mascherano, trincerandosi dietro tante considerazioni.

Ad infiammare gli animi sulla disputa – ma guarda un po’ questi focolarini! – ci si sono messi anche i Dico e il Family Day. O meglio, i titoli di alcuni quotidiani sui due argomenti. Eppure, sino a poco prima, il Movimento dei focolari era scarsamente considerato dalla stampa laica. Poi, d’improvviso (e senza alcun fondamento), è assurto agli onori della cronaca e fatto passare ora come sostenitore, ora come sobillatore.

Non è mancata nemmeno l’ebbrezza di veder comparire il termine «focolarini» in prima pagina su Repubblica, salvo poi non trovare nulla nel testo dell’articolo. Chissà, il titolista voleva semplicemente salutarli.

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