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in Italia

Il granello e la falsa democrazia

Leggiamo_il_presenteUn gruppo di giovani liceali toscani hanno partecipato al Seminario del 22 marzo 2012 alla Camera dei Deputati “Ricostruire la rappresentanza per ricostruire la politica

Che i giovani siano un costante motore di cambiamento lo confermano molti fatti. Da qualche mese, gli studenti del Liceo XXV Aprile di Pontedera (Pisa) hanno deciso di intraprendere un percorso di avvicinamento alle istituzioni, e in particolare a quelle dell’economia e della politica, da una prospettiva originale, quella della costruzione di un mondo più unito.

Il progetto: "Leggiamo il presente: etica, economia, politica. Categorie di analisi e di intervento", partito in gennaio, si è articolato lungo i mesi raccogliendo interesse e partecipazione, mettendo in moto di seguito altre interessati iniziative, per certi aspetti inattese, anzitutto tra questi giovani, i loro insegnanti, le famiglie, associazioni ed enti del territorio.

Solo per fare un esempio, coinvolti a sostenere il progetto “Leggiamo il presente” sono stati: il Comune di Pontedera, l’Unione dei Comuni della Valdera, la Fondazione Piaggio di Pontedera - Pisa, il Movimento politico per l'unita – Toscana. All’invito a collaborare, ha risposto subito anche l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano:

  • - 7 febbraio: “Partecipare: La sfida della democrazia” (Daniela Ropelato);
  • - 6 marzo, “Pensare la crisi, tra realismo e speranza” (Giuseppe Argiolas);
  • - 4 aprile, “Per una democrazia in evoluzione: fiducia e funzione” (Pasquale Ferrara).

Quando, poi, il 22 marzo si è presentata l’opportunità di partecipare a Roma ad un nuovo evento, il Seminario promosso dal Mppu alla Camera dei Deputati sul tema della riforma delle legge elettorale in Italia, questi stessi studenti non hanno perso tempo per organizzare un pullman e presentarsi all’appuntamento.

A conclusione, le impressioni che un gruppo di loro ha inviato, sono oltremodo interessanti. Di seguito, pubblichiamo alcuni stralci della loro articolata riflessione: nonostante la difficoltà di accettare uno stile ancora una volta lontano dalle loro domande ed esigenze, questi giovani sanno che un granello di sabbia può bloccare gli ingranaggi all’apparenza inarrestabili di una democrazia malata. E’ possibile rimettere in moto il sistema.

«Abbiamo partecipato al progetto "Ricostruire la rappresentanza" con la maggiore responsabilità possibile, tenendo conto della sua importanza ed unicità. Nonostante le nostre alte aspettative relative al lavoro politico, abbiamo dovuto purtroppo constatare che la strada verso un dialogo partitico costruttivo e disinteressato dimostra di essere ancora molto lunga. Davanti ai nostri occhi si è manifestato un comportamento ed uno stile comunicativo unidirezionale, teso a perseguire obiettivi propri ed individuali; rifiutando compromessi ed aperti confronti, i politici hanno cercato di screditare l'avversario a suon di tecnicismi e riferimenti culturali e politico-storiografici fuori dalla portata della maggioranza della platea, tanto più di noi giovani.

Ci siamo accostati al progetto e alla politica con l'ingenuità e l'entusiasmo di chi sente di poter far parte di qualcosa di grande, di poter stipulare un ponte comunicativo con una classe dirigente troppo spesso definita "casta". (…) Ne siamo rimasti delusi: tutti i pregiudizi spesso impiegati nella definizione della nostra classe dirigente si sono infatti rivelati pericolosamente veritieri.

Al termine, nel momento in cui si è lasciata la parola a rappresentanti della platea, ha preso la parola un terzo giovane, rivendicando un limite ai mandati politici, al fine di concedere la possibilità ad esponenti più giovani di prender parte alla vita politica, in maniera tale da rinnovare la classe dirigente e accorciare le distanze fra popolo e governo. A tale sollecitazione il giovane ha visto innalzare un muro di rifiuto totale: gli esponenti politici hanno totalmente azzerato ogni sua proposta liquidandola come semplicemente fuori luogo. (...)

Sicuramente dobbiamo cercare di ricavare il meglio da tale esperienza: il contatto stretto che abbiamo avuto, la possibilità di instaurare un rapporto diretto con la politica, per quanto deludente, deve spingerci in positivo a rendere migliore il nostro Paese. D'altra parte  l'unico impegno positivo che sembrano aver condiviso i politici partecipanti è quello di ripensare una modalità non  personalistica e arbitraria per selezionare le candidature politiche. Questo impegno ci sembra una base ottimale per formare una futura classe politica che faccia scelte etiche e per sperare che il nostro futuro, quello dei giovani, veda una classe dirigente attenta e disponibile, aperta alle esigenze reali e meno attaccata ai privilegi e alle "poltrone".»

Gli studenti della 4^A del Liceo XXV Aprile di Pontedera (Pisa) - link all'articolo de Il Tirreno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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