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I "laboratori" delle Scuole in Argentina - 1

Oggi nel Paese latino-americano sono attive "12 comunità di apprendimento" promosse dal Mppu (in spagnolo, Movimiento Políticos por la unidad). Sono stati 60 i giovani che hanno concluso con successo il corso biennale 2008/2009, un numero che si aggiunge ai 250 che hanno terminato negli anni precedenti. Uno degli elementi caratteristici dell'esperienza formativa è la possibilità di impegnarsi concretamente, giovani e tutor, dando vita ad un vero e proprio laboratorio sul campo. Abbiamo voluto saperne di più.

D. Come si riesce, lungo il percorso formativo proposto, ad instaurare un rapporto con le istituzioni politiche del territorio e a produrre cambiamento nella realtà locale?

ScuolaMppu_a_Rosario"Sono uno studente di Rosario, una città a 300 km di Buenos Aires, e ho frequentato il corso 2008/2009 della Scuola del Mppu. Quando ci siamo chiesti con quale laboratorio politico concludere il nostro corso, ci ha aiutato molto scoprire che anche nelle nostre città esistono le “pietre scartate”, quelle persone cioè che, se all’inizio rappresentano un problema per la collettività, poi diventano “testata d’angolo”. Abbiamo deciso di partire da qui. 

All’università, ci siamo accorti che tra i nostri compagni c’era un non vedente che non aveva gli strumenti necessari per poter studiare. Presto, il nostro obiettivo è diventato dare una soluzione al problema di Mathias – così si chiamava questo ragazzo. Finchè ci siamo chiesti: ma questo è solo un problema individuale? Ci siamo accorti che Mathias era la punta di un problema molto più diffuso: c’erano altri studenti non vedenti che all’università non riuscivano ad andare avanti negli studi perché non avevano i materiali e gli strumenti necessari... Quello che dovevamo fare era dare una soluzione “politica” a quel problema, perché ci siamo resi conto che gli studenti ciechi erano di più e tutti avevano bisogno di trovare il materiale necessario.

Lì è cominciata la nostra ricerca: siamo andati anzitutto a parlare con tutti gli attori che avevano un ruolo, una funzione in questo processo. Abbiamo parlato con alcuni responsabili del diritto al studio all’università; ci siamo incontrati con dei giovani che fanno volontariato all’interno dell’università e accompagnano questi ragazzi ciechi; abbiamo visitato le biblioteche per ciechi, le associazioni specializzate, siamo stati a parlare con gli amministratori in municipio, abbiamo letto le norme dell’ordinamento che riguardano questo tema... Tutto ciò ci ha aiutato ad avere una conoscenza più ampia di questo problema, perchè nessuno di noi, in effetti, era non vedente.

Ogni volta che ci incontravamo con un funzionario o un politico, il nostro primo obiettivo era quello di fare una esperienza di fraternità, indipendentemente dalla funzione e dalla responsabilità di queste persone, dal lavoro che svolgevano... Ciò che offrivamo loro era di metterci a disposizione come collaboratori: spesso, infatti, esistevano già alcune soluzioni, ma fino a quel momento non funzionavano. 

Ci siamo avvicinati a diverse realtà, abbiamo conosciuto gli interessi in gioco, le relazioni tra il municipio e l’università e tutti gli attori coinvolti. E pian piano siamo riusciti a trovare un punto di coordinamento tra questi settori e a presentare un progetto: l’apertura di un servizio a cui i giovani non vedenti possono rivolgersi per ogni esigenza e dove è possibile ricercare e produrre gli ausili necessari, utilizzando tutte le risorse disponibili, pubbliche e private. Insieme agli uffici competenti del municipio abbiamo avviato anche una campagna di informazione e sensibilizzazione per annunciare l’apertura di questo nuovo servizio nella città, sostenuto dalle risorse volontarie di tanti giovani."

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