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Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Agosto 2009 11:18 Scritto da Daniela Ropelato Sabato 26 Luglio 2008 12:59
Ripartire dalla fraternità universale per riscoprire la funzione della politica
Quando il dialogo nelle aule parlamentari sembra spezzato
Lo scorso 23 luglio, la Sala degli Archi in Largo Santa Lucia Filippini, a Roma, si è gremita: più di cento persone, deputati e senatori degli opposti schieramenti, amministratori provenienti da regioni diverse, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, dirigenti e funzionari delle amministrazioni centrali, diplomatici, ma anche giovani impegnati nel sociale, giornalisti, docenti universitari e cittadini, convinti della insostituibile funzione dell’arte politica al servizio del convivere umano.
Un quadro singolarmente rappresentativo del pluralismo delle istituzioni politiche e delle città, quindi, che ancora una volta si è lasciato sfidare dalla fraternità universale, il grande “sogno” che Chiara Lubich ha posto al cuore della sua opera e che oggi, a sessanta anni dagli inizi, si è diffuso a varie latitudini del pianeta anche nei luoghi complessi della politica dove ha iniziato a produrre azioni politiche significative.
Nelle intenzioni dei promotori - un gruppo di deputati e senatori che hanno trovato nel Mppu un punto di incontro e di sostegno per il loro lavoro parlamentare, tra cui i senatori Giacomo Santini (Pdl) e Emanuela Baio (Pd) e i deputati Teresio Delfino (Udc) e Letizia De Torre (Pd) - la serata voleva essere soprattutto un momento di presentazione e di proposta, uno spazio di dialogo aperto a tutti. Forse è stato qualcosa di più.
Ha aperto la serata la registrazione dell’intervento di Chiara Lubich, invitata a parlare dai presidenti di Camera e Senato ad un folto gruppo di parlamentari italiani, il 15 dicembre del 2000 nella cornice della Biblioteca di Palazzo San Macuto. Si trattava della prima “uscita a vita pubblica” del Movimento politico per l’unità in Italia.
Quella volta, alle porte di una ennesima campagna elettorale, Chiara mise un punto fermo e volle lanciare la proposta di un “patto per l’Italia ” , fondato su una premessa forte – il bene del Paese viene prima degli interessi personali o della propria parte – e allo stesso tempo capace di legittimare e includere attraverso il dialogo il contributo di ogni altro soggetto.
A distanza di tempo, il percorso indicato dalle sue parole appare più che mai attuale e la provocazione che esprime, l’ancoraggio alla categoria della fraternità universale come metodo, contenuto e fine dell’azione politica, riesce a scuotere un sistema di relazioni in difficoltà, che reclama una nuova grammatica democratica.
Subito dopo, in tanti hanno voluto portare esperienze e domande, aggiungere riflessioni e indicazioni per procedere, segno di una esigenza profonda di confronto, di dialogo tra sponde diverse, svincolati da recinti e semplificazioni, valorizzando piuttosto i differenti patrimoni di vita.
Difficili sintetizzare i contributi che si sono succeduti - da Burani (PdL) a Sarubbi (PD), da Baio (PD) a Gianni (Rif. Comunista), da Pezzotta (UDC) a Orlando (IDV) -, ma una nota ha prevalso: scegliere la fraternità introduce spazi inediti nei percorsi della politica da cui è possibile avventurarsi al largo... Per questo, l’esperienza di autentica fraternità intravista, una volta di più, lungo la serata fa pensare possibile portare la sfida anche attorno ai tavoli della concreta deliberazione politica.
E l’invito a proseguire con tenacia è venuto anche da Maria Voce, da due settimane eletta dall’Assemblea del Movimento dei Focolari a succedere a Chiara Lubich come nuova presidente, che con la sua presenza e il suo limpido intervento ha espresso, con la stessa passione testimoniata da Chiara nei suoi indimenticati incontri con il mondo politico, la profonda attenzione del Movimento a questo percorso, per ascoltare e condividere, accompagnare e sostenere ogni passo in avanti.
Se la politica è arte di unità, arte che deve servire l’unità di ogni comunità umana, è tempo di lavorare insieme.
- Blog dell'on. Andrea Sarubbi: "La bella politica"
- Articolo di Danilo Paolini su "Avvenire" 25_07_2008
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