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Più che mai con Aung San Suu Kyi

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Dopo quasi 14 anni di arresti domiciliari, la leader birmana dell'opposizione, che si trova in precarie condizioni di salute, è stata stata rimandata in carcere dalla giunta militare

aung_san_suu_kyi.jpgRiportiamo un breve testo di Aung San Suu Kyi, tratto da una intervista che ha rilasciato nel 1997, per continuare a sostenerla nella lotta per la libertà del suo popolo.

Riguardo ai suoi carcerieri, in quella occasione aveva detto a chi la intervistava:

«Non mi hanno piegato perché non li odio. Se li avessi odiati avrei sconfitto me stessa».

Ma sono mai riusciti a imprigionarla dentro, emotivamente o mentalmente?

«No, e penso che sia per il fatto che non ho mai imparato ad odiarli. Se lo avessi fatto sarei davvero in loro balìa. Ha mai letto il romanzo Middlemarch di George Eliot? C’era un personaggio, il dottor Lydgate, il cui matrimonio si era rivelato una delusione. Ricordo in particolare un’osservazione su di lui in cui si diceva che quello che temeva più d’ogni altra cosa era di non riuscire più ad amare sua moglie, perché per lui era stata una delusione. La prima volta che lo lessi rimasi alquanto perplessa. Questo dimostra come fossi immatura all’epoca. Ora invece capisco il suo sentimento. Se avesse smesso di amare la moglie sarebbe stato completamente sconfitto. Tutta la sua vita sarebbe stata una delusione.

Io ho sempre pensato che se avessi cominciato ad odiare i miei carcerieri, il partito al governo, l’esercito, avrei sconfitto me stessa. Questo spiega anche il perché non sono paralizzata dalla paura. Se davvero fossi impaurita avrei fatto i bagagli e sarei partita, perché loro non mi avevano mai negato il permesso di andarmene. La gente mi chiede perché non li tema. Penso che sia perché non li odio, non si può avere paura di chi non odi. Odio e paura vanno a braccetto».

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