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Armi leggere e guerre pesanti

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Giovani e disarmo: verso un nuovo impegno

Al 1 Maggio 2009 a Loppiano, il Forum:  "Disarmiamoci"

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I giovani e le armi: una questione che attraversa ogni latitudine, dall’Asia all’Europa, passando per gli USA che, con le stragi della Columbine High School e del Virginia Polythecnic Insititute, si sono aggiudicati il triste primato di “Paese degli school shoters”, ovvero degli assassini scolastici. Ma anche a Londra, dove il governo ha assunto misure drastiche contro il crescente numero di crimini di cui si rendono protagonisti giovani e ragazzi: dai manifesti choc, alla proposta di visite guidate nei reparti di Pronto Soccorso, ai metal detector nelle scuole. E la domanda rimane la stessa anche per la strage del liceo di Winnenden in Germania nel marzo scorso: perché un giovane di 17 anni può imbracciare un mitra e fare una strage nella sua vecchia scuola senza dire una parola?

Un interrogativo bruciante che ha mosso un gruppo di giovani a promuovere il Forum: “Disarmiamoci!”, che ha trovato spazio all’interno del 39° Meeting dei giovani che si è tenuto a Loppiano lo scorso 1 maggio nella cittadella dei Focolari, con il sostegno e la collaborazione del Mppu.

L’intento era di mettere in moto una presa di coscienza ampia, sul giro delle armi leggere nelle mani dei ragazzi, ma anche sull’export internazionale e sulle “banche armate”, sulle guerre etniche, la deterrenza nucleare, la riconversione industriale e soprattutto la pace. Oltre 400 i presenti, giovani e non solo. Per cominciare, le cifre di uno scenario mondiale... armato fino ai denti: (Armi_leggere_e_guerre_pesanti presentazione in ppt) dalla fine della II guerra mondiale sono 27 milioni i morti provocati dalle guerre, di cui il 90% sono civili. Dal 1990 è l’Africa la mecca del commercio d’a rmi (esperienza dal Rwanda esperienza dal Rwanda); più in generale, negli ultimi 10 anni la spesa militare è cresciuta complessivamente nel mondo del 45% (Link per saperne di piùlink utili).

“Queste le notizie di dominio pubblico, la punta dell’iceberg... ma al di sotto c’è una roccia compatta, una cultura diffusa che giustifica la competizione violenta, l’aggressività e la sopraffazione dell’altro, che moltiplica la paura e l’odio verso chi non conosciamo e respingiamo... La sfida che ci sta davanti chiama in causa il modello di società che stiamo costruendo. Quando abbiamo paura, dobbiamo interrogarci se la direzione verso cui sta andando la nostra società, la nostra vita, sia quella giusta....”. Così Maria Teresa Cervi di Bergamo, che ha curato in modo particolare la proposta di alcuni brani sulla pace e la non violenza (Brani scelti testimoni di pace Brani scelti testimoni di pace).

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(Auditorium di Loppiano, 1 Maggio 2009, "Disarmiamoci!")

Non è vero che l’impegno personale o di piccoli gruppi non produca risultati significativi: pensiamo al movimento che ha portato alla Convenzione di Ottawa sulla proibizioni delle mine anti-uomo. Ad innescare il processo è stata una piccola Ong canadese. Oppure prendiamo la grande questione dei cambiamenti climatici: se ieri negli ambienti internazionali veniva accolto con un sorriso di compiacenza, oggi è un tema all’ordine del giorno in tutti i vertici di alto livello.

Riguardo agli armamenti nucleari, serve una nuova assunzione di responsabilità. Nel maggio 2010, presso l’ONU a New York, si terrà l’ottava Conferenza internazionale sul Trattato di non proliferazione (TNP), il principale strumento diplomatico di controllo delle armi nucleari entrato in vigore nel 1970, la cui validità è stata estesa a tempo indeterminato nel 1995. Nonostante si tratti del Summit di riesame che si svolge ordinariamente ogni 5 anni per sostenere il processo di disarmo del mondo, non va negato che il regime di non proliferazione si trovi oggi a un punto critico. Già nel 2005, la difficoltà di assumere posizioni comuni ha portato all’insorgere di alcune divisioni su una delle clausole più importanti del testo: quella che impegna gli stati nucleari a cessare la corsa agli armamenti e a raggiungere accordi per la riduzione dei loro arsenali. Eppure tutto ciò sta passando in sordina. Che fare?

Desi Sapnit di Manila: “Nelle prossime settimane partirà una campagna globale di sensibilizzazione e sostegno alla Conferenza di New York, con una massiccia raccolta di firme (obiettivo: 10 milioni) promossa dall’ International Youth Committee (un Comitato composto da giovani delle principali tradizioni religiose del mondo che fa parte della WCRP, la Conferenza Mondiale delle Religioni per la pace), a cui anche i Giovani per un mondo unito/Focolari hanno deciso di aderire. Faremo tutta la nostra parte...”.

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