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Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Giugno 2010 17:32 Scritto da Marco Fatuzzo Mercoledì 23 Giugno 2010 16:15
Una riflessione a margine del quarto rapporto "L'Italia e la lotta alla povertà nel mondo", chiuso il 14 maggio 2010 e pubblicato dall'organizzazione non governativa ActionAid.
"Il nostro è ancora un Paese solidale? Sul fronte interno, si moltiplicano le iniziative di Caritas, delle parrocchie e di tanti altri enti che investono risorse, allestiscono mense e centri di accoglienza per alleviare le necessità delle fasce più povere della popolazione, rese ancora più drammatiche dalla crisi economica e dalla piaga della disoccupazione.
E sul fronte della cooperazione allo sviluppo? "L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo" è il quarto rapporto della ong indipendente ActionAid sulla cooperazione italiana allo sviluppo, diffuso nei giorni scorsi, che valuta, attraverso il contributo di esperti, i progressi del nostro Paese nel mantenere gli impegni presi dal 2000 nella lotta alla povertà nel mondo.
Secondo questo rapporto, nel 2009 l'Italia è stato il paese europeo che ha investito percentualmente di meno in aiuti per lo sviluppo, con solo lo 0,16% del Prodotto interno lordo, con una contrazione del 24% delle risorse a ciò destinate nel bilancio dello Stato. A fronte di una media europea dello 0,44%, l’Italia è l’ultimo donatore in termini di solidarietà, collocandosi dopo paesi dalle finanze pubbliche più instabili come Grecia, Portogallo, Malta e Cipro.
“Nei giorni del Vertice G8 de L’Aquila - afferma la ong - il governo italiano si era formalmente impegnato di fronte al Parlamento e all’opinione pubblica internazionale a saldare i debiti al Fondo Globale per la lotta a Hiv/Aids, tubercolosi e malaria e a contribuire alla Food Initiative con 450 milioni di dollari". ActionAid rileva che "ad un anno di distanza nessuno di tali impegni è stato mantenuto".
Con la crisi economica internazionale ed il peggioramento delle condizioni di povertà globale il numero delle persone nel mondo che soffre di fame supera la soglia del miliardo. La crisi sta mettendo a dura prova i progressi compiuti negli ultimi anni da molti Paesi in via di sviluppo, dove investimenti, spesa sociale e processi di stabilizzazione e democratizzazione rischiano di arrestarsi.
Di fronte a questa crisi ogni membro della comunità internazionale è chiamato a fare la propria parte. Giappone, Regno Unito e Germania hanno già risposto all’appello della Banca Mondiale di destinare una parte dei pacchetti nazionali di stimolo economico verso i paesi in via di sviluppo. Gli Stati Uniti aumenteranno del 10% l’aiuto internazionale il prossimo anno. L’Italia è chiamata ad avviare almeno l’iter di esborso dei circa 2,5 miliardi di dollari dovuti a banche e fondi, oltre a versare l’arretrato, pena il rischio di frenare l’azione degli organismi multilaterali.
Assicurare un flusso stabile di risorse ai paesi in via di sviluppo è quindi importante soprattutto in periodi di crisi, quando si riducono gli investimenti di capitale privato e le possibilità di accesso al credito.
In questa azione, il nostro Paese non solo è chiamato a contribuire equamente allo sforzo della comunità internazionale, ma dovrebbe mostrarsi attore di primo piano. In gioco non c’è solamente un’immagine credibile della nostra cooperazione, ma anche il ruolo cruciale che l’Italia è chiamata a dare nella risposta globale alla crisi, attraverso il sostegno alle economie più in difficoltà."
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