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Lotta alla povertà nel mondo

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end_poverty_logoUna riflessione a margine del quarto rapporto "L'Italia e la lotta alla povertà nel mondo", chiuso il 14 maggio 2010 e pubblicato dall'organizzazione non governativa ActionAid.

"Il nostro è ancora un Paese solidale? Sul fronte interno, si moltiplicano le iniziative di Caritas, delle parrocchie e di tanti altri enti che investono risorse, allestiscono mense e centri di accoglienza per alleviare le necessità delle fasce più povere della popolazione, rese ancora più drammatiche dalla crisi economica e dalla piaga della disoccupazione.

E sul fronte della cooperazione allo sviluppo? "L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo" è il quarto rapporto della ong indipendente ActionAid sulla coopera­zione italiana allo sviluppo, diffuso nei giorni scorsi, che valuta, attraverso il contributo di esperti, i progressi del nostro Paese nel mantenere gli impegni presi dal 2000 nella lotta alla povertà nel mondo.

Secondo questo rapporto, nel 2009 l'Italia è stato il paese europeo che ha investito percentualmente di meno in aiuti per lo sviluppo, con solo lo 0,16% del Prodotto interno lordo, con una contrazione del 24% delle risorse a ciò destinate nel bilancio dello Stato.  A fronte di una media europea dello 0,44%, l’Italia è l’ultimo donatore in termini di solidarietà, collocandosi dopo paesi dalle finanze pubbliche più instabili come Grecia, Portogallo, Malta e Cipro.

“Nei giorni del Vertice G8 de L’Aquila - afferma la ong -  il governo italiano si era formalmente impegnato di fronte al Parlamento e all’opinione pubblica internazionale a saldare i debiti al Fondo Globale per la lotta a Hiv/Aids, tubercolosi e malaria e a contribuire alla Food Initiative con 450 milioni di dollari". ActionAid rileva che "ad un anno di distanza nessuno di tali impegni è stato mantenuto".

Con la crisi economica internazionale ed il peggioramen­to delle condizioni di povertà globale il nume­ro delle persone nel mondo che soffre di fame supera la soglia del miliardo. La crisi  sta mettendo a dura prova i progressi compiuti negli ultimi anni da molti Paesi in via di sviluppo, dove investimen­ti, spesa sociale e processi di stabilizzazione e democratizzazione rischiano di arrestarsi.

Di fronte a questa crisi ogni membro della comunità internazionale è chiamato a fare la propria parte. Giappo­ne, Regno Unito e Germania hanno già risposto all’appello della Banca Mondiale di destinare una parte dei pacchetti nazionali di stimolo economico verso i paesi in via di sviluppo. Gli Stati Uniti aumenteranno del 10% l’aiuto inter­nazionale il prossimo anno. L’Italia è chiamata ad avviare almeno l’iter di esborso dei circa 2,5 miliardi di dollari dovuti a banche e fondi, oltre a versare l’arretrato, pena il rischio di fre­nare l’azione degli organismi multilaterali.

Assicurare un flusso stabile di risorse ai paesi in via di sviluppo è quindi importante soprat­tutto in periodi di crisi, quando si riducono gli investimenti di capitale privato e le possibilità di accesso al credito.

In questa azione, il nostro Paese non solo è chiamato a contribuire equamente allo sforzo della comunità internazionale, ma dovrebbe mostrarsi attore di primo piano. In gioco non c’è solamente un’imma­gine credibile della nostra cooperazione, ma anche il ruolo cruciale che l’Italia è chiamata a dare nella risposta globale alla crisi, attraverso il sostegno alle economie più in difficoltà."

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