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Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Marzo 2011 12:51 Scritto da Marco Fatuzzo Martedì 01 Marzo 2011 09:18
"Autorità, potere, sovranità: le domande della democrazia"
120 partecipanti al Seminario di formazione a Loppiano
19-20 febbraio 2011 - Programma
Ripensare il potere nelle sue molteplici implicazioni nei processi politici, dalla leadership al ruolo dei partiti, dalla decisione politica al tema della governance, per rianimare la democrazia: questa la principale chiave di lettura delle due intense giornate vissute a Loppiano, in occasione del recente Seminario promosso dal Mppu in collaborazione con l’Istituto Universitario Sophia presso il Polo Lionello Bonfanti a Incisa Valdarno (Firenze).
Poche ore prima che si aprissero i lavori e i partecipanti entrassero in sala, sempre a Loppiano si era appena chiuso un primo momento seminariale, due giornate di ricerca sotto lo stesso titolo “Autorità, potere, sovranità: le domande della democrazia”, indirizzate questa volta ad una target diverso: studiosi, ricercatori e studenti di diverse discipline politologiche.
Si è tentato così un metodo nuovo: affrontare lo stesso tema con strumenti e linguaggi diversi, dando risalto alle competenze specifiche degli attori chiamati in causa. Perchè, per proporre una parola significativa nella fase politica attuale, c'è bisogno della riflessione analitica che procede con rigore scientifico e dell'elaborazione teorica, ma anche delle indicazioni puntuali che emergono dalla sperimentazione sul campo dei diversi attori della politica.
Non si può negare che l’evoluzione e la tenuta di ogni democrazia siano legate anche alla formazione delle persone che di questa democrazia sono (o saranno, nell’immediato futuro) protagoniste e responsabili. La necessità di una paideia democratica è un tema classico della filosofia politica fin dall’antichità (da Platone in avanti) e nei tempi attuali il suo rilievo è suggerito proprio dalla crisi dei sistemi democratici contemporanei.
Già nei primi decenni del secolo scorso, Hans Kelsen notava che “l’uguale capacità di tutti i cittadini di compiere qualsiasi funzione politica in realtà consiste nella possibilità di essere resi atti a tali funzioni”; e pertanto “l’educazione alla democrazia diviene una delle principali esigenze della democrazia stessa”. In poche parole: ‘fare politica’ (sia da parte di un rappresentante eletto ad una carica pubblica, sia da chi intenda esercitare la propria cittadinanza in modo consapevole e responsabile) è un’arte che non s’improvvisa e che richiede l’acquisizione e l’implementazione di specifiche competenze.
Viene da pensare che siano state queste le motivazioni che hanno spinto oltre 120 persone a partecipare al Seminario. Erano in prevalenza italiani, provenienti da tutte le regioni, isole comprese, ma non mancavano alcune presenze da Francia, Belgio, Svizzera, Argentina, Brasile…; politici di diversi partiti dei vari livelli di rappresentanza (parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri..), ma anche funzionari pubblici, docenti universitari e studenti, tutor delle Scuole di formazione politica del Mppu, semplici cittadini…
Nei lavori sono emerse due prospettive, coessenziali ed armonicamente integrate: da un lato riuscire ad esprimere in modo rigoroso il portato della ricerca scientifica (metodo e contenuti: con le rispettive indicazioni per nuovi e più efficaci progetti) e, da un altro lato - collocandosi sul versante descrittivo - cercare di capire come funzioni e quali criticità evidenzi la dimensione politica desunta dall'esperienza concreta (l'esercizio effettivo del potere e dell'autorità, con le domande che esso pone alla riflessione accademica).
Il tutto illuminato dal valore aggiunto della spiritualità dell’unità e della categoria della fraternità universale, approfondite nelle loro molteplici espressioni antropologiche, economiche, sociologiche. Sì, perché unità e fraternità sono strettamente correlate agli obiettivi dell’esercizio dell’autorità e del potere. Se infatti, per i più (Max Weber in testa), il potere è stato immaginato in termini gerarchici e quindi verticali (comando, obbedienza), per altri studiosi, invece, la visione del potere ha una rappresentazione orizzontale, ed è possibile parlare di politica e di potere soltanto quando si agisce insieme. Scrive Hanna Arendt: “Il potere corrisponde alla capacità umana non solo di agire ma di agire di concerto. Il potere non è mai proprietà di un individuo; appartiene a un gruppo e continua ad esistere soltanto finché il gruppo rimane unito”.
Chiara Lubich, in uno scritto del 1949 – “Risurrezione di Roma” - che è stato oggetto di approfondimento interdisciplinare in una tavola rotonda del Seminario, offre una meta altissima alla semplice relazionalità umana perchè potenzi la sua capacità generativa anche in ambito politico fino a produrre condivisione del potere: “Bisogna far rinascere Dio in noi, tenerlo vivo e traboccarlo sugli altri come fiotti di vita e risuscitare i morti. E tenerlo vivo fra noi. Allora tutto si rivoluziona: politica ed arte, scuola e religione, vita privata e divertimento. Tutto”.
Una eco significativa a queste parole i partecipanti l’hanno riscoperta anche nella presentazione della figura e del pensiero di Igino Giordani, che in riferimento all’esercizio dell’autorità, così si esprimeva: "Autorità e libertà sono per gli uomini; chi comanda è posto per chi serve; la società è fatta a beneficio dei componenti” e in un altro scritto: “L’autorità è un ministero, un servizio sociale: chi comanda è un ministro - cioè un servitore - a cui è stato commesso un certo incarico a beneficio dei fratelli che non sono posti in un piano inferiore, ma sono figli uguali, perché figli dello stesso Padre”.
Le migliori pratiche di un esercizio corretto del potere sono apparse allora quelle, comunicate nel Seminario, in cui si esprimeva l’obiettivo del bene comune: tanto meno l'azione avrà necessità di usare forme di coercizione e tanto più la politica produrrà i suoi effetti in forme di autorità rispettose della dignità e della parità di tutti.
- H. Kelsen, Essenza e valore della democrazia, Torino, Giappichelli, 1929.
- H. Arendt, Sulla violenza, Parma, Ugo Guanda Ed., 1970.
- I. Giordani, La società cristiana, Roma, Città Nuova, 2010.
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