Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Marzo 2010 10:38 Scritto da Centro Internazionale Giovedì 25 Marzo 2010 17:57
A commento della prolusione del 22 marzo scorso del cardinal Bagnasco, che ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, riprendiamo la parte centrale dell'approfondimento proposto da Marco Fatuzzo, presidente del Centro internazionale del Mppu, già pubblicato sull'edizione on-line di Città Nuova.
«Il card. Bagnasco entra poi nel vivo di una analisi della società italiana (...). E individua taluni «motivi di contingente quanto seria preoccupazione». In testa pone il lavoro, che è «bene per l’uomo, per la famiglia e per la società, ed è fonte di libertà e responsabilità». Trovarsi spiazzato sul fronte dell’occupazione, dice, è una sofferenza acuta. Lo è soprattutto per i giovani, perché «meno garantiti e poco sussidiati nel loro tuffo verso la vita». Lo è per i piccoli imprenditori. Lo è per le troppe famiglie oggi in ansia per una somma di problemi complessi. E i casi di suicidi verificatisi negli ultimi mesi tra i lavoratori minacciati dalla crisi ne offrono una tragica evidenza.
C’è poi una seconda emergenza, individuata nella necessità di una ricerca di una fondamentale strategia di integrazione degli immigrati presenti sul territorio italiano: «Nessuna persona ha il diritto di ritenersi superiore ad altre: gli immigrati sono donne e uomini come noi», ricorda Bagnasco, sollecitando la politica ad «iniziative di ricomposizione, così da mantenere sufficientemente coesa la cittadinanza».
Nei due paragrafi finali Bagnasco sottolinea con forza le motivazioni che richiamano l’attenzione della società su altre due emergenze: l’aggravarsi delle violazioni del «diritto alla vita» e il dilagare della corruzione in ambito pubblico.



Cresce il dissenso attorno alla legge elettorale. Su Città Nuova un
Favorevoli 156, contrari 6, astenuti 108, votanti 270, presenti 271. Questo è il sorprendente esito della votazione al Senato, registrato dai resoconti lo scorso 22 gennaio, sul
«C’è un cinismo della politica, che mette al primo posto le proprie strategie rispetto alla vita delle persone. Questo vale per Hamas, che costruisce le sue caserme là dove ci sono le abitazioni civili, secondo un singolare paradosso per cui sono i civili inermi, che difendono i soldati; e che lancia i missili kassam per scatenare la reazione militare di Israele, a protezione del suo popolo. Hanno rotto la tregua e voluto i morti, i loro morti, perché sperano di guadagnare dall’odio. Una politica suicida, che nell’immediato può avere molti consensi.
Le prime mosse di Barack Obama sono state tutte caratterizzate, si potrebbe dire, da un’impronta “internazionale”. Non solo perché gli Stati Uniti sono comunque una potenza mondiale e le decisioni della amministrazione statunitense sono in ogni caso destinate ad avere riflessi sul resto del mondo. Ma anche per una scelta consapevole di dare il segnale di un ritorno "amichevole” degli Stati Uniti sulla scena internazionale.
Napoli è solo l’ultima, per il momento. Ma non è difficile ipotizzare che, dopo Trento e Pescara, Potenza e Firenze, altre amministrazioni locali rischino di venire colpite nei loro vertici da inchieste della magistratura.


