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La fraternità nello scenario internazionale

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Pasquale Ferrara, diplomatico e saggista, impegnato da tempo sui temi più rilevanti della politica internazionale, presenta una lettura sintetica dei contenuti dell'idea di fraternità universale che la proposta politica di Chiara Lubich ha introdotto in questo settore.

Chiara Lubich: le relazioni internazionali come esercizio di fraternità

chiara_lubich_al_parlamento_europeo.jpg Si può dire che la dimensione internazionale sia iscritta strutturalmente nel carisma di Chiara Lubich.  Ma più che di proiezione internazionale, si dovrebbe parlare più propriamente di cultura della mondialità, di un'apertura al mondo che è profonda consapevolezza del tessuto connettivo comune dell'umanità e che si alimenta della grande visione dell'ideale dell'unità.
Non si tratta, infatti, di un'ennesima utopia "planetaria", ma di un programma di azione che punta alle radici, alla stessa ragion d'essere della comunità internazionale, e che ha  un segno distintivo inconfondibile. Esso mira infatti a sostituire al paradigma miope della forza e della competizione tra gli stati basata sugli interessi la misura ampia e generosa dell'agape, la dimensione e la consapevolezza della fraternità. 
Per Chiara Lubich, l’unità dei popoli, nel rispetto delle mille identità, è l’essenza del progetto politico dell’umanità, il fine stesso della politica.

Il concetto di mondialità, in Chiara, ha un carattere davvero universale, e la sua cifra fondamentale e' riassumibile in un suo celebre detto: "amare la patria altrui come la propria".

Un capovolgimento di prospettiva radicale, quindi, dove la messa in valore delle identità nazionali, al riparo dal rischio sempre presente del nazionalismo e del particolarismo, non è in contraddizione con il riconoscimento sereno e costruttivo delle identità altrui. Lungi dal configurare contrapposizioni e frammentazioni, questa identità "dialogica" è il fondamento di una comunità mondiale arricchita proprio dall'incontro delle diversità. 

Inoltre, l'universalismo di Chiara non ha una natura astratta, perché parte dalle persone e dalle varie articolazioni della società e non si lascia confinare negli spazi spesso angusti dei rapporti tra governi e nei rigidi canoni delle relazioni diplomatiche. L'universalismo dell'unità è infatti anzitutto una prassi sociale, un modulo partecipativo, un modo di guardare al mondo dal punto di vista della fraternità e della reciproca appartenenza, come interdipendenza attiva e positiva, che ben poco ha in comune con la dimensione impersonale,  con le macro-dinamiche  della globalizzazione o l'istinto difensivo delle piccole patrie e di chiusura auto-referenziale che essa talvolta provoca.

L'unità che Chiara prospetta a livello mondiale è unità nella distinzione. Non l'idea di un governo mondiale, quindi; piuttosto, quella di una assise di rappresentanti dei popoli, di un’Autorità pluralista capace di dare corpo e sostanza alla fraternità, che porti a compimento e superi in slancio etico e programmatico il progetto appena abbozzato nell'impianto multilaterale delle Nazioni Unite.

Pasquale Ferrara  Pasquale Ferrara "Fraternità e relazioni internazionali"

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