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Perché una nuova legge elettorale? - 2

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voteSECONDA PARTE

«Il dibattito sulle prospettive di riforma dell’attuale legge elettorale in Italia ha toccato questioni che, al di là della diversità degli approcci e delle soluzioni proposte, riguardano la struttura portante di una democrazia matura. Non si tratta evidentemente di astratta ingegneria elettorale, ma di assicurare al Paese, secondo regole democratiche il più ampiamente condivise, un sistema politico-istituzionale rappresentativo ed efficace, che sia in grado di affrontare le questioni delle riforme strutturali e delle innovazioni in campo economico, sociale, scientifico e culturale, di cui l’Italia ha urgente bisogno. 

Per tale obiettivo é essenziale che le forze politiche sappiano mettere da parte il proprio immediato tornaconto (anche elettorale) per collocare al centro del loro impegno il bene comune del Paese, in un contesto che richiede adattamento creativo, immaginazione politica, capacità di gestione di una crescente e talvolta problematica complessità.

Ogni legge elettorale dovrebbe essere valutata sullo sfondo del sistema politico-istituzionale nel quale si colloca, anche in riferimento ai meccanismi che assicurano l’equilibrio e il reciproco controllo tra i poteri, il sistema delle garanzie costituzionali, la tutela delle libertà e dei diritti, il rispetto delle ripartizioni nei livelli di governo territoriale. E’ auspicabile quindi che il Parlamento possa discutere ed approvare un’ampia riforma istituzionale, accogliendo le sollecitazioni più volte espresse anche dal Presidente della Repubblica. Ciò richiede a tutte le forze politiche di superare le contrapposizioni e instaurare un dialogo costruttivo.

A nostro parere la suddetta riforma potrebbe ispirarsi ad alcune linee guida:

1. Stabilità e durata delle regole

In una democrazia rappresentativa, l’esercizio della sovranità popolare si concretizza, accanto ad altre importanti forme di partecipazione, attraverso l’espressione del voto. Ecco perché le leggi elettorali meriterebbero di essere considerate come regole di rango costituzionale, dovendo rappresentare una cornice neutrale per l’esercizio dei diritti politici. Le regole del confronto politico-elettorale dovrebbero costituire un patrimonio comune di tutte le forze politiche e rimanere il più possibile costanti nel tempo. Gli aggiustamenti che si rendessero necessari, ad esempio per il mutamento della situazione demografica, andrebbero operati sulla base di provvedimenti ordinari di ridefinizione delle circoscrizioni ma senza incidere sul sistema elettorale in quanto tale. Al fine di sottrarre le leggi elettorali all’arbitrio di volubili maggioranze, esse potrebbero essere adottate secondo la procedura “rinforzata” prevista per le revisioni costituzionali e le leggi costituzionali (articolo 138 della Costituzione). A tal fine, il Parlamento potrebbe previamente varare una legge costituzionale che stabilisca che le leggi che disciplinano i sistemi di elezione delle Camere sono approvate dal Parlamento secondo le procedure dell’articolo 138. 

2. Rappresentatività e governabilità

Riteniamo che ogni legge elettorale, in un sistema democratico, dovrebbe riuscire a contemperare due principi fondamentali:

  • assicurare la governabilità, attraverso la definizione di maggioranze parlamentari stabili e durature;

  • assicurare la più ampia rappresentanza delle forze politiche presenti nel Paese e operanti nei territori.

La riforma istituzionale dovrebbe bilanciare al meglio questi due aspetti che sono entrambi fondamentali per una sana democrazia.

In particolare, sul lato della governabilità, non dovrebbe essere possibile avere maggioranze diverse alla Camera e al Senato. A tal fine dovrebbero essere armonizzati i criteri di ripartizione dei seggi nelle due Camere, oppure dovrebbe essere superato il bicameralismo perfetto con l’introduzione di una Camera delle autonomie e con la suddivisione delle competenze legislative tra le due Camere, una sola delle quali dovrebbe esprimere la fiducia al governo.

3. Partecipazione alla determinazione delle liste

I partiti dovrebbero adottare e rendere pubblico, prima della compilazione delle liste e in tempi diversi dalla fase elettorale propriamente detta, un codice di auto-regolamentazione che faccia stato dei criteri applicati per la loro formazione, e che comunque preveda una procedura di ampia e sostanziale consultazione degli elettori su base territoriale al fine di individuare i candidati più idonei secondo i seguenti principi:  

  • dare agli elettori una reale possibilità di scelta tra candidati non solo in virtù dei programmi politici e dei leader che essi sostengono, ma anche, in pari misura, in ragione delle qualità personali; ciò significa consentire agli elettori di votare i candidati proposti in lista anche sulla base di motivazioni di tipo etico e di valutazione dell’impegno disinteressato; 

  • quale che sia, tecnicamente, il sistema di scelta dei candidati (indicazione da parte degli organi dirigenti dei partiti o, all’altro estremo, attraverso consultazioni primarie) è essenziale che i partiti garantiscano sempre e senza eccezioni agli elettori la possibilità di scegliere tra i candidati coloro, che a loro giudizio, siano maggiormente meritevoli sulla scorta di valutazioni comparative;

  • è essenziale, altresì, che gli elettori possano scegliere, nell’attuale situazione di scarso ricambio della classe politica in Italia, tra un congruo numero di candidati giovani e di donne.

Tali linee non hanno la pretesa di essere esaustive, né si vuole qui esprimere alcuna valutazione pro o contro l’una o l’altra ipotesi di riforma che è al vaglio del dibattito pubblico, rimettendo al Parlamento la responsabilità che gli compete di operare quelle scelte che trovino la più ampia condivisione.

Preme tuttavia sottolineare che appare sempre più urgente e indispensabile far ripartire con ferma determinazione il dialogo sulla riforma istituzionale, per dare al Paese un quadro di riferimento adeguato alle esigenze di oggi e degli anni a venire.»

Per una nuova legge elettorale

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