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Scritto da Marco Fatuzzo Giovedì 30 Giugno 2011 00:00
La statistica è una cosa seria. E’ una scienza, una disciplina scientifica che ha come fine lo studio quantitativo e qualitativo di una particolare realtà di carattere collettivo, che viene analizzata e descritta attraverso rigorose formule matematiche, i cui risultati dovrebbero fornire un attendibile processo di sintesi dei dati osservati.
Perché rimanga una cosa seria richiede due condizioni: una opportuna tecnica di campionamento (la significatività del campione statistico utilizzato) e l’eventuale ricorso alla ponderazione (su cui sarebbe doveroso offrire informazioni). E' facile, quindi, che qualche problema possa presentarsi.
Facile, ad esempio, che il cittadino comune non abbia a portata di mano i necessari strumenti per valutare a fondo i dati forniti periodicamente dai media sul PIL e sull’inflazione (sui quali la gente comune si limita ad una mera presa d’atto, ché altro non può fare). Ma il problema si fa ancora più serio quando si tratta di sondaggi politici, che possono influenzare e magari distorcere il consenso dell’elettorato.
A questo riguardo, Piergiorgio Corbetta, fra i più apprezzati metodologi della Società Italiana di Scienza Politica, ha presentato di recente un appello importante. Primo firmatario è Giorgio Marbach, decano degli statistici italiani, che si unisce a Corbetta per richiamare il rispetto della scienza statistica.
L'invito a vigilare si rivolge, in primo luogo, all’AGCOM (l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, istituita con legge 249/1997), ma si estende al mondo accademico, a quanti operano nell’area politica, a tutti coloro che stimano le indagini campionarie, su cui “incombe il compito di opporsi ad ogni rischio di turbativa e distorsione del mercato politico”, perchè i risultati dei sondaggi “hanno influenza non solo sull’elettorato, ma anche ed in primis sulle scelte politiche dei leaders”. Forse ancor più dei dati del PIL e dell’inflazione.
Leggi l'appello e quanti hanno aderito, tra studiosi e docenti universitari.
Incipit:
“Sempre più spesso in Tv, sui giornali, sui media in generale si assiste ad una pericolosa deriva nell’utilizzo e nella divulgazione delle rilevazioni demoscopiche: si presentano risultati senza nemmeno specificare, il più delle volte, non soltanto il numero di interviste effettuate, o il margine di errore delle stime, ma perfino le stesse domande che sono state rivolte agli intervistati... (continua)”
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