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Home > notizie > "Città per la fraternità" > A Genova "Unità, federalismo, fraternità"Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Giugno 2011 09:06 Scritto da Daniela Ropelato Domenica 22 Maggio 2011 00:00
Genova, 14 maggio 2011. A 10 anni dalla cittadinanza onoraria a Chiara Lubich
Quando, mesi prima, l'idea si è fatta strada, c'erano molteplici ragioni a spingere il Comune di Genova, l'Associazione “Città per la fraternità” e il Mppu a lavorare insieme per costruire questo appuntamento:
- collocare proprio a Genova una giornata di riflessione per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, "perché - è stato detto - come da Genova-Quarto partirono i Mille, così oggi potrebbe partire da questa città una nuova proposta alla luce della fraternità”;
- dare risalto alla recente adesione di Genova all'Associazione "Città per la Fraternità", lo scorso 1 febbraio, con una mozione di tutte le forze politiche volta a promuovere i valori del dialogo e della fraternità;
- ricordare il conferimento della cittadinanza onoraria a Chiara Lubich, nel dicembre 2001, dando riconoscimento, allora come oggi, al lavoro capillare e generoso di tante persone, che hanno tratto dal carisma dell'unità le ragioni del loro impegno sociale e politico in città;
- consolidare i rapporti tra l'Amministrazione comunale e la società civile, dando voce ad alcune tra le associazioni più attive, a studenti delle scuole medie e superiori cittadine e ad altri gruppi giovanili.
Eppure, pur contando sull'impegno e la determinazione di molti nelle settimane della preparazione, era difficile prevedere quanto si sarebbe vissuto quel giorno.
Il 14 maggio, il parterre era quello delle grandi occasioni: il sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’assessore alla cultura Andrea Ranieri e i capigruppo consiliari, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il cardinale Angelo Bagnasco, numerosi sindaci provenienti da Liguria, Piemonte, Umbria, Marche, Toscana, Sicilia, e perfino una delegazione proveniente dal Libano a rimarcare la vocazione di Genova quale porta del Mediterraneo.
A fare da prestigiosa cornice, la Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale e il riconoscimento dell’alto patronato del Presidente della Repubblica, che ha inserito la giornata nelle celebrazioni ufficiali del 150° dell’Unità d’Italia. Non è mancato un apprezzato messaggio del Presidente della Camera on. Fini che ha sottolineato il valore della coesione nazionale insieme alla «consapevolezza che le caratteristiche dell’Italia nascono proprio dalla pluralità di identità e di tradizione che la compongono».
Al cuore della mattinata, ha trovato una eco profonda tra gli oltre 300 partecipanti il messaggio di Chiara Lubich, presentata come ispiratrice delle istanze e delle prospettive che si sono declinate nel Convegno. Un significativo audiovideo ha documentato il suo intervento a Genova il 14 dicembre 2001, a poche settimane di distanza dai drammatici fatti di luglio che avevano scosso la città e, soprattutto, dalla tragedia del 11 settembre: “... non possiamo più dire semplicemente che l'unità è un segno dei tempi, essa è divenuta un'esigenza improrogabile; perché stanno nella mancanza di unità, che significa di fraternità, solidarietà, comunione, comunità, le più profonde cause di quanto è successo.”
La tavola rotonda – con i contributi di Daniela Ropelato (del Centro internazionale del Mppu), Giovanni Caso (magistrato e costituzionalista), Matteo Luigi Napolitano (storico dell’Università Marconi di Roma) e Donatella Tesei (sindaco di Montefalco, Perugia) – ha saputo indicare la forza dell'idea della fraternità universale nel confronto tra unità e federalismo, tra il disegno federalista che chiede maggiore articolazione e diversificazione delle scelte politiche sul piano territoriale, e la visione economica, sociale e politica richiesta dai tempi di oggi, che ribadisce l'unità del Paese nel complesso scenario internazionale.
Il riferimento alla fraternità orienta ad abbandonare una concezione “antagonistica” tra centro e periferia, tra l'istituzione e il territorio, offrendo un orizzonte strategico, ma anche un percorso quotidiano, per aprire e riaprire le relazioni della politica a quella dimensione più autentica che giustifica la convivenza umana.
La presentazione della Carta di Genova ha concluso la mattinata, documento che i promotori hanno redatto perchè "possa scaturire nelle città e tra le città un Patto nuovo e solidale (...) e, a tutti i livelli, la categoria della fraternità si configuri come un nuovo diritto-dovere volto alla costruzione di una nuova umanità». Al momento della sottoscrizione, la sindaco Vincenzi ha aggiunto: «Siamo consapevoli di esserci inseriti in una avventura che ha dimensione di straordinaria pesantezza: non è con leggerezza che sottoscriviamo questa Carta». Ora sarà posta all’attenzione delle Istituzioni nazionali e locali, della società civile, dell’associazionismo, per un confronto e un dialogo proficuo.
Nel pomeriggio si è dato spazio ai percorsi della fraternità nei territori, con la presentazione di alcune realizzazioni sostenute dall'associazionismo locale a Genova (Caritas, Sant'Egidio, Arci, CL, il "Patto per la Maddalena"), ma anche nelle Marche, in Umbria, in Sicilia. Emblematica, nella novità della relazione tra amministratori e cittadini, la testimonianza di un gruppo di eletti negli enti locali di alcuni villaggi libanesi.
Di seguito, ha suscitato grande interesse la testimonianza di quattro consiglieri comunali di Genova, di partiti e schieramenti diversi: la verità del loro rapporto, oltre che delle loro parole, lasciava meravigliati... In seguito all'adesione di Genova all'Associazione "Città per la fraternità", hanno deciso di impegnarsi in prima persona per concretizzare la mozione votata in Consiglio comunale. Dalla loro condivisione è nata una nuova delibera, più stringente della prima e votata, anche questa, all'unanimità: l'impegno, non scontato, all'ascolto reciproco.
Nel frattempo, nel foyer di Palazzo Ducale una mostra di opere artistiche, mentre in piazza De Ferrari i passanti venivano invitati dai giovani ad apporre la loro impronta su una grande sfera trasparente, per aderire simbolicamente allo spirito dell'iniziativa. Anche i giovani di “Living the Dream”, vivace e coinvolgente gruppo di musica e coreografia, hanno saputo rendere presente la domanda delle nuove generazioni di una politica che si faccia strumento, piano inclinato per realizzare il sogno di un mondo migliore.
Tra le impressioni raccolte, si ripeteva lo stupore e la meraviglia: "Nonostante i rigori dell’inverno politico... una brezza di primavera si fa decisamente strada." (P.DM.) - "La giornata mi ha coinvolto molto e mi ha confermato che, anche se si milita in squadre diverse, si può lavorare insieme e bene." (capogruppo in Consiglio Comunale) - "Grazie per averci coinvolti. Ci avete offerto la possibilità di considerare la realtà in una luce diversa." (consigliere comunale) - "Ho assistito a qualcosa di grande e sono orgogliosa di poter dire: io c'ero." (assessore di un Comune limitrofo) - "Alto livello e spessore; ci ha dato speranza.” (M.B.) - "Ho sentito che la fraternità non era solo un argomento ben trattato, ma era vissuta, testimoniata." (A.B.).
Senza apparire eccessivo, qualcuno ha richiamato alla memoria il clima di alcuni momenti politici che hanno segnato la storia del Paese, come il periodo costituente: le estenuanti, impegnative sedute mattutine dei lavori in Commissione e in Assemblea, e i pomeriggi, in cui si apriva il tempo del dialogo e dell'amicizia politica, alla luce dei grandi ideali che guidavano i padri costituenti. Forse, come ha concluso l'assessore Ranieri, “dopo aver vissuto tante, troppe mattine, quello di oggi è finalmente uno di quei pomeriggi».
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