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A Catamarca, in cerca di pensiero nuovo

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Catamarca_ArgentinaSan Fernando del Valle de Catamarca, 18 giugno 2010

Inaugurazione della Scuola di formazione per giovani

Si consolida la rete delle Scuole argentine di formazione sociale e politica; quest'anno sono 12: a Rosario, Resistencia, Paraná, Córdoba, La Rioja, Catamarca, Tucumán, Río Grande, S. M. Monte, La Plata, Buenos Aires, Junín. In genere ogni sede inaugura la sua attività con un momento pubblico: per il suo particolare interesse, diamo spazio all'intervento del Sindaco di Catamarca che ha sostenuto con convinzione l'avvio della Scuola nella sua città.

Intervento del Sindaco di Catamarca Ricardo Guzmán

E' disponibile anche la trascrizione del testo e la registrazione video in spagnolo:
http://www.youtube.com/watch?v=9FvThPvXb_w

«E’ per noi motivo di gioia e di soddisfazione essere presenti qui oggi, in un momento in cui prende avvio la Scuola di formazione politica per giovani che si ispira al paradigma della fraternità.

A Catamarca abbiamo aderito alla proposta del Mppu ormai da vari anni, più concretamente da quando abbiamo firmato il documento finale del Convegno dei Sindaci latino-americani a Rosario nel 2005. In un momento di riflessione come quello che si è aperto in Argentina a ragione della celebrazione del Bicentenario della Patria, si tratta di un’occasione davvero opportuna perché gli argentini, e tutto il Sud America, si chieda se in questi 200 anni di storia siamo riusciti a dare compimento non solamente agli ideali della Rivoluzione francese, ma anche a quelli che hanno ispirato gli uomini della Rivoluzione di Maggio nel nostro Paese.

Molti sono convinti che abbia trovato attuazione in particolare l’ideale della libertà; altri pensano che ci siano stati significativi passi avanti in termini di uguaglianza; la maggioranza concorderà con quanto è stato già detto: per la fraternità siamo ancora all’inizio. In effetti, sono convinto che ciò che manca al nostro Paese sia esattamente la scelta della fraternità come categoria politica, come paradigma, come struttura mentale, come nuova mappa per leggere, comprendere, interpretare e incidere nella realtà.

Sono convinto che non possiamo godere ancora di tutte le libertà che meritiamo; sono convinto che non abbiamo ancora raggiunto l’uguaglianza che ci spetta, e credo che sia giunto il momento di cercare di fare cose diverse da quelle che abbiamo fatto finora. L’ha già detto un genio come Einstein che continuare a fare le stesse cose non può che condurci agli stessi risultati e che, per raggiungere risultati inediti, sia necessario sperimentare ciò che non abbiamo mai fatto. Mi sembra che questo sia il momento dell’Argentina.

Dal punto di vista personale, posso testimoniare che operare in questo modo favorisce la costruzione di accordi, quella coesione che ci manca, non solo per ricomporre le fratture, ma anche per evitare nuove lacerazioni e per evitare le discontinuità che sono responsabili della maggior parte delle tragedie che hanno condotto il nostro Paese quasi a decadere.

Anche la soluzione degli attuali deficit in termini di uguaglianza e di libertà dipendono da un pensiero nuovo, dal fatto che riusciamo a utilizzare nuovi strumenti, per comporre un’intesa sociale lontana fino ad oggi; mi pare che questo sia il momento. Mi sembra importante, inoltre, che in questo proposito siamo accompagnati proprio dai giovani, che vivono immersi in questa novità e sanno maneggiare gli strumenti che vengono dalla fraternità, per comporre insieme quanti hanno opinioni diverse.

Non realizzeremo gli obiettivi dell’agenda dell’uguaglianza, che a mio parere rappresenta l’agenda principale dell’Argentina, se non capiremo che il fondamento di quella coesione che manca al Paese verrà precisamente dal riconoscerci come fratelli. E riconoscerci come fratelli significa essere disposti a trattarci non tanto sulla base di un sentimento di amore, quanto piuttosto sulla base della virtù dell’amore, dell’amore inteso come volontà costante di agire verso gli altri come vorremmo che gli altri agiscano verso di noi, trattando gli altri come chiediamo a nostra volta di essere trattati; di questo si tratta e non sarebbe così difficile.

C’è molta sofferenza in Argentina, come dissero gli uomini della Riforma nel 1918. I dolori che ci colpiscono sono le libertà che ci mancano. Se soffriamo a causa della mancanza di uguaglianza, non possiamo essere certi di aver raggiunto nemmeno le principali libertà. Teniamo fisso, dunque, davanti a noi questo obiettivo, che apparteneva non solo agli uomini della Rivoluzione francese, ma anche agli uomini della Rivoluzione di Maggio. Mi pare che lo strumento di cui abbiamo bisogno sia la fraternità.

E’ per questo che aderisco con slancio e convinzione a questa iniziativa così significativa e plaudo al fatto che si siano raccolti qui un numero di giovani (la massa critica) interessati ad esplorare vie di pensiero nuove, nuove mappe per comprendere la realtà, così da poter fare cose diverse da quelle che noi argentini abbiamo fatto fino ad oggi.

Sono molto contento, pieno di soddisfazione e di gratitudine verso tutti per l’impegno che avete assunto generosamente, amici del Mppu, con un impegno che dura da tempo e oggi ha condotto a tutto ciò. Molte grazie e a tutti auguro i migliori risultati che questa Scuola è certamente destinata a raccogliere.»

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