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Home > notizie > rete scuole Mppu > Argentina. Intervista a Cecilia Di LascioUltimo aggiornamento Lunedì 13 Settembre 2010 17:07 Scritto da Daniela Ropelato Venerdì 27 Agosto 2010 19:37
Cecilia Di Lascio, co-presidente del Centro internazionale del Mppu, ripercorre la nascita della Scuole di formazione sociale e politica in Argentina.
"Nei primi anni del 2000, il nostro Paese ha attraversato un momento di dura crisi sociale, politica ed economica. La profonda lacerazione delle relazioni sociali e il grave aumento della povertà avevano provocato un forte disincanto in gran parte della popolazione verso le istituzioni politiche. Il popolo usciva dalle case, percorreva in corteo le strade battendo le pentole che aveva portato con sé e chiedendo “Andatevene via tutti!”: questa frase indirizzata ai responsabili della politica nazionale era il segno della delusione, della rabbia e della sfiducia che si era diffusa, una situazione che metteva a rischio anche la tenuta dei legami culturali e sociali che ci costituiscono come nazione.
In questa situazione, Chiara Lubich ci ha proposto di far nascere anche in Argentina il Movimento politico per l’unità. Abbiamo compreso, da questa sua indicazione, che la risposta alla gravissima crisi sociale era anzitutto rianimare il tessuto dei rapporti tra le persone, tornare a ricostruire il senso profondo della politica. E questo non solo lavorando tra gli adulti, ma anche e soprattutto con i giovani, ai quali è richiesto di prepararsi ad assumere la responsabilità del Paese. E’ così che, in Argentina, sono nate le Scuole di formazione sociale e politica per giovani.
A partire dall’anno 2003, dopo una fase di intensa preparazione, responsabili del Mppu e docenti di varie discipline insieme, abbiamo dato il via a questa nuova esperienza, con l’obiettivo di formare il più grande numero di giovani a conoscere i luoghi, i meccanismi, i tempi e gli strumenti dell’azione politica, ma soprattutto il senso profondo della politica nella vicenda del nostro popolo e di tutti i popoli, a partire dal “paradigma” della fraternità universale.
La Scuola è costituita da tre diversi ambiti, quasi fossero tre cerchi concentrici l’uno all’altro.
C’è anzitutto l’ambito locale
: ogni “comunità di apprendimento”, infatti, è costituita da un gruppo di giovani tra i 18 e i 30 anni, coordinati da un tutor, che riceve il materiale necessario per il corso, elaborato all’interno di un’altra comunità, quella dei docenti; docenti del nostro Paese ma anche di altri Paesi dell’America Latina e di altre parti del mondo. Le diverse lezioni devono superare, per così dire, una approfondita verifica comunitaria – si rileggono le conoscenze di quella specifica disciplina alla luce del principio della fraternità – e, solo dopo questa, entrano a far parte dell’offerta formativa della Scuola del Mppu.
La comunità locale si relaziona con la comunità nazionale e, attraverso Internet, ognuna condivide liberamente con le altre comunità locali domande, esigenze, progetti. Tante volte, quando uno studente di una comunità, dopo aver studiato un certo argomento, pubblica una domanda sul sito, la risposta non gli viene solo dal professore, ma anche dai giovani di altre comunità che mettono a disposizione le loro conoscenze personali. Ciò incrementa molto la riflessione, incoraggia e sostiene la partecipazione; l’attenzione alla realtà si arricchisce moltissimo. Non sono sufficienti, infatti, le conoscenze teoriche; servono esperienze, visioni, altre domande ed altre risposte che dilatino l’orizzonte e permettano di comprendere quello che il Paese vive. In tutto ciò, la figura dei tutor è di una importanza fondamentale; il tutor non è un docente, è un costruttore della qualità relazionale delle nostre comunità.
L’impegno di base che chiediamo a tutti di assumere – docenti, studenti e tutor – consiste nel vivere quello che noi chiamiamo il “patto pedagogico”, e cioè adottare come stile dei rapporti la “Regola d’oro”, quella posizione etica per cui le relazioni si stabiliscono in condizioni di parità (ecco un contenuto della fraternità): “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Ciò significa: pensa, partecipa, ascolta, rispetta... secondo quello stile che vorresti vedere attuato nei tuoi confronti. Nello svolgimento del programma, vi torniamo di continuo.
Tutti firmiamo il patto pedagogico all’inizio del percorso di formazione: questa scelta ci ha portato a comprendere che la politica può diventare un percorso che include, che impegna tutte le nostre azioni. Si scopre che tutti i problemi sociali ci appartengono e, se può succedere che, all’inizio, non tutti conosciamo e sentiamo come nostro un dato problema, poi di fatto esso lo diventa: ciò permette di metterci in dialogo con coloro che ne sono colpiti e, spesso, di avviare un processo di trasformazione dall’interno e dall’esterno.
Un altro elemento qualificante della formazione è il fatto che le comunità siano aperte a giovani che appartengono a diversi partiti politici, tutti impegnati a mettere in pratica allo stesso modo il patto pedagogico. Ciò dà alle comunità una autentica fisionomia politica.
Terzo ambito fondamentale è lo spazio in cui il Mppu interagisce direttamente con l’esperienza delle Scuole, sia quando contribuisce ad analizzare i vari temi da un punto di vista teorico-culturale, ma soprattutto quando i politici del Mppu offrono la loro esperienza sul campo. Non si deve trattare necessariamente di una esperienza riuscita; tante volte anche le pratiche che hanno mancato l’obiettivo sono costruttive, anzitutto per un “apprendistato dell’umiltà” che permette di restare in ascolto della realtà, e poi perché si apprende a non arrendersi di fronte alle difficoltà, si è spinti a cercare alternative, a rifiutare le chiusure ideologiche.
Vorrei aggiungere ancora qualche osservazione sulla relazione tra i giovani e i tutor, chiave fondamentale del processo formativo. I giovani non hanno bisogno di molto tempo per comprendere che la formazione proposta ha una connotazione specifica: non è qualcosa di esclusivamente intellettuale, è “cambiamento relazionale”. La politica non si impara pensando, ma vivendo. Fare politica significa imparare a riconoscere e ad affrontare, anche con gli strumenti della elaborazione culturale, quelle che sono le necessità e le risorse di una comunità. La formazione intellettuale è necessaria se rende disponibili le conoscenze migliori per prendere su di sè i bisogni di tanti altri e apprendere a dialogare con tutti, anche con chi non ha voce politica e viene messo ai margini. In altre parole, per chiedersi: quale storia c’è dietro ad una situazione di dolore? Quali risorse ha questa città e questo Paese per rispondervi? Su quali basi di diritto impostare una azione politica?
Oggi, le nostre città sono sempre più multi-etniche, multi-religiose, multi-culturali… Inoltre le caratterizza un individualismo sempre più marcato che crea frammentazione, isolamento, genera apatia e disinteresse verso tutto ciò che è pubblico, e quindi anche verso l’impegno nella vita politica. Anche per queste ragioni tanti giovani si lasciano attrarre da interessi limitati e si chiudono in se stessi, rifiutando di impegnarsi per qualcosa di più.
Tutto ciò ci ha spinto in questi anni ad approfondire la preparazione dei tutor, in modo tale che possano svolgere al meglio il loro compito. E al termine dei due anni, constatiamo come si consolidi una profonda esperienza di comunione tra tutti. Il contatto si mantiene vivo anche dopo la conclusione del corso e sono molti i giovani che manifestano il desiderio di divenire, a loro volta, tutor delle nuove comunità.
Chiara Lubich ci ha presentato la politica come “l’amore degli amori”, la capacità politica come capacità di amare, il fare politica come il porre le condizioni perché persone, gruppi, popoli che vogliamo amare in questo modo, possano realizzarsi pienamente, convertendo dolori e necessità nella ragione più profonda del nostro amore personale e del nostro lavoro.
In questo senso, il tutor è chiamato a mettere in atto una capacità particolare, facendo emergere in se stesso una vera e propria vocazione politica (al punto che, per dedicarsi a questo compito, è necessario mettere da parte, per un periodo di tempo, altri eventuali impegni politici). Il tutor sceglie di accompagnare gli studenti con il suo servizio, la sua pazienza, la sua accoglienza, fino al punto che si esprima in ciascuno la sua personale vocazione. Dal momento che tutti abbiamo una vocazione politica - per la capacità di amare che ci fa persone, soggetti di relazioni di amore -, tutti siamo chiamati a rendere possibile la felicità altrui assumendo in prima persona i loro bisogni, le loro domande; bisogni e domande che diventano nostri, che possiamo far entrare nella nostra vita con una scelta di amore. Il tutor accetta la responsabilità di facilitare questa operazione: trasformare gli obiettivi personali dei giovani che ha accanto in obiettivi generali, in cui trovano spazio anche la domanda di benessere e di sviluppo, di piena realizzazione che proviene dagli altri concittadini, da quanti sono partecipi a titolo diverso della medesima comunità civile.
E’ una condivisione che comincia caricandosi sulle spalle anzitutto le difficoltà quotidiane dei giovani, affaticati da compromessi e problemi di ogni tipo (la necessità di trasferirsi in un’altra città per l’università, il desiderio di autonomia e il bisogno di sostegno economico, l’esigenza di conciliare studio e lavoro...), soprattutto sottoposti al messaggio fortemente individualista della società di oggi.
E’ questo che intendiamo quando affermiamo che la vita dei giovani arricchisce la vita politica: non è possibile pensare alla politica senza mettere al centro l’amore per le nuove generazioni.
Lo constatiamo di continuo vedendo quanto i politici si avvantaggino, sotto tanti aspetti, di un rapporto trasparente con i giovani. E’ un altro motivo per cui siamo convinti che la proposta del Mppu ci stia conducendo nella direzione giusta: dare vita lì dove siamo a piccoli nuclei, frammenti di reciprocità tra persone diverse per età, per convinzioni personali, che mano a mano si collegano in modo sempre più saldo, fino a tessere una rete e ad offrire un’esperienza di fraternità che è già in marcia nelle nostre città e che sta percorrendo strade nuove anche in politica.
Il Mppu ha messo in moto una capacità fondamentale della vita politica, quella di formare persone che operano nella città come veri e propri agenti di cambiamento politico. Non tanto perché intraprendano carriera politica... Solo una piccola parte dei giovani che frequentano le Scuole del Mppu, al termine, assumeranno un incarico politico all’interno di una istituzione pubblica (potremmo dire che questa è una vocazione che si aggiunge). Ma tutti avranno la possibilità di custodire la qualità della fraternità nella loro vita familiare e professionale, nei diversi luoghi di vita che attraverseranno, e questo fortifica la qualità politica di ogni comunità di cui faranno parte, dando la possibilità alla società civile di essere quell’interlocutore valido, aperto, competente, di fronte alle istituzioni politiche, soggetto indispensabile perché le risposte della politica possano andare incontro sempre di più alla nostra fondamentale domanda di felicità."
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