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testimonianze

Alcuni perscorsi di vita, che attraversano contesti sociali e culturali diversi, a testimonianza di un impegno per la fraternità universale declinato nell'azione politica.

In prima persona. Con chi è ai margini

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catenaQuando l'incontro tra ambiti professionali e vita reale è in grado di produrre interventi e misure efficaci per rinnovare le politiche socio-sanitarie

CB, italiana, assistente sociale, ha lavorato per 35 anni presso il Servizio psichiatrico della sua città.
Di seguito, un brano della testimonianza che ha presentato di recente ad un convegno pubblico.

«Quarant'anni fa, quando sono stata assunta, esistevano ancora i manicomi, terribili e disumani contenitori di tutti coloro che erano di disturbo alla società. Molte di queste persone erano ricoverate da 20 e più anni; e molte non sapevano neppure il perché. Il mio entusiasmo giovanile mi portava a spendermi con passione. A volte, però, quando constatavo che il mio sforzo non riusciva a produrre granchè, mi prendeva una forte amarezza.

 

Quando la politica è anche solidarietà

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La testimonianza che segue è di Luiza Erundina de Sousa, deputata federale al parlamento federale del Brasile al suo terzo mandato. E’ un personaggio politico di rilievo; dal 1989 al 1992 è stata sindaco della più popolosa città del Brasile, São Paulo, ed oggi gode della stima di politici e cittadini di tutte le tendenze. Luiza Erundina è anche co-presidente del Movimento politico per l’unità brasiliano dalla sua fondazione e in questa veste percorre le varie regioni del Paese per diffondere la proposta della fraternità in politica.Erundina09012007

«Vent’anni fa, allorché ero stata eletta da appena tre mesi sindaco della metropoli di São Paulo, mi sono trovata a fronteggiare un grande sciopero generale di due giorni, promosso dalle centrali sindacali che hanno mobilitato i lavoratori per reagire alla politica economica del governo federale che generava un tasso di inflazione superiore all’80%, disoccupazione di massa e tanta insoddisfazione.

Uno dei settori più in difficoltà era quello dei trasporti, in cui la mobilitazione era più accesa. Anche il municipio di São Paulo aveva una azienda municipale di trasporti che gestiva il 30% del trasporto collettivo della città. I mezzi erano vecchi, le finanze a zero e tutti temevamo di far uscire i pullman in quelle due giornate, dal momento che la situazione sulle strade era caotica e si potevano creare dei problemi molto seri. Così si è deciso che i pullman non uscissero dai garage finché la situazione del traffico non fosse tornata normale.

   

Dalla favela al Forum per il Bilancio Partecipativo

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Edejonson da Silva Pinto: quando la partecipazione diventa rappresentanza della comunità

santa_teresinha.jpg  A Santa Terezinha, uno dei quartieri della cintura di Recife, vivono circa 600 famiglie, 4000 abitanti; un tempo era conosciuta come Isola dell’Inferno, per il gravissimo degrado e la violenza che ne segnavano le condizioni.

E’ in questa zona che si sviluppa, dalla fine degli anni ’60, un efficace progetto di promozione umana, quando persone del Movimento dei Focolari si trasferiscono sul posto per condividere con la gente la vita di ogni giorno. Tra gli interventi più incisivi, la bonifica del canale che corre tra le baracche riesce a sanare uno dei fattori di isolamento e emarginazione. L’isola cambia aspetto e cambia anche il suo nome in Isola di Santa Terezinha. E’ l’inizio di una nuova fase, di un percorso di empowerment costruito dal basso, che coinvolge tanti e attiva competenze e funzioni anche delle istituzioni locali. Si fa strada l’esigenza di fondare un’Associazione per trattare i problemi della comunità; mano a mano si elabora uno statuto, si costituisce un consiglio.

   

In Colombia, scelte di riconciliazione

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Percorsi di pacificazione in atto in Colombia

Una testimonianza al recente Meeting online di Net-One

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In occasione del sesto Meeting online di Net-One , sul tema "Media e riconciliazione", lo scorso 7 febbraio Federico García - del Mppu in Colombia - ha esposto brevemente la vicenda di cui è stato e continua ad essere testimone privilegiato.

«L’anno 2009 é stato dichiarato dall’ONU “anno della riconciliazione”. E’ un’idea che, da tempo, anche in Colombia, è il motore di un lungo e faticoso percorso di pacificazione, che deve sanare il conflitto armato che il mio popolo subisce da anni a causa di interessi di ogni tipo: il commercio delle armi, il narcotraffico, la spartizione del potere, interessi che non fanno che allargare il divario tra ricchi e poveri.

Sono ricercatore sociale, vivo a Bogotà. Pur seguendo da vicino il processo di dialogo e di pacificazione sociale che si sta attuando in mezzo a difficoltà enormi, è da due anni che ho avuto modo di avvicinarmi più direttamente a questo percorso. Ad un dato momento, alcuni di noi che eravamo legati dall’esperienza del Mppu, cercando di cogliere ogni opportunità favorevole per dare il nostro contributo, per varie circostanze ci siamo trovati coinvolti nei dialoghi ufficiali aperti tra il Governo colombiano e l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), uno dei gruppi della guerriglia organizzata, e di conoscere personalmente anche F., uno dei portavoce dell’ELN.

   

Per una nuova legge elettorale

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