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Home > notizie > testimonianze > Quando la politica è anche solidarietàUltimo aggiornamento Giovedì 24 Giugno 2010 15:38 Scritto da Daniela Ropelato Mercoledì 23 Giugno 2010 16:12
La testimonianza che segue è di Luiza Erundina de Sousa, deputata federale al parlamento federale del Brasile al suo terzo mandato. E’ un personaggio politico di rilievo; dal 1989 al 1992 è stata sindaco della più popolosa città del Brasile, São Paulo, ed oggi gode della stima di politici e cittadini di tutte le tendenze. Luiza Erundina è anche co-presidente del Movimento politico per l’unità brasiliano dalla sua fondazione e in questa veste percorre le varie regioni del Paese per diffondere la proposta della fraternità in politica.
«Vent’anni fa, allorché ero stata eletta da appena tre mesi sindaco della metropoli di São Paulo, mi sono trovata a fronteggiare un grande sciopero generale di due giorni, promosso dalle centrali sindacali che hanno mobilitato i lavoratori per reagire alla politica economica del governo federale che generava un tasso di inflazione superiore all’80%, disoccupazione di massa e tanta insoddisfazione.
Uno dei settori più in difficoltà era quello dei trasporti, in cui la mobilitazione era più accesa. Anche il municipio di São Paulo aveva una azienda municipale di trasporti che gestiva il 30% del trasporto collettivo della città. I mezzi erano vecchi, le finanze a zero e tutti temevamo di far uscire i pullman in quelle due giornate, dal momento che la situazione sulle strade era caotica e si potevano creare dei problemi molto seri. Così si è deciso che i pullman non uscissero dai garage finché la situazione del traffico non fosse tornata normale.
Per poter spiegare all’opinione pubblica le ragioni per cui il governo municipale aveva preso questa decisione, ho fatto pubblicare a pagamento un articolo su alcuni giornali di São Paolo. Giacché si trattava di una comunicazione di natura istituzionale per spiegare ai cittadini le scelte del municipio, ritenevo in buona fede che i costi delle pubblicazioni dovessero essere posti a carico dell’amministrazione pubblica. Nell’articolo pubblicato veniva riconosciuto il significato della mobilitazione, giudicata legittima perché la manovra economica del governo federale aveva messo in ginocchio anche le finanze del municipio e aveva aumentato le difficoltà per le fasce più povere della città. In altre parole, quella che esprimevamo era una posizione politica.
Per questa scelta sono stata criticata fortemente dai miei avversari con l’accusa di favorire in tal modo la mobilitazione e un cittadino ha sollevato una mozione contro di me, affermando che avevo fatto un uso indebito del denaro pubblico.
La causa è durata vent’anni anni e nel 2006 sono stata condannata dalla Corte dei Conti a rifondere l’erario pubblico della somma ritenuta indebitamente posta a carico del Comune. Dopo due decenni, la penale che avrei dovuto pagare - con gli interessi maturati nel tempo e l'inflazione superiore al 80% - era diventata enorme: da circa 14.000 reais (circa 7.000 euro) era lievitata a 352.000 reais (circa 170.000 euro)!
Trascorsi altri due anni perché la sentenza diventasse esecutiva, quando all'inizio del 2008 sono andata in banca a ritirare il mio stipendio – nel frattempo ero diventata deputata federale – ho trovato il mio conto azzerato: il tribunale mi aveva tolto tutto, trasferendo online dal mio conto tutto quello che avevo per cominciare a pagare il debito con la giustizia.
In un primo momento è stato uno choc vero e proprio. Non mi davo ragione di quanto era accaduto; ero convinta di aver operato con piena trasparenza, per il bene della gente di São Paolo, così come avevo sempre cercato di fare nei diversi incarichi politici che avevo assunto prima e dopo il mandato da sindaco. Non capivo perchè mi si chiedesse di pagare in quella misura una scelta che non era imputabile a me individualmente, ma era una scelta politica, di governo.
Ma ho dovuto chiedere un prestito per arrivare alla fine del mese e avevo paura che anche lo stipendio successivo sarebbe stato requisito automaticamente. Finchè si è arrivati ad un accordo. Ho un appartamento di 80 metri quadrati da più di trent'anni, è l'unico bene che possiedo oltre a due automobili usate. Questi beni sono stati pignorati e mi sarebbe stato detratto ogni mese il 10% del mio stipendio.
La situazione è andata avanti così, mentre tanti amici mi dicevano: ma questo debito non è tuo, è di tante altre persone, è del partito, è di chi era al governo con te in quell'epoca... E proprio da parte di questi amici è stata avviata una campagna di sostegno in tutto il Paese a mio favore. Anche quelli che erano miei “nemici giurati” vent’anni fa, gli avversari che mi avevano perseguitata politicamente in quell’epoca, si sono impegnati a sostenermi. Uno di questi, un deputato federale di São Paolo, un avvocato che non aveva fatto altro che muovermi contro accuse di ogni tipo, mi ha mandato un telegramma chiedendomi scusa e dando un contributo economico... Il presidente della Corte dei Conti, che mi aveva perseguita a lungo, mi ha scritto una lettera di due pagine spiegando, chiedendo scusa e mandando anche un aiuto. Anche i media mi hanno aiutato tanto.
E’ stata un’operazione incredibile: in due mesi abbiamo raccolto tutti i soldi necessari a saldare il debito, spesso attraverso piccoli depositi: 5 reais, 20 reais, 30 reais... (da 2 a 15 euro). Alcuni hanno organizzato una cena per raccogliere dei contributi. A São Paolo un gruppo di donne nella periferia hanno veduto all’asta alcuni pezzi di artigianato prodotti da loro stesse. Il mio partito ha raccolto più di 50.000 reais, ma anche i deputati del PSDB (il partito di opposizione) hanno fatto un appello ai deputati di tutti i partiti e hanno organizzato una cena in pizzeria raccogliendo di 30.000 reais.
Dalle persone del Movimento dei focolari e di altri movimenti mi sono arrivati più di 20.000 reais. Ancora continuano ad arrivare donazioni. Ora l’avanzo sarà devoluto in beneficenza ad un ente sociale.»
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