{"id":232851,"date":"2001-11-09T11:00:00","date_gmt":"2001-11-09T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/relazione-di-chiara-lubich\/"},"modified":"2001-11-09T11:00:00","modified_gmt":"2001-11-09T10:00:00","slug":"relazione-di-chiara-lubich","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2001\/11\/09\/relazione-di-chiara-lubich\/","title":{"rendered":"relazione di Chiara Lubich"},"content":{"rendered":"<h1>&laquo;Mille citt&agrave; per l&#8217;europa&raquo;<\/h1>\n<h2>Lo spirito di fratellanza nella politica, come chiave dell&rsquo;unit&agrave; dell&rsquo;Europa e del mondo<\/h2>\n<p> Signor Sindaco di Innsbruck, dott. van Staa,<br \/> Signor Presidente della Commissione europea, Prof. Romano Prodi,<br \/> Signor Presidente della Repubblica, dott. Klestil,<br \/> Signori Sindaci e Amministratori,<br \/> Signori Parlamentari,<br \/> Signore e Signori; <\/p>\n<p> &egrave; un grande onore per me rivolgere la parola a una cos&igrave; qualificata assemblea che, attraverso le loro persone, rappresenta, in questa sala, diversi popoli e molte citt&agrave;. <\/p>\n<p> Ringrazio perci&ograve; di cuore dell&#8217;invito, e cercher&ograve; di esserne il meno indegna possibile. <\/p>\n<p> Il titolo della conversazione che devo ora svolgere recita cos&igrave;: <strong>&quot;Lo spirito di fratellanza nella politica come chiave dell&#8217;unit&agrave; dell&#8217;Europa e del mondo&quot;.<\/strong> <\/p>\n<p> Lo spirito di fratellanza!<br \/> Quando mi &egrave; stato suggerito questo tema, l&#8217;estate scorsa, non avrei mai immaginato quali terribili avvenimenti sarebbero successi prima che lo potessi loro proporre. Soprattutto quale straordinaria conferma essi avrebbero portato, nella loro tragicit&agrave;, alla necessit&agrave; nel mondo della fratellanza, e in particolare della fratellanza in politica. <\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n<p>  Era l&#8217;11 settembre: le torri gemelle di New York erano crollate. Veniva distrutto cos&igrave; il simbolo della pi&ugrave; potente nazione del mondo, con una grande strage di vite umane. <\/p>\n<p> Sgomento generale, infinito negli USA e non solo.<br \/> Ma ecco da quel groviglio di dolore, da quella notte piombata in piena luce, era emerso un fenomeno inconsueto: una gara di solidariet&agrave; mai vista. New York si era trasformata: muri di indifferenza si erano sciolti in una valanga di aiuti concreti, di conforto, di prontezza a far qualcosa che allevi i dolori degli altri.<br \/> Gli Stati Uniti, Paese multi-religioso, multi-etnico, multi-culturale, avevano presentato al mondo, in una sua citt&agrave;, un modello di solidariet&agrave;, di unit&agrave;.<br \/> Ed &egrave; stato come se gli occhi di un popolo si fossero spalancati e avessero visto, in pochi momenti, la necessit&agrave; assoluta che si instauri dovunque la fraternit&agrave; universale. <\/p>\n<p> La fraternit&agrave; universale, anche prescindendo dal cristianesimo, non &egrave; stata assente dalla mente di qualche raro spirito forte. Il Mahatma Gandhi diceva: &quot;La regola d&#8217;oro &egrave; di essere amici del mondo e considerare &#8216;una&#8217; tutta la famiglia umana. Chi distingue tra i fedeli della propria religione e quelli di un&#8217;altra, diseduca i membri della propria e apre la via al rifiuto e all&#8217;irreligione&quot; . <\/p>\n<p> Ed &egrave; presente tuttora in qualche grande anima come il Dalai Lama che, a proposito di quanto &egrave; successo negli Stati Uniti, scrive ai suoi: <\/p>\n<p> <em>&quot;Per noi le ragioni (degli eventi di questi giorni) sono chiare. (&#8230;) Non ci siamo ricordati delle verit&agrave; umane pi&ugrave; basilari. (&#8230;) Siamo tutti uno. Questo &egrave; un messaggio che la razza umana ha grandemente ignorato. <br \/> Il dimenticare questa verit&agrave; &egrave; l&#8217;unica causa dell&#8217;odio e della guerra, e il modo di ricordarlo &egrave; semplice: amare in questo momento e sempre&quot;.<\/em> <\/p>\n<p> Ma chi ha portato la fraternit&agrave; come dono essenziale all&#8217;umanit&agrave;, &egrave; stato proprio Ges&ugrave;, che ha pregato cos&igrave; prima di morire: &quot;Padre, che tutti siano uno&quot; &#8211; cf Gv 17,21). <br \/> Egli, rivelando che Dio &egrave; Padre, e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli, introduce l&rsquo;idea dell&#8217;umanit&agrave; come famiglia, l&rsquo;idea della &quot;famiglia umana&quot; possibile per la fraternit&agrave; universale in atto. E con ci&ograve; abbatte le mura che separano gli &quot;uguali&quot; dai &quot;diversi&quot;; gli amici dai nemici; che isolano una citt&agrave; dall&rsquo;altra. E scioglie ciascun uomo dai vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di subordinazione e di schiavit&ugrave;, da ogni rapporto ingiusto, compiendo in tal modo un&#8217;autentica rivoluzione esistenziale, culturale e politica. <\/p>\n<p> L&rsquo;idea della fraternit&agrave; inizi&ograve; cos&igrave; a farsi strada nella storia. E si potrebbe ripercorrere l&rsquo;evoluzione del pensiero delle diverse epoche, rintracciandone la presenza, alla base di molte fondamentali concezioni politiche, a volte palese, altre volte pi&ugrave; nascosta. Una fraternit&agrave; spesso vissuta, anche se in maniera limitata, ogniqualvolta, ad esempio, un popolo si &egrave; unito per conquistare la propria libert&agrave;, o quando gruppi sociali hanno lottato per difendere un soggetto debole, o in ogni occasione in cui persone di convinzioni diverse hanno superato ogni diffidenza per affermare un diritto umano.  <\/p>\n<p> Quanto poi sia centrale, per la politica, la scoperta della fraternit&agrave;, lo dice anche quell&#8217;importante evento storico, che costituisce uno spartiacque tra due epoche: la Rivoluzione francese. Nel suo motto: &quot;Libert&agrave;, uguaglianza, fraternit&agrave;&quot;, essa sintetizza il grande progetto politico della modernit&agrave;, anche se essa stessa ha inteso i tre principi in un modo molto riduttivo. <\/p>\n<p> Inoltre, se poi numerosi Paesi, arrivando a costruire regimi democratici, sono riusciti a dare una certa realizzazione alla libert&agrave; e all&rsquo;uguaglianza, la fraternit&agrave;, in particolare, &egrave; stata pi&ugrave; annunciata che vissuta.  <\/p>\n<p> Ma la Rivoluzione francese, nonostante le sue contraddizioni, aveva intuito quel che le esperienze successive hanno dimostrato: i tre principi stanno o cadono insieme; solo il fratello pu&ograve; riconoscere piena libert&agrave; e uguaglianza al fratello. <\/p>\n<p> Non si pu&ograve; pi&ugrave;, dunque, guardare alla fraternit&agrave; come a qualcosa di ingenuo, o di superfluo, o che si aggiunga alla politica dall&rsquo;esterno. <\/p>\n<h3> I fondamenti dell&#8217;Europa <\/h3>\n<p> Per realizzare il grande progetto dell&rsquo;unit&agrave; europea, il vivere la fraternit&agrave; &egrave; necessario, anche se difficile.<br \/> Dobbiamo per&ograve; ricordare che questo progetto non nasce oggi. Esso parte da lontano. <\/p>\n<p> Prendiamo, ad esempio, un manipolo di santi, scelti come patroni dell&rsquo;Europa. Patroni perch&eacute; fondatori di essa, i quali, in momenti cruciali della storia, seppero intervenire piantando i pilastri e tracciando le fisionomie di quella che oggi noi chiamiamo Europa. <\/p>\n<p> Tra il V e il VI secolo, in uno dei periodi pi&ugrave; critici per il continente, Benedetto da Norcia propose ai suoi contemporanei un nuovo modello di uomo che, se da una parte, &egrave; completamente immerso in Dio, dall&#8217;altra forgia gli attrezzi e lavora la terra. La fraternit&agrave; monastica, a partire da Benedetto, crea una rete di centri spirituali, economici e culturali attorno ai quali rinasce l&rsquo;Europa. Rinascita spirituale e insieme sociale. <\/p>\n<p> Si aggiunge in questo movimento, ampliandolo verso l&rsquo;Est, l&rsquo;azione dei fratelli Cirillo e Metodio, che nel secolo IX impressero un&rsquo;impronta indelebile nei popoli slavi, ideando una scrittura che ne esprimesse la lingua. Inserirono cos&igrave; pi&ugrave; profondamente questi popoli nella comunione ecclesiale e salvarono, al contempo, la loro identit&agrave; culturale. Applicarono, in questo modo, nei fatti, il modello cristiano di unit&agrave; nella distinzione che appartiene al DNA dell&rsquo;Europa e che continua ad essere il punto di riferimento nel cammino da compiere. <\/p>\n<p> E in un momento in cui l&rsquo;Europa &#8211; rotti i precedenti assetti feudali, ma ancora priva di un nuovo equilibrio &#8211; sembrava avere smarrito il senso della propria unit&agrave; spirituale, Brigida di Svezia e Caterina da Siena si rivolgevano ai potenti del loro tempo, con una autorit&agrave; d&rsquo;amore che ricordava il loro vero fine di servire la giustizia.  <\/p>\n<p> E ancora, con Edith Stein, quasi una nostra contemporanea, la santit&agrave; si &egrave; calata nel profondo dell&rsquo;orrore che sconvolgeva l&rsquo;Europa, unificando, nel suo sacrificio personale, una duplice fedelt&agrave;: al suo popolo e alla sua fede. Mor&igrave; come monaca cristiana; ma mor&igrave; perch&eacute; ebrea. E pose cos&igrave; la pietra angolare di una casa europea nella quale tutte le religioni possono concorrere a costruire la fratellanza. <\/p>\n<p> C&rsquo;&egrave; santit&agrave; alle radici dell&rsquo;Europa: e non solo di quella che la storia ci consegna, ma anche dell&rsquo;Europa che noi oggi stiamo costruendo, come ci &egrave; testimoniato da alcune delle figure dei padri dell&rsquo;Europa unita: Robert Schuman e Alcide De Gasperi. Per essi &egrave; stato avviato il processo di canonizzazione che testimonia la loro santit&agrave;, nel corso del quale si sta accertando, in particolare, come essi abbiano vissuto in maniera eroica non solo le virt&ugrave; religiose, ma quelle civili che la loro professione politica richiedeva. <\/p>\n<p> E se ritorniamo alla loro ispirazione originaria, al loro modo di intendere l&rsquo;unit&agrave; europea, possiamo trovare una luce per meglio concentrarci sull&rsquo;obiettivo. <\/p>\n<p> Il primo passo fu la creazione della &quot;Comunit&agrave; europea del carbone e dell&rsquo;acciaio&quot; (CECA). Ma la fusione delle produzioni di carbone e di acciaio non fu motivata dall&rsquo;obiettivo di realizzare un &quot;affare economico&quot;. Fu definita invece una &quot;solidariet&agrave; di produzione&quot; che rendesse impossibile ogni forma di guerra tra Francia, Germania e gli altri Paesi che vi avrebbero aderito. Lo scopo era, dunque, la pace, salvaguardare la fraternit&agrave;, e l&rsquo;economia il mezzo. Come dichiarava Konrad Adenauer davanti al Bundestag nel giugno 1950: &quot;L&rsquo;importanza del progetto &egrave; soprattutto politica e non economica&quot;. <\/p>\n<p> E questo primo obiettivo, riguardante un settore industriale di primario interesse, era considerato solo una tappa verso l&rsquo;effettiva unificazione economica dell&rsquo;Europa, anch&rsquo;essa a sua volta intesa &#8211; sottolineava Robert Schuman echeggiando anche le idee di Jean Monnet &#8211; come &quot;il fermento di una comunit&agrave; pi&ugrave; profonda tra Paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni&quot; .  <\/p>\n<p> E che neppure l&rsquo;Europa fosse il fine ultimo di questo sforzo di comunione, &egrave; esplicitamente dichiarato nel primo atto ufficiale di tutto il progetto, la &quot;Dichiarazione Schuman&quot;: &quot;L&rsquo;Europa, con maggiore copia di mezzi, potr&agrave; continuare la realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano&quot; . <\/p>\n<p> Nella visione dei fondatori, l&rsquo;Europa dunque &egrave; una famiglia di popoli fratelli, non per&ograve; chiusa in se stessa, ma aperta ad una missione universale: l&rsquo;Europa vuole la propria unit&agrave; per contribuire, poi, all&rsquo;unit&agrave; della famiglia umana. <\/p>\n<p> L&#8217;Europa unita, dunque, per arrivare ad un mondo unito. <\/p>\n<p> <strong> Un mondo unito?<\/strong> <\/p>\n<p> Sogno si pu&ograve; pensare, specie in quest&#8217;ora. Utopia. Non del tutto, per&ograve;, se un Papa, l&#8217;attuale, cos&igrave; si &egrave; espresso con i nostri giovani pochi anni fa: &quot;Davvero questa sembra la prospettiva che emerge dai molteplici segni del nostro tempo: la prospettiva di un mondo unito. E&#8217; la grande attesa degli uomini di oggi (&#8230;) e, nello stesso tempo, la grande sfida del futuro. Ci accorgiamo che verso l&#8217;unit&agrave; si sta procedendo sotto la spinta di un&#8217;eccezionale accelerazione&quot;  <\/p>\n<p> Accelerazione data anche, forse, da circostanze che sembrano e ne sono la negazione. Ma che tutto possa cooperare al bene per chi crede, non &egrave;, paradossalmente in questo momento, pensiero di pochi.  <\/p>\n<p> E la Chiesa lo afferma da tempo, parlando di un nuovo ordine mondiale, di un nuovo ordine economico, di globalizzare la solidariet&agrave;. Questi campanelli di allarme attuali ci fanno capire che questi ideali non sono soltanto opzioni facoltative, ma qualcosa che riguarda il cammino dell&#8217;uomo sulla terra. <\/p>\n<h3>Strumenti d&#8217;unit&agrave; <\/h3>\n<p> Ma come intanto proseguire l&rsquo;opera di coloro che attraverso i secoli hanno costruito l&rsquo;Europa? <\/p>\n<p> Per suscitare la fraternit&agrave; in Europa, per darle un&#8217;anima che generi un&#8217;unit&agrave; spirituale, garanzia dell&#8217;unit&agrave; politica, economica, ecc., non mancano gli strumenti. Basta saperli individuare. <\/p>\n<p> Uno, la cui efficacia non &egrave; ancora del tutto scoperta, &egrave; quello dell&#8217;apparire dopo i primi decenni del &#8216;900, in nazioni soprattutto europee (Spagna, Francia, Germania, Italia, e non solo nella Chiesa cattolica) di decine e decine di nuovi Movimenti e Comunit&agrave; ecclesiali che, perch&eacute; fondati o prevalentemente composti da laici, non mancano d&#8217;un sentito, profondo interesse per il vivere umano e di una ricaduta nel campo civile, offrendo concrete realizzazioni politiche, economiche, ecc. <\/p>\n<p> Sono realt&agrave; queste venute in piena luce appena tre anni fa, quando la Chiesa si &egrave; riscoperta e ripresentata al mondo costituita, oltre che dall&#8217;aspetto istituzionale, anche da quello carismatico, coessenziale al primo. Aspetto che ha arricchito i secoli di Movimenti spirituali (come quello francescano) e delle pi&ugrave; varie correnti di pensiero e di spiritualit&agrave;, atte a riportare la cristianit&agrave;, spesso illanguidita e secolarizzata dal contatto col mondo, all&#8217;autenticit&agrave; ed alla radicalit&agrave; del Vangelo. <\/p>\n<p> Autenticit&agrave; e radicalit&agrave; soprattutto di quello straordinario amore evangelico, materia prima per la fraternit&agrave;, che va rivolto a tutti, quindi anche al nemico, che sa prendere sempre coraggiosamente l&#8217;iniziativa, che non &egrave; mero sentimentalismo ma concreto agire, che tratta tutti da uguali; che, vissuto da pi&ugrave;, diventa reciproco e genera appunto fraternit&agrave;, unit&agrave;. <\/p>\n<p> Questi Movimenti, seguendo ognuno il proprio carisma, concretizzano l&#8217;amore in tante forme, ma soprattutto, parecchi di questi, manifestano la forza dello Spirito, sempre attento alle necessit&agrave; del momento, con la capacit&agrave; che hanno d&#8217;aprire a tutti gli uomini e donne del nostro pianeta un dialogo profondo. <\/p>\n<p> E quattro sono oggi i dialoghi veramente necessari anche per la fraternit&agrave; in Europa: il dialogo all&rsquo;interno di ogni Chiesa cristiana, che &egrave; gi&agrave; iniziato anche per opera dei nuovi Movimenti ecclesiali; il dialogo ecumenico che aiuta il ricomporsi dell&#8217;unit&agrave; nell&#8217;unica Chiesa; il dialogo con le persone delle altre religioni: musulmani, ebrei, buddisti, ecc., oggi presenti anche in Europa per le ondate immigratorie e gli interscambi legati alla globalizzazione. Dialogo attuabile per la cosiddetta &quot;regola d&rsquo;oro&quot;, comune a tutte le principali religioni della terra, che dice:  <\/p>\n<blockquote><p> \tNon fare agli altri ci&ograve; che non vorresti fosse fatto a te&quot; <\/p><\/blockquote>\n<p> (cf Lc 6,31). Regola d&#8217;oro che in fondo vuol dire: ama. E se noi, perch&eacute; cristiani, amiamo, ed essi pure amano, ecco l&#8217;amore reciproco, da cui fiorisce la fraternit&agrave; anche con loro. <\/p>\n<p> Dialogo infine con i nostri fratelli &#8211; e sono forse i pi&ugrave; &#8211; che non professano una fede religiosa, ma hanno iscritta pure essi nel DNA della loro anima, la spinta ad amare. <\/p>\n<p> Oggi, poi, la chiamata ad operare alla fraternit&agrave; &egrave; partita dalla voce autorevole di Giovanni Paolo II il quale, il 6 gennaio scorso, ha proposto a tutti i cristiani, nella Lettera Novo millennio ineunte, la cosiddetta &quot;spiritualit&agrave; di comunione&quot; che la rende possibile.  <\/p>\n<p> Spiritualit&agrave; che, gi&agrave; presente nella Chiesa da 60 anni circa in uno dei Movimenti, quello dei Focolari, ma limitata ad esso, ora, assunta dal Santo Padre, poteva e doveva animare la Chiesa intera ed oltre. <\/p>\n<p> Il suo segreto sta nel fissare lo sguardo ed imitare Colui che &egrave; stato l&#8217;artefice della fraternit&agrave; e della ricomposizione dell&#8217;unit&agrave; di tutti gli uomini, in Dio e fra loro, il Crocifisso, che grida: &quot;Dio mio, Dio mio, perch&eacute; mi hai abbandonato?&quot; (Mt 27,46).  <\/p>\n<p> Noi tutti, uomini, eravamo staccati dal Padre e divisi fra noi. Era necessario che il Figlio, nel quale tutti siamo rappresentati, provasse il distacco dal Padre col quale era una cosa sola (Gv 10,30).  <\/p>\n<p> Ma Egli non si &egrave; fermato nel baratro di quel dolore infinito. Con un immane sforzo, s&#8217;&egrave; riabbandonato al Padre, dicendo: &quot;Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito&quot; (Lc 23,46), ed ha cos&igrave; ricomposto l&#8217;unit&agrave; con Dio e fra noi. <\/p>\n<p> E&#8217; il mistero di Ges&ugrave; abbandonato-risorto, che d&agrave; la possibilit&agrave; a tutti noi, imitandolo, di superare ogni divisione e di intraprendere il dialogo con tutti.  <\/p>\n<h3> Prospettive politiche della fraternit&agrave; <\/h3>\n<p> Se nei nuovi Movimenti, in genere, c&#8217;&egrave; l&#8217;interesse delle cose umane, nel Movimento dei Focolari la &quot;spiritualit&agrave; d&#8217;unit&agrave; o di comunione&quot; ha dato origine, fra il resto, anche ad una espressione politica: il Movimento dell&#8217;Unit&agrave;, il cui scopo specifico &egrave; appunto la fraternit&agrave; in politica. <\/p>\n<p> Esso, sorto a Napoli, nel 1996, raccoglie l&rsquo;esperienza di quei politici italiani che, fin dagli anni &#8217;50, hanno cercato di vivere quest&#8217;ideale dell&rsquo;unit&agrave;. Ed ora si pu&ograve; costatare come, da ci&ograve; che ha posto in pratica ai diversi livelli dell&rsquo;impegno politico, dall&rsquo;amministrazione delle citt&agrave; fino all&rsquo;attivit&agrave; parlamentare, &egrave; possibile ricavare alcune indicazioni concrete, che potrebbero essere sviluppate nella pi&ugrave; grande dimensione continentale. <\/p>\n<p> Si &egrave; capito, anzitutto, che esiste una vera vocazione alla politica. E&rsquo; una chiamata&nbsp; personale che emerge dalle circostanze e parla attraverso la coscienza. Chi crede vi avverte, con chiarezza, la voce di Dio che gli assegna un compito. Ma anche chi non crede si sente chiamato ad essa dall&rsquo;esistenza di un bisogno sociale, da una categoria debole che chiede aiuto, da un diritto umano violato, dal desiderio di compiere il bene per la propria citt&agrave; o per la propria nazione. <\/p>\n<p> E la risposta alla vocazione politica &egrave; anzitutto un atto di fraternit&agrave;: non si scende in campo, infatti, solo per risolvere un problema, ma si agisce per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio.  <\/p>\n<p> Il vivere cos&igrave; permette al politico di ascoltare fino in fondo i cittadini, di conoscerne i bisogni e le risorse; lo aiuta a comprendere la storia della propria citt&agrave;, a valorizzarne il patrimonio culturale e associativo: in tal modo arriva a cogliere, un po&rsquo; alla volta, la sua vera vocazione ed a guardare ad essa con sicurezza per tracciarne il cammino.  <\/p>\n<p> Il compito dell&rsquo;amore politico, infatti, &egrave; quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l&rsquo;amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro,&nbsp; l&rsquo;amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l&rsquo;amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe&hellip; La politica &egrave; perci&ograve; l&rsquo;amore degli amori, che raccoglie nell&rsquo;unit&agrave; di un disegno comune la ricchezza delle persone e dei gruppi, consentendo a ciascuno di realizzare liberamente la propria vocazione. Ma fa pure in modo che collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, le domande con le risposte, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si pu&ograve; paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunit&agrave;. <\/p>\n<p> Noi sappiamo come anche oggi ci sono cittadini per i quali la citt&agrave; &egrave; come non esistesse, cittadini per i cui problemi le istituzioni cercano con difficolt&agrave; le risposte. C&#8217;&egrave; anche chi si sente escluso dal tessuto sociale e separato dal corpo politico, a causa della mancanza di lavoro, o di casa, o della possibilit&agrave; di curarsi adeguatamente. Sono questi, e molti altri, i problemi che quotidianamente i cittadini pongono a chi ha il governo della citt&agrave;. E la risposta che ricevono &egrave; determinante perch&eacute; anch&#8217;essi si sentano a pieno titolo cittadini e avvertano l&#8217;esigenza e abbiano la possibilit&agrave; di partecipare alla vita sociale e politica. <\/p>\n<p> E perci&ograve;, da questo punto di vista il Comune &egrave; la pi&ugrave; importante delle istituzioni, perch&eacute; pi&ugrave; vicina alle persone, di cui incontra direttamente tutti i tipi di bisogni. Ed &egrave; attraverso il rapporto&nbsp; con il Comune, nelle sue varie articolazioni, che il cittadino sviluppa la gratitudine &#8211; o il rancore &#8211; verso l&#8217;insieme delle istituzioni, anche quelle pi&ugrave; lontane, quali lo Stato. <\/p>\n<p> Passando ora a considerare la dimensione nazionale della politica, i rapporti tra i grandi orientamenti che nei nostri Paesi si alternano al governo, costatiamo che il vivere la nostra scelta politica come una vocazione d&rsquo;amore ci porta a comprendere che anche coloro che hanno fatto una scelta politica diversa dalla nostra, possono essere stati spinti da una analoga vocazione d&rsquo;amore. E che anch&rsquo;essi sono parte &#8211; nel loro modo &#8211; dello stesso disegno, pur presentandosi come avversari. La fraternit&agrave; permette di riconoscere il loro compito, di rispettarlo, di aiutarli &#8211; anche attraverso una critica costruttiva &#8211; ad esservi fedeli, mentre noi siamo fedeli al nostro.  <\/p>\n<p> Si dovrebbe vivere la fraternit&agrave; cos&igrave; bene da arrivare ad amare il partito degli altri come il proprio, sapendo che entrambi non sono nati per caso, ma come risposta ad una esigenza storica presente all&rsquo;interno della comunit&agrave; nazionale: e solo soddisfacendo a tutti gli interessi, solo armonizzandoli in un disegno comune, la politica raggiunge il proprio scopo. La fraternit&agrave; fa emergere i valori autentici di ciascuno e ricostruisce l&#8217;insieme del disegno politico di una nazione. <\/p>\n<p> Lo testimoniano ad esempio, le iniziative di membri del Movimento dell&rsquo;Unit&agrave; volte a creare un rapporto fraterno tra maggioranza e opposizione, sia a livello di Parlamento, sia in alcuni Comuni, iniziative che si sono tradotte in leggi dello Stato o in politiche locali che hanno unito le citt&agrave; nelle quali si sono realizzate.  <\/p>\n<p> Lo testimoniano anche numerose esperienze di accoglienza degli immigrati, che accorrono nei Paesi pi&ugrave; industrializzati non solo per motivi economici, ma anche politici: una citt&agrave;, una nazione, non perdono, ma guadagnano nell&rsquo;aprirsi all&rsquo;altro; si alza la loro statura politica nell&rsquo;offrire una Patria e una cittadinanza a chi l&rsquo;ha perduta. <\/p>\n<p> E l&rsquo;amore per la propria Patria fa comprendere quello che gli altri hanno per la loro, nella quale, pure, esiste un disegno d&rsquo;amore.  <\/p>\n<p> Cos&igrave; colui che, rispondendo alla propria vocazione politica, inizia a vivere la fraternit&agrave;, si immette in una dimensione universale che lo apre all&rsquo;umanit&agrave; intera. E tiene conto delle conseguenze universali delle proprie scelte, si chiede se ci&ograve; che sta decidendo, pur rispondendo agli interessi della propria nazione, non porti ad un danno per le altre. Ogni gesto politico, in questo modo, non solo quello di un governo nazionale, ma anche il pi&ugrave; particolare, compiuto nel pi&ugrave; piccolo municipio della pi&ugrave; lontana provincia, si carica di un significato universale, perch&eacute; &egrave; pienamente uomo, pienamente responsabile, il politico che lo compie. Il politico dell&rsquo;unit&agrave; ama la Patria degli altri come la propria. <\/p>\n<p> Questa &egrave; la caratteristica della dimensione politica, dell&rsquo;essere cittadini: il continuo rapporto con l&rsquo;altro, il riconoscimento della sua distinzione da me, ma, allo stesso tempo, la convinzione di appartenere, insieme, alla citt&agrave;. Ed &egrave;, questa, anche la caratteristica dell&rsquo;Europa.  <\/p>\n<p> Infatti, quando si &egrave; iniziato a parlare di Europa, lo si &egrave; fatto in relazione alla citt&agrave;. <\/p>\n<p> Attraverso i secoli, continuer&agrave; ad approfondirsi la percezione di che cosa &egrave; l&#8217;Europa e, contemporaneamente, se ne ampliano i confini: dalla piccola Grecia la coscienza europea arriver&agrave; a comprendere se stessa dall&rsquo;Atlantico agli Urali. E questo soprattutto grazie alla penetrazione del cristianesimo, che infonde nei popoli dell&rsquo;Europa &quot;geografica&quot; i principi religiosi che sviluppandosi in principi civili, sociali e politici, costruiranno l&rsquo;Europa culturale. E tutto ci&ograve; senza soffocare le distinte identit&agrave; cittadine e le identit&agrave; nazionali che si sono andate via via formando. <\/p>\n<p> E ad ogni passaggio d&rsquo;epoca ritroviamo la stessa situazione: ci&ograve; che, ad un dato momento, si pensava essere l&rsquo;Europa, &egrave; risultato troppo piccolo, si &egrave; trovato alle prese con qualcosa di diverso che lo metteva in scacco, e che sfidava l&rsquo;Europa a comprenderlo, a prenderlo dentro modificandolo e modificandosi.  <\/p>\n<p> E facendo ci&ograve;, l&rsquo;Europa &egrave; andata sempre pi&ugrave; verso se stessa, verso la piena maturazione del seme cristiano che non si esprime pi&ugrave;, certo, nella &quot;cristianit&agrave;&quot; medievale ma, pi&ugrave; profondamente, nella dinamica della fraternit&agrave; universale, che coinvolge persone e popoli diversi fra loro. <\/p>\n<p> E&rsquo; in questa fraternit&agrave; universale, che crea l&rsquo;unit&agrave; salvando le distinzioni, la vocazione dell&rsquo;Europa. Essa &egrave; ancora in cammino. Le guerre, i regimi totalitari, le ingiustizie, hanno lasciato delle ferite aperte da sanare. Ma per essere davvero europei, dobbiamo riuscire a guardare con misericordia al passato, riconoscendo come nostra la storia della mia nazione e di quella dell&rsquo;altro, riconoscendo che ci&ograve; che oggi siamo &egrave; frutto di una vicenda comune, di un destino europeo che chiede di essere preso interamente e consapevolmente nelle nostre mani. <\/p>\n<p> L&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Europa chiede oggi, ai politici europei, di interpretare i segni del tempo, e di stringere tra loro quasi un patto di fraternit&agrave;, che li impegni a considerarsi membri della Patria europea come di quella nazionale, cercando sempre ci&ograve; che unisce e trovando insieme le soluzioni ai problemi che ancora si frappongono all&rsquo;unit&agrave; di tutta l&rsquo;Europa. <\/p>\n<p> Per un fine cos&igrave; alto vale senz&#8217;altro la pena di impegnare la propria esistenza.  <\/p>\n<p> E&#8217; quanto auguro a loro, Signori.<br \/> E li ringrazio per avermi ascoltata. <\/p>\n<p> <em>Chiara Lubich<\/em> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<h1>&laquo;Mille citt&agrave; per l&#8217;europa&raquo;<\/h1>\n<h2>Lo spirito di fratellanza nella politica, come chiave dell&rsquo;unit&agrave; dell&rsquo;Europa e del mondo<\/h2>\n<p> Signor Sindaco di Innsbruck, dott. van Staa,<br \/> Signor Presidente della Commissione europea, Prof. Romano Prodi,<br \/> Signor Presidente della Repubblica, dott. Klestil,<br \/> Signori Sindaci e Amministratori,<br \/> Signori Parlamentari,<br \/> Signore e Signori; <\/p>\n<p> &egrave; un grande onore per me rivolgere la parola a una cos&igrave; qualificata assemblea che, attraverso le loro persone, rappresenta, in questa sala, diversi popoli e molte citt&agrave;. <\/p>\n<p> Ringrazio perci&ograve; di cuore dell&#8217;invito, e cercher&ograve; di esserne il meno indegna possibile. <\/p>\n<p> Il titolo della conversazione che devo ora svolgere recita cos&igrave;: <strong>&quot;Lo spirito di fratellanza nella politica come chiave dell&#8217;unit&agrave; dell&#8217;Europa e del mondo&quot;.<\/strong> <\/p>\n<p> Lo spirito di fratellanza!<br \/> Quando mi &egrave; stato suggerito questo tema, l&#8217;estate scorsa, non avrei mai immaginato quali terribili avvenimenti sarebbero successi prima che lo potessi loro proporre. Soprattutto quale straordinaria conferma essi avrebbero portato, nella loro tragicit&agrave;, alla necessit&agrave; nel mondo della fratellanza, e in particolare della fratellanza in politica. <\/p>\n<p> &nbsp; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[239],"tags":[],"class_list":["post-232851","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-innsbruck-2001"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/232851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=232851"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/232851\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=232851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=232851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=232851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}