{"id":234221,"date":"2014-12-08T00:00:00","date_gmt":"2014-12-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/quale-economia-nellera-dei-beni-comuni\/"},"modified":"2014-12-08T00:00:00","modified_gmt":"2014-12-07T23:00:00","slug":"quale-economia-nellera-dei-beni-comuni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2014\/12\/08\/quale-economia-nellera-dei-beni-comuni\/","title":{"rendered":"QUALE ECONOMIA NELL&#8217;ERA DEI BENI COMUNI?"},"content":{"rendered":"<p>Luigino Bruni<\/p>\n<p>Roma<\/p>\n<p><strong> Da un carisma una Economia di comunione<\/strong> <br \/>La principale, sebbene non unica, eredit\u00e0 che Chiara ha lasciato all&#8217;economia &#8211; sia come prassi sia come pensiero &#8211; \u00e8 l&#8217;Economia di Comunione (EdC), nel senso ampio che mi appresto a&nbsp; delineare. Un&#8217;eredit\u00e0 di non poco conto, se pensiamo che la crisi economica \u00e8 una delle dimensioni pi\u00f9 significative della crisi antropologica e relazionale del nostro tempo.&nbsp; L&#8217;EdC, sebbene sia ancora poco pi\u00f9 di un seme, \u00e8 da molti considerata una esperienza significativa all&#8217;interno delle realizzazioni economico-sociali della seconda met\u00e0 del XX secolo tanto da essere citata, solo per restare in ambito cattolico, e non a caso dato l\u2019impianto della lettera, da Benedetto XVI nell&#8217;Enciclica &#8220;Caritas in Veritate&#8221; (n. 46), come modello da sviluppare.&nbsp; L&#8217;EdC \u00e8 anche una tappa moderna dell&#8217;antica storia di &#8220;economia carismatica&#8221;, cio\u00e8 la storia di quelle esperienze economiche e civili che nascendo da carismi sono stati capaci di grandi innovazioni anche in ambito civile ed economico, proprio perch\u00e9 eccedenti rispetto ad esso &#8211; si pensi solo al ruolo economico fondamentale del Monachesimo nel primo millennio, del Francescanesimo e dei tanti carismi sociali nel Secondo Millennio fino all\u2019epoca presente.&nbsp; In particolare, cercher\u00f2 di mostrare che l&#8217;EdC &#8211; le sue proposte concrete e l&#8217;umanesimo da cui nasce <br \/>&nbsp;&nbsp; &nbsp;&#8211; risulta particolarmente rilevante in questa epoca caratterizzata non solo da crisi economiche e da grandi cambiamenti di paradigmi, ma anche dalla centralit\u00e0 dei Beni comuni (i cosiddetti commons), al punto da poter parlare di &#8220;era dei beni comuni&#8221;. Nell&#8217;era dei beni comuni, infatti, i nemici del Bene comune non solo soltanto i vizi (antichi e nuovi), ma le stesse virt\u00f9 tradizionali debbono essere ripensate in chiave pi\u00f9 immediatamente e esplicitamente relazionale, altrimenti potremmo cadere nelle cosiddette &#8220;tragedie dei commons&#8221; anche con persone individualmente virtuose (in senso classico), ma non in grado di relazionalit\u00e0 e di reciprocit\u00e0 non solo mercantile.&nbsp; L&#8217;EdC, infatti, propone una logica economica caratterizzata da due elementi antropologici fondamentali: <br \/>&nbsp;&nbsp; &nbsp;&#8211; un&#8217;idea di agente economico &#8220;persona&#8221;, visto cio\u00e8 costitutivamente in relazione; <br \/>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; un&#8217;idea di mercato e di economia visti come reciprocit\u00e0 e \u201cmutua assistenza\u201d (nelle parole dell\u2019economista napoletano Antonio Genovesi), che non solo non si oppone all&#8217;autentica socialit\u00e0 e alla gratuit\u00e0, ma \u00e8 parte integrante ed essenziale di esse, se vogliamo che siano luoghi pienamente e autenticamente umani. Anche per questo, ci\u00f2 che accadde in quel provvido Maggio 1991 a San Paolo \u2013 che \u00e8 la data del lancio da parte di Chiara del progetto economico che fu chiamato Economia di comunione, l\u2019invito rivolto a imprenditori e imprese di farsi carico direttamente della lotta alla miseria, condividendo gli utili -, va inserito, per essere inteso correttamente e senza riduzionismi, all&#8217;interno della storia del Movimento dei Focolari gi\u00e0 cinquantennale (in quel tempo), come punta di un iceberg molto pi\u00f9 profondo. In quella proposta concreta si raccolsero molti degli elementi ideali, sociali, spirituali, che avevano caratterizzato l&#8217;esperienza e la spiritualit\u00e0 di Chiara e del Movimento fin dai primissimi primi tempi a Trento. Quella nuova socialit\u00e0 evangelica divenne 22 anni fa anche una nuova economia, ma perch\u00e9 lo era gi\u00e0, quantomeno implicitamente, sebbene senza, in quel tempo, una riflessione teorica specifica. L&#8217;EdC divenne cos\u00ec una concretizzazione su larga scala dei pilastri carismatici che avevano caratterizzato la vita del Movimento fin l\u00ec (ed ancora oggi). Tra questi: &nbsp;<\/p>\n<p>a) <strong>l&#8217;inclusione comunitaria<\/strong> dei poveri a Trento negli anni &#8217;40, dove il Movimento dei Focolari non realizz\u00f2 una mensa popolare ma le focolarine vivevano assieme ai poveri, invitandoli a casa a pranzo (&#8220;un povero, una focolarina&#8221;). Tutto ci\u00f2 nel 1991 \u00e8 diventato anche una inclusione produttiva, dove l&#8217;invito a pranzo del povero diventa la creazione di posti di lavoro con e per loro: la tavola dell&#8217;agape fraterno diventa anche il banco di lavoro, l&#8217;officina, la fabbrica. E le tovaglie pi\u00f9 belle della festa per accoglierli (come si racconta), diventano oggi la festa della fraternit\u00e0 anche con i panni del lavoro.<br \/>b) <strong>La prima forma di cura<\/strong> della esclusione e della miseria \u00e8 la con-costruzione di rapporti nuovi di fraternit\u00e0 vera: \u00e8 il rapporto &#8211; prima dell&#8217;oggetto materiale del rapporto &#8211; che cura e d\u00e0 la forza per uscire da tutte le trappole dell&#8217;indigenza e della marginalit\u00e0. La fraternit\u00e0 richiede la condivisione e l&#8217;abbraccio. Come la fraternit\u00e0 francescana ebbe nel bacio di Francesco al lebbroso un suo momento simbolico e fondativo, cos\u00ec l&#8217;invito a casa del povero, ospitare in Focolare anche persone con malattie infettive, furono gli atti della fraternit\u00e0 di Chiara, una fraternit\u00e0 che nell&#8217;EdC prese, prende, e sempre pi\u00f9 prender\u00e0, anche una specifica forma economica, che consente di superare il paternalismo e assistenzialismo tipico di ogni forma di aiuto &#8220;ai&#8221; poveri che non nasca dalla vera fraternit\u00e0 \u201ccon\u201d persone alle quali manca qualcosa, ma sono veramente uguali a tutti in dignit\u00e0 (\u00e8 questa la base dell\u2019uguaglianza e reciprocit\u00e0 sostanziale tra i vari protagonisti del processo di sviluppo).<br \/>c)<strong> Sul piano delle idee e del paradigma culturale<\/strong>: le categorie culturali e, in alcuni ancora rari casi, teoriche che stanno emergendo dall&#8217;esperienza dell&#8217;EdC1, sono tentativi di declinazione nel linguaggio delle scienze economiche di quelle categorie carismatiche che costituiscono la vita e la dottrina del carisma dell&#8217;unit\u00e0 di Chiara. E per la stessa ragione, quando si vuol comprendere veramente che cosa sia l&#8217;EdC di Chiara, occorre leggerla nella prospettiva larga nella quale \u00e8 stata generata: una nuova visione dell&#8217;economia, che superasse da una parte il capitalismo individualista e dall&#8217;altra l&#8217;economia collettivista illiberale. Nell&#8217;EdC si vedono imprese e poveri, ma in essa c&#8217;\u00e8 anche ben altro: occorre saper scorgere in e oltre essi un nuovo umanesimo, intravvedervi in nuce la proposta, gi\u00e0 in atto, di un nuovo paradigma economico pratico e teorico, di una nuova visione del sistema economico nel suo insieme, anche se per ora riusciamo solo a delinearne soltanto pochi tratti. Quindi con l\u2019EdC si scrive una nuova pagina di storia carismatica, dove sono presenti e vivi semi della tradizione cattolica (importante Francesco d\u2019Assisi, ma anche Benedetto da Norcia e il suo \u201cora et labora\u201d) e laica (la tradizione sociale e cooperativa del trentino, ad esempio). In quanto segue, dopo aver descritto brevemente il senso della &#8216;tragedia dei beni comuni&#8217; che caratterizza molte delle realt\u00e0 economiche del nostro tempo, nella seconda parte mostrer\u00f2 perch\u00e9 nell&#8217;EdC si possono trovare elementi per superare queste tragedie e intravvedere un orizzonte di speranza oltre la crisi del nostro tempo. Sar\u00e0 una sorta di esercizio, in cui cercher\u00f2 di suggerire la rilevanza di alcune di queste categorie per l&#8217;economia nell&#8217;era dei beni comuni.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. L&#8217;era beni comuni<\/strong> <br \/>L&#8217;era dei beni comuni \u00e8 un&#8217;espressione che vuole sottolineare un dato storico, e culturale: i beni pi\u00f9 <br \/>strategici e cruciali oggi non sono pi\u00f9 i classici beni privati (quelli che non possono essere <br \/>consumati o goduti assieme, senza che uno dei soggetti ne diminuisca il consumo: es. panino, <br \/>denaro, vestiti &#8230;), ma i beni comuni, quei beni cio\u00e8 caratterizzati da due elementi: <br \/>a) si usano assieme (da due o pi\u00f9) (es. parco comune); <br \/>b) per la caratteristica di cui sopra, se lasciati gestire dai soli criteri di razionalit\u00e0 individuale (es. dal mercato capitalistico), tendono ad essere consumati troppo (rispetto al livello ottimale collettivamente, e individualmente), e spesso ad essere distrutti. <br \/>1 Tra questi: reciprocit\u00e0, beni relazionali, governance di comunione, lavoro come dono, gratuit\u00e0, povert\u00e0, fiducia relazionale, we-rationality, felicit\u00e0 &#8230; <br \/>2 La storia, ormai classica in economia, \u00e8 quello del pascolo comune, riportato dal biologo D. Hardin (nell\u2019articolo The tragedy of the commons, del 1968, sulla rivista Science). Il pascolo \u00e8 propriet\u00e0 comune dei pastori di una valle: nessuno di loro pu\u00f2 essere escluso dal pascolo: che cosa accadrebbe allora se ciascuno seguisse la logica miope dell&#8217;interesse individuale egoistico? Il beneficio individuale di portare una mucca in pi\u00f9 al pascolo \u00e8 +1; il costo (la diminuzione dell\u2019erba) invece \u00e8 ripartito su tutti gli allevatori, quindi \u00e8 -1\/N, quindi minore del beneficio individuale. Ci\u00f2 porta ciascun allevatore &#8220;homo oeconomicus&#8221; a portare troppi capi di bestiame al pascolo, a consumare cos\u00ec troppo suolo, e nel tempo a distruggere il pascolo. Lo vediamo troppo spesso in troppe parti del mondo. Dalla storia umana sappiamo anche che non sempre le comunit\u00e0 distruggono i pascoli comuni (basti pensare alle antiche comunanze delle Alpi e degli Appennini, per restare in Italia, tra cui la millenaria &#8220;Magnifica comunit\u00e0&#8221; della val di Fiemme in Trentino, non distante dai luoghi di Chiara), e la ragione principale di ci\u00f2 \u00e8 che la logica, le convenzioni e le istituzioni tradizionali erano state evolutivamente pensate e manutenute anche e soprattutto per evitare questo tipo di fallimenti collettivi. L&#8217;avanzamento oggi della logica individualistica del mercato capitalistico, per\u00f2, sta moltiplicando il verificarsi di queste tragedie dei commons: dall&#8217;acqua all&#8217;ozono, dalle foreste alla finanza. Infatti, anche la crisi finanziaria recente (esplosa il 15 settembre 2008) pu\u00f2 essere letta anche come una tragedia di quel bene comune chiamato &#8220;fiducia&#8221;: si \u00e8 consumata troppa fiducia privata, scaricando fuori di loro (da parte delle banche e delle grandi imprese soprattutto) il rischio di sistema, finch\u00e9 ad un certo punto la reazione \u00e8 esplosa. L&#8217;Economia nell\u2019\u201cera dei beni comuni\u201d richiede allora una logica di comportamento che sia immediatamente relazionale, che non ragioni nei termini individualistici tipici del paradigma economico dominante. Richiede una razionalit\u00e0 di comunione, espressione di una antropologia relazionale qualificata (come abbiamo ascoltato stamane, e ascolteremo domani).&nbsp; Per Chiara, infatti, l&#8217;essere umano \u00e8 una realt\u00e0 comunionale, cio\u00e8 relazionale, e a pi\u00f9 dimensioni: &#8220;Sulla terra tutto \u00e8 in rapporto d&#8217;amore con tutto: ogni cosa con ogni cosa&#8221; (1949, \u00a7 559). Ci sono alcune operazioni fondamentali da compiere per &#8220;comunionizzare&#8221; la teoria e prassi economica, e renderla adatta a descrivere e a prevedere i comportamenti individuali e collettivi in questa nuova fase storica, al fine di evitare le tragedie presenti e futuro. Alcune (ancora poche) di queste &#8220;operazioni&#8221; si stanno profilando, e costituiscono il &#8220;cuore&#8221; del programma di ricerca di diversi economisti impegnati nell&#8217;EdC (intesa nel senso ampio che ho specificato). Tra queste voglio accennare qui al concetto di bene relazionale e a quello di povert\u00e0. Due temi-esercizio che non toccano altri aspetti fondamentali dell&#8217;economia di oggi, tra cui gli aspetti macro del sistema economico, sui quali la nostra riflessione \u00e8 ancora solo incipiente.<\/p>\n<p><strong>2. I beni relazionali <\/strong><br \/>La scienza economica moderna e ancor pi\u00f9 contemporanea non ha generalmente considerato le relazioni umane per il loro valore intrinseco2. Gli economisti le hanno viste (quando le hanno viste) <br \/>o come uno sorta di sfondo sul quale si rappresentava la scena del mercato, o come elementi strumentali e funzionali allo scambio o alla produzione di beni e servizi ben indipendenti e separati dalle relazioni umane, beni che sono i tipici oggetti di studio dell&#8217;economia. Negli ultimi decenni, per\u00f2, si sta registrando una nuova attenzione per temi relazionali quali la fiducia, il capitale sociale, le reti o i network, la reciprocit\u00e0, e si iniziano a trovare parole al dir poco insolite nella tradizione economica, come fraternit\u00e0, capitale spirituale, motivazioni intrinseche, ecc. All&#8217;interno di questa nuova attenzione, e anche grazie allo spazio che essa ha creato all&#8217;interno della disciplina economica, Benedetto Gui, uno dei primi economisti teorici ad occuparsi di EdC e delle categorie culturali del carisma dell&#8217;unit\u00e0, introdusse nel 1986 il concetto di &#8220;bene relazionale&#8221;, in compagnia <br \/>2 Un discorso a parte potrebbe essere fatto per autori eterodossi, come Marx o J.S. Mill, che hanno attribuito un ruolo importante alle relazioni, sebbene il concetto di bene relazionale come viene usato all\u2019interno del gruppo di lavoro legato all\u2019EdC, abbia una sua originalit\u00e0 anche rispetto a autori che avevano visto e vedono le relazioni. <br \/>(con un leggerissimo primato di qualche mese) di altri autori, tra i quali la filosofa americana Martha Nussbaum, e proprio con lo scopo esplicito di contribuire a teorizzare in linguaggio economico una dimensione centrale del carisma dell&#8217;unit\u00e0. Il tema dei beni relazionali oggi rappresenta un vero campo di indagine teorica ed empirica.&nbsp; L&#8217;idea base del concetto di bene relazionale, che presenta poi diverse varianti tecniche e in parte di contenuto, \u00e8 attribuire lo status di bene (o di male) anche economico, alla relazione in s\u00e9. Ogni relazione umana \u00e8 un fatto infinitamente pi\u00f9 &#8220;grande&#8221; della sola dimensione economica, ma pu\u00f2 essere compresa e descritta anche come un bene economico, cio\u00e8 di una realt\u00e0 alla quale le persone attribuiscono anche un valore economico (accanto ad altri valori non economici), e da cui ottengono benessere. Ma quale \u00e8 lo scopo e il valore aggiunto di una tale operazione metodologica e teorica? Per comprenderlo pu\u00f2 essere sufficiente pensare ai problemi (non solo economici), che hanno determinato e stanno ancora determinando quelle analisi economiche che non &#8220;vedono&#8221; le dimensioni relazionali. Se, ad esempio, quando si pianificano e disegnano luoghi di lavoro, il modello costi-benefici con cui si fanno le scelte \u201cvede\u201d solo i tipici beni e mali economici (tempo, efficienza, rumore, &#8230;), si possono realizzare luoghi di lavoro nei quali le relazioni interpersonali vengono mortificate, o distrutte, determinando poi, tra l&#8217;altro, anche pessimi risultati economici. Oppure si pensi al tema della grande distribuzione: se un amministratore pubblico si rivolge ad un centro studi per analizzare la convenienza di aprire o meno grandi centri commerciali in periferia, e quindi determinare la chiusura di molti piccoli negozi del centro storico, se questi economisti non vedono il tessuto di relazioni che si creano attorno ai piccoli negozi del centro (di cui usufruiscono, tra l\u2019altro, soprattutto anziani, bambini e i soggetti pi\u00f9 fragili), potranno fare calcoli errati, perch\u00e9 nel calcolo mancano alcuni beni. Anche perch\u00e9 dai beni relazionali dipende buona parte del benessere della gente, come mostra, ad esempio, ormai l&#8217;abbondante letteratura sulla felicit\u00e0 delle persone. E potremmo continuare con l&#8217;analisi economica del turismo, della cultura, moltissimo nei temi della cura e dei servizi alla persona, ma anche del successo dei distretti del Made in Italy, della cooperazione sociale, o delle scelte di cambiare o non cambiare posto di lavoro, il benessere lavorativo, e cos\u00ec via, fino ad arrivare alla misurazione degli effetti dell&#8217;EdC dentro e fuori le imprese. Infine, la relazione non va solo declinata nella diagonale IO-TU: esiste per\u00f2 senz&#8217;altro, ed \u00e8 rilevante, anche una dimensione della relazionalit\u00e0 che si snoda sulla diagonale IO-LUI o IO\u00acLORO, cio\u00e8 quella relazione che non \u00e8, ad esempio, in un ospedale il rapporto tra medico e paziente, ma quei rapporti istituzionali e di governance che fanno s\u00ec che quel paziente ben accolto e rispettato da medici e infermieri, possa contare su laboratori efficienti e sul chirurgo preparato. Per non parlare delle relazioni di potere, di comando, organizzative. La relazionalit\u00e0 \u00e8 ma, le relazionalit\u00e0 sono molte, e tutte importanti per vivere bene, o male.<\/p>\n<p><strong>3. Cura della povert\u00e0<\/strong> <br \/>La povert\u00e0 o, meglio, l&#8217;indigenza e l&#8217;esclusione (la povert\u00e0 \u00e8 anche parola del vangelo e dei carismi, e non solo una piaga dell&#8217;umanit\u00e0, perch\u00e9 se liberamente scelta \u00e8 anche beatitudine), sta oggi di nuovo tornando a crescere in Europa e nel Mondo opulento. Ma le povert\u00e0 che oggi colpiscono le societ\u00e0 opulente come quelle europee presenta nuove forme (che si aggiungono alle antiche), come l&#8217;esclusione dalla vita pubblica, il disagio mentale (in grande aumento), sacche di immigrati non integrati, nuove forme di dipendenza come quelle dal gioco d&#8217;azzardo, autentica epidemia che colpisce soprattutto i ceti medio-bassi della nostra societ\u00e0, antiche e nuove povert\u00e0 che hanno in comune la caratteristica di essere, prima di tutto, povert\u00e0 relazionali: non sono tanto, o soprattutto, povert\u00e0 dovute alla mancanza di reddito; e anche quando si presentano come povert\u00e0 di reddito e di ricchezza, la loro radice e quindi la loro cura non si trovano nell&#8217;ambito economico, ma in quello relazionale e quindi sociale. Su questo il magistero dell\u2019economista indiano A. Sen, e la sua domanda: \u201cpovert\u00e0, di che cosa?\u201d, \u00e8 sempre di grande rilevanza. <br \/>L&#8217;EdC in questi anni ha sperimentato e sperimenta che la prima cura della povert\u00e0 \u00e8 una cura di relazioni, da quelle famigliari a quelle politiche: la povert\u00e0 non \u00e8 soltanto un tratto individuale, ma un insieme di relazioni malate che poi determinano anche condizioni individuali di esclusione e miseria. Per questo, la prima cura di ogni forma di povert\u00e0 \u00e8 l&#8217;offerta di un rapporto di fraternit\u00e0 e di reciprocit\u00e0, che dona dignit\u00e0 alla persona in difficolt\u00e0, e lo aiuta a compiere il primo passo per uscire dalle trappole di povert\u00e0, un primo passo che pu\u00f2 fare solo lei o lui.&nbsp; Pi\u00f9 in generale, in economie semplici, di sussistenza, dove i popoli uscivano ed escono da forme di miseria endemiche, e dove le relazioni famigliari e comunitarie erano e sono forti e stabili (anche se spesso inique e illiberali: pensiamo al ruolo della donna), per fare uscire le persone dalle trappole di povert\u00e0 era necessario prima di tutto aumentare reddito pro-capite, beni pubblici (sanit\u00e0, infrastrutture, &#8230;), e beni meritori (la scuola in un modo tutto speciale). Oggi in un&#8217;epoca in cui il bene molto fragile e scarso \u00e8 il bene relazionale, se prima non si curano e ricostruiscono relazioni, i necessari interventi in termini di reddito, beni pubblici e meritori restano spesso inefficaci &#8211; come tanti decenni di aiuti pubblici, anche in Europa, ci stanno mostrando. Occorre allora cambiare approccio, e l&#8217;esperienza dell&#8217;EdC, che parte dalla cura delle relazioni come precondizione di ogni progetto di sviluppo umano, pu\u00f2 essere un piccolo modello.&nbsp; L&#8217;EdC dice poi che prima della povert\u00e0 (come categoria) esistono i poveri, e senza l&#8217;incontro con la persona del povero, la povert\u00e0 non si cura &#8211; al massimo la si pu\u00f2 gestire, immunizzandosi da essa. La fraternit\u00e0 francescana ha un momento solenne di inizio quando Francesco abbraccia e bacia il lebbroso di Assisi. La cura tipica della fraternit\u00e0 non \u00e8 mai immune, ma si lascia contaminare dal povero, che quindi diventa veramente fratello. Nell&#8217;EdC questa esperienza di abbraccio la si vive nell&#8217;aiuto concreto e nell&#8217;esperienza comunitaria (che \u00e8 sempre la precondizione essenziale), ma anche, e forse soprattutto, nel non darsi pace finch\u00e9 non si riesce ad offrire ai poveri un posto di lavoro nelle nostre imprese. Finch\u00e9 non si riesce a lavorare, si resta sempre indigenti. Inoltre, Chiara ci fa scoprire che l&#8217;impresa ha una anche una vocazione di lotta all&#8217;esclusione e alla povert\u00e0. L&#8217;imprenditore non pu\u00f2 solo accontentarsi di pagare le tasse e rispettare la legge: in questi tempi di crisi deve ancora usare il suo talento e la sua vocazione imprenditoriale per combattere miseria ed esclusione, creando nuovo lavoro. Quando Chiara ha proposto alle imprese di reinvestire utili nell&#8217;impresa (una terza parte) per la creazione di posti di lavoro, stava dicendo qualcosa di molto nuovo, che cio\u00e8 l&#8217;impresa combatte la povert\u00e0 anche, e soprattutto, creando lavoro, e quindi includendo produttivamente le persone, e non primariamente con la filantropia (del 1-2% dei profitti: che fine fa il restante 99%?), che dal modello capitalistico viene invece sempre pi\u00f9 presentata come la regola per occuparsi degli esclusi. In questo l\u2019EdC si ricollega, tra l\u2019altro, al grande movimento cooperativo europeo, di cui il Trentino di Chiara \u00e8 una delle sue terre pi\u00f9 feconde.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong> <br \/>Due esempi, due esercizi, per dire che un carisma che mette l&#8217;accento sulla natura relazionale dell&#8217;essere umano porta chi ne partecipa e lo vive, economisti in questo caso, a vedere cose che restano ai pi\u00f9 invisibili, a porre domande nuove, e a suggerire qualche soluzione. Per il dono che ho ricevuto di aver potuto accompagnare Chiara negli ultimi dieci anni di fondazione dell&#8217;EdC e nella Scuola Abba, sono convinto che la parte pi\u00f9 interessante e innovativa dell&#8217;economia di Chiara debba ancora incominciare: la penetrazione nel cuore del mistero relazionale della persona, e quindi dei rapporti economici e sociali, potr\u00e0 suggerire a presenti e futuri economisti, in dialogo con le altre, di scoprire e delineare modelli, in questa era della storia umana dove i beni pi\u00f9 importanti diventano i beni comuni, e dove c\u2019\u00e8 un urgente bisogno di nuove categorie economiche che diano meglio conto delle azioni di quell&#8217;essere relazionale che chiamiamo persona, e che siano capaci di ridurre la miseria e l\u2019esclusione, che restano la grande ferita e la grande responsabilit\u00e0 della nostra epoca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigino Bruni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234221","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234221","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234221"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234221\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234221"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234221"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}