{"id":234244,"date":"2015-08-07T00:00:00","date_gmt":"2015-08-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/si-le-citta-possono-essere-hub-di-cambiamento-2\/"},"modified":"2015-08-07T00:00:00","modified_gmt":"2015-08-06T22:00:00","slug":"si-le-citta-possono-essere-hub-di-cambiamento-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2015\/08\/07\/si-le-citta-possono-essere-hub-di-cambiamento-2\/","title":{"rendered":"Si, le citta\u2019 possono essere hub di cambiamento"},"content":{"rendered":"<p>di Letizia De Torre<\/p>\n<p>Partecipando al&nbsp;<a href=\"it\/archivio\/notizie\/13-banner\/1201-cambiamenti-climatici-e-lotta-alle-schiavitu-moderne-le-citta-svolgono-un-ruolo-chiave.html\">simposio dei sindaci<\/a> convocati dalla Pontificia Accademia delle Scienze e dal&nbsp;<a href=\"http:\/\/unsdsn.org\/news\/2015\/07\/24\/special-symposium-on-cities-facing-climate-change-and-pursuing-sustainable-development\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sustainable Development&nbsp; Solutions Network<\/a> per il 21 e 22 luglio 2015, mi si \u00e8 confermata la convinzione che \u00e8 sulle citt\u00e0 che pu\u00f2 poggiare il cambiamento. Oggi pi\u00f9 ancora di ieri.<\/p>\n<p>In due giorni di intenso confronto sui cambiamenti climatici e sulla lotta alle schiavit\u00f9 moderne, mai vi sono state n\u00e9 una parola di sterile polemica politica, n\u00e9 posizioni egoistiche, n\u00e9 tanto meno difese del proprio spazio di potere. Ogni sindaco ha offerto le idee e le buoni prassi della propria citt\u00e0 e ha espresso la massima disponibilit\u00e0 a cooperare. \u00c8 questo \u00e8 l&#8217;esatto contrario della inconcludente difesa dei propri confini da parte delle nazioni.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0, ha detto Jeffrey Sachs, uno dei maggiori economisti esperti in sviluppo sostenibile, sono le hub del cambiamento.<\/p>\n<p>Si lo possono essere. E va sottolineato che, particolarmente in questa turbolenta transizione di inizio millennio, sono il luogo per eccellenza per affrontare almeno tre problematiche odierne: i fenomeni migratori epocali e la crescente multiculturalit\u00e1 della popolazione; la dimensione globale e inedita dei problemi che abbiamo difronte dall&#8217;inquinamento all&#8217;allargarsi delle disuaglianze; la necessit\u00e0 urgente di rigenerare la democrazia e di costruire una nuova governante mondiale.<\/p>\n<p>Gli almeno 50 autorevoli sindaci che hanno preso la parola, rigorosamente 10 minuti, &#8211; sia rappresentassero ricche citt\u00e0 occidentali oppure citt\u00e0 di un mondo che ancora fatica a uscire dal sottosviluppo &#8211; hanno fatto chiaramente capire che hanno le idee chiare e non sono per nulla intimoriti dagli epocali cambiamenti in atto, ma anzi se la sbrigano bene e, in mezzo ad un mondo in ebollizione, sanno costruire e custodire coesione sociale, partecipazione e sviluppo. Per intuire la fatica, talvolta tanta, ma soprattuto la loro passione bastava guardare gli occhi di questi sindaci quando parlavano dei loro concittadini e dei percorsi per renderli partecipi dello sviluppo della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono il luogo vero della politica &#8211; ed infatti polis significa citt\u00e0 &#8211; e dunque sono la speranza di questo tempo e dovremmo dare loro spazio, ruolo, voce. Speriamo che la 70ima Sessione delle Nazione Unite, il prossimo settembre 2015, abbia il coraggio di farlo.<\/p>\n<p>Siccome ritengo che intorno alle citt\u00e0 occorra anche costruire un pensiero politico che dia ragione di questa loro capacit\u00e0 e resilienza, ripropongo una parte di una mia precedente riflessione, che ho leggermente rivisto e che mi pare ancora valida per aprire una discussione.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono vive !<\/p>\n<p>Uno sguardo superficiale alle citt\u00e0 del terzo millennio, le potrebbe far apparire come piccoli Davide davanti a Golia. \u2018Citt\u00e0 panico\u2019 <a id=\"ftnref1\" name=\"_ftnref1\" href=\"#ftn1\">[1]<\/a>, le ha descritte il filosofo e urbanista francese Paul Virilio, che in realt\u00e0 non hanno luogo. \u201cHo paura delle citt\u00e0\u201d, fa dire Sartre al suo eroe de La Nausea. E Zygmunt Bauman: \u201cLe citt\u00e0 sono divenute discariche per i problemi causati dalla globalizzazione\u201d <a id=\"ftnref2\" name=\"_ftnref2\" href=\"#ftn2\">[2]<\/a>. Analisi gravi, che paiono annunciare una sconfitta delle citt\u00e0.<\/p>\n<p>Direi utopia il mio Ideale\u2026<\/p>\n<p>Nei giorni che seguirono la Seconda Guerra Mondiale, quella che era arrivata a concepire citt\u00e0 della morte come Auschwitz, Chiara Lubich si trov\u00f2 a percorrere le strade di Roma: \u201csozzura e vanit\u00e0 ora la domina nelle strade e pi\u00f9 nei nascondigli delle case\u201d, scriveva. \u201cSozzura e vanit\u00e0\u201d, che nella citt\u00e0 oggi prendono dimensioni globali ed esistenziali\u2026<\/p>\n<p>Chiara reagisce non sfuggendo, ma facendo proprie le enormi difficolt\u00e0 del dopoguerra a Roma e riandando al cuore della sua scoperta durante la guerra, quando per lei e per quel primo gruppo di ragazze, sulle macerie di Trento si stagli\u00f2 l\u2019Amore: Dio come Amore. E da quello sguardo scrive, su un periodico diretto da un deputato di allora, Giordani, un articolo dal titolo \u201cRissurezione di Roma\u201d. Ne riporto un breve passo:<\/p>\n<p>\u201cPasso per Roma e non la voglio guardare. Guardo il mondo che \u00e8 dentro di me e m\u2019attacco a ci\u00f2 che ha essere e valore (\u2026) Vedo e scopro la mia stessa Luce negli altri (\u2026) e mi riunisco a me risuscitandomi (\u2026) nel fratello e compongo una cellula viva (\u2026).<\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019amore circola e porta naturalmente (per la legge di comunione che v\u2019\u00e8 insita), come un fiume infuocato, ogni altra cosa che i due posseggono per rendere comune i beni dello spirito e quelli materiali. E (\u2026) si diffonderebbe in un baleno per Roma\u201d \u201cAllora tutto si rivoluziona: politica e arte, scuola e religione, vita privata e divertimento. Tutto.\u201d<a id=\"ftnref3\" name=\"_ftnref3\" href=\"#ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Questa esperienza, di \u2018spiritualit\u00e0 politica\u2019 la direbbe Max Weber, ha luogo nella \u2018citt\u00e0 eterna\u2019 ed \u00e8 quindi simbolicamente un\u2019esperienza universale, per tutte le citt\u00e0. Richiederebbe ben altre autorevoli voci per sondarla profondamente. Ma qui ci basti accogliere questa preziosa indicazione: ci\u00f2 che rende viva la citt\u00e0 \u00e8 la relazione tra persona e persona, tra gruppo e gruppo, tra quartiere e quartiere. Una relazione che chiama a raccolta tutta la capacit\u00e0 di altruismo che c\u2019\u00e8 in me per riversarlo sull\u2019altro, diverso da me, fino a farlo divenire vicendevole e fino a renderlo amore sociale.<\/p>\n<p>Risurrezione delle citt\u00e0 ?<\/p>\n<p>Quelli che seguono sono spunti per verificare se \u00e8 proprio vero che sia il paradigma della relazione che possa far risorgere le citt\u00e0 da tanti punti di vista: politico, sociale, economico, culturale, in controtendenza con chi presagisce la loro fine.<\/p>\n<p>Negli anni 90\u2019 si \u00e8 aperta la speranza di un nuovo compito politico delle citt\u00e0. E\u2019 coinciso con la tensione a costruire l\u2019Unione Europea fondata sui popoli e non sulle nazioni. In Italia vi \u00e8 stata una fase in cui i sindaci, eletti direttamente, hanno preso rilievo ed hanno guidato la politica nazionale appena scossa da \u2018tangentopoli&#8217;<a id=\"ftnref4\" name=\"_ftnref4\" href=\"#ftn4\">[4]<\/a>. Si potrebbe sostenere che hanno supplito ad un vuoto politico, ma \u00e8 pi\u00f9 vero che \u00e8 la politica che ha bisogno delle citt\u00e0. Proprio come durante la decadenza morale e politica della Grecia nella Polis prese corpo la democrazia, come dopo il declino del feudalesimo si ridest\u00f2 la vita cittadina ed apr\u00ec nuovi orizzonti alla cultura e alla storia, cos\u00ec nel terzo millennio le citt\u00e0 possono alzarsi in piedi e dire una parola nuova alla politica di oggi.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono vive!<\/p>\n<p>Ma quale parola? In \u2018Le due citt\u00e0\u2019 Igino Giordani affermava: \u201cIn politica (\u2026) si perde gran parte del tempo (\u2026) perch\u00e9 non si riesce a costruire l\u2019accordo tra i cittadini e tra gli stessi dirigenti: l\u2019egoismo apre continue frane sino a ridurre la citt\u00e0 (\u2026) a un cumulo di rovine morali, citt\u00e0 dei morti, dove gli uomini s\u2019aggirano a m\u00f2 di fantasmi\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Giordani, \u2018cristiano ingenuo\u2019 come si definiva, sa dove si pu\u00f2 trovare nuova linfa e, dunque, conclude: \u201cE invece il Vangelo esige una citt\u00e0 di vita (\u2026), dove la morte \u00e8 morta\u201d.<a id=\"ftnref5\" name=\"_ftnref5\" href=\"#ftn5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>A noi tutti, credo, \u00e8 noto un sindaco che am\u00f2 incredibilmente la vita delle citt\u00e0 e, particolarmente, della sua citt\u00e0 d\u2019adozione: Firenze. Riecheggia ancora forte il grido di Giorgio La Pira: \u201cLe citt\u00e0 sono vive!\u201d<a id=\"ftnref6\" name=\"_ftnref6\" href=\"#ftn6\">[6]<\/a>. Anche La Pira, come Giordani, intese la politica come amore disinteressato alla propria gente e attraverso questo potere dell\u2019amore impresse qualcosa di indelebilmente vivo e proteso alla pace nel mondo nella sua \u2018bella e misurata Firenze\u2019.<\/p>\n<p>Declino degli stati assoluti<\/p>\n<p>Ed ecco un elemento oggettivo che ha a che fare con le relazioni istituzionali e personali e che rende politicamente vive le citt\u00e0. Oggi gli Stati sono troppo piccoli per governare questioni (tutte, anche gli affari interni) che travalicano i loro confini, non sono pi\u00f9 dunque \u2018stati assoluti\u2019. E, pur dibattendosi per non cedere il potere nazionale, vanno via via comprendendo che si debbono unire in Comunit\u00e0 pi\u00f9 ampie come l\u2019Unione Europea o come il Mercosur o come l\u2019Unione Africana o l\u2019Organizzazione della Cooperazione Centro-Asiatica. I cittadini \u2013 in tale scenario senza orizzonti, tra il tracollo di una finanza selvaggia e quotidiani spostamenti di popoli \u2013 si sentono anonimi, insicuri, soli e cercano (e si rifugiano in) identit\u00e0 semplici, circoscritte e definibili.<\/p>\n<p>Tra queste due tensioni (mondializzazione e identit\u00e0 ristretta) riprende importanza il luogo dove ciascuno vive e pu\u00f2 stabilire relazioni. E\u2019 un primo dato di fatto che ci dice che in questa fase della storia possiamo e dobbiamo ancora una volta scommettere sulla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Governo vicino ai cittadini<\/p>\n<p>Un secondo elemento \u00e8 che, di fronte ai difetti del centralismo statale, molte citt\u00e0 hanno dimostrato di saper stabilire un buon rapporto tra Amministrazione e cittadini, organizzandosi meglio, utilizzando pi\u00f9 efficacemente le risorse.<\/p>\n<p>Afferma lo storico Campanini: \u201cEmerge ormai con chiarezza che il luogo autentico della cittadinanza moderna non \u00e8 pi\u00f9 lo Stato, ma la Citt\u00e0 \u2026 come un processo di evoluzione dello Stato moderno verso una diversa dislocazione della cittadinanza \u2026 che si situa dunque su due piani, uno generale (lo Stato e, aggiungiamo, la Comunit\u00e0 di Stati) e uno particolare (la Citt\u00e0); e questo secondo piano va costantemente crescendo perch\u00e9 pi\u00f9 strettamente legato alla vita concreta delle persone\u201d<a id=\"ftnref7\" name=\"_ftnref7\" href=\"#ftn7\">[7]<\/a> .<\/p>\n<p>Due culture di citt\u00e0: quella \u2018fra le mura\u2019<\/p>\n<p>Si possono definire due &#8216;culture&#8217; di citt\u00e0, che sono anche due culture di appartenenza alla propria comunit\u00e0. La prima come opportunit\u00e0 di difesa da una aggressione o dallo straniero (anche non necessariamente nemico); come protezione della gente che vive in quel luogo o, meglio, di una maggioranza unita da legami di sangue, di religione, di economia. Una citt\u00e0, dunque, che si difende dentro le mura (non importa se come le antiche, fatte di pietra o come le contemporanee, fatte di cellule fotoelettriche). Vi sono libert\u00e0 e solidariet\u00e0, ma chiuse in se stesse. In simili citt\u00e0 ciascuna famiglia, ma anche ciascun individuo, possono costruirsi una propria vita del tutto indipendente dagli altri, un po\u2019 come avviene in un condominio dove si pu\u00f2 godere del massimo confort e della massima sicurezza anche solo mandando un delegato alle riunioni di condominio.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 dell\u2019amicizia civile<\/p>\n<p>La seconda cultura di citt\u00e0 esprime le ragioni dello &#8216;stare insieme&#8217; in una comunit\u00e0 locale: quelle della collaborazione e della &#8216;amicizia civile&#8217;, di cui parlava gi\u00e0 Aristotele. In questa secondo tipo di citt\u00e0 tutto \u00e8 finalizzato non alla difesa, ma alla relazione e collaborazione.<\/p>\n<p>In esse prende corpo la politica, come capacit\u00e0 di costruire legami pi\u00f9 ampi di quelli affettivi o economici per la produzione di beni privati. Il grande merito storico della polis, infatti, \u00e8 proprio l&#8217;avere operato &#8220;la distinzione tra una sfera di vita privata e una pubblica\u201d <a id=\"ftnref8\" name=\"_ftnref8\" href=\"#ftn8\">[8]<\/a> il merito di aver aperto le porte delle case per fondare la dimensione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 libera della comunit\u00e0 locale, dove i nuovi legami &#8216;vanno oltre&#8217; quelli del sangue e quelli utilitaristici, sono volti al bene di tutta la citt\u00e0, sono dunque legami della polis. Sta qui il significato denso del termine &#8216;politica&#8217;, come fraternit\u00e0 civile dentro la citt\u00e0.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 sollevata dal basso<\/p>\n<p>Tutta la costruzione della citt\u00e0 pu\u00f2 dunque essere tesa a favorire questa fraternit\u00e0 civile come ben-essere di ciascuno e della comunit\u00e0 nel suo insieme, a creare &#8220;le condizioni perch\u00e9 ciascuno, cittadino, famiglia, associazione, azienda, scuola, possa esprimere la propria personalit\u00e0 e realizzare la propria vocazione dando il meglio di s\u00e9. Per questo, certamente, sono necessarie, da parte dell&#8217;amministrazione, le competenze, le capacit\u00e0 tecniche e manageriali. Ma pi\u00f9 in profondit\u00e0, a chi governa la citt\u00e0 si domanda di fermarsi ad ascoltare i cittadini e prendere su di s\u00e9 i loro problemi. (\u2026) Il governo, in tal modo, non si impone, ma rispetta tutte le identit\u00e0 e tutti i compiti. E&#8217; agile e flessibile, pronto a cogliere la priorit\u00e0 che si presenta al momento presente. La citt\u00e0, cos\u00ec, non viene governata dall&#8217;alto, ma \u00e8 sollevata dal basso, e la politica assume il ruolo dello stelo che sostiene il fiorire delle iniziative pensate dai o insieme ai cittadini; diventa un vero servizio, unificando verso il bene comune gli sforzi di tutti.&#8221; <a id=\"ftnref9\" name=\"_ftnref9\" href=\"#ftn9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>Il paradigma comunitario<\/p>\n<p>Si mette cos\u00ec in gioco un diverso rapporto tra l\u2019istituzione e l\u2019insieme di tutti i cittadini, cittadinanza che deve mantenere pienamente la sua autonomia, nella linea luminosamente indicata dai teorici del primato della societ\u00e0 civile: da Rosmini a Tocqueville, da Maritain a Sturzo. Una citt\u00e0 che potrebbe esprimersi in nuove e moderne forme di autonomia cittadina in una ampia cornice comune e solidale del territorio a cui appartiene.<\/p>\n<p>Come ammoniva Dossetti, il rinnovamento della politica passa &#8220;attraverso la formazione e la immissione attiva nel corpo sociale di quelle isole rarissime che meglio rispondono, gi\u00e0 attualmente, alle premesse personalistiche e comunitarie &#8220;.<a id=\"ftnref10\" name=\"_ftnref10\" href=\"#ftn10\">[10]<\/a><\/p>\n<p>Ma tornare alle radici del modello comunale richiede di andare alle fondamenta del paradigma comunitario. \u201cDi fronte ai rischi di dissoluzione del legame sociale, la solidariet\u00e0, pur essendo un principio irrinunciabile, rischia di rivelarsi un criterio politico \u201cdebole&#8221;. (\u2026) fraternit\u00e0 e solidariet\u00e0 non sono affatto la stessa cosa. (\u2026) La fraternit\u00e0 \u00e8 assai pi\u00f9 esigente della solidariet\u00e0. (&#8230;) La fraternit\u00e0, al contrario della solidariet\u00e0 gestionale e umanitaria, \u00e8 attenzione incondizionata all&#8217;altro e presuppone che la mia libert\u00e0 non si possa realizzare senza la libert\u00e0 degli altri e che a questo titolo io ne sono responsabile.\u201d<a id=\"ftnref11\" name=\"_ftnref11\" href=\"#ftn11\">[11]<\/a><\/p>\n<p>Moltiplicare ed estendere queste isole di fraternit\u00e0, di sensibilit\u00e0 civica, di attenzione al bene comune, di partecipazione alla vita della citt\u00e0, \u00e8 condizione essenziale perch\u00e9 la crisi dello stato moderno non si trasformi nella crisi irreversibile della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dalla citt\u00e0 partecipata alla concezione cooperativa dei livelli di governo<\/p>\n<p>La citt\u00e0 in cui si vive la democrazia partecipativa &#8211; e sono sempre di pi\u00f9 quelle che, per assumere decisioni, scelgono e conducono con competenza processi partecipativi e deliberativi &#8211; sembrano avere compreso bene che, come diceva Shirin Ebadi, Nobel per la Pace 2003, \u201cLa democrazia non \u00e8 solo andare a votare, ma \u00e8 uno spirito che va coltivato nel tempo, come un fiore. Se la dimentichiamo muore.\u201d Rispondendo in tal modo all\u2019emergenza democratica di oggi, si rigenera la democrazia, la ri-attualizza, la rende effettiva e densa.<\/p>\n<p>In tal modo ci si apre anche alla \u201cconcezione policentrica della politica, (\u2026) superando l\u2019approccio dei livelli o delle gerarchie del potere politico. In una visione compiutamente \u201ccooperativa\u201d dei diversi ambiti politici, \u00e8 assai pi\u00f9 appropriato riferirsi alle \u201csfere\u201d di governo (europea, nazionale, regionale, provinciale), tutte distinte ma al contempo tutte interdipendenti ed interrelate.<a id=\"ftnref12\" name=\"_ftnref12\" href=\"#ftn12\">[12]<\/a> Lo esprime bene Altusio<a id=\"ftnref13\" name=\"_ftnref13\" href=\"#ftn13\">[13]<\/a>, con la sua intuizione della \u201cconsociazione\u201d di diversi e concentrici ambiti di governo, che hanno origine proprio nella vita politica comunale.\u201d <a id=\"ftnref14\" name=\"_ftnref14\" href=\"#ftn14\">[14]<\/a><\/p>\n<p>Seguendo queste linee-guida si pu\u00f2 identificare il contributo specifico dei Comuni al processo di ripensamento delle istituzioni locali e internazionali.<a id=\"ftnref15\" name=\"_ftnref15\" href=\"#ftn15\">[15]<\/a><\/p>\n<p>La citt\u00e0 grandi assenti negli assetti geopolitici<\/p>\n<p>In questo inizio del terzo millennio tanti, troppi territori sono scenario di guerre, tanto da far parlare di \u2018terza guerra mondiale a pezzi\u2019. Le cause sono complesse e, forse, stiamo pagando il conto di tanti errori politici del recente e meno recente passato. Troppi popoli sono forzatamente parte di aeree geopolitiche non scelte e subiscono soprusi da parte di grandi potenze che mirano ad accrescere la propria influenza o ad assicurarsi fonti energetiche e materie prime preziose. L\u2019accettazione del diritto all\u2019autodeterminazione di ciascun popolo, sottolineata dal pensiero sociale cristiano, \u00e8 ancora una meta lontana.<\/p>\n<p>Anche le regioni pi\u00f9 tranquille, in vero, reclamano oggi una maggiore autonomia manifestando la propria capacit\u00e0 di gestione locale, col pericolo, per\u00f2, che si passi dall\u2019accentramento nazionale a quello regionale e che vengano meno la solidariet\u00e0, l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0, nel senso di scegliere dove vivere avendo le medesime opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Le tensioni all\u2019autodeterminazione e all\u2019autonomia sono legittime e corrette, se scevre da interessi economici o di supremazia di stati su stati, ma sono comunque tensioni disequilibrate. Non si tiene infatti conto dei comuni. Dovrebbero essere le citt\u00e0 a sovra-organizzarsi, a conferire insieme ad autorit\u00e0 o enti di gestione il governo di alcune materie o l\u2019amministrazione di alcuni servizi. E \u2013 detto con un termine del linguaggio militare dell\u2019antica Roma (dove esistevano truppe di retroguardia che dovevano entrare in campo \u2018in subsudium\u2019 a quelle di prima linea se queste non ce la facevano da sole) \u2013 ogni comune dovrebbe vedere entrare in campo enti locali o stato o unioni solo in modo \u2018sussidiario\u2019. Sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec e le citt\u00e0 vengono fortemente mortificate dal sovra-potere di enti che esercitano su di esse una illimitata autorit\u00e0, deturpando fortemente la democrazia.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0: una rete oltre i campanili<\/p>\n<p>Un\u2019entit\u00e0 statale o regionale o federale, infatti, amplia s\u00ec gli orizzonti della comunit\u00e0 municipale soggetta al \u2018rischio campanile\u2019<a id=\"ftnref16\" name=\"_ftnref16\" href=\"#ftn16\">[16]<\/a>, ma fa questo mettendo pi\u00f9 comuni sotto un campanile pi\u00f9 alto, senza trasformare le dinamiche istituzionali da \u2018ingessate\u2019 a \u2018relazionali\u2019. Le citt\u00e0, invece, se vivono appieno la loro identit\u00e0, sono capaci di costruire legami con le citt\u00e0 vicine (per condividere, ad esempio, la gestione dei servizi urbani) e contemporaneamente con le citt\u00e0 pi\u00f9 svariate del mondo. Tessono cos\u00ec una tela che tiene solidamente unito il territorio locale, ma travalica i confini costruendo corridoi, legando le aree pi\u00f9 lontane. Ecco perch\u00e9 sia la \u2018governance\u2019<a id=\"ftnref17\" name=\"_ftnref17\" href=\"#ftn17\">[17]<\/a> locale che quella mondiale deve avere origine o basarsi o almeno porre come priorit\u00e0 le citt\u00e0.<\/p>\n<p>In una citt\u00e0 le appartenenze coesistono con la mondialit\u00e0<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che costituire una rete concentrica di governance con al centro il comune potrebbe portare con s\u00e9 il pericolo di frammentazione e di egoismi locali, ma si pu\u00f2 dimostrare che una citt\u00e0 ha risorse per vincere l\u2019auto-referenzialit\u00e0. In esse le appartenenze possono essere coltivate senza chiudersi l\u2019una dall\u2019altra e l\u2019una contro l\u2019altra. Le citt\u00e0 contengono cattedrali e sinagoghe e moschee e templi e luoghi del pensiero. All\u2019interno del Comune non ci sono confini e quando, per deviazioni storiche, vengono eretti non resistono al tempo e prima o poi sono abbattuti o aggirati. Neppure le \u201cmura esterne\u201d oggi garantiscono sicurezza (nemmeno i controlli ad alta tecnologia): la citt\u00e0 vincente \u00e8 quel luogo che donne e uomini, a qualunque popolo essi appartengano, abitano in pace, cooperando per il comune bene. La sicurezza oggi pi\u00f9 efficace \u00e8 quella garantita da tanti cittadini che custodiscono il tesoro condiviso del dialogo e della convivenza e che, fieri delle proprie radici ed identit\u00e0, sanno accogliere con prudenza e lungimiranza. La citt\u00e0, in una parola, \u00e8 il luogo della permeabilit\u00e0, dello scambio incessante, dell\u2019autoformazione alla conoscenza dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Si comprende perci\u00f2 come il ruolo delle citt\u00e0 sia insostituibile in un tempo in cui il mondo \u00e8 diventato un immenso e caotico villaggio globale.<\/p>\n<p>Dalla citt\u00e0 al mondo<\/p>\n<p>La \u00abcitt\u00e0 locale\u00bb e la \u00abcitt\u00e0 mondiale\u00bb sono dunque due dimensioni indivisibili e complementari della politicit\u00e0 di questo terzo millennio. Affrontare in modo corretto l\u2019apparente duplicit\u00e0 tra autonomia delle citt\u00e0 e governance delle grandi Unioni geopolitiche, e della governance mondiale stessa, tra identit\u00e0 e globalizzazione, tra comunit\u00e0 e mondialit\u00e0, tra diversit\u00e0 e unit\u00e0 costituisce il maggiore contributo alla soluzione delle cause profonde delle crisi internazionali.<\/p>\n<p>Ecco, quindi, un altro compito delle citt\u00e0 oggi: esse rappresentano, in questo precario equilibrio \u2018glocale\u2019, il particolare, il piccolo, il locale e assicurano al mondo di oggi, dal respiro affannato e dall\u2019assenza di orizzonti, di poter respirare con i due polmoni in tutte le sue dimensioni e le sue attivit\u00e0. Permettono a ciascuno di noi di riprendere continuamente il ritmo di una vita che ha bisogno estremo della sicurezza di relazioni vive e stabili, ma \u00e8 assetata anche di spazi senza confini come \u00e8 da sempre il cuore di ogni uomo.<\/p>\n<p>Conclusione: citt\u00e0 unite per unire i popoli<\/p>\n<p>Dopo tutto quello che \u00e8 stato detto, per affermare ancora una volta come le citt\u00e0 sono luoghi di costruzione della pace basta ricordare la loro peculiare strategia: &#8220;Ci\u00f2 che caratterizza propriamente il Comune \u00e8 l&#8217;impegno solenne di formare un solo corpo, in seno al quale tutti i partecipanti si considerano come uguali. I membri di un Comune sono sempre definiti come &#8216;congiurati&#8217; (con-jurati), legati dal giuramento che fa di loro una persona collettiva&#8221; <a id=\"ftnref18\" name=\"_ftnref18\" href=\"#ftn18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>E per riconoscerle come peace makers basta guardarle come laboratori all&#8217;interno dei quali esistono e si sperimentano nuovi equilibri e nuovi assetti politici e sulle quali investire per creare reti internazionali che si investano sempre di pi\u00f9 delle tante tematiche aperte dell\u2019umanit\u00e0 inquieta del terzo millennio e diano un apporto creativo anche in senso politico alla composizione di grandi unit\u00e0 geopolitiche. &#8220;Unire le citt\u00e0 per unire i popoli&#8221; pu\u00f2 essere un buon slogan del terzo millennio. La Pira lo completava cos\u00ec: &#8220;unire i popoli per unire il mondo&#8221; <a id=\"ftnref19\" name=\"_ftnref19\" href=\"#ftn19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<p><a id=\"ftnref1\" name=\"ftn1\" href=\"#ftnref1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a> Paul Virilio, Citt\u00e0panico, Raffaello Cortina Editore, Milano 2004<\/p>\n<p><a id=\"ftnref2\" name=\"ftn2\" href=\"#ftnref2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a> Zygmunt Bauman, Fiducia e paura nella citt\u00e0, pag. 19, Mondadori, 2005<\/p>\n<p><a id=\"ftnref3\" name=\"ftn3\" href=\"#ftnref3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a> In Nuova Umanit\u00e0, XVII 1995, n. 6, pagg. 5-8<\/p>\n<p><a id=\"ftnref4\" name=\"ftn4\" href=\"#ftnref4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a> Da Treccani: il malcostume di pretendere e incassare tangenti, ossia somme di denaro richieste in cambio di favori, concessioni o altre forme d\u2019intermediazione illecite da parte di chi \u00e8in grado d\u2019influenzare la buona riuscita di tali affari o pratiche. Per estensione, il fenomeno, lo scandalo delle tangenti nella pubblica amministrazione e in ambienti politici. L\u2019uso del termine si \u00e8affermato a partire dal 1992 in seguito alle inchieste giudiziarie svolte dalla magistratura di Milano e successivamente condotte anche in altre citt\u00e0d\u2019Italia, che portarono alla dissoluzione di alcuni partiti storici italiani<\/p>\n<p><a id=\"ftnref5\" name=\"ftn5\" href=\"#ftnref5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a> Igino Giordani, Le due citt\u00e0, p. 405<\/p>\n<p><a id=\"ftnref6\" name=\"ftn6\" href=\"#ftnref6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a> Riflessione sulla Citt\u00e0in G. La Pira, Le citt\u00e0sono vive, a cura di Montanari, La Scuola, Brescia 1979<\/p>\n<p><a id=\"ftnref7\" name=\"ftn7\" href=\"#ftnref7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a> G. Campanini, Lo Stato e la Citt\u00e0; Aggiornamenti Sociali, pag 394, maggio 2000.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref8\" name=\"ftn8\" href=\"#ftnref8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a> H. Arent, Vita activa, Bompiani, Milano 1964, pagg. 34 e ss.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref9\" name=\"ftn9\" href=\"#ftnref9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a> Chiara Lubich, La fraternit\u00e0nell&#8217;orizzonte della citt\u00e0, Al Consiglio comunale di Trento, 8 giugno 2001<\/p>\n<p><a id=\"ftnref10\" name=\"ftn10\" href=\"#ftnref10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a> G. Dossetti, Problematiche sociale del mondo d&#8217;oggi, 1951, in ID, Scritti politici, a cura di Trotta, Marietti, Genova, 1995, pagg. 282 e ss.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref11\" name=\"ftn11\" href=\"#ftnref11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>Bruno Mattei, La R\u00e9publique n&#8217;est pas fraternelle, &#8220;Le Monde&#8221;, 21.5.2002<\/p>\n<p><a id=\"ftnref12\" name=\"ftn12\" href=\"#ftnref12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>Cfr. Costituzione del Sudafrica, articolo 40 e ss.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref13\" name=\"ftn13\" href=\"#ftnref13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a> Giovanni Altusio (Diedenshausen 1557 &#8211; Emden 1638), pensatore politico e giurista tedesco, formandosi ai principi del calvinismo. Per Altusio, l&#8217;uomo \u00e8un animale politico, socievole per natura. La societ\u00e0si fonda su qualcosa di naturale. Ma tale tendenza, secondo Altusio, non deve far dimenticare che l&#8217;adesione alla societ\u00e0viene da una decisione volontaria, una scelta pi\u00f9o meno consapevole che compie l&#8217;individuo. Chi accetta di vivere in un certo luogo,&#8221;firma&#8221;, per cos\u00ecdire, un contratto nel quale ognuno esprime il suo consenso a vivere in una determinata societ\u00e0, si impegna ad obbedire alle leggi, rispetta i suoi costumi, si sottomette all&#8217;autorit\u00e0dello stato.<br \/> C&#8217;\u00e8dunque una differenza tra Altusio e i pensatori politici di scuola aristotelica, i quali fondavano la societ\u00e0(lo stato, la polis) sulla natura associativa degli individui. Altusio compie un passo oltre, osservando che la stessa libert\u00e0dell&#8217;uomo pu\u00f2indurlo ad aderire alla societ\u00e0ed allo stato in modo pi\u00f9consapevole, mediante un contratto. Con Althaus riemerge il punto di vista individuale, il diritto del singolo, dopo che Machiavelli e Bodin, o lo avevano ignorato, o persino negato. La scienza politica deve dedurre i suoi principi dal contratto sociale. Qui essa trova anche i mezzi necessari a conservare la societ\u00e0e l&#8217;ordine, stabilendo con la legislazione civile il modo in cui la legge morale e le leggi divine devono applicarsi alla societ\u00e0. La sovranit\u00e0non viene da Dio, ma dal popolo, ovvero dal corpo unico, (corpus simbioticum, corpo dei conviventi).<\/p>\n<p><a id=\"ftnref14\" name=\"ftn14\" href=\"#ftnref14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a> Documento di lavoro del Convegno \u2018Citt\u00e0per l\u2019Europa, Trento, 6 giugno 2003<\/p>\n<p><a id=\"ftnref15\" name=\"ftn15\" href=\"#ftnref15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a> A tale proposito si veda il Manifesto per l\u2019Europa, Innsbruck 10 novembre 2001: \u201c\u2026 siamo fermamente convinti che tale disegno [dell\u2019 Europa unita] pu\u00f2 venire pienamente realizzato solo assumendo la fraternit\u00e0 come categoria politica attraverso la quale sviluppare la costruzione dell\u2019Europa. Questa nuova dimensione dell\u2019impegno politico per l\u2019Europa pu\u00f2 essere realizzata in primo luogo a livello delle citt\u00e0, dove i cittadini vivono rapporti di prossimit\u00e0 e di reciprocit\u00e0 e il loro accesso alle istituzioni \u00e8 personale, immediato, continuo.\u201d<\/p>\n<p><a id=\"ftnref16\" name=\"ftn16\" href=\"#ftnref16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a> In Italia per intendere che un borgo, una citt\u00e0sono in continua e accesa competizione con le altre si usa riferirsi alla torre delle campane della chiesa (campanile) simbolo dell\u2019identit\u00e0della citt\u00e0stessa, da cui \u2018campanilismo\u2019.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref17\" name=\"ftn17\" href=\"#ftnref17\"><sup><sup>[17]<\/sup><\/sup><\/a> Il termine inglese \u2018governance\u2019indica qualcosa di molto diverso dal \u2018government\u2019. Quest\u2019ultimo rappresenta la classica piramide istituzionale: stato, regione, comuni con una rigida divisione dei poteri. La governance \u2013o governo delle reti \u2013\u00e8la modalit\u00e0tipica della gestione partecipata e dinamica in cui, tra il resto, il pubblico \u00e8solo un nodo della rete, ma con speciale compito di garanzia per la rete stessa.<\/p>\n<p><a id=\"ftnref18\" name=\"ftn18\" href=\"#ftnref18\"><sup><sup>[18]<\/sup><\/sup><\/a> Bernard Voyenne, Histoire de l\u2019id\u00e9e f\u00e9d\u00e9raliste, Parigi-Nizza, Presses d\u2019Europe,t. III, 1981, p. 164, cit. in Il Federalismo &#8211; cenni storici e prospettive politiche, Attilio Danese, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1995<\/p>\n<p><a id=\"ftnref19\" name=\"ftn19\" href=\"#ftnref19\"><sup><sup>[19]<\/sup><\/sup><\/a> G. La Pira, Testo scritto a Leningrado nel luglio 1970 e pubblicato in \u201cIl sentiero di Isaia\u201d, Cultura Nuova Editrice, Firenze 1979<\/p>\n<p><a class=\"doclink\" href=\"index.php?option=com_docman&amp;view=document&amp;alias=123-si-le-citta-possono-essere-hub-di-cambiamento-1&amp;category_slug=documenti-pdf-2&amp;Itemid=378\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scarica in pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Letizia De Torre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234244","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234244\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}