{"id":234310,"date":"2017-06-01T00:00:00","date_gmt":"2017-05-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/miraggi-del-neo-sovranismo-2\/"},"modified":"2017-06-01T00:00:00","modified_gmt":"2017-05-31T22:00:00","slug":"miraggi-del-neo-sovranismo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2017\/06\/01\/miraggi-del-neo-sovranismo-2\/","title":{"rendered":"Miraggi del neo-sovranismo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Arial\">di Pasquale Ferrara<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial\">\u00abSovrano \u00e8 chi decide sullo stato di eccezione\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Questa la famosa definizione che Carl Schmitt coni\u00f2 per caratterizzare il potere sovrano nella sua massima assertivit\u00e0, ossia l\u2019atto d\u2019imperio di sospendere lo stato di diritto. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Oggi questa espressione potrebbe essere riformulata, con gli stessi effetti distorcenti, in modo radicalmente diverso: \u00abSovrano \u00e8 chi decide sullo stato di esclusione\u00bb. Si afferma infatti ai quattro angoli del globo una concezione della comunit\u00e0 politica, della polity, basata su caratteri identitari estremistici che tendono ad accentuare le differenze, le distanze culturali e religiose, in termini di incompatibilit\u00e0 e di divisione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Il risvolto internazionale di questa tendenza \u00e8 quello del ripensamento del ruolo degli Stati nell\u2019ottica della sovranit\u00e0, anzi del \u201csovranismo\u201d, che ha tra i suoi effetti pratici quello di relativizzare e mettere tra parentesi i legami internazionali. Una sorta di suprematismo statalista che alimenta l\u2019illusione di una riappropriazione territoriale dei parametri fondanti della comunit\u00e0 politica, come l\u2019economia, la cultura, la storia. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Si \u00e8 in effetti sviluppata, specie nella seconda decade degli anni 2000, una nuova stagione politica fondata sul concetto di \u201cdemocrazia sovrana\u201d. In origine, si trattava dell\u2019idea (giusta) che la democrazia dovesse uscire dalle costrizioni del modello unico occidentale per poter essere declinata in modo originale nei diversi contesti culturali con caratteri originali. In seguito, l\u2019espressione ha tuttavia assunto un tono di forte polemica con la democrazia liberale, assegnando allo Stato una fondamentale funzione d\u2019ordine rispetto alla quale il fascio dei diritti civili, politici e sociali assume una collocazione derivata. La democrazia sovrana, a differenza dello Stato autoritario, mette in atto una \u201cnazionalizzazione delle \u00e9lite\u201d piuttosto che la \u201cnazionalizzazione delle masse\u201d di cui parlava George Mosse. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">La democrazia sovrana ha inoltre un\u2019accentuazione nazionalista, non perch\u00e9 rifiuta il contesto internazionale, ma perch\u00e9 lo considera un elemento solamente funzionale, e non ontologico, della vita politica mondiale. Pi\u00f9 precisamente, la democrazia sovrana mette in discussione l\u2019idea, tipica dell\u2019internazionalismo liberale e del costruttivismo, che l\u2019identit\u00e0 degli Stati debba molto all\u2019interazione con le altre comunit\u00e0 politiche, e che si forgi in modo endogeno nell\u2019ambito di questo fascio di relazioni. Per la democrazia sovrana, contrariamente a chi ritiene che l\u2019internazionalismo sia un fine in se stesso, la politica internazionale \u00e8 un mero strumento di attuazione dell\u2019interesse nazionale definito dai gruppi di potere. Come scrive Hobbes, \u00abogni Stato indipendente (non ogni uomo) \u00e8 assolutamente libero di fare quel che giudica (cio\u00e8, quel che l\u2019uomo o l\u2019assemblea che lo rappresenta, giudicano) come il pi\u00f9 vantaggioso\u00bb1. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Lo Stato, in questa accezione, torna ad essere un diaframma tra la societ\u00e0 nazionale e la societ\u00e0 internazionale, contrariamente all\u2019universalismo (spesso strumentale, occorre ammettere) dei diritti umani, della responsabilit\u00e0 di proteggere e dell\u2019interventismo umanitario. In altri termini, la democrazia sovrana attua un meccanismo di immunizzazione politica a livello internazionale, non solo nel senso del classico rifiuto di ogni ingerenza negli affari interni, ma anche di disinteresse per le questioni mondiali che non abbiano diretta attinenza agli interessi nazionali articolati secondo parametri economici, militari, egemonici, securitari. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Il sovranismo \u00e8 dunque un isolazionismo selettivo, che rischia di far regredire la nozione di Stato alla nozione primigenia di Stato di Jean Bodin, che nel 1576 lo teorizz\u00f2 come summa potestas, come potere supremo \u00absuperiorem non recognoscens\u00bb, che non riconosce istanze superiori. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">La fascinazione politica della democrazia sovrana ha contagiato anche l\u2019Unione europea, che in teoria, secondo la lezione di Habermas, dovrebbe caratterizzarsi come un esempio di \u201ccostellazione post-nazionale\u201d. La decisione della Gran Bretagna di lasciare l\u2019Unione europea, come pure il rifiuto di alcuni Stati membri (come l\u2019Ungheria e la Polonia) di accettare la ripartizione degli oneri di accoglienza dei rifugiati, rientra nella stessa attitudine di recupero della \u201csovranit\u00e0\u201d rispetto agli organismi sovranazionali, con un processo di riappropriazione delle quote di sovranit\u00e0 condivisa. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Sarebbe vano discutere della bont\u00e0 di tali opzioni; si tratta di scelte da rispettare. Le questioni vere sono per\u00f2 sostanzialmente due: l\u2019una, pragmatica, riguarda l\u2019efficacia di questo arroccamento nazionale; l\u2019altra, pi\u00f9 politica, interroga il destino della rappresentanza. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Quanto al primo aspetto, gi\u00e0 Ulrich Beck aveva parlato di una \u201crealpolitik cosmopolita\u201d che si imporrebbe agli Stati in ragione della natura transnazionale dei fenomeni globali. Difficile invocare la democrazia sovrana dinanzi al cambiamento climatico o alle migrazioni. Il rischio si globalizza senza chiedere il visto d\u2019ingresso alle democrazie sovrane. Il pericolo del sovranismo, portato alle sue estreme conseguenze, \u00e8 la deresponsabilizzazione e persino l\u2019irresponsabilit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">C\u2019\u00e8 inoltre la questione delle capacit\u00e0, e cio\u00e8 delle reali possibilit\u00e0 di influenza della dimensione statale sui processi macro-politici di natura finanziaria, ad esempio, o di tipo securitario. Prendiamo il discorso sul cosiddetto \u201crecupero della sovranit\u00e0 monetaria\u201d nell\u2019area dell\u2019Unione monetaria europea: si pu\u00f2 davvero ipotizzare che il ritorno alla lira o alla dracma consentirebbe di riappropriarsi del valore della moneta, che dipende ormai in buona misura dalle transazioni private transcontinentali svolte attraverso operazioni elettroniche attive 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana? Non solo la moneta non \u00e8 pi\u00f9 territoriale, ma lo stesso \u201cterritorio\u201d dove essa viene trattata \u00e8 virtuale, immateriale. La lezione di Carl Schmitt su Il nomos della terracome appropriazione originaria del suolo dovrebbe essere ripensata alla luce di questa assenza di territorio, almeno nella sua accezione tellurica e di radicamento. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Il secondo aspetto critico riguarda la rappresentanza. \u00c8 indubbio che si tratti di un istituto politico in profonda crisi, ma questo non giustifica la sostituzione della rappresentanza con l\u2019idea della \u201cdisintermediarizzazione\u201d, o di una presunta identit\u00e0 tra governanti e governati, in una sorta di concezione neo-organicistica dello Stato, in cui il processo elettorale pi\u00f9 che esprimere la volont\u00e0 popolare servirebbe a legittimare il potere dinanzi al popolo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Insomma, appare una forma politica che \u00e8 stata definita in modo efficace come \u201cdemocrazia illiberale\u201d. C\u2019\u00e8 l\u2019involucro della democrazia, ad esempio con le procedure elettorali, ma mancano delle componenti essenziali, cio\u00e8 il pluralismo e il cesto fiorito delle libert\u00e0. La democrazia illiberale \u00e8 spesso un magnifico dipinto di natura morta. Una variazione di questa distorsione della democrazia \u00e8 l\u2019autoritarismo competitivo: un ossimoro che sta a indicare, anche in questo caso, l\u2019esistenza di procedure democratiche formalmente corrette accompagnate per\u00f2 da asimmetrie di fondo tra i contendenti, che si risolvono in un netto vantaggio dell\u2019\u00e9lite al potere. Il risultato della competizione elettorale \u00e8 il mancato ricambio della classe politica e la riproduzione dei rapporti di potere a favore di chi gi\u00e0 lo detiene (incumbent). I politologi distinguono tra istituzioni politiche \u201cestrattive\u201d e \u201cinclusive\u201d: nel primo caso l\u2019accesso al potere politico soffre restrizioni di varia natura (anche quando la competizione \u00e8 formalmente presente), mentre nel secondo caso il sistema politico \u00e8 aperto e il potere realmente contendibile. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Sul piano globale, i sistemi democratici rappresentano la stragrande maggioranza, ma si pu\u00f2 affermare che la sovranit\u00e0 popolare intesa come facolt\u00e0 di scelta tra partiti e personale politico sia ugualmente diffusa? Se si vanno a esaminare le fattezze di queste forme politiche ibride, si constata che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di regimi di esclusione. Il confronto politico \u00e8 concepito come un gioco a somma zero (vincitori assoluti e perdenti assoluti), le minoranze e le dissidenze sono marginalizzate, le diversit\u00e0 stigmatizzate, le frontiere materiali e immateriali rafforzate. Si tratta, purtroppo, di caratteri che si vanno diffondendo anche nel caso di democrazie storiche, in Europa e in Nord America, grazie all\u2019enfatizzazione degli aspetti securitari e protettivi riconducibili alla variante populista. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Il sovranismo \u00e8, in sintesi, la malattia senile della sovranit\u00e0. Quest\u2019ultima era nata come strumento di identificazione, mutuo riconoscimento e strutturazione relazionale sia nell\u2019ambito politico interno che in quello internazionale. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">L\u2019ironia di questo processo di calcificazione esclusivista della democrazia \u00e8 che mette in scena la finzione di uno Stato risolutore e decisionista, pur essendo palese che le questioni che riguardano i cittadini e le persone in generale sono di proporzioni titaniche e richiederebbero, perci\u00f2, la messa in comune degli strumenti d\u2019intervento di cui la sovranit\u00e0 dispone per delega fiduciaria. \u00abPersino per gli Stati pi\u00f9 potenti \u2013 ha scritto Ken Booth \u2013 i sogni dell\u2019\u201cindipendenza politica\u201d e della \u201clibert\u00e0 di azione\u201d assomigliano allo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie: il sorriso rimane, ma la realt\u00e0 \u00e8 scomparsa\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Sulla scena del mondo riappaiono i Leviatani, ma sono Leviatani di cartone. Il loro orizzonte \u00e8 quello asfittico della barriera protettiva, del \u201ccampo\u201d, del muro o della rete. Mentre edificano fortificazioni, sembrano vittoriosi nel tempo breve, ma sono gi\u00e0 sconfitti dalla grande storia. La loro responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grave non riguarda la chiusura degli spazi, ma l\u2019illusione di dominare il tempo, la pretesa di sbarrare la strada al futuro, di condizionare le scelte delle generazioni successive. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\"><span style=\"font-family: Arial\">Al contrario di quanto vorrebbero far credere i vessilliferi del neo-sovranismo, vero sovrano \u00e8 chi decide sullo stato di inclusione. Sovrano \u00e8 chi resiste alle sirene dell\u2019integralismo pseudo-identitario e assume fino in fondo la responsabilit\u00e0 politica di evitare la facile quanto pericolosa scorciatoia sovranista e di imboccare il sentiero impervio della comunit\u00e0 mondiale, nelle sue mille articolazioni sanamente sovrane, senza perdere mai di vista gli obiettivi primari: lo sviluppo umano, il bene comune e i beni comuni. Insomma, uno Stato non pi\u00f9 Alice nel Paese delle Meraviglie, ma che ammette, come Dorothy nel Mago di Oz, \u00abche non siamo pi\u00f9 nel Kansas\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 27pt\">&nbsp;<\/p>\n<p>______________________________________________________________________________<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial\">1 T. Hobbes, Leviatano, Editori Riuniti, Roma 1993, p. 149.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial\">2 K. Booth, Relazioni Internazionali. Fondamenti e prospettive sociopolitiche del sistema internazionale contemporaneo, Mimesis, Milano-Udine 2014, p. 39<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Arial\">di Pasquale Ferrara<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234310","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234310","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234310"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234310\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234310"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234310"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234310"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}