{"id":234338,"date":"2017-11-30T00:00:00","date_gmt":"2017-11-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/la-pira-e-la-politica-economica-2\/"},"modified":"2017-11-30T00:00:00","modified_gmt":"2017-11-29T23:00:00","slug":"la-pira-e-la-politica-economica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2017\/11\/30\/la-pira-e-la-politica-economica-2\/","title":{"rendered":"La Pira e la politica economica"},"content":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div class=\"post-meta\">&nbsp;<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">A cura di <span> Carlo Cefaloni<\/span><\/span><\/span> <span class=\"post-meta-author\"><span><\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"post-meta\"><span class=\"post-meta-author\">29 novembre 2017 <\/span> <br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/fonte\/citta-nuova\/\" title=\"Citt&agrave; Nuova\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"post-summary\"><strong>Seconda parte dell&#8217;intervista allo storico Marco Luppi, Istituto universitario Sophia di Loppiano, a proposito del sindaco di Firenze, amato ma anche fortemente osteggiato in vita, dentro e fuori del partito. Dall&#8217;accusa di statalismo alla scelta per gli oppressi<\/strong><\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/la-pira-e-mattei-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>Continuiamo il percorso di una conoscenza pi&ugrave; approfondita della figura di Giorgio La Pira, a 40 anni dalla scomparsa nel &ldquo;sabato senza vespero&rdquo; del novembre 1977,&nbsp; quale esempio di quell&rsquo;orizzonte politico che sembra mancare oggi davanti a sfide sempre attuali della pace e della giustizia.<\/p>\n<p>Con il professor <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/perche-la-pira-resta-scomodo-attuale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Marco Luppi,<\/strong> <\/a>dell&rsquo;Istituto universitario Sophia di Loppiano, abbiamo parlato della polemica tra i due illustri siciliani, La Pira e Sturzo, esponenti di due diversi periodi del cattolicesimo politico. Nel confronto con il sacerdote di Caltagirone, fondatore del partito popolare, e ancor di pi&ugrave; con il presidente di Confindustria, Costa, resta l&rsquo;idea di un La Pira statalista.<\/p>\n<p><strong>Per alcuni critici, la posizione di La Pira a favore della necessit&agrave; della mano pubblica in economia, definito perci&ograve; a suo tempo &ldquo;comunistello di sacrestia&rdquo;, era la conseguenza di uno statalismo intimamente legato ad una formazione corporativa estranea alla democrazia liberale. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>Ecco, se si entra, pur brevemente, dentro il tema specifico sull&rsquo;intervento economico dello Stato nelle urgenze e nelle difficolt&agrave; del Paese, allora &egrave; doveroso ricordare che il famoso articolo di La Pira: &ldquo;Le attese della povera gente&rdquo;, apparso sulla rivista quindicinale &ldquo;Cronache sociali&rdquo; il 15 aprile 1950, scaten&ograve; un dibattito che vide partecipare industriali, sindacalisti, membri del governo. Nel pezzo in questione, La Pira rilanciava la ricetta keynesiana della volont&agrave; di spesa e della massimizzazione della forza lavoro come risposta a quelli che individuava come i due acerrimi nemici da combattere: disoccupazione e indigenza materiale. Le risposte in difesa del libero mercato, tra cui quella di Sturzo, in un periodo in cui lo statalismo alla base del sistema economico sovietico (e imposto, pi&ugrave; in generale, a tutta l&rsquo;Europa dell&rsquo;Est) mostravano una proposta totalmente priva di libert&agrave;, con un&rsquo;uguaglianza che appariva sprovvista dei presupposti fondamentali, perch&eacute; controllata da uno Stato di regime a partito unico.<\/p>\n<p><strong>Quale &egrave; stato il modello seguito allora da La Pira?<\/strong><\/p>\n<p>Il keynesismo di un La Pira era tutt&rsquo;altro che anti-democratico o corporativo, quanto piuttosto figlio delle convinzioni teoriche e dei grandi investimenti strutturali e infrastrutturali che avevano caratterizzato la stagione riformista &ldquo;roosveltiana&rdquo; negli Stati Uniti post &rsquo;29. Ci&ograve; che voglio dire &egrave; che il vero interesse di La Pira, quando vide l&rsquo;articolo in cui Sturzo lo definiva &ldquo;lo statista della povera gente&rdquo; e lo accusava di voler limitare gli spazi della libera espressione imprenditoriale, era quello del sindaco, che aveva a che fare con migliaia di disoccupati, senzatetto, indigenti a vari livelli; era il primo cittadino della &ldquo;vicenda Pignone&rdquo;, fabbrica che minacciava di chiudere e delocalizzare e che, anche grazie all&rsquo;intervento lapiriano, venne rilevata dall&rsquo;Eni di Mattei, il quale la trasform&ograve; in uno dei fiori all&rsquo;occhiello dell&rsquo;industria meccanica italiana. Quando vedeva povert&agrave; e, secondo la sua sensibilit&agrave;, mancanza di vero spirito politico di dialogo tra le maestranze che avevano in mano la sorte di migliaia di lavoratori (con dietro centinaia di famiglie), in La Pira scattava una &ldquo;sacra frenesia&rdquo;, che lo portava ad impegnarsi strenuamente fino alla soluzione, interessando tutti i livelli della politica, da quello istituzionale a quello locale.<\/p>\n<p><strong>Quali furono i motivi reali che lo estromisero dalla carica di sindaco di Firenze?<\/strong><\/p>\n<p>La Pira, eletto sindaco per la prima volta nel giugno 1952, ottenne altri due mandati, spesso con una valanga di voti, che andarono ben al di l&agrave; della sua appartenenza alla Democrazia cristiana, anche perch&eacute; i suoi competitor erano i candidati di quel Partito comunista che in Toscana aveva una delle sue roccaforti principali ed un bacino sicuro di preferenze. Per questo si pu&ograve; dire che gli furono riconosciute una passione politica e una dedizione per la citt&agrave; un po&rsquo; fuori dall&rsquo;ordinario. Del resto la Firenze citt&agrave; del dialogo tra religioni e culture diverse, la Firenze dei Colloqui mediterranei alla ricerca di una soluzione della crisi arabo-israeliana, per il pieno riconoscimento del nuovo ingresso degli Stati reduci dalla colonizzazione nello scenario internazionale, furono tutte &ldquo;invenzioni&rdquo; lapiriane. Ebbe buon gioco <strong>Dossetti<\/strong>, nel giorno del suo funerale, nel dire che La Pira diede a Firenze una visione, uno spessore che prima era riscontrabile solo guardando al suo celebre passato storico e alla sua arte conosciuta in tutto il mondo. Ci&ograve; che fece concludere quella stagione, siamo nel febbraio 1965, fu il dato storico-politico legato al dibattito sempre pi&ugrave; incandescente nella DC a proposito delle giunte di centro-sinistra, che anticipavano di qualche tempo il compromesso storico e si basavano sull&rsquo;accordo con i socialisti e, a volte, sulla non belligeranza con i comunisti. Anche Firenze era parte di tali &ldquo;esperimenti&rdquo;, sgraditi alla parte pi&ugrave; moderata del partito e malvisti da una fetta di mondo cattolico, che bersagliava costantemente La Pira su organi di stampa come &ldquo;La Nazione&rdquo;, in perenne polemica con il sindaco. Quando egli si accorse che la propria propensione al dialogo era osteggiata, che il suo metodo era messo in dubbio, e che qualcuno cominciava a costruire, a suo danno, un dualismo strumentale con uno tra i suoi collaboratori della prima amministrazione e amico, Piero Bargellini, si fece da parte.<\/p>\n<p><strong>Chi ha provato a seguire le tracce di La Pira? <\/strong><\/p>\n<p>Per La Pira il dialogo ed il lavoro con i giovani ha rappresentato un punto imprescindibile. Ci&ograve; era vero tanto nella professione universitaria, svolta con passione sino all&rsquo;ultimo, quanto in politica. Nacque nel corso di quegli anni a Firenze, anche per il contatto con la vocazione ed il modo di intendere la politica di La Pira, una corrente democristiana incarnata quasi esclusivamente da giovani, &ldquo;La Base&rdquo;, il cui portavoce ed elemento di spicco fu Nicola Pistelli, che mor&igrave; prematuramente, di incidente stradale, proprio nel settembre 1964. Successivamente, la figura di La Pira &egrave; rimasta un punto di riferimento per una parte del cattolicesimo, quella che &egrave; emersa nella stagione del Concilio Vaticano II, esprimendo attraverso alcuni valori, che rappresentano anche l&rsquo;eredit&agrave; lapiriana, la bont&agrave; di una scelta e di un metodo politico, fatti di propensione al dialogo, di ricerca di una sintesi tra riformismo e diritti sociali al di l&agrave; di steccati troppo rigidi, della pace vista come rispetto e valorizzazione delle storie di popoli, comunit&agrave;, che vanno accompagnate alla scoperta del proprio posto nella societ&agrave; internazionale. In questa dimensione La Pira ha incontrato personalit&agrave; religiose e laiche, credenti o atei, stabilendo uno sguardo possibile e applicabile anche nell&rsquo;impegno politico di oggi. A patto, tuttavia, che si seppelliscano le posizioni di rigidit&agrave; partitica o le ideologie populiste, spesso basate sulla proliferazione di un pensiero totalitario, onnisciente che La Pira volle contrastare puntando sulle radici della convivenza umana.<\/p>\n<p><strong>Dalla tua visione complessiva che contempla anche il continente latino americano, attraversato da notevoli ricchezze e contraddizioni, come &egrave; cambiata la tua considerazione di La Pira fuori dalla sua italianit&agrave;? <\/strong><\/p>\n<p>La mia esperienza universitaria ed esistenziale degli ultimi due anni in Brasile, e in un dialogo che cresce anche con una rete di colleghi in tutto il continente latino-americano che guarda alla valorizzazione di alcune categorie relazionali come la fraternit&agrave;, mi suggerisce, a maggior ragione in questi tempi, che La Pira non pu&ograve; essere un &ldquo;santino da sacrestia&rdquo;, ma deve rappresentare una proposta attuale, perch&eacute; la politica ha bisogno di menti aperte e di analisi che sappiano avvicinare le storie di popoli che si sono incontrate a volte in modo violento e conflittuale, ma oggi possono e devono &ldquo;cavalcare le tigri&rdquo; del futuro puntando su una visione condivisa, dialogata, includente. Di La Pira continua ad affascinarmi la sua visione della citt&agrave; come realizzazione di un sogno, di una vocazione, che va scoperta e per la quale spendersi. Il suo motto, quando fu per un decennio Presidente della &ldquo;Federazione delle Citt&agrave; gemellate&rdquo;: Unire le citt&agrave; per unire le nazioni, era un richiamo a costruire dentro la citt&agrave;, cellula base della convivenza, e seguendo l&rsquo;indole umana condivisa in ogni parte del mondo, cio&egrave; quella di creare una comunit&agrave; nella quale fosse possibile soddisfare tutte le esigenze. Amava spesso ripetere La Pira: &laquo;A tutti sia chiaro che in una citt&agrave; un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l&rsquo;officina), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l&rsquo;ospedale)&raquo;.<\/p>\n<p><strong><a href=\"it\/archivio\/opinioni\/2277-perche-la-pira-e-scomodo-e-attuale.html\">Leggi la prima parte dell&#8217;intervista<\/a><\/strong><a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/perche-la-pira-resta-scomodo-attuale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div class=\"post-meta\">&nbsp;<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">A cura di <span> Carlo Cefaloni<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234338","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234338","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234338"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234338\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234338"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234338"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234338"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}