{"id":234363,"date":"2018-02-23T00:00:00","date_gmt":"2018-02-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/la-sinistra-tra-massimalismo-e-riformismo-2\/"},"modified":"2018-02-23T00:00:00","modified_gmt":"2018-02-22T23:00:00","slug":"la-sinistra-tra-massimalismo-e-riformismo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/02\/23\/la-sinistra-tra-massimalismo-e-riformismo-2\/","title":{"rendered":"La sinistra tra massimalismo e riformismo"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" style=\"max-width: 100%\">\n<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.75em;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\">di Marco Luppi<\/span><\/span> <\/div>\n<div>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.cittanuova.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cittanuova.it<\/a><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.75em;max-width: 100%\"><strong>Dal socialismo di Turati alle numerose scissioni e ricomposizioni di una tradizione politica attraversata dalle tensioni interne che restano aperte nell&rsquo;Italia del 2018 &nbsp;<\/strong><\/div>\n<p> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/CITTANANFOTO_20180220110544307-720x0-c-default.jpg\" \/>Foto: ANSA\/ ALESSANDRO DI MARCO <\/p>\n<p>Continuiamo la ricognizione sulle culture politiche presenti e attive nel nostro Paese. Dopo il <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/la-diaspora-dei-cattolici-democratici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>cattolicesimo democratico<\/strong><\/a> e la <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/quali-liberali-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">destra liberale, <\/a>&egrave; ora il tempo della sinistra<\/p>\n<p><strong><em>La nascita del socialismo e la critica al processo di sviluppo italiano<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per parlare di una tradizione riformista in Italia, collocata sul versante &ldquo;sinistro&rdquo; rispetto alla classe dirigente tradizionale, solitamente si risale ai primi deputati che entrarono in Parlamento tra le fila del <strong>Partito socialista<\/strong>, nato a Genova da <strong>Turati e Kuliscioff<\/strong> nel <strong>1892<\/strong>, affermatosi come partito di massa a trazione marxista, schierato in difesa delle rivendicazioni del Movimento operaio.<\/p>\n<blockquote class=\"pullquote\" style=\"font-size: 1.42em;line-height: 1.38em;font-style: italic;margin-top: 1em;margin-bottom: 1em;max-width: calc(100% - 1em)\">\n<p>La grande novit&agrave; politica, considerata con preoccupazione da una gerarchia ecclesiastica intimorita dal possibile proliferare del materialismo storico, aveva davanti a s&eacute; uno scenario variegato e frastagliato di malcontento sia in fabbrica che nelle campagne, ma non seppe cavalcarlo n&eacute; unificarlo, piuttosto lo sub&igrave;, come in occasione del <strong>&ldquo;biennio rosso&rdquo;<\/strong> successivo al primo conflitto mondiale, all&rsquo;apice del quale fu operata la prima e fondamentale scissione storica all&rsquo;interno della famiglia socialista: lo strappo di Livorno del gennaio <strong>1921<\/strong>, con la fondazione del <strong>Partito comunista<\/strong>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La <strong>Rivoluzione russa<\/strong>, nel frattempo, aveva rappresentato l&rsquo;affermazione della dottrina socialista all&rsquo;interno dell&rsquo;area geo-politica pi&ugrave; arretrata e meno industrializzata del continente (revisione parziale dell&rsquo;idea guida contenuta nel pensiero di Marx), ma soprattutto aveva palesato quali strumenti fossero considerati fondamentali in vista del consolidamento del potere politico: a) il partito quale avanguardia rivoluzionaria indispensabile per guidare le masse; b) <strong>i soviet<\/strong> come organismo di conduzione del rinnovamento da operare nei gangli vitali dell&rsquo;amministrazione statale e della macchina economica; c) una classe intellettuale fortemente ingaggiata nel processo di revisione storica e di gestazione del nuovo paradigma. <strong>Gramsci<\/strong>, in Italia, divenne il simbolo della consapevolezza critica verso i processi istituzionali, con i suoi studi sull&rsquo;unificazione come <strong><em>rivoluzione fallita<\/em><\/strong>, che denunciava il dirigismo dell&rsquo;&eacute;lite, il mancato coinvolgimento delle masse contadine e l&rsquo;occupazione meridionale.<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<em>L&rsquo;antifascismo e la lotta resistenziale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La tradizione politica di sinistra si afferm&ograve; a cavallo tra il gradualismo della socialdemocrazia tedesca, convinta che la conquista del potere politico potesse avvenire per via parlamentare, e il massimalismo di marca sovietica, che ben presto divenne l&rsquo;immagine dell&rsquo;ascesa prepotente dello Stato socialista, la cui affermazione nel cuore delle contraddizioni del sistema capitalista era considerata ormai prossima.<\/p>\n<blockquote class=\"pullquote\" style=\"font-size: 1.42em;line-height: 1.38em;font-style: italic;margin-top: 1em;margin-bottom: 1em;max-width: calc(100% - 1em)\">\n<p>Ma la <strong>crisi economica del 1929,<\/strong> unita all&rsquo;impermeabilit&agrave; del sistema democratico-liberale occidentale, apr&igrave; piuttosto alla risposta forte dei totalitarismi, che costrinsero l&rsquo;orizzonte social-comunista alla clandestinit&agrave; e all&rsquo;esilio forzato, con il proposito di preparare il bagaglio culturale adatto alla ripresa di un progetto riformista, che avrebbe avuto nell&rsquo;antifascismo uno dei tratti dominanti.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La lotta resistenziale, combattuta all&rsquo;indomani dell&rsquo;8 settembre 1943 (annuncio dell&rsquo;armistizio con le forze alleate), rappresent&ograve; la battaglia concreta e dottrinale di quanti avvertirono l&rsquo;urgenza di generare una comunit&agrave; politica che avesse cooperato alla riconquista della libert&agrave; (le Brigate partigiane), al recupero del dialogo politico interpartitico (l&rsquo;esperienza dei CLN, Comitati di liberazione nazionale), alla <strong>scrittura della carta d&rsquo;identit&agrave; del Paese<\/strong> e delle regole della convivenza plurale e democratica (il biennio dell&rsquo;Assemblea costituente).<\/p>\n<p><strong><em>Forze di lotta o di governo? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Socialisti e comunisti composero, assieme alla DC degasperiana, la maggioranza tripartita che diede continuit&agrave; al processo di ricostruzione e consolidamento del Paese, almeno fino al 1947, quando esplosero i primi segnali della <strong>guerra fredda<\/strong> gi&agrave; in atto ed emersero le molteplici contraddizioni interne di un accordo del tutto provvisorio: la nascita del <strong>Partito socialdemocratico<\/strong> (scissione di Palazzo Barberini), con la componente riformista che lasci&ograve; il PSI in polemica per il rinnovo della politica frontista con i comunisti; la politica dei &ldquo;due forni&rdquo; portata avanti dal PCI, che contestava nelle piazze e nei luoghi rappresentativi l&rsquo;esecutivo di cui doveva essere un sostegno imprescindibile; la scelta filo-occidentale della DC, che accettando gli aiuti economici del piano Marshall entrava a pieno diritto nel novero delle forze che dovevano garantire la <em>dottrina del containment<\/em> in funzione anticomunista.<\/p>\n<blockquote class=\"pullquote\" style=\"font-size: 1.42em;line-height: 1.38em;font-style: italic;margin-top: 1em;margin-bottom: 1em;max-width: calc(100% - 1em)\">\n<p>La campagna elettorale per le elezioni politiche del 1948, quella del definitivo <strong>sostegno vaticano al disegno centrista<\/strong> e quella del dilemma a senso unico: <strong>De Gasperi o Togliatti<\/strong>, non fece altro che confermare l&rsquo;uscita della sinistra politica dal governo e l&rsquo;inizio di un ruolo di opposizione che dur&ograve; quasi cinquant&rsquo;anni.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Non mancarono importanti deroghe. Prima di tutto le giunte di centro-sinistra, che governarono alcune tra le principali citt&agrave; capoluogo nel cuore degli anni &rsquo;60, testimoniando l&rsquo;esistenza per nulla teorica di un progetto riformatore pi&ugrave; ampio che doveva sostenere il boom economico. Quindi la stagione del compromesso storico, l&rsquo;avvicinamento tra Moro e Berlinguer, che aveva lo scopo di realizzare un programma di rinnovamento della societ&agrave; basato sul consenso di massa assegnato alle forze contraenti, che fu rallentato dalle spinte conservatrici e dalla debolezza dei governi di solidariet&agrave; nazionale, i quali non seppero resistere alla violenza fisica e verbale che segu&igrave; al sequestro e all&rsquo;omicidio dello statista democristiano (maggio 1978) da parte delle Brigate Rosse. Infine <strong>il governo Craxi del 1983-1987<\/strong>, con la formula del &ldquo;pentapartito&rdquo; che comprendeva i socialisti ma non il PCI, e che sembr&ograve; anticipare, almeno in parte, il definitivo crollo del &ldquo;comunismo di governo&rdquo;, di l&igrave; a poco sanzionato dalla caduta del muro di Berlino.<\/p>\n<p><strong><em>Affermazione del riformismo o permanente &ldquo;sindrome dell&rsquo;opposizione&rdquo;?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Una spinta riformista a sinistra non si esaur&igrave; neppure con la scomparsa dei partiti storici, principali attori della prima stagione repubblicana, che mutarono nome (PCI-PDS-DS; il PSI divenne forza marginale, al netto del permanere dell&rsquo;idea politica portante in vari schieramenti) e cercarono una nuova legittimazione in rinnovate ipotesi di governo.<\/p>\n<blockquote class=\"pullquote\" style=\"font-size: 1.42em;line-height: 1.38em;font-style: italic;margin-top: 1em;margin-bottom: 1em;max-width: calc(100% - 1em)\">\n<p><strong>La stagione ulivista di Prodi<\/strong>, con l&rsquo;ingresso italiano in zona euro e il protagonismo all&rsquo;interno del progetto di unificazione continentale, cominci&ograve; ad avvicinare i &ldquo;nemici storici&rdquo;, gli stessi eredi del cattolicesimo democratico e della sinistra progressista che unirono le proprie strade nella creazione del Partito democratico.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La continuit&agrave; di una classe dirigente omogenea, il coinvolgimento del cittadino-elettore tentato dal disimpegno e dalla crescente ondata di anti-politica, la <strong>capacit&agrave; di resistere alla tentazione del capo o dell&rsquo;uomo forte<\/strong> per continuare ad esprimere una dottrina che nasca dalla pluralit&agrave; delle provenienze e dal dialogo allargato, rimangono sfide aperte e irrisolte di una storia che spesso appare non abbandonare la &ldquo;sindrome dell&rsquo;opposizione&rdquo;.<\/p>\n<p><span>Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=119552&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per un quadro completo leggi anche dello stesso autore:<\/p>\n<p><a href=\"it\/archivio\/opinioni\/2438-la-diaspora-dei-cattolici-democratici.html\">La &ldquo;diaspora&rdquo; dei cattolici democratici <\/a><\/p>\n<p><a href=\"it\/archivio\/opinioni\/2439-quali-liberali-in-italia.html\">Quali liberali in Italia?<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"max-width: 100%;text-decoration: underline\">Consigli per la lettura<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Guido Formigoni, <em>Storia d&rsquo;Italia nella guerra fredda (1943-1978)<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2016<\/p>\n<p>Carlo Guarnieri, <em>Il sistema politico italiano. Radiografia politica di un paese e delle sue crisi<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2016<\/p>\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"page\" style=\"max-width: 100%\">\n<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.75em;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\">di Marco Luppi<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234363","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234363","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234363"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234363\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}