{"id":234365,"date":"2018-02-09T00:00:00","date_gmt":"2018-02-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/quali-liberali-in-italia-2\/"},"modified":"2018-02-09T00:00:00","modified_gmt":"2018-02-08T23:00:00","slug":"quali-liberali-in-italia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/02\/09\/quali-liberali-in-italia-2\/","title":{"rendered":"Quali liberali in Italia?"},"content":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div class=\"post-summary\">d<span class=\"post-meta-author\">i <span> Marco Luppi <\/span><\/span> <br \/>9 febbraio 2018 <span class=\"post-meta-author\"><span><\/span> <\/span> <br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/quali-liberali-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"Citt&agrave; Nuova\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\"><strong>Le tracce di una cultura politica che ha determinato la storia del nostro Paese. Un percorso dalla Destra storica al lungo periodo berlusconiano passando attraversi Reagan e la Thatcher<\/strong><\/div>\n<\/header>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/CITTANANFOTO_2018020822481580-720x0-c-default.jpg\" \/> . ANSA \/ INSIDEFOTO-SERENA CREMASCHI<\/p>\n<p><strong>Non si pu&ograve; tentare una ricerca di un&rsquo;importante corrente di pensiero che rimanda alla &ldquo;libert&agrave;&rdquo; in Italia senza&nbsp; partire da Benedetto Croce (<\/strong>1866 -1952) che, cominciando una nuova analisi sul pensiero liberale in periodo tardo fascista, non esit&ograve; a definire <strong>la libert&agrave; un metodo<\/strong>, cio&egrave; un bene primario, un pilastro su cui impostare la vita associata, che non doveva essere confuso con i bisogni, ideali o materiali, dei quali poteva favorire la gestazione (buone pratiche di governo, una societ&agrave; plurale, un mercato attivo, etc.).<\/p>\n<p><strong>Tra liberalismo e liberismo<\/strong><\/p>\n<p>Tale convinzione era irrobustita anche da un dibattito generazionale, che si caratterizz&ograve; a partire da una nuova sortita crociana, vale a dire la necessit&agrave; di declinare la libert&agrave; secondo due sfumature semantiche diverse: <strong>liberalismo<\/strong> (di stampo etico e civile: la libert&agrave; &egrave; una questione di coscienza) e <strong>liberismo<\/strong> (di stampo economico: la libert&agrave; &egrave; connessa con l&rsquo;utile, con ci&ograve; che &egrave; conveniente). Il problema, inesistente per molte comunit&agrave; politiche che non possedevano la stessa distinzione lessicale, venne raccolto da un altro &ldquo;padre nobile&rdquo; del pensiero liberale italiano, <strong>Luigi&nbsp; Einaudi<\/strong>, economista e secondo Presidente della storia repubblicana, per il quale andavano considerate commistioni tra le due aree di interesse, perch&eacute; nel concetto di libert&agrave; economica erano inscrivibili principi e virt&ugrave; morali: la mentalit&agrave; d&rsquo;impresa, l&rsquo;assunzione di responsabilit&agrave; dal privato al pubblico, lo spirito aperto e leale di competizione, il riconoscimento e la valorizzazione del merito.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo della Destra storica cavouriana <\/strong><\/p>\n<p>La parabola del pensiero liberale in Italia pu&ograve; essere letta anche cos&igrave;, tra l&rsquo;affermazione dell&rsquo;etica civile e la sostanza dello sviluppo economico. Tale fu la proposta impersonata da <strong>Cavour<\/strong> e dalla Destra storica, che gestirono il processo di unificazione di una penisola frammentata da secoli, frutto di particolarismi che sembrava impossibile mettere insieme, ma la cui iniziativa nacque guardando alla cosiddetta &ldquo;<strong>religione della libert&agrave;<\/strong>&rdquo;, che aveva cominciato ad affermarsi tra il 1815 e il 1848 come una delle matrici che avrebbe accompagnato il formarsi dell&rsquo;Europa contemporanea. <strong>Cavour fu liberale e liberista a<\/strong>l tempo stesso (libero mercato, lotta al protezionismo reazionario, legami con i maggiori governi europei, etc.), sensibile all&rsquo;esempio del bipolarismo inglese, attento al costituzionalismo belga capace di sanzionare una centralit&agrave; crescente del parlamento nello sviluppo delle funzioni politiche, vicino al protagonismo francese in vista del riequilibrio strategico continentale. Come non riconoscere, infatti, nell&rsquo;interpretazione parlamentare dello Statuto Albertino e nel connubio stretto con il portavoce della Sinistra storica e moderata Rattazzi, per isolare il potenziale pericolo delle &ldquo;estreme&rdquo; (anarchici, i primi socialisti), quella <strong>prassi di governo &ldquo;al centro&rdquo; della dinamica politica,<\/strong> aperto al compromesso e all&rsquo;accordo di scopo, che ha guidato la storia dell&rsquo;Italia per pi&ugrave; d&rsquo;un secolo?<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Il divenire e il complicarsi dello &ldquo;spirito di governo&rdquo;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/strong>La stagione giolittiana (dal nome dello statista, Giovanni Giolitti, che ne incarn&ograve; lo spirito per quasi un ventennio), che tra fine XIX e inizio XX secolo prese l&rsquo;eredit&agrave; di tale impostazione teorico-politica, entr&ograve; in crisi non a causa della perdita di validit&agrave; assoluta dei principi liberali, ma per l&rsquo;incapacit&agrave; di sintonizzarsi con la dimensione di massa che stava assumendo il discorso sociale ed economico. Era la stagione che stava preparando l&rsquo;irrompere di partiti estesi, strutturati, i quali sarebbero stati protagonisti delle storiche battaglie politiche e sindacali, nonch&eacute; della costruzione di democrazie forgiate dal confronto drammatico con i totalitarismi, con i quali, del resto, molta classe dirigente di stampo liberale si era accordata nel tentativo di mantenere significative fette di potere.<strong> Il liberalismo, nel tempo, divenne uno dei principi guida non tanto di un partito specifico <\/strong>(il piccolo Partito liberale rappresenter&agrave; in Italia una forza minoritaria), <strong>quanto di un modo di intendere la gestione della macchina statale<\/strong>, basata sull&rsquo;accordo tra forze politiche moderate e mondo imprenditoriale, divenuto un vero fattore determinante per qualsiasi agenda governativa. Tuttavia, rispetto alle aspirazioni originarie, il discorso era progressivamente cambiato di segno. L&rsquo;ispirazione iniziale aveva preso le mosse dalla stagione del <strong>New Deal rooseveltiano<\/strong>, con le quattro libert&agrave; (libert&agrave; dal bisogno, libert&agrave; di espressione, libert&agrave; di culto e libert&agrave; dalla paura), annunciate in occasione del discorso al Congresso americano del gennaio 1941, viste come il punto di equilibrio tra la democrazia politica e il benessere del mercato economico, che insieme avrebbero dovuto suggerire un modello esportabile. Ma a condizionare le pieghe successive fu piuttosto la guerra fredda e l&rsquo;interpretazione data dallo <strong>spirito conservatore<\/strong> nelle sue due espressioni principali dal punto di vista politico (<strong>Reagan negli Stati Uniti e Thatcher in Gran Bretagna<\/strong>), che determinarono i capisaldi del nuovo pensiero liberale: anticomunismo, riformismo verticistico con privilegio delle classi medio-alte, mano ferma nella &lsquo;questione sociale&rsquo;, <strong>gestione del mercato a favore delle imprese e del capitale. <\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Quale pensiero liberale in Italia?<\/strong><\/p>\n<p><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <\/em>Il risultato nel panorama italiano, in capo al <strong>crollo della cosiddetta Prima Repubblica<\/strong>, con la perdita di credibilit&agrave; del sistema dei partiti, gi&agrave; scosso da eventi periodizzanti come la caduta del Muro di Berlino e lo sgretolamento dell&rsquo;impero sovietico, ha aperto la strada ad esiti contrastanti. Da una parte vi &egrave; stata la proposta di uno schieramento presentatosi come il continuatore della storia liberale (<strong>Popolo della libert&agrave;<\/strong>, Casa della libert&agrave;) e che ha trovato in <strong>Berlusconi<\/strong> un catalizzatore di consensi, un aggregatore di storie politiche disperse (popolarismo, socialismo) e in <strong>Forza Italia<\/strong> l&rsquo;elemento base di un progetto di governo che ha &ldquo;responsabilizzato&rdquo; e integrato gli eredi di una parte dell&rsquo;estrema destra, arrivata ad esprimere una classe dirigente (Alleanza nazionale con Fini); si &egrave; trattato di <strong>un ventennio<\/strong> che ha prodotto meno risultati delle molte aspettative create, il quale ha alimentato una nuova forma di leaderismo populista, che sembra volersi riproporre quale soggetto adatto a gestire la delicata fase attuale del Paese. Dall&rsquo;altra, e non solo in Italia, <strong>gli eredi delle forze liberali,<\/strong> o spesso gli alleati e competitor, <strong>paiono trovarsi fuori dal vecchio binomio destra\/sinistra<\/strong> e ingaggiati nelle nuove sfide politiche: globale\/locale, stato nazionale\/unione comunitaria, centralismo\/autonomia, che disegnano una spinta sovranista dagli esiti ancora tutti da scrivere.<\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=119122&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per un quadro completo leggi anche dello stesso autore:<\/p>\n<p><a href=\"it\/archivio\/opinioni\/2438-la-diaspora-dei-cattolici-democratici.html\">La &ldquo;diaspora&rdquo; dei cattolici democratici <\/a><\/p>\n<p><a href=\"it\/archivio\/opinioni\/2437-la-sinistra-tra-massimalismo-e-riformismo.html\">La sinistra tra massimalismo e riformismo<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline\">Consigli utili per la lettura<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Emanuele Parsi, <em>Titanic. Il naufragio dell&rsquo;ordine liberale<\/em>, Il Mulino, Bologna, 2018<\/p>\n<p>Giovanni Orsina (a cura di), <em>Storia delle destre nell&rsquo;Italia repubblicana<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2014<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div class=\"post-summary\">d<span class=\"post-meta-author\">i <span> Marco Luppi <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234365","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234365","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234365"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234365\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234365"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234365"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234365"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}