{"id":234375,"date":"2018-03-21T00:00:00","date_gmt":"2018-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/lagricoltura-locale-antidoto-al-latifondo-che-frena-lafrica\/"},"modified":"2018-03-21T00:00:00","modified_gmt":"2018-03-20T23:00:00","slug":"lagricoltura-locale-antidoto-al-latifondo-che-frena-lafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/03\/21\/lagricoltura-locale-antidoto-al-latifondo-che-frena-lafrica\/","title":{"rendered":"L\u2019agricoltura locale antidoto al latifondo che frena l\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<div class=\"col-xs-6 col-sm-6 col-md-6 col-lg-6\"><span><span><span class=\"author\">di Francesco Gesualdi<\/span><\/span><\/span> <span><span class=\"author\"><\/span><\/span><span class=\"navBar-today\">domenica 18 marzo 2018<br \/>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/lagricoltura-locale-antidoto-al-latifondo-che-frena-lafrica\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.avvenire.it<\/a><br \/> <\/span><\/div>\n<div class=\"col-sm-12 col-md-12 col-lg-12\">\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-233729\" src=\"https:\/\/marcoriccardi.it\/TEENS\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/agricoltura.jpg\" alt=\"agricoltura\" width=\"620\" height=\"521\" style=\"margin-right: 12px;margin-bottom: 6px;float: left\" \/>Secondo la Fao, dal 1990 al 2017 gli affamati nel mondo sono scesi da un miliardo a 815 milioni. Ma nello stesso periodo in Africa sono cresciuti da 182 a 243 milioni. Eppure, l&rsquo;Africa &egrave; il continente con la maggior concentrazione di terre coltivabili. Di solito gli analisti attribuiscono la fame in Africa alla crescita della popolazione, alle calamit&agrave; naturali, ai conflitti armati. Ma dimenticano la responsabilit&agrave; della politica internazionale che ha trasformato l&rsquo;Africa in un continente dipendente dalle importazioni di cibo, e pertanto sottomesso alle bizzarrie del mercato internazionale che nell&rsquo;ultimo decennio ha registrato una tendenza al rialzo nel prezzo dei cereali.<\/p>\n<p>Negli anni 80 del Novecento, la crisi dei debiti sovrani forz&ograve; molti Paesi africani ad adottare i programmi di aggiustamento strutturale imposti dalle istituzioni di Bretton Woods (Fondo monetario internazionale e Banca Mondiale) che in ambito agricolo chiedevano di privilegiare la produzione di caff&egrave;, cacao, olio di palma e altri prodotti per l&rsquo;esportazione, piuttosto che la produzione di alimenti a uso interno. La tesi del Fondo monetario era che il cibo importato sarebbe costato meno di quello prodotto internamente, per cui i governi dovevano smettere di investire in agricoltura e soprattutto di assistere i contadini.<\/p>\n<p>Detto fatto le importazioni alimentari crebbero del 3,4% all&rsquo;anno, in gran parte cereali. In quegli stessi anni, in Africa gli investimenti pubblici in agricoltura erano paragonabili a quelli dell&rsquo;America Latina, ma poi c&rsquo;&egrave; stata la divaricazione: mentre in America Latina, fra il 1980 e il 2007, sono cresciuti due volte e mezzo, in Africa sono rimasti pressoch&eacute; piatti. Quanto all&rsquo;Asia sono stati da tre a otto volte pi&ugrave; alti che in Africa.<\/p>\n<p>Il che ha reso l&rsquo;agricoltura africana non solo pi&ugrave; debole, ma anche pi&ugrave; vulnerabile difronte alle sfide dei cambiamenti climatici che si fanno sempre pi&ugrave; minacciosi. In altre parole l&rsquo;Africa &egrave; stata ridotta al pari di Haiti dove la produzione agricola &egrave; stata letteralmente distrutta dal cibo importato dall&rsquo;Europa e Stati Uniti che, quando serve, possono truccare i prezzi grazie ai contributi alle esportazioni messi a disposizione dai rispettivi governi.<\/p>\n<p>Lo afferm&ograve; anche Bill Clinton, gi&agrave; presidente degli Stati Uniti, dopo il terremoto del 2010. I sostenitori delle politiche di aggiustamento strutturale hanno sempre buttato acqua sul fuoco sostenendo che i contraccolpi provocati dalle maggiori importazioni e dal taglio degli investimenti pubblici sarebbero stati compensati dagli investimenti privati. Ma il neoliberismo, che veniva presentato come il salvatore dell&rsquo;umanit&agrave;, in realt&agrave; si &egrave; rivelato un incubo con effetti sociali drammatici. Nonostante il boom delle estrazioni minerarie avvenuto fra il 2002 e il 2014, met&agrave; della popolazione africana vive ancora in povert&agrave;, il 35% addirittura in condizione di povert&agrave; assoluta, ossia incapace di soddisfare perfino i bisogni fondamentali.<\/p>\n<p>Il Rapporto della Banca Mondiale, <i> Poverty in a rising Africa,<\/i> mostra che fra il 1990 e il 2012 il numero di africani in povert&agrave; estrema &egrave; aumentato di 100 milioni fino a raggiungere la cifra odierna di 389 milioni. Per ammissione generale i poveri del mondo saranno sempre pi&ugrave; concentrati in Africa. Ci&ograve; nonostante vasti tratti di terra arabile rimangano inutilizzati a causa dello scarso impegno pubblico in agricoltura. Ma la soluzione offerta dalle istituzioni finanziarie internazionali &egrave; l&rsquo;apertura agli investimenti da parte delle multinazionali dell&rsquo;agroindustria.<\/p>\n<p>La Banca Mondiale segnala un interesse crescente per le terre agricole africane da parte delle imprese straniere, soprattutto dopo l&rsquo;impennata dei prezzi dei cereali avvenuta fra il 2007 e il 2008. Nel 2009 in tutto il mondo sono stati firmati accordi per la concessione di 56 milioni di ettari dei terra, un&rsquo;enormit&agrave; rispetto agli anni precedenti quando le richieste difficilmente superavano i 4 milioni all&rsquo;anno. Il 70% dei contratti firmati riguarda l&rsquo;Africa dove il latifondo straniero cresce ovunque. Valga come esempio il caso Feronia, un&rsquo;impresa con base in Canada, ma posseduta da istituzioni finanziarie afferenti a vari governi europei, che nella Repubblica democratica del Congo possiede oltre 100mila ettari di piantagioni di palma da olio. O il caso Agro EcoEnergy, un&rsquo;impresa svedese che in Tanzania possiede 20mila ettari per la coltivazione di canna da zucchero destinata alla produzione di bioetanolo. I difensori del latifondo sostengono che gli investimenti stranieri hanno impatti locali positivi come la creazione di posti di lavoro e la costruzione di infrastrutture.<\/p>\n<p>Ma la riduzione di terre a disposizione delle popolazioni locali provoca ovunque conflitti e disuguaglianze crescenti. Difficilmente le comunit&agrave; locali sono consultate prima di procedere alla concessione delle terre, mentre succede spesso che siano espropriate senza indennizzo e deportate con la forza altrove. Etiopia docet. Di sicuro non sar&agrave; il <i>land grabbing<\/i> a salvare l&rsquo;Africa dalla povert&agrave; e dalla fame, ma la direzione indicata dal lavoro svolto da tante Ong che cercano di accrescere la produttivit&agrave; dei piccoli contadini attraverso un paziente lavoro di educazione e di promozione sociale. Del resto i poveri lo sanno: i soli su cui possono contare sono loro stessi, per cui sapere, solidariet&agrave; e vincoli comunitari sono le strade per uscire tutti insieme dalla miseria.<\/p>\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"col-xs-6 col-sm-6 col-md-6 col-lg-6\"><span><span><span class=\"author\">di Francesco Gesualdi<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":234376,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234375","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234375","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234375"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234375\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234375"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234375"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}