{"id":234377,"date":"2018-03-21T00:00:00","date_gmt":"2018-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/i-dazi-di-trump-e-gli-equilibri-mondiali-2\/"},"modified":"2018-03-21T00:00:00","modified_gmt":"2018-03-20T23:00:00","slug":"i-dazi-di-trump-e-gli-equilibri-mondiali-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/03\/21\/i-dazi-di-trump-e-gli-equilibri-mondiali-2\/","title":{"rendered":"I dazi di Trump e gli equilibri mondiali"},"content":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\">d<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">i <span> Benedetto Gui<\/span><\/span><\/span> <span class=\"post-meta-author\"><span><\/span><\/span><br \/>19 marzo 2018<br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/fonte\/citta-nuova\/\" title=\"Citt&agrave; Nuova\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\"><strong>Le scelte del presidente statunitense producono effetti controversi e contraddittori non solo nel campo del commercio internazionale ma nei rapporti tra i Paesi in un momento decisivo per le vicende del pianeta<\/strong><\/div>\n<\/header>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/AP_18075565957091-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>Vi ricordate la favola di Esopo sul lupo che, bevendo dal fiume a monte dell&rsquo;agnellino, accusava quest&rsquo;ultimo di sporcargli l&rsquo;acqua? Non vi tornava in mente quando Donald Trump tuonava contro la Cina, colpevole di &ldquo;stuprare&rdquo; l&rsquo;America e i suoi lavoratori con l&rsquo;invadenza delle sue esportazioni? Non tanto perch&eacute; la Cina, principale destinatario degli strali del presidente americano, sia un indifeso agnellino, quanto piuttosto perch&eacute; a lamentarsi delle presunte ingiustizie del commercio internazionale era un candidato presidente del Paese egemone nell&rsquo;attuale sistema economico mondiale, un Paese che da tale sistema &ndash; come vedremo anche pi&ugrave; sotto &ndash; ottiene enormi benefici.<\/p>\n<p>Trump, nel frattempo diventato presidente, <strong>di benefici ne vorrebbe ancora di pi&ugrave;<\/strong> e sta iniziando a mettere in pratica le sue minacce, decretando dazi doganali per ostacolare le importazioni di acciaio e di alluminio. Si tenga presente che oggi il tasso di disoccupazione USA &egrave; appena superiore al 4%, un livello che molti considerano un minimo fisiologico; un valore che in Italia non riusciamo neanche ad immaginare, dato che alla fine di un anno particolarmente buono per l&rsquo;occupazione siamo riusciti a scendere al di sotto dell&rsquo;11%.<\/p>\n<p>Ci&ograve; non significa che tutti i lavoratori americani stiano bene: molti posti di lavoro sono del genere &ldquo;<strong>Mac(Donald)-job<\/strong>&rdquo; (mansioni non qualificate e poco pagate nei servizi di ristorazione, pulizia&hellip;); e poi, in alcune zone dolorosamente colpite dalla deindustrializzazione, disoccupazione e sottoccupazione colpiscono duramente. Con tutto ci&ograve;, la condizione dell&rsquo;economia USA, con il <strong>Prodotto Interno Lordo in crescita da 8 anni<\/strong> a tassi superiori al 2% e la borsa ai massimi, &egrave; quanto di pi&ugrave; lontano si possa immaginare da un&rsquo;emergenza disperata, quella che potrebbe giustificare il ricorso a misure eccezionali e dirompenti. Eppure Trump le vuole prendere, con il risultato certo di creare problemi ai Paesi partner, ma anche &ndash; c&rsquo;&egrave; ragione di credere &ndash; di <strong>dare la zappa sui piedi alla sua America<\/strong>.<\/p>\n<p>La prima zappata sui piedi &egrave; politica. Il primato di un&rsquo;America portabandiera degli ideali di libert&agrave; e di benessere, da perseguire insieme alla comunit&agrave; delle nazioni anche attraverso gli scambi economici, lo si pu&ograve; accettare (e lo abbiamo accettato) tutto sommato volentieri. Al contrario, quello di una trumpiana &ldquo;America first&rdquo; che rivendica il diritto di accumulare vantaggi, strappandoli in malo modo ai Paesi partner, piace molto molto di meno a chiunque non sia cittadino degli Stati Uniti. E alla lunga gli stati d&rsquo;animo finiscono per avere un peso sugli avvenimenti.<\/p>\n<p>E poi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;economia. Nel 2017 <strong>il saldo del commercio degli USA con il resto del mondo<\/strong> &egrave; stato <strong>negativo<\/strong> per un ammontare di <strong>566 miliardi di dollari<\/strong>, pari a poco meno del 3% del PIL statunitense, ed &egrave; stato dovuto per circa due terzi al commercio con la Cina. Tale squilibrio dura da molti anni e questo giustifica che gli USA se ne preoccupino. Ma il fatto che l&rsquo;economia statunitense compri dall&rsquo;estero pi&ugrave; di quanto vende all&rsquo;estero &egrave; solo una faccia di uno squilibrio che non si pu&ograve; comprendere pienamente se si guarda solo all&rsquo;import-export, magari imprecando contro quei maledetti stranieri che in questo modo ci rubano il lavoro.<\/p>\n<p>Un&rsquo;altra faccia della medaglia &ndash; ce lo dicono asetticamente le definizioni contabili &ndash; &egrave; il corrispondente squilibrio tra investimento e risparmio: negli USA di oggi &egrave; quest&rsquo;ultimo ad essere pi&ugrave; basso, e la differenza &egrave; proprio dell&rsquo;ordine del 3% del prodotto interno lordo. A ci&ograve; contribuisce il comportamento delle famiglie, che sono tornate a risparmiare meno del 4% del loro reddito, come facevano prima della crisi del 2008 (in Italia siamo all&rsquo;8%).<\/p>\n<p>Quindi un&rsquo;altra interpretazione del suddetto squilibrio, non meno fondata di quella che se la prende con gli esportatori stranieri, &egrave; che <strong>gli americani (famiglie, imprese e pubblica amministrazione nel loro complesso) risparmiano troppo poco<\/strong> (antico difetto), ovvero investono troppo (fenomeno tipico delle situazioni di boom, come quella che l&rsquo;America sta vivendo).<\/p>\n<p>Ma questa strana medaglia ha anche una <strong>terza faccia<\/strong>, che pure discende direttamente dalla logica contabile: gli stranieri stanno concedendo pi&ugrave; crediti al sistema finanziario americano di quanto gli americani non stiano facendo agli stranieri, come a dire &ndash; ma questo Trump non lo dir&agrave; mai &ndash; che lo squilibrio magari si potrebbe curare legando un po&rsquo; le mani ai finanzieri di Wall Street, abilissimi nel confezionare sempre nuovi titoli da vendere a banche e risparmiatori di tutto il mondo; oppure anche &ndash; questa &egrave; ancora pi&ugrave; grossa! <strong>&ndash; togliendo al dollaro il ruolo privilegiato di moneta mondiale<\/strong> (oggi, mentre uno straniero che venisse pagato in, poniamo, kune croate e non dovesse comprare beni croati correrebbe subito a farsele cambiare nella sua moneta, i dollari in eccesso vengono invece tenuti volentieri a riserva in gran quantit&agrave; da soggetti pubblici e privati di tutto il mondo, concedendo cos&igrave;, senza accorgersene, credito agli USA).<\/p>\n<p>Come dicevo sopra, se si guardano bene le cose nel loro insieme <strong>le lamentele del lupo Donald non appaiono cos&igrave; commoventi. <\/strong>Ma veniamo agli effetti di quei dazi doganali sull&rsquo;acciaio e sull&rsquo;alluminio. Oltre che alla finanza pubblica americana che li incassa, quei dazi faranno comodo a molti soggetti; ai produttori di acciaio e alluminio americano, che potranno vendere di pi&ugrave; e a prezzi pi&ugrave; remunerativi; ai lavoratori che vivono vicino alle acciaierie americane abbandonate, che saranno riavviate e rinnovate, creando occupazione meglio pagata; a negozianti, operatori immobiliari, costruttori di case, ristoratori, ecc&hellip; di quei territori, che vedranno migliorare il giro di affari, e cos&igrave; via. Anche le amministrazioni locali raccoglieranno pi&ugrave; tasse e potranno dare servizi migliori.<\/p>\n<p>Chiediamoci, per&ograve;: <strong>quanti saranno i beneficiari di tutto ci&ograve;?<\/strong> Cinque o dieci milioni di persone? Esageriamo: venticinque milioni! Ma <strong>per gli altri 300 milioni di americani quei dazi significano solo prezzi pi&ugrave; alti per un&rsquo;infinit&agrave; di prodotti<\/strong>, tutti quelli che usano, direttamente o indirettamente, acciaio o alluminio. E per le industrie che utilizzano grandi quantit&agrave; di questi metalli ci sar&agrave; un aumento di costi, che le render&agrave; meno competitive rispetto ai produttori esteri, i quali quindi potranno esportare di pi&ugrave; verso gli USA (cos&igrave; magari Trump penser&agrave; a mettere altri dazi).<\/p>\n<p>Fin qui non abbiamo ancora parlato del <strong>resto del mondo<\/strong><strong>, dove i posti di lavoro nelle industrie dell&rsquo;acciaio e dell&rsquo;alluminio, invece, si perderanno<\/strong>. La risposta che possiamo aspettarci &ndash; se ne &egrave; gi&agrave; parlato &ndash; sono dazi imposti da altri Paesi su varie categorie di beni esportati dagli USA, ad esempio motocicli (e tutti pensiamo alle famose Harley Davidson). A questo punto magari verranno ulteriori dazi americani, e cos&igrave; via. Al di l&agrave; delle scelte di Trump (in una situazione come quella degli USA &ldquo;le guerre commerciali sono giuste e facili da vincere&rdquo;), questa strada, quando &egrave; stata imboccata, non ha portato nulla di bene, n&eacute; per l&rsquo;economia dei Paesi interessati, n&eacute; tanto meno per le loro relazioni politiche.<\/p>\n<p>Le questioni commerciali sono molto complesse (i soli accordi commerciali tra gruppi di Paesi vicini oggi in vigore sono oltre 400 e ciascuno contiene centinaia di clausole) e difficilmente si riuscir&agrave; a trovare un assetto pi&ugrave; desiderabile gettando impulsivamente manciate di sabbia nelle ruote delle controparti per ostacolarne il cammino. Purtroppo oggi la politica americana, e non solo quella, <strong>sembra rivolgersi pi&ugrave; del solito alla pancia<\/strong> e all&rsquo;orgoglio degli elettori. Pancia e orgoglio gi&agrave; promettono poco di buono in una riunione di famiglia in cui ci siano in sospeso delle delicate questioni ereditarie. Figuriamoci nell&rsquo;arena mondiale, dove invece di pugni e schiaffi abbiamo armi nucleari e dove urgono pi&ugrave; che mai concordia e collaborazione perch&eacute; ci sono questioni ancora pi&ugrave; importanti da affrontare: la deforestazione, l&rsquo;inquinamento delle acque, il riscaldamento del clima, gli squilibri economici e demografici.<\/p>\n<p>A tutte le agenzie educative: &ldquo;Avanti tutta, non c&rsquo;&egrave; tempo da perdere!&rdquo;.<\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=120604&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<header class=\"post-header\">\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\">d<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">i <span> Benedetto Gui<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234377","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234377","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234377"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234377\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}