{"id":234390,"date":"2018-04-30T00:00:00","date_gmt":"2018-04-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/perche-occuparsi-di-beni-comuni-2\/"},"modified":"2018-04-30T00:00:00","modified_gmt":"2018-04-29T22:00:00","slug":"perche-occuparsi-di-beni-comuni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/04\/30\/perche-occuparsi-di-beni-comuni-2\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 occuparsi di beni comuni?"},"content":{"rendered":"<div class=\"attribute-long\">\n<p><i><b>di Fulvio Cortese,<\/b><\/i><\/p>\n<p><i> professore di Diritto amministrativo dell&rsquo;Universit&agrave; di Trento, &egrave; socio di Labsus<\/i><\/p>\n<div class=\"attribute-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.unimondo.org\/var\/unimondo\/storage\/images\/notizie\/perche-occuparsi-di-beni-comuni-173390\/951655-1-ita-IT\/Perche-occuparsi-di-beni-comuni_medium.png\" \/><\/div>\n<p><b>Nelle citt&agrave; italiane il numero delle persone che intendono prendersi cura di spazi o utilit&agrave; di interesse generale &egrave; in costante aumento<\/b>. Talvolta si tratta semplicemente di farsi avanti per contribuire alla manutenzione del parco pubblico sotto casa o alla verniciatura delle pareti o degli infissi di una scuola; talaltra si sente l&rsquo;esigenza di dare una mano nel recupero e nella gestione di un luogo o di un edificio pubblico rimasto abbandonato e percepito come idoneo a ospitare nuove occasioni di socializzazione. In ogni caso, l&rsquo;individuazione di ci&ograve; che pu&ograve; fungere da<i>bene comune <\/i>spinge i <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Cittadinanza\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">cittadini<\/a> a rendersi particolarmente propositivi e a cercare nelle amministrazioni locali un riconoscimento specifico e un supporto logistico e operativo. Perch&eacute; questa&nbsp;<i>alleanza&nbsp;<\/i>si possa realizzare servono, tuttavia, delle regole: che permettano alle istituzioni di qualificare e promuovere le iniziative migliori e pi&ugrave; sostenibili, nel rispetto dei principi di legalit&agrave;, imparzialit&agrave; e buon andamento; e che consentano alle <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Comunita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">comunit&agrave;<\/a> di essere realmente protagoniste consapevoli di questa diffusa attivit&agrave; di sperimentazione dal basso delle opportunit&agrave; e dei vantaggi di un&rsquo;amministrazione pi&ugrave; partecipata e condivisa.<\/p>\n<p><b>Per questa ragione, nel febbraio 2014, l&rsquo;associazione&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.labsus.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Labsus-Laboratorio <\/a>per la sussidiariet&agrave; e il Comune di Bologna hanno dato vita ad un regolamento tipo, ad un testo normativo che ogni Comune &#8211; nell&rsquo;autonomia che gli &egrave; costituzionalmente riconosciuta &#8211; pu&ograve; adottare allo scopo di disciplinare sia le modalit&agrave; di definizione, caso per caso, dei &ldquo;<a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Economia\/Beni-comuni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">beni comuni<\/a> urbani&rdquo;, sia gli strumenti pratici con cui i cittadini, anche singoli, e l&rsquo;amministrazione locale possono dialogare per costruire insieme modelli di relazione e di gestione concretamente adeguati<\/b>. In proposito, il regolamento ha previsto un istituto particolare, quello dei&nbsp;<i>patti:<\/i>accordi formalizzati che cittadini attivi e amministrazioni possono stipulare allo scopo di vincolarsi reciprocamente alla realizzazione di uno specifico progetto, stabilendo rispettivi impegni e responsabilit&agrave;.<\/p>\n<p><b>Ad oggi, dopo quattro anni, i Comuni, grandi e piccoli, che si sono dotati di regolamenti di questo tipo, sono pi&ugrave; di 150, al Nord come al Sud<\/b>; e altri 50 stanno approvando discipline del tutto analoghe. Dal Rapporto Labsus 2017 sull&rsquo;amministrazione condivisa dei beni comuni si apprende che in buona parte (43%) i patti finora conclusi non hanno ad oggetto semplici operazioni di conservazione di &ldquo;cose&rdquo; di propriet&agrave; pubblica. L&rsquo;ambizione esplicita &egrave;&nbsp;<i>rigenerare&nbsp;<\/i>quelle cose, ricollocandole&nbsp;in un disegno pi&ugrave; ampio, nel quale potenziare o rendere ancor pi&ugrave; efficaci i risultati conseguibili per effetto di altre politiche pubbliche (ad esempio, di tutela dei beni culturali o dell&rsquo;<a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Ambiente\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">ambiente<\/a>; o di inclusione sociale di <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Anziani\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">anziani<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Diritti-umani\/Disabilita\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">disabili<\/a> o altre categorie svantaggiate).<\/p>\n<p><b>Da ci&ograve; si comprende che l&rsquo;interesse per i beni comuni &egrave; potenzialmente alto anche per gli organi e gli uffici dell&rsquo;amministrazione, che possono avvalersi di risorse conoscitive e umane di cui altrimenti non potrebbero disporre, e che, operando in questo modo, possono rendere il proprio intervento pi&ugrave; efficace e, al contempo, pi&ugrave; legittimato e riconosciuto da parte della collettivit&agrave; politica di riferimento<\/b>. In una tale prospettiva, occuparsi di beni comuni non significa soltanto creare le occasioni per l&rsquo;applicazione effettiva del principio di sussidiariet&agrave; orizzontale (art. 118 della Costituzione); con i beni comuni si coltiva senso di appartenenza e si stimola una cittadinanza sempre pi&ugrave; delusa dalle dinamiche del puro circuito rappresentativo a riscoprire l&rsquo;indispensabilit&agrave; e la continuit&agrave; del proprio ruolo.<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Perche-occuparsi-di-beni-comuni-173390\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.unimondo.org<\/a><\/p>\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"attribute-long\">\n<p><i><b>di Fulvio Cortese,<\/b><\/i><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234390","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234390","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234390"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234390\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}