{"id":234396,"date":"2018-05-17T00:00:00","date_gmt":"2018-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/il-lavoro-per-disinnescare-il-rancore-sociale-2\/"},"modified":"2018-05-17T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-16T22:00:00","slug":"il-lavoro-per-disinnescare-il-rancore-sociale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/05\/17\/il-lavoro-per-disinnescare-il-rancore-sociale-2\/","title":{"rendered":"Il lavoro per disinnescare il rancore sociale"},"content":{"rendered":"<p>di Silvio Minnetti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>15 maggio 2018<\/p>\n<p><strong>Se cresce il Pil assieme alla povert&agrave;, vuol dire che bisogna affrontare la questione della dignit&agrave; di chi lavora e capire la logica di una redistribuzione iniqua. Proposte concrete per una politica all&#8217;altezza delle sfide del nostro tempo<\/strong><\/p>\n<figure class=\"post-image post-image-full\" style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/construction-3384691_1280-720x0-c-default.jpg\" \/><figcaption style=\"margin: 0px;padding: 10px 0px 0px;border: 0px none;font-size: 13px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;font-style: italic;line-height: 1.2;color: #6d6d6d\"><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">Il rancore sociale, emerso dopo 10 anni di crisi epocale sul piano economico-finanziario e culturale ed espresso con forza nel voto del 4 marzo, non si cura solo con la spesa pubblica e l&rsquo;indebitamento, come negli anni &rsquo;70 e &rsquo;80 del &lsquo;900. Per mettersi in dialogo con i settori pi&ugrave; svantaggiati della societ&agrave; e disinnescare il rancore,&nbsp;<strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">&egrave; necessario mettere il lavoro al centro dell&rsquo;agenda politica<\/strong>. Qui troviamo lo spartiacque tra esclusione ed inclusione.<\/p>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">Alcune proposte:&nbsp;<strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">esenzioni fiscali e contributive per 6 anni per le imprese che assumono a tempo indeterminato; un salario minimo tra 9 e 10 euro<\/strong>. Dobbiamo studiare bene la realt&agrave; del lavoro e comprendere perch&eacute; guidiamo la graduatoria europea dei giovani &ldquo;Neet&rdquo; che n&eacute; studiano n&eacute; lavorano, mentre in vari distretti del Nord non si trovano le figure professionali necessarie alle imprese. Dobbiamo prendere atto delle trasformazioni in corso: l&rsquo;avvento della tecnologia 4.0, i salari medi degli operai, i facchini della logistica, il terziario low cost che stronca la mobilit&agrave; sociale. I politici devono frequentare la societ&agrave;, uscire dai convegni, stare in mezzo alla gente e ai suoi dolori, comprendere e guidare i cambiamenti. Il lavoro non finir&agrave;. In una fase di passaggio epocale &egrave; auspicabile una riflessione interdisciplinare sulle sfide del lavoro, comprendere problemi, opportunit&agrave; e prospettive anche sul piano antropologico ed etico.<\/p>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\"><em style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline\">&laquo;Il lavoro &egrave; molto pi&ugrave; di un mezzo per avere reddito da consumare. Prima o insieme a questo scopo, il lavoro &egrave; almeno altre tre cose. &Egrave; il cemento della pi&ugrave; grande cooperazione che la storia umana abbia mai realizzato nel corso della sua millenaria storia, la societ&agrave; civile ed economica. Milioni di persone si trovano ogni giorno, ogni ora, dentro ad un&rsquo;azione collettiva con altre migliaia, decine di migliaia di persone, semplicemente lavorando. Quando non si lavora, si &egrave; semplicemente fuori da questa immensa, meravigliosa azione collettiva cooperativa e seria. Il lavoro &egrave; poi il modo pi&ugrave; serio che ho per far fiorire i miei talenti: certo, posso farlo in altri modi, ma niente come lavorare dice agli altri e a me stesso chi sono veramente.&raquo;<\/em>&nbsp;SEC- Scuola di economia civile.<\/p>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\"><strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">Giovani, famiglie e lavoro<\/strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">L&rsquo;Italia non &egrave; un Paese per giovani, bambini e famiglie. Il rischio di cadere in povert&agrave; &egrave; inversamente proporzionale a et&agrave; e dimensione della famiglia. Il 30% degli italiani sono a rischio di povert&agrave;.&nbsp;&Egrave; profonda la frattura di una societ&agrave; divisa in due. Salari troppo bassi per lavori a bassa qualifica per la concorrenza dell&rsquo;automazione e dell&rsquo;esercito industriale di riserva mondiale del lavoro a basso costo. Il rancore che cresce secondo il Censis, ha profonde ragioni economiche.&nbsp;<strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">Troppe persone sono escluse da prospettive di crescita sana e serena, da accesso a istruzione e salute.<\/strong><\/p>\n<blockquote style=\"margin: 30px 0px;padding: 0px 0px 0px 20px;border-width: 0px 0px 0px 2px;border-top-style: initial;border-right-style: initial;border-bottom-style: initial;border-left: 2px solid #de0f20;border-top-color: initial;border-right-color: initial;border-bottom-color: initial;font-size: 20px;font-family: Arvo, Georgia, 'Times New Roman', Times, serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">\n<p style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 20px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-style: italic\">&laquo;<em style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 20px;font-family: inherit;vertical-align: baseline\">L&rsquo;apparente contraddizione tra la ripartenza del Pil e del reddito medio disponibile ed il peggioramento dei dati sul rischio povert&agrave; conferma che la lotta alla povert&agrave; non &egrave; soltanto questione di ricette per la crescita, ma riguarda crucialmente il modo in cui la nuova ricchezza creata viene redistribuita<\/em>&raquo;. (L. Becchetti, Avvenire, 8\/12\/2017).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">Enorme &egrave; il danno per il capitale sociale, umano ed economico futuro dell&rsquo;Italia.&nbsp;<strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">Occorre intervenire su &ldquo;povert&agrave; educativa&rdquo; e &ldquo;comunit&agrave; educante&rdquo; come sta facendo la Fondazione con il Sud<\/strong>, per agire sulla &ldquo;capacitazione&rdquo; delle persone. Non bastano sussidi economici. Serve ricostruire una ricca rete di relazioni, rigenerare stimoli, desideri, autostima. Nel reddito di inclusione sociale (REI), finalmente introdotto in Italia, si agisce sulle famiglie prendendole in carico come associazioni del Terzo settore. I 7 miliardi di euro complessivi che serviranno per contrastare la povert&agrave; assoluta devono sostenere anche queste associazioni assai preziose per sviluppare competenze a scuola e nel lavoro. Un Paese sbilanciato sul fronte della spesa pensionistica deve riequilibrarsi investendo su famiglie, bambini e giovani. Serve solidariet&agrave; intergenerazionale.<\/p>\n<p style=\"margin: 0px 0px 20px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\"><strong style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline;font-weight: bold\">Chiediamoci ora come sta cambiando il lavoro in Italia. Facciamo un viaggio nel cuore nero del mercato del lavoro italiano.<\/strong>&nbsp;Maurizio Di Fazio ci racconta in&nbsp;<em style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline\">Italian Job (<\/em>Sperling&amp;Kupfer, Milano 2018) un Paese che lavora anche il doppio o il triplo di prima pur di non perdere un impiego non pi&ugrave; a tempo indeterminato, dove sembrano sparite le garanzie sindacali di un tempo. La tecnologia va avanti, i diritti e i salari indietro. Nessun settore sembra risparmiato nell&rsquo;onda lunga di una crisi epocale 2008-2018. Sfruttamento nei centri commerciali, nei call center, negli ospedali. Piloti dei voli low cost sull&rsquo;orlo di una crisi di nervi. Corse matte in motorino, in magazzino o in auto per non abbassare la produttivit&agrave; controllata da misteriosi algoritmi e pistole scanner. Lavoro sporco dato in outsourcing, in subappalto a cooperative e agenzie interinali, obsolescenza programmata della manodopera, nuove forme di caporalato, mobbing. Siamo di fronte a un nuovo schiavismo? Dobbiamo approfondire la questione e trovare la via della dignit&agrave; di una Repubblica &laquo;fondata sul lavoro&raquo;.<\/p>\n<aside class=\"type-attachment\" style=\"margin: 0px 0px 32px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: 'Noto Sans', Geneva, Verdana, sans-serif;vertical-align: baseline;color: #1d1d1b;font-style: normal;font-weight: 400;letter-spacing: normal;text-align: start;text-indent: 0px;text-transform: none;background-color: #ffffff\">\n<p>Articolo pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/lavoro-disinnescare-rancore-sociale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cittanuova.it<\/a><\/p>\n<p style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline\"><a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=122495&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span class=\"lab\" style=\"margin: 0px;padding: 0px;border: 0px none;font-size: 14px;font-family: inherit;vertical-align: baseline\">Scarica l&rsquo;articolo in PDF<\/span><\/a><\/p>\n<\/aside>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Silvio Minnetti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234396","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234396","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234396"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234396\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}