{"id":234403,"date":"2018-05-31T00:00:00","date_gmt":"2018-05-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/la-tragedia-siriana-e-le-lezioni-dal-conflitto-che-non-ci-fu-2\/"},"modified":"2018-05-31T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-30T22:00:00","slug":"la-tragedia-siriana-e-le-lezioni-dal-conflitto-che-non-ci-fu-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/05\/31\/la-tragedia-siriana-e-le-lezioni-dal-conflitto-che-non-ci-fu-2\/","title":{"rendered":"La tragedia siriana e le lezioni dal conflitto che non ci fu"},"content":{"rendered":"<p>18 Maggio 2018&nbsp;di Vittorio Pelligra<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>pubblicato sul&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/commenti-e-idee\/2018-05-18\/la-tragedia-siriana-e-lezioni-conflitto-che-non-ci-fu-092138.shtml?uuid=AEH8yaqE&amp;refresh_ce=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sole24ore<\/a>&nbsp;il 18\/05\/2018<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edc-online.org\/images\/varie\/Guerra_fredda_rid.jpg\" alt=\"Guerra fredda rid\" width=\"400\" height=\"402\" style=\"margin-right: 12px;margin-bottom: 6px;float: left\" \/>La filosofia della guerra atomica &egrave; il titolo di un libro di&nbsp;<strong>Herman Kahn<\/strong>, il &ldquo;<em>Clausewitz dell&rsquo;era atomica<\/em>&rdquo;, pubblicato in Italia nel 1966. Nel libro, Kahn propone e argomenta la dottrina dell&rsquo;attacco preventivo, secondo cui l&rsquo;unico comportamento razionale davanti alla minaccia nucleare dell&rsquo;Unione Sovietica doveva essere, per gli Stati Uniti, quello di attaccare per primi. &laquo;La nostra vulnerabilit&agrave; ad un attacco Sovietico &ndash; scrive Kahn &ndash; rappresenta, allo stesso tempo, una tentazione per i russi ad attaccarci per primi, ma anche una necessit&agrave;, perch&eacute; altrimenti, potrebbero pensare, saremmo noi americani ad attaccare per primi&raquo;.<\/p>\n<p>Kahn non era il solo in quegli anni a pensarla cos&igrave;, anche&nbsp;<strong>John von Neumann<\/strong>, il grande matematico e fisico, l&rsquo;inventore dei moderni computer, consulente di varie agenzie governative e militari in tema di armi nucleari, la pensava allo stesso modo, e con lui molti altri. Il ragionamento che sosteneva la necessit&agrave; di un attacco preventivo si basa sull&rsquo;analisi di uno scenario chiamato dagli esperti di strategia, chicken game (il gioco del pollo).<\/p>\n<p>L&rsquo;idea &egrave; quella alla base di una famosa scena del film Giovent&ugrave; bruciata, nella quale un giovane James Dean sfida un altro ragazzo in una gara di coraggio: si lanciano due macchine a tutta velocit&agrave; verso il bordo di una scogliera fin quando uno dei due frena. Quello che frena per primo perde, fa la figura del &ldquo;pollo&rdquo;, appunto, e l&rsquo;altro invece vince, risultando il pi&ugrave; coraggioso e guadagnandosi l&rsquo;ammirazione dei ragazzi e, soprattutto, delle ragazze presenti.<\/p>\n<p>Schematizzando quindi, se uno frena per primo, perde; se frena per secondo vince; se entrambi frenano, nessuno vince, ma nessuno perde. Se, invece, nessuno frena, perdono, e molto, entrambi. L&rsquo;analisi di questo scenario divenne particolarmente popolare durante gli anni della guerra fredda perch&eacute; spiegava bene la logica del confronto tra le due superpotenze nucleari. Se gli USA attaccano, l&rsquo;URSS non ha razionalmente ragione di contrattaccare; in fondo una sola citt&agrave; distrutta dall&rsquo;attacco USA &egrave; meglio delle dieci o venti citt&agrave; che verrebbero distrutte dai missili che gli americani lancerebbero a seguito di un contrattacco russo. Lo stesso discorso vale, simmetricamente se i primi ad attaccare fossero i russi. Se nessuno attaccasse, certo nessuno perderebbe, ma, allo stesso tempo, nessuno vincerebbe. Se invece tutti attaccassero allora si verificherebbe quella che allora veniva definita &ldquo;MAD&rdquo; (<em>mutual assured destruction<\/em>), cio&egrave;, l&rsquo;apocalisse nucleare. Se questo &egrave; lo scenario, si chiedevano in quegli anni gli strateghi militari, qual &egrave; la soluzione migliore, la condotta pi&ugrave; razionale? Attaccare per primi, &egrave; la risposta. Questo il fondamento della dottrina dell&rsquo;attacco preventivo. Se non attacco io per primo, attaccheranno gli altri e allora sar&agrave; troppo tardi, ergo, dobbiamo attaccare per primi.<\/p>\n<p>&Egrave; la stessa logica espressa nel famoso &ldquo;lungo telegramma&rdquo; che&nbsp;<strong>George Kennan<\/strong>, invi&ograve; negli Stati Uniti dopo aver ascoltato il discorso di Stalin al Bolshoi nel 1947. Scriveva Kennan, a proposito della natura intrinsecamente espansionistica del comunismo sovietico: &laquo;Se non prendiamo noi quei territori, lo far&agrave; qualcun altro. E questo sar&agrave; ancora peggio&raquo;. Mutatis mutandis, quella stessa logica, la ritroviamo oggi nell&rsquo;ambito del conflitto siriano, dove USA e Russia si contendono l&rsquo;influenza e il controllo su quella regione cos&igrave; nevralgica dal punto di vista economico e geopolitico. Se non &ldquo;conquistiamo&rdquo; noi per primi la Siria, lo faranno gli altri, e questo sar&agrave; ancora peggio &#8211; sostengono entrambi i contendenti &ndash; quindi, muoviamo per primi. Ma muovere contemporaneamente, come abbiamo visto nel gioco del pollo, porta entrambi gli sfidanti a precipitare dalla scogliera. Naturalmente la situazione concreta &egrave; molto pi&ugrave; sfumata e complessa, ma al fondo non tanto diversa. Con il recente attacco missilistico di Trump, May e Macron, i contendenti sui due fronti hanno, nelle parole del vicario apostolico di Aleppo, Georges Abou Khazen: &laquo;Finalmente gettato la maschera (&hellip;) Prima era una guerra per procura. Ora a combattere sono gli attori principali (&hellip;) ora che gli attori minori sono stati sconfitti, in campo sono scesi i veri protagonisti del conflitto&raquo;. Cosa succeder&agrave;? Chi scatener&agrave; per primo l&rsquo;attacco decisivo?<\/p>\n<p>Seguire il parallelo con ci&ograve; che accadde durante la Guerra Fredda ci pu&ograve; aiutare anche oggi a comprendere e suggerire la possibilit&agrave; di scenari alternativi. Se in quegli anni, infatti, la cosa migliore da fare, sia per USA che per URSS, fosse realmente stata quella di attaccare, perch&eacute; alla fine, per nostra fortuna, nessuno lo fece, e abbiamo cos&igrave; potuto sperimentare, sia pure sotto il &ldquo;delicato equilibrio del terrore&rdquo;, sessant&rsquo;anni di pace?<\/p>\n<p>In quegli anni molti erano a favore dell&rsquo;attacco preventivo, ma non tutti. Uno dei suoi pi&ugrave; autorevoli critici fu il premio Nobel,&nbsp;<strong>Thomas Schelling<\/strong>, economista e teorico dei giochi dell&rsquo;Universit&agrave; di Harvard. Da una parte, Kahn e von Neumann si affidavano alla logica cieca della pura razionalit&agrave; che aveva facile presa sui militari &#8211; &laquo;Se alla fine di tutto sono rimasti due americani e un russo, allora abbiamo vinto noi&raquo; &#8211; disse una volta&nbsp;<strong>Thomas Power<\/strong>, capo del Comando Aereo Strategico &#8211; dall&rsquo;altra Schelling faceva leva sulla forza dell&rsquo;umanit&agrave; e della ragionevolezza contrapporta alla razionalit&agrave;. La posizione caldeggiata da Schelling era quella della &ldquo;deterrenza&rdquo;, secondo cui gli attacchi vanno scoraggiati, non anticipati, perch&eacute; in fondo, anche se vinci con un attacco preventivo avrai comunque fatto milioni di vittime e creato una situazione in cui i vivi invidieranno i morti. La guerra non &egrave; una matrice di numeri su una lavagna, sono persone, donne, bambini, futuri spezzati e storie interrotte; non c&rsquo;&egrave; nessun orgoglio intellettuale nel trovare una soluzione strategica, per quanto elegante e razionale che preveda morte e distruzione su scala planetaria.<\/p>\n<p>Alla fine l&rsquo;opzione di Schelling prevalse e oggi possiamo affermare, come fece lui alla cerimonia di consegna del Nobel, che &laquo;<strong><em>il pi&ugrave; spettacolare evento del mezzo secolo appena trascorso &egrave; stato proprio ci&ograve; che non &egrave; avvenuto<\/em><\/strong>&raquo;: lo scoppio di una guerra nucleare globale. Paradossalmente la strategia vincente proposta da Schelling fa affidamento sul comportamento non razionale, ma molto umano del nemico, il quale, a sua volta, ritiene il suo nemico non razionale. Solo in questo modo pu&ograve; essere sconfitta la stringente logica dell&rsquo;attacco preventivo. Schelling riusc&igrave; a convincere i pochi, ma influenti lettori dei suoi libri, che oltre la cortina di ferro c&rsquo;erano uomini in carne ed ossa, con sentimenti, passioni, paure, emozioni, idiosincrasie, disposti a seguire norme sociali e a non infrangere tab&ugrave;, e non, piuttosto, i freddi calcolatori razionali di cui si occupa la teoria dei giochi. In questo modo li persuase che la strategia vincente avrebbe dovuto prevedere un &ldquo;abile non-utilizzo della forza militare&rdquo;.<\/p>\n<p>Per uscire dal&nbsp;<em>chicken game<\/em>&nbsp;che rappresenta oggi la crisi siriana, avremmo bisogno certamente di pi&ugrave; Schelling e meno von Neumann, che ci ricordino il valore vero di una vita umana, di come le guerre siano tra le principali cause della sofferenza dell&rsquo;umanit&agrave;, che un livello minimo di cooperazione rappresenta il prerequisito irrinunciabile di ogni societ&agrave; prospera, perch&eacute; nello stato di natura, dove regna la guerra di tutti contro tutti, la vita &egrave;, citando Hobbes, &laquo;solitaria, povera, feroce, brutale e corta&raquo;.<\/p>\n<p>Fonte:&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.edc-online.org\/it\/pubblicazioni\/articoli-di\/vittorio-pelligra\/14317-la-tragedia-siriana-e-le-lezioni-dal-conflitto-che-non-ci-fu.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.edc-online.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>18 Maggio 2018&nbsp;di Vittorio Pelligra<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234403","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234403"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234403\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}