{"id":234404,"date":"2018-05-31T00:00:00","date_gmt":"2018-05-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/dopo-il-voto-il-venezuela-vive-ancora-nellincubo\/"},"modified":"2018-05-31T00:00:00","modified_gmt":"2018-05-30T22:00:00","slug":"dopo-il-voto-il-venezuela-vive-ancora-nellincubo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/05\/31\/dopo-il-voto-il-venezuela-vive-ancora-nellincubo\/","title":{"rendered":"Dopo il voto, il Venezuela vive ancora nell&#8217;incubo"},"content":{"rendered":"<div class=\"entity entity-field-collection-item field-collection-item-field-autori-esterni clearfix\">\n<div class=\"content\">\n<div class=\"field field-name-field-autore-non-ispi field-type-entityreference field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div>27 maggio 2018&nbsp;&nbsp;di Emiliano Guanella <\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<p> <img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-233764\" src=\"https:\/\/marcoriccardi.it\/TEENS\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/maduro_venezuela.jpg\" alt=\"maduro venezuela\" style=\"margin-bottom: 6px;margin-right: 12px;float: left\" width=\"450\" height=\"350\" \/><strong>Rabbia, impotenza, rassegnazione.<\/strong>&nbsp;Il giorno dopo il controverso voto che ha confermato<strong>&nbsp;Nicolas Maduro<\/strong>&nbsp;alla presidenza del Venezuela per il periodo dal 2019 al 2025, a Caracas la gente si &egrave; svegliata con una certezza;&nbsp;<strong>non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; spazio<\/strong>, date le condizioni,&nbsp;<strong>per una soluzione politica<\/strong>&nbsp;alla drammatica crisi che attraversa il paese sudamericano.<\/div>\n<\/p><\/div>\n<p>Il futuro, in sostanza, non promette nulla di buono. Dal palco davanti al Palazzo di Miraflores, lo stesso dove&nbsp;<strong>Hugo Chavez<\/strong>&nbsp;celebrava trionfi ben pi&ugrave; consistenti, Maduro ha ripetuto pi&ugrave; volte che il&nbsp;<strong>&ldquo;ciclo elettorale&rdquo; &egrave; terminato<\/strong>; in un anno il CNE, la Corte nazionale elettorale, ha organizzato i comizi per l&rsquo;Assemblea Costituente, per i governatori regionali, i sindaci e, infine, il presidente. I&nbsp;<strong>principali partiti dell&rsquo;opposizione<\/strong>hanno disertato questi appuntamenti, chiamando ad un boicotaggio che per molti analisti si &egrave; rilevata un&rsquo;arma a doppio taglio; se da un lato hanno reso evidente davanti alla comunit&agrave; internazionale l&rsquo;arbitrariet&agrave; dei processi elettorali, svolti senza osservatori internazionali e giudici imparziali, dall&rsquo;alto hanno comunque&nbsp;<strong>lasciato in mano al chavismo quasi tutte le cariche pubbliche<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Venezuela si incammina in una situazione virtuale da&nbsp;<strong>partito unico alla cubana<\/strong>, pur conservando una parvenza fragilissima di vita democratica. L&rsquo;unico leader oppositore a presentarsi alle elezioni del 20 maggio &egrave; stato&nbsp;<strong>Henri Falcon<\/strong>, ex governatore del Lara, un passato nel chavismo e nella MUD, il tavolo antichavista che si &egrave; spaccato dopo la vittoria nelle legislative del 2015. Poco prima dell&rsquo;annuncio dei dati ufficiali, Falcon &egrave; comparso in televisione denunciando i brogli e non ha riconosciuto l&rsquo;esito del voto. Subito dopo&nbsp;<strong>Nicolas Maduro ha annunciato il &ldquo;suo&rdquo; trionfo; 68% dei voti validi<\/strong>, quasi sei milioni di consensi in un&rsquo;elezione segnata dall&rsquo;<strong>affluenza pi&ugrave; bassa degli ultimi 50 anni<\/strong>, ferma al&nbsp;<strong>48%<\/strong>. Numeri che secondo l&rsquo;opposizione sono stati gonfiati ad arte e che cozzano, in effetti, con la desolante immagine dei&nbsp;<strong>seggi vuoti<\/strong>registrati in diverse citt&agrave; dalla stampa internazionale. Non essendoci osservatori accreditati, la OEA, le Nazioni Uniti e l&rsquo;Unione Europea non sono stati autorizzati a mandare loro inviati, &egrave; probabile che non si sapr&agrave; mai la verit&agrave; su quanti venezuelani sono andati a votare e&nbsp;<strong>quanti appoggiano davvero il governo<\/strong>&nbsp;in carica.<\/p>\n<p>Tutto questo sembra non importare al chavismo, che considera gli&nbsp;<strong>oppositori dei traditori della patria<\/strong>&nbsp;e continua a sostenere la teoria del complotto internazionale per giustificare la drammatica crisi economica in corso. Per Maduro &egrave; in atto una &ldquo;guerra economica&rdquo; orchestrata dagli Stati Uniti, i paesi latino-americani e l&rsquo;Europa. Una tesi inveritiera, giacch&eacute; le ragioni del&nbsp;<strong>collasso dell&rsquo;economia venezuelana<\/strong>&nbsp;sono tutte da cercare nella&nbsp;<strong>pessima gestione economica del suo governo<\/strong>, dall&rsquo;incapacit&agrave; cronica del chavismo di sostenere un sistema produttivo nazionale che non dipenda eccessivamente dalle&nbsp;<strong>entrate pretolifere, che valgono oltre il 90% del Pil<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 2000 il Venezuela produceva tre milioni di barili di petrolio al giorno, oggi sono meno di 1,5 milioni. La statale Pdvsa non ha fatto negli ultimi anni l&rsquo;adeguata manutenzione nei pozzi esistenti, spenendo troppo nella ricerca e sfruttamendo del bacino dell&rsquo;Orinoco, una scommessa che si &egrave; rivelata troppo onerosa rispetto ai risultati raggiunti. Da Chavez in poi sono state&nbsp;<strong>espropriate centinaia di fabbriche<\/strong>&nbsp;seguendo un confuso progetto di economia popolare; la stragrande maggioranza di esse &egrave; fallita, al punto che&nbsp;<strong>oggi in Venezuela non si produce quasi nulla<\/strong>&nbsp;e quel poco che si trova sugli scaffali dei supermercati &egrave; importato.<\/p>\n<p><strong>L&rsquo;iperinflazione galoppante<\/strong>, stimata per il 2018 intorno al 14.000% dal Fmi, ha polverizzato il potere d&rsquo;acquisto dei salari e oggi&nbsp;<strong>8 famiglie su 10 vivono sotto la soglia di povert&agrave;<\/strong>, nella lotta quotidiana per la ricera di cibo a prezzi accettabili. Una famiglia di classe media, se vale ancora questa definizione, spende in media il&nbsp;<strong>90% del suo reddito per generi alimentari<\/strong>. Maduro ha aumentato ripetutivamente il salario minimo, ma la corsa contro il caro-vita &egrave; persa in partenza; l&rsquo;ultimo aumento lo ha portato a un milione di bolivares, che al cambio nero equivale a circa 1,2 dollari, quando&nbsp;<strong>un kg di carne costa 4 milioni di bolivares<\/strong>. Una penuria che ha spinto motlissimi venezuelani ad andarsene;&nbsp;<strong>1,5 milioni le persone che hanno lasciato&nbsp;<\/strong>il paese negli ultimi cinque anni secondo le Nazioni Unite, l&rsquo;equivalente del 5% della popolazione. La crisi ha connotati drammatici nel campo della&nbsp;<strong>salute<\/strong>;&nbsp;<strong>non si trovano medicine<\/strong>&nbsp;se non al mercato nero, a prezzi proibitivi. Secondo la ONG &ldquo;Accion Solidaria&rdquo; almeno&nbsp;<strong>3.000 persone con HIV sono morte<\/strong>&nbsp;dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno per la mancanza di retrovirali, 70 trapiantati hanno avuto un rigetto d&rsquo;organo. Ogni settimana muoiono almeno tre pazienti dei 36.000 parkinsoniani presenti in Venezuela; una scatola di Sinemet, medicina essenziale per curare gli spasmi muscolari, costa sottobanco pi&ugrave; di dieci milioni di bolivares. Le cure oncologiche sono ridotte al minimo; non c&rsquo;&egrave; radioterapia ed &egrave; impossibile ricevere trattamento chemioterapico in strutture pubbliche. Le associazioni dei malati cronici hanno chiesto l&rsquo;intervento straordinario della OMS, ma&nbsp;<strong>il governo si rifiuta di ammettere lo stato di emergenza<\/strong>.<\/p>\n<p>Mentre la gente muore di malattie o passa letteralmente la fame, gli indici di denutrizione non sono mai stati cos&igrave; alti, i dirigenti dell&rsquo;opposizione invocano un intervento esterno, attraverso sanzioni economiche, isolamento finanziario, e c&rsquo;&egrave; chi sottovoce spera addirittura in un intervento armato.&nbsp;<strong>La comunit&agrave; internazionale non ha riconosciuto la rielezione di Maduro<\/strong>; gli Stati Uniti hanno annunciato il giorno dopo la proibizione per qualsiasi persona o impresa americana di stabilire rapporti commerciali con il governo venezuelano o le imprese ad esso collegate. Una sanzione che non riguarda, per ora, la vendita di petrolio;&nbsp;<strong>un terzo del greggio di Caracas &egrave; venduto negli Stati Uniti<\/strong>. Il Venezuela &egrave; ormai in default selettivo e se le finanze pubbliche non sono crollate &egrave; a causa della &ldquo;grazia&rdquo; che sta ricevendo dai due principali creditori,<strong>la Russia e la Cina<\/strong>&nbsp;che, per ora, non sembrano aver fretta di rientrare.&nbsp;<strong>Dal 2010 ad oggi Pechino ha prestato 45 miliardi di dollari<\/strong>, ai quali si aggiungono 25 miliardi di interessi; Caracas ha pagato finora 37 miliardi di dollari attraveso invii petroliferi. L&rsquo;aumento del prezzo del greggio, di per s&eacute;, non basta per ridare ossigeno all&rsquo;economia venezuelana, se non si avvieranno riforme drastiche che, al momento, Maduro sembra non voler prendere. La&nbsp;<strong>rivoluzione bolivariana ha prolungato la sua vita politica<\/strong>&nbsp;con la rielezione del presidente, ma dal punto di vista economico sembra destinata a scagliarsi contro un muro;<strong>&nbsp;immersa in una crisi<\/strong>&nbsp;che, considerando tutte le variabili, non pu&ograve; che peggiorare nei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Fonte:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/dopo-il-voto-il-venezuela-vive-ancora-nellincubo-20630\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.ispionline.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"entity entity-field-collection-item field-collection-item-field-autori-esterni clearfix\">\n<div class=\"content\">\n<div class=\"field field-name-field-autore-non-ispi field-type-entityreference field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div>27 maggio 2018&nbsp;&nbsp;di Emiliano Guanella<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":234405,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234404","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234404\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}