{"id":234415,"date":"2018-07-19T00:00:00","date_gmt":"2018-07-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/origine-del-debito-pubblico-e-sovranita-politica-2\/"},"modified":"2018-07-19T00:00:00","modified_gmt":"2018-07-18T22:00:00","slug":"origine-del-debito-pubblico-e-sovranita-politica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/07\/19\/origine-del-debito-pubblico-e-sovranita-politica-2\/","title":{"rendered":"Origine del debito pubblico e sovranit\u00e0 politica"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-meta\"><span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">di <span> Raffaele Natalucci<\/span><\/span><\/span> <span class=\"post-meta-author\"><span><\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"post-meta\">Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/fonte\/citta-nuova\/\" title=\"Citt&agrave; Nuova\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/div>\n<p><strong>&laquo;Gli uomini e le nazioni hanno rinunciato a determinare la storia lasciando campo libero ai mercati&raquo;? Intervista a Carlo Amadei, esperto di storia economica per la redazione dell&rsquo;autorevole Enciclopedia Treccani<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/CITTANANFOTO_20180716113445561-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>La questione della sovranit&agrave; effettiva del nostro Paese nelle scelte politiche&nbsp;&egrave; al centro dell&rsquo;orizzonte culturale dell&rsquo;attuale governo italiano. Ma rischia di essere accomunato alle polemiche che nascono ogni giorno sul tema scottante dell&rsquo;accoglienza dei migranti. Cerchiamo perci&ograve; di concentrare&nbsp;l&rsquo;attenzione sul peso effettivo dei mercati finanziari sulla dialettica democratica. Ripercorriamo alcune tappe fondamentali della nostra storia recente con questa intervista a <strong>Carlo Amadei<\/strong>, esperto in storia economica e per anni caporedattore dell&rsquo;enciclopedia Treccani.<\/p>\n<p><strong>ll filosofo Umberto Galimberti cita un grande pensatore come&nbsp;Gunther Anders, che si &egrave; confrontato con il nazismo,&nbsp;&nbsp;per affermare che, nel mondo attuale, il soggetto protagonista &egrave; il mercato, mentre &laquo;gli uomini hanno rinunciato a considerare s&eacute; stessi (o le nazioni, o le classi, o l&rsquo;umanit&agrave;) come soggetti della storia&raquo;. In che cosa consisterebbe tale primazia dei mercati?<\/strong><\/p>\n<p>Da alcuni decenni, stiamo vivendo nel quadro di una sorta di ideologia unica e totalizzante che non riguarda soltanto una certa visione della politica economica ma una vera e propria generale concezione del mondo. Basti pensare alla diffusione nei campi pi&ugrave; disparati di concetti presi direttamente dal mondo del business: dalla societ&agrave;, alla politica, alla cultura fino all&rsquo;individuo stesso che viene invitato a &ldquo;mettersi sul mercato&rdquo;, a &ldquo;farsi imprenditore di s&eacute; stesso&rdquo;, a &ldquo;investire sulla propria persona&rdquo; non solo per acquisire competenze ma anche relativamente al proprio aspetto fisico. Questo linguaggio &egrave; entrato a pieno titolo anche nel mondo della scuola e dell&rsquo;universit&agrave;, pensiamo ad esempio ai termini &ldquo;crediti&rdquo; e &ldquo;debiti&rdquo;. Il rischio &egrave; quello di una progressiva riduzione della complessit&agrave; e delle diverse sfaccettature che pu&ograve; avere una persona umana, alla sola dimensione economica e commerciale.<\/p>\n<p><strong>A proposito di debito, quali sarebbero i fattori che hanno contribuito in modo determinante al raddoppio del nostro debito pubblico?<\/strong><\/p>\n<p>Il fenomeno della crescita del debito &egrave; un tema complesso. Una delle cause &egrave; da attribuire all&rsquo;aumento del deficit di bilancio che comincia negli anni &lsquo;70 e prosegue negli anni &rsquo;80, determinato dal fatto che la spesa pubblica crescente non viene accompagnata da un adeguato incremento delle entrate fiscali, ci&ograve; grazie anche ad una diffusa evasione ed elusione fiscale. Bisogna per&ograve; sottolineare che alla fine degli anni &rsquo;70, cio&egrave; al culmine della stagione delle riforme sociali, il nostro rapporto debito-Pil &egrave; ancora contenuto: non arriva al 60%. Tra il 1981 e il 1992, invece, si passa dal 60% al 120% soprattutto a causa della forte crescita degli interessi sui titoli del debito pubblico.<\/p>\n<p><strong>Come si spiega questo balzo anomalo in soli 10 anni?<\/strong><\/p>\n<p>Questa crescita avviene per diversi motivi. Da una parte abbiamo il &ldquo;divorzio&rdquo; tra Tesoro e Banca d&rsquo;Italia deciso nel 1981, in sostanza la Banca d&rsquo;Italia ha cessato di garantire, mediante il proprio acquisto dei titoli pubblici, la collocazione di questi ultimi al tasso d&rsquo;interesse stabilito dallo Stato. &Egrave; avvenuto, inoltre, l&rsquo;ingresso dell&rsquo;Italia nel Sistema monetario europeo (1979-92) che, contribuendo a peggiorare la bilancia commerciale, ha reso&nbsp;&nbsp;necessario attrarre capitali dall&rsquo;estero aumentando i tassi d&rsquo;interesse, mentre si &egrave; prodotta una progressiva eliminazione degli ostacoli alla circolazione dei capitali.<\/p>\n<p><strong>Come pesano tali interessi sul debito pubblico?<\/strong><\/p>\n<p>Teniamo presente che mentre il rapporto tra deficit primario (entrate pubbliche meno spesa pubblica al netto degli interessi, ndr) e Pil resta stabile negli anni 80&rsquo; e dal 1990 diminuisce drasticamente fino ad azzerarsi nel 1991, il rapporto tra interessi e Pil cresce fortemente. Dal 1992 ad oggi il bilancio primario &egrave; attivo e questo surplus delle entrate rispetto alle spese serve esclusivamente a pagare gli interessi sul debito pubblico. Quando si parla di bilancio primario, ripeto, si fa riferimento esclusivamente alla differenza tra entrate e spese pubbliche al netto degli interessi sul debito: questo bilancio &egrave; attivo, malgrado le spese parassitarie e quelle per il foraggiamento dei diversi episodi di corruzione, nonch&eacute; malgrado l&rsquo;enorme evasione ed elusione fiscale.<\/p>\n<p><strong>Quale impatto hanno prodotto sull&rsquo;economia italiana le politiche di austerit&agrave; adottate allo scopo di ridurre il debito?<\/strong><\/p>\n<p>Le misure di austerit&agrave; introdotte dopo l&rsquo;esplosione della crisi nel 2008, anzich&eacute; ridurre il rapporto debito\/Pil, hanno contribuito ad aumentarlo (da quasi il 120% del 2011 ad oltre il 130% attuale).&nbsp;Il rapporto fra due grandezze come debito e Pil pu&ograve; essere rappresentato come una frazione dove il debito &egrave; il numeratore e il Pil &egrave; il denominatore. Le misure di austerit&agrave; hanno compresso la domanda globale e quindi il Pil non &egrave; ancora risalito al livello del 2008. La diminuzione del Pil e il conseguente calo delle entrate fiscali hanno influito sul numeratore della frazione provocando un ulteriore aumento del debito pubblico<\/p>\n<p><strong>Che spazio rivestono le politiche occupazionali nell&rsquo;assetto delineato dai Trattati europei?<\/strong><\/p>\n<p>La depressione del Pil agisce negativamente anche sull&rsquo;occupazione. Purtroppo il sistema europeo configurato dai Trattati prevede la stabilit&agrave; dei prezzi come obiettivo fondamentale mentre quello dell&rsquo;occupazione &egrave; ritenuto secondario rispetto al primo. Le critiche sui trattati europei si incentrano sul contrasto tra tale impostazione e la nostra Costituzione repubblicana che considera, invece, il diritto al lavoro come uno dei diritti fondamentali da osservare.<\/p>\n<p>Sul dibattito in corso in tema di debito pubblico, vedasi tra gli altri, il contributo di <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/debito-pubblico-promesse-elettorali\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Benedetto Gui <\/a>e l&rsquo;intervista a <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/debito-pubblico-paradisi-fiscali-flat-tax\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Carlo Clericetti <\/a><\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=124831&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"post-meta\"><span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">di <span> Raffaele Natalucci<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234415","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234415","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234415"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234415\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}