{"id":234421,"date":"2018-09-27T00:00:00","date_gmt":"2018-09-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/perche-dare-ancora-fiducia-ad-aung-san-suu-kyi-2\/"},"modified":"2018-09-27T00:00:00","modified_gmt":"2018-09-26T22:00:00","slug":"perche-dare-ancora-fiducia-ad-aung-san-suu-kyi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/09\/27\/perche-dare-ancora-fiducia-ad-aung-san-suu-kyi-2\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 dare ancora fiducia ad Aung San Suu Kyi"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-meta\">d<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">i <span> George Ritinsky<\/span><\/span><\/span> <span class=\"post-meta-author\"><span><\/span> <\/span> <br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/fonte\/citta-nuova\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"Citt&agrave; Nuova\">Citt&agrave; Nuova<\/a>, 25 settembre 2018<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\"><strong>Dopo aver analizzato la complessa situazione politica nell&rsquo;ex Burma, emerge come la speranza di pace pi&ugrave; credibile per il Paese riposa sulle spalle dell&rsquo;attuale premier. Che deve lottare in primo luogo contro il &ldquo;suo&rdquo; esercito<\/strong><\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/AP_18233327099092-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>Dopo un primo articolo che ha cercato di spiegare le ragioni dell&rsquo;attuale situazione di conflittualit&agrave; in Myanmar ed aver stigmatizzato <strong>le critiche pesanti che vengono rivolte ad Aung San Suu Kyi<\/strong>, accusata di essere complice nella <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/si-puo-credere-ad-aung-san-suu-kyi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">tragedia del <strong>popolo rohingya<\/strong> <\/a>, un accenno alla storia ci ricorda che il 25 agosto 2017 ci fu un attacco nello Stato del Rakhine, da parte dell&rsquo;Arakan Rohingya Salvation Army, con un totale di 71 persone uccise, tra cui 12 militari. In risposta a questo attacco, la reazione da parte delle forze dell&rsquo;ordine, il Tatmadaw, &egrave; stata tremenda, con centinaia di morti, villaggi rasi al suolo e <strong>700 mila persone in fuga verso il Bangladesh<\/strong>. Un&rsquo;emergenza umanitaria senza precedente. Da decenni, va detto, le lotte tra musulmani e buddhisti andavano avanti da quelle parti, ma mai era accaduta una cosa del genere. Soprattutto il mondo musulmano, ma non solo (vedi papa Francesco in piazza San Pietro e poi durante la sua visita il 27 novembre 2017 in Myanmar, allorch&eacute; incontr&ograve; il capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing), hanno ripetutamente chiesto all&rsquo;esercito del Myanmar, nei suoi massimi esponenti, di &laquo;fermarsi&raquo;, riconoscendo <strong>la cittadinanza ai rohingya<\/strong> nati sul suolo del &lsquo;&rsquo;Paese d&rsquo;oro&rsquo;&rsquo;, come viene chiamato anche il Myanmar, e iniziare la difficile opera di rimpatrio e pacificazione nazionale.<\/p>\n<p><strong>Tutto questo non &egrave; stato realizzato<\/strong>, con la conseguenza che la comunit&agrave; internazionale si &egrave; scagliata con la <em>de facto<\/em> rappresentante del governo del Myanmar, guarda caso Aung San Suu Kyi, gi&agrave; premio Nobel per la pace del 1991. Le Nazioni Unite, nelle settimane scorse hanno dichiarato che ci possono essere gli estremi per incriminare le massime autorit&agrave; dell&rsquo;esercito del Myanmar per crimini contro l&rsquo;umanit&agrave;: un&rsquo;accusa che l&rsquo;ex Burma ha rifiutato e respinto con decisione. <strong>Il Myanmar si trova cos&igrave;, al momento, in una posizione quasi d&rsquo;isolamento nella comunit&agrave; internazionale<\/strong>: continuare a negare, da parte delle forze del Myanmar, non conviene e non &egrave; pi&ugrave; credibile. Si deve trovare una forma per andare avanti e salvare almeno la faccia dei contendenti. Altrimenti il rischio &egrave; di tornare alla guerra civile. Si attende a breve una decisione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d&rsquo;America sui diritti umani, cosicch&eacute; il Myanmar potrebbe ricevere delle sanzioni commerciali in merito, con ripercussioni a livello internazionale.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/AP_18086105012299-1024x690.jpg\" alt=\"Myanmar Armed Force Day\" width=\"334\" height=\"225\" class=\"alignleft  wp-image-127108\" style=\"margin-top: 6px;margin-bottom: 6px;margin-left: 12px;float: right\" \/><\/p>\n<p><strong>&Egrave; ormai chiaro che l&rsquo;esercito, il tanto temuto Tatmadaw, non &egrave; sotto il controllo del governo<\/strong> e tanto meno di Aung San Suu Kyi. Ci sono in pratica due centri di potere. Il bilancio delle forze armate, ad esempio, &egrave; stabilito in modo autonomo dal governo, con 2,14 miliardi di dollari annuali che rappresentano circa il 14% delle spese complessive dell&rsquo;intero Paese: una cifra assurda, se si considera che povert&agrave;, malnutrizione e mancanza di lavoro spingono centinaia di migliaia di immigrati economici ancora oggi verso il confine con la Thailandia (affamata di lavoratori a basso costo per le sue industrie e servizi) in cerca di un futuro migliore. <strong>L&rsquo;operato dei militari &egrave; nettamente svincolato da quello dell&rsquo;esecutivo<\/strong>, che poi si ritrova a dover tamponare i guai causati dai generali che sono abituati da 70 anni a pulizie etniche e impunit&agrave;. Il problema &egrave; far capire loro che i tempi sono decisamente cambiati, anche in Myanmar.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/AP_17242474188719-300x195.jpg\" alt=\"Wirathu, leader dei monaci buddhisti nazionalisti.\" style=\"margin-top: 6px;margin-bottom: 6px;margin-right: 12px;float: left\" \/><\/p>\n<p><strong>Gli estremisti nazionalisti buddhisti gettano benzina sul fuoco<\/strong> (basti pensare al monaco Wirathu, soprannominato dal <em>Time Magazine<\/em> &laquo;il Bin Laden buddhista&raquo; per il suo incitamento contro i musulmani): da anni combattono sia i musulmani che Aung san Suu Kyi, ritenuta troppo vicina alla minoranza cristiana, troppo accomodante e poco nazionalista. Essi <strong>vogliono portare scompiglio<\/strong> e vorrebbero far cadere il &laquo;governo della signora&raquo;, guidato dal fronte democratico attualmente al potere. In un Paese con 135 etnie ufficialmente riconosciute, con i militari che portano avanti una loro politica autonoma, con 5 fronti aperti contro 5 etnie (chin, shan, karen, kachin e rohingya) dove attualmente si combatte contro 21 gruppi armati, e con 3 &ldquo;genocidi&rdquo; (o qualcosa di simile) in corso (contro rohingya, kachin e shan), non &egrave; facile gestire l&rsquo;equilibrio nazionale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/AP_18115085533139-1024x683.jpg\" alt=\"Myanmar Forgotten War\" width=\"328\" height=\"219\" class=\"alignleft  wp-image-127110\" style=\"margin-top: 6px;margin-bottom: 6px;margin-left: 12px;float: right\" \/><\/p>\n<p><strong>Poco si parla del genocidio contro i kachin<\/strong>, <strong>principalmente cristiani<\/strong>. In Italia <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/myanmar-la-strage-silenziosa-dei-cristiani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">solo il nostro giornale ha affrontato la questione <\/a>&nbsp;suscitando peraltro grande interesse. Eppure &egrave; altrettanto drammatico ed <strong>urge una condanna e non il silenzio dalla stampa internazionale<\/strong>. Recentemente <em>The Guardian<\/em> e <em>Ucanews<\/em> hanno in effetti dedicato dei servizi a questo popolo sterminato principalmente perch&eacute; cristiano. Una grande ingiustizia che passa sotto silenzio. Il sentimento comune della maggioranza degli abitanti del Myanmar pare il seguente: &laquo;Aung San Suu Kyi sta lavorando per l&rsquo;unit&agrave; del Paese, per la pace e non per un nuovo conflitto. &Egrave; per questo che &egrave; stata ed &egrave; estremamente cauta nelle sue prese di posizione&raquo;, dice un esponente del popolo kachin. Se eccedesse, aggiungiamo noi, darebbe una scusa ai suoi nemici per espellerla dal consesso politico nazionale.<\/p>\n<p>Ritengo che <strong>le parole del card. Charles Bo<\/strong> del 10 settembre scorso, a Yangon, come riportato da <em>Ucanews<\/em>, possano essere prese come un chiaro monito e un&rsquo;indicazione per la comunit&agrave; internazionale: &laquo;<strong>Nelle mani di Aung Sann Suu Kyi il popolo del Myanmar ha investito la propria credibilit&agrave; per un Paese in pace e prospero<\/strong>. La storia del Myanmar &egrave; punteggiata di ferite: ora, questo &egrave; il tempo per curare tali ferite e non per aprirne di nuove. Termini estremi come &ldquo;genocidio&rdquo;, &ldquo;pulizia etnica&rdquo; e &ldquo;sanzioni&rdquo; non accompagneranno pi&ugrave; il nostro Paese in questo viaggio verso la pace e la democrazia. La via necessaria &egrave; quella di accettare il ruolo di tutte le parti in conflitto per una pace duratura e per risolvere tutti i problemi&raquo;. Il cardinale ha continuato affermando che il governo civile e i militari devono lavorare di concerto per dare speranza a un grande Paese: &laquo;Chiedo a tutti gli amici del Myanmar di riconoscere questa realt&agrave; ed aiutare il popolo birmano a risolvere i loro problemi&raquo;.<\/p>\n<p>La comunit&agrave; internazionale fatica a capire che, senza Aung San Suu Kyi o con una sua delegittimazione a livello internazionale, col discredito del suo operato passato e presente, si prospettano nuove guerre e conflitti interni tra le diverse etnie. Non c&rsquo;&egrave; bisogno di una nuova Libia in Asia.<\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=127106&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"post-meta\">d<span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">i <span> George Ritinsky<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234421","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234421","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234421"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234421\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234421"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234421"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234421"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}