{"id":234425,"date":"2018-10-05T00:00:00","date_gmt":"2018-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/chi-comanda-qui-2\/"},"modified":"2018-10-05T00:00:00","modified_gmt":"2018-10-04T22:00:00","slug":"chi-comanda-qui-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/10\/05\/chi-comanda-qui-2\/","title":{"rendered":"Chi comanda qui?"},"content":{"rendered":"<div>di Carlo Cefaloni <\/div>\n<div>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/chi-comanda-qui\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"Citt&agrave; Nuova\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-summary\"><strong>Alla ricerca della vera partecipazione tra desiderio di comunit&agrave; e poteri prevalenti<\/strong><\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1018126823a-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>&laquo;Peppone si mise in ghingheri e usc&igrave; di casa per andare a votare. Davanti alla sezione si colloc&ograve; in coda e tutti gli dissero: &ldquo;Si accomodi signor sindaco&rdquo;, ma egli rispose che in regime democratico tutti sono eguali. In realt&agrave;, trovava ingiusto che il suo voto valesse quanto quello di Pinola, lo stagnino che era ubriaco 7 giorni la settimana e non sapeva da che parte si alzasse il sole&raquo;. I dubbi sul suffragio universale non appartengono solo al simpatico personaggio di Giovanni Guareschi.<\/p>\n<p>Alcuni politologi sostengono l&rsquo;epistocrazia. Limitare, cio&egrave;, il voto passivo e attivo ai meritevoli, ai sapienti. Ricompare la proposta dell&rsquo;estrazione a sorte dei governanti tra un numero ristretto di &ldquo;esperti&rdquo; per evitare manipolazioni e corruzione.<\/p>\n<p>I partiti sono appiattiti sul nome dei leader. Il M5S ha intercettato un bisogno di novit&agrave; attirando persone finora lontane dall&rsquo;impegno, sono legittimi i dubbi sulla sua &ldquo;democrazia digitale&rdquo;.<\/p>\n<p>Esistono poteri, estranei alle logiche democratiche, ma che finiscono per impadronirsene, come dimostra il recente scioglimento, per infiltrazione mafiosa, proprio del comune di Brescello, il paese dove Peppone e don Camillo si prendevano a badilate ma erano parte di una comunit&agrave;.<\/p>\n<p><strong>Quel referendum umiliato<\/strong><\/p>\n<p>La sovranit&agrave; popolare &egrave; umiliata dal destino del referendum del 2011 sull&rsquo;acqua pubblica. A che serve la vittoria della partecipazione diffusa per togliere la gestione del ciclo idrico al profitto delle societ&agrave; private se poi tutto resta come prima? Esiste gi&agrave; un potere dei pochi, non certo i migliori, che decide per tutti.<\/p>\n<p>Alla uguaglianza formale della cabina elettorale corrisponde una disuguaglianza di poteri nella vita reale, a cominciare dalla signoria della &ldquo;propriet&agrave;&rdquo;, sempre pi&ugrave; impersonale, nel mondo delle imprese. Sono ben salde &ldquo;le mani sulla citt&agrave;&rdquo;, evocate nel famoso film di Francesco Rosi.<\/p>\n<p>Ma proprio in campo urbanistico si &egrave; tentato in Italia, nel recente passato, di introdurre metodi partecipativi delle scelte &ldquo;dal basso&rdquo;. Carlo Cellamare insegna nella storica facolt&agrave; di ingegneria della Sapienza a Roma e ha scelto, da tempo, di mettersi al servizio dei tanti comitati che cercano di porre un argine alla speculazione, attivando il Laboratorio di studi urbani &ldquo;Territori dell&rsquo;abitare&rdquo;. <em>Fuori raccordo. Abitare l&rsquo;altra Roma <\/em>(Donzelli Editore) &egrave; l&rsquo;ultimo testo che ha curato per comprendere la crisi della Capitale. Come promotore della scuola di politica delle Cvx italiane (realt&agrave; laicale dei gesuiti), Cellamare ha contribuito ad offrire un criterio di azione: &laquo;Osservare la realt&agrave;, cercare di capire gli assetti di forza per poterli ribaltare quando ingiusti&raquo;. Segue un progetto a Tor Bella Monaca, ferita aperta delle nostre periferie. &laquo;Da troppo tempo &ndash; afferma &ndash; ogni aspettativa di cambiamento sembra svanita. La politica? Assente. Incapace di ascoltare e cercare di offrire delle risposte alle esigenze delle persone che allora, nonostante tutto, cercano di auto organizzarsi&raquo;. Un fenomeno presente in tutto il Paese, ad esempio riqualificando aree verdi e palazzi abbandonati ricavandone case, palestre e teatri in luoghi non utilizzabili con logiche di mercato.<\/p>\n<p>Ovviamente certe realt&agrave; sono ben autodisciplinate, altre sono permeabili dalla malavita, ma rispondono a necessit&agrave; ignorate dalla politica istituzionale, a cominciare dalla penuria di case popolari. Certo, dice Cellamare, non accedono alle scelte decisive della citt&agrave; come invece accade per i grandi capitali immobiliari.<\/p>\n<p><strong>La partecipazione non &egrave; un sondaggio<\/strong><\/p>\n<p>Come avviene il coinvolgimento reale delle persone? Non certo con la finta democrazia digitale che mette ai voti su web, ad esempio, il piano della mobilit&agrave; sostenibile. La partecipazione non &egrave; un sondaggio ma un processo di ricerca del bene pubblico. Ha bisogno di un confronto aperto per arrivare a soluzioni anche diverse dalle ipotesi inziali. A sollevare un problema sono sempre in pochi, che sembrano destinati a soccombere. Michele Boato ha pensato bene, invece,&nbsp; di mettere in un libro 80 casi di &ldquo;cause vinte&rdquo; per il bene comune cominciate con due o tre persone che hanno finito per coinvolgere interi territori. Su <em>Citt&agrave; Nuova <\/em>parliamo dell&rsquo;inquinamento Pfas in Veneto e della &ldquo;terra dei fuochi&rdquo; in Campania, della riconversione del Sulcis Iglesiente in Sardegna per uscire dal ricatto della produzione bellica. La partecipazione nasce dalle coscienze personali e collettive. Non &egrave; una concessione delle istituzioni. Si costruisce, cos&igrave;, &laquo;un&rsquo;alternativa alla globalizzazione escludente&raquo;, come ha detto papa Francesco rivolgendosi ai movimenti popolari, partendo &laquo;dall&rsquo;attaccamento al quartiere, alla terra, al lavoro&raquo;. Esiste &laquo;una fame di politica, soprattutto nei luoghi che per anni sono stati desertificati&raquo;, dichiara Christian Raimo, scrittore da poco assessore in un municipio romano. Si passa dalla denuncia alla proposta solo se esiste una decisa volont&agrave; di partecipazione che non delega e si fa carico dei problemi anche in maniera conflittuale. Non avremmo il patrimonio dell&rsquo;Appia&nbsp; Antica, a Roma, senza una forte opposizione agli interessi della cementificazione.<\/p>\n<p>Altra cosa dalla partecipazione &egrave; l&rsquo;amministrazione delegata, cio&egrave; l&rsquo;affidamento regolamentato alla cittadinanza organizzata di beni comuni che l&rsquo;ente pubblico non riesce a gestire. Come, in modi diversi, avviene a Napoli, Bologna o Torino. Non &egrave; la partecipazione a scelte strategiche come il bilancio e il piano regolatore.<\/p>\n<p>Un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati ai&nbsp; piani di sviluppo locale avviene, da qualche anno, presso il ministero dello Sviluppo con la strategia per le &ldquo;aree interne&rdquo;, cio&egrave; quella parte d&rsquo;Italia lontana dai centri urbani che coinvolge i tre quinti del territorio. &Egrave; qualcosa di pi&ugrave; del <em>d&eacute;bat public<\/em>, la procedura adottata in Francia per discutere solo l&rsquo;applicazione delle decisioni politiche sulle infrastrutture, cos&igrave; come avviene in Toscana con l&rsquo;organo di garanzia regionale alla partecipazione.<\/p>\n<p>Esperienze interessanti ma diverse dalla pretesa, ancora viva negli anni &rsquo;90, di andare oltre la democrazia formale. Lo storico Paolo Prodi parlava di &ldquo;tramonto della rivoluzione&rdquo; come fine della tensione creativa tra istituzione e profezia intesa come &ldquo;contestazione&rdquo; del male nel mondo.&nbsp; Il fascino crescente in Occidente verso modelli forti che, nell&rsquo;incertezza, promettono sicurezza e ordine, la difficolt&agrave; ad organizzare una vera resistenza davanti a tali poteri, sono segnali di un fenomeno da leggere in profondit&agrave;. Perch&eacute;, come cantava Giorgio Gaber, &laquo;la libert&agrave; non &egrave; uno spazio vuoto, la libert&agrave; &egrave; partecipazione!&raquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>Carlo Cefaloni<\/strong><\/p>\n<p>UN NUOVO TESSUTO PER LA DEMOCRAZIA<\/p>\n<p>Sono stata sulla rocca dell&rsquo;acropoli ateniese, tra il Tempio di Atena Nike e il Partenone voluto da Pericle per celebrare la vittoria&nbsp; sui&nbsp; persiani e la supremazia di Atene. Davanti a tale bellezza ripensavo alle parole che accolgono chi sbarca all&rsquo;aeroporto di Atene: &ldquo;culla della democrazia occidentale&rdquo;.<\/p>\n<p>I percorsi che le civilt&agrave; del pianeta hanno conosciuto per dare regole e istituzioni alla convivenza umana sono molto vari. La storia del concetto di democrazia, la sua evoluzione, &egrave; uno di questi percorsi che ha saputo attraversare i millenni, con una capacit&agrave; di adattamento straordinaria, tuttora aperto all&rsquo;esplorazione di nuovi territori. L&rsquo;esperimento della &ldquo;democrazia degli antichi&rdquo; del V secolo a.C. &egrave; durato poco pi&ugrave; di 150 anni. Poi il cammino delle idee e delle istituzioni politiche ha seguito altre vie, prima che la democrazia tornasse a radicarsi, secoli pi&ugrave; tardi, nella rappresentanza politica, nel parlamentarismo, nel suffragio universale, nella tutela dei diritti delle persone.<\/p>\n<p>Oggi, a distanza di 2.500 anni, le parole della democrazia sono cambiate: da una parte, crisi, declino, distanza, corruzione, assenteismo. Dall&rsquo;altra, cittadinanza attiva, <em>accountability<\/em>, resilienza, trasparenza, rete&hellip; Cosa dire di fronte all&rsquo;affermazione di un esponente del governo italiano che, nel corso di un evento pubblico, ha affermato che &laquo;il Parlamento non conta pi&ugrave; nulla perch&eacute; non &egrave; pi&ugrave; sentito dai cittadini&raquo;? Se da una parte vi abbiamo letto una conferma della crescente svalutazione della principale istituzione che &egrave; al cuore della democrazia rappresentativa &ndash; una svalutazione che avanza da tempo e da pi&ugrave; parti &ndash;, dall&rsquo;altra lo scossone non ci ha tolto il sonno: &egrave; pi&ugrave; che legittimo interrogarsi sul futuro di una istituzione che &egrave; composta da pi&ugrave; di mille persone, selezionate in base a non si sa bene quale criterio di rappresentativit&agrave;. Un serio aggiornamento sono i fatti a richiederlo.<\/p>\n<p>Ma quelle parole &ndash; &laquo;il Parlamento non conta pi&ugrave; nulla&raquo; &ndash; accanto ad altre rimbalzate nei luoghi estivi, dicono qualcosa di pi&ugrave; e con tutta probabilit&agrave; compongono un disegno che pu&ograve; condurre rapidamente a una concentrazione del potere decisionale sempre pi&ugrave; densa.<\/p>\n<p>Il fenomeno si intravede negli appelli ormai frequenti a forme e a strumenti politici &ldquo;immediati&rdquo; &minus; la stessa elezione per sorteggio &minus; che puntano anzitutto a rovesciare la piramide elettorale, a ripensare strutture obsolete lontane dalla vita delle persone. Con quali effetti? L&rsquo;analisi &egrave; complessa. Se all&rsquo;orizzonte si intravede una democrazia &ldquo;disintermediata&rdquo;, che punta a rimuovere i mediatori tradizionali con l&rsquo;illusione di semplificare i processi, dovremo fare attenzione ai &ldquo;nuovi mediatori&rdquo;, a quelli cio&egrave; che sono pronti a sostituirsi a chi ha svolto finora tale funzione. Dovremmo farci una domanda: chi sopporter&agrave; il peso maggiore di tali processi di individualizzazione, di frammentazione sociale, in fin dei conti, di violenza? Con tutta probabilit&agrave;, coloro che pi&ugrave; difficilmente sono in grado di tutelarsi.<\/p>\n<p>Dunque, non &egrave; finito il tempo della partecipazione, quella reale, di cui sono soggetti concreti i giovani, le donne, gli anziani, gli ultimi arrivati in citt&agrave;, quanti si incontrano tutti i giorni al lavoro, a scuola; non &egrave; finito neppure il tempo dei partiti e dei sindacati, se e finch&eacute; fanno da telaio ad un nuovo tessuto. Non &egrave; finito il tempo di sentirsi parte attiva della nostra democrazia, e non solo virtuale. Torniamo dunque a parlarci, ad ascoltarci, a parlare di noi e del mondo, di governo della nostra citt&agrave; e di chi ci governa, discutiamo, fino a contagiarci reciprocamente di ci&ograve; che ci sta pi&ugrave; a cuore. Forse la democrazia ricomincia anche da qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>Daniela Ropelato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Istituto universitario Sophia<\/p>\n<p><strong>Partecipazione e potere reale<\/strong><\/p>\n<p>Ho appena finito di leggere l&rsquo;ultimo libro di Parag Khanna, La rinascita delle citt&agrave; stato (Fazi Editore), una lucida radiografia dei mali della democrazia attuale. &Egrave; rimasta la democrazia, ma non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; la politica, la capacit&agrave; cio&egrave; di comprendere nelle scelte di governo i giovani e le prossime generazioni; siamo passati dalla role of law (la legge &egrave; uguale per tutti, anche per chi governa) alla pi&ugrave; mediocre law to rule (si approvano le leggi che man mano servono a chi governa).<\/p>\n<p>Le ricette davanti a noi sono sostanzialmente due: potere condiviso o in mano a pochi?<\/p>\n<p>La prima, la &ldquo;tecnocrazia diretta&rdquo;, affida la visione, la strategia ai tecnocrati, scelti per curriculum.<\/p>\n<p>La seconda opzione &egrave; chiamare alla partecipazione il popolo, quello che la Costituzione chiama &ldquo;sovrano&rdquo;, nucleo fondante della democrazia.<\/p>\n<p>Ne ho parlato con un gruppo di giovani donne e la loro obiezione &egrave; stata questa: &laquo;Perch&eacute; muoversi fuori casa la sera dopo il lavoro, lasciando la famiglia, se l&rsquo;offerta &egrave; solo quella di ascoltare, di essere aggiornati di decisioni gi&agrave; prese, senza poter avere nessuna influenza?&raquo;. Partecipare &egrave; reale se ci sar&agrave; davvero potere sul tavolo.<\/p>\n<p>Facciamo un paio di esempi. Vogliamo che i cittadini diano le loro idee per un buon bilancio della citt&agrave;? Chiamiamoli in piccole assemblee locali a marzo, ben prima di scrivere il bilancio, raccogliamo le idee, scremiamo due o tre priorit&agrave; attraverso una seconda consultazione, per poi affidarle a chi avr&agrave; la responsabilit&agrave; di decidere.<\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; da decidere lo stipendio dei politici, il loro regime pensionistico? Indiciamo un referendum e i cittadini accetteranno di condividere un giusto onere della democrazia. Fornire le dovute informazioni tecniche, dare tempi certi, concentrarsi su un problema specifico, questo &egrave; governo partecipato, in cui si sviluppa una intelligenza incrementale data dalla reciprocit&agrave; di saperi dei punti di vista diversi che dialogano per una soluzione condivisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>Lucia Fronza Crepaz<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Scuola di preparazione Sociale Trento<\/p>\n<p><strong>La democrazia che manca nei partiti<\/strong><\/p>\n<p>Rileggiamolo, l&rsquo;art. 49 della Costituzione: &laquo;Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale&raquo;. Beh, dopo 70 anni bisogna dire che tra le due connotazioni avverbiali presenti in quelle poche parole, il &ldquo;liberamente&rdquo; ha avuto la meglio sul &ldquo;metodo democratico&rdquo;. La carica iniziale che segnava il passaggio storico del superamento della dittatura e la conquista della democrazia, si &egrave; in verit&agrave; esaurita troppo precocemente, lasciando i partiti in balia di scalate di potere e personalismi, che li hanno resi fragili all&rsquo;avvento impetuoso del regno dei mass media. Televisione, innanzitutto, tutt&rsquo;oggi regina nella formazione del consenso. Un impatto che ha ingenerato nei partiti la risposta pi&ugrave; immediata: il leaderismo pi&ugrave; o meno &ldquo;carismatico&rdquo;, cio&egrave; un&rsquo;organizzazione verticistica non bisognosa di democrazia e contrappesi. E ci&ograve; purtroppo &egrave; valso anche per quei partiti o movimenti che nominalmente nascevano con un forte statuto democratico, ma che nei fatti sono caduti nella trappola del leaderismo, fattosi oggi social-televisivo. Non &egrave; facile risalire la china: la democrazia &egrave; un rischio per il potere, che quindi tende a salvaguardare se stesso a costo di metterla in pericolo. Invece il potere per sperare di essere al servizio della collettivit&agrave; deve essere democratico non solo nel senso di espressione del popolo, ma anche inserito nella cornice di uno stato di diritto e non deve temere contrappesi e garanzie. Proprio ci&ograve; che in Italia da troppo tempo appare contaminato da una grande vischiosit&agrave; che annulla i confini tra partiti, Stato, &ldquo;poteri forti&rdquo; e tra interessi pubblici e privati. Il che coinvolge anche noi cittadini. Una legislazione, a partire da quella costituzionale, pi&ugrave; decisamente indirizzata al ripristino di questi confini avvierebbe davvero il cambiamento. Per cominciare una legge elettorale che archivi una volta per sempre i meccanismi di cooptazione e persegua invece trasparenza, conoscenza e libert&agrave; di voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>Iole Mucciconi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Editorialista di Citt&agrave; Nuova<\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=126823&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div>di Carlo Cefaloni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234425","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234425","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234425"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234425\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234425"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234425"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234425"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}