{"id":234428,"date":"2018-10-22T00:00:00","date_gmt":"2018-10-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/mai-offendere-i-poveri-2\/"},"modified":"2018-10-22T00:00:00","modified_gmt":"2018-10-21T22:00:00","slug":"mai-offendere-i-poveri-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/10\/22\/mai-offendere-i-poveri-2\/","title":{"rendered":"Mai offendere i poveri"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>di Luigino Bruni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/mai-offendere-i-poveri\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Avvenire<\/a> del 09\/10\/2018<\/p>\n<p class=\"col-sm-12 col-md-12 col-lg-12\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.edc-online.org\/images\/varie\/181009_Mai_offendere_i_poveri_rid.jpg\" alt=\"181009 Mai offendere i poveri rid\" width=\"282\" height=\"300\" style=\"margin-top: 5px;margin-bottom: 5px;margin-right: 5px;float: left\" \/>Il primo e radicale problema di chi scrive, legifera e si occupa di povert&agrave; &egrave; l&rsquo;incompetenza, perch&eacute; non essendo in genere poveri non possediamo quella conoscenza specifica che ha soltanto chi &egrave; dentro una condizione di povert&agrave;. I discorsi e le azioni sulle povert&agrave; sono spesso inefficaci, se non dannosi, perch&eacute; la mancanza di competenza li rende <i>astratti<\/i>. Non &egrave; certamente un caso che due tra i maggiori studiosi della povert&agrave;, <strong>Muhammad Yunus<\/strong> (premio Nobel per la pace) e <strong>Amartya Sen<\/strong> (premio Nobel per l&rsquo;economia) sono originari rispettivamente del Bangladesh e dell&rsquo;India, ed entrambi vengono da esperienze di contatto con le povert&agrave; vere e si sono sporcati le mani per contribuire a far nascere istituzioni e progetti per alleviare le povert&agrave; (la Grameen Bank e l&rsquo;<i>Indice di Sviluppo Umano<\/i> delle Nazioni Unite). Per capire e operare nelle povert&agrave; il buon senso non basta e spesso produce molti danni. Dobbiamo invece lavorare molto, facendo di tutto per acquisire, con lo studio e la frequentazione delle persone che si vorrebbero aiutare, le competenze che non si hanno, ma che si devono avere.<\/p>\n<p class=\"col-sm-12 col-md-12 col-lg-12\">La prima cosa che si inizia a capire quando si lasciano la scrivania e i set televisivi e si entra nella concretezza delle povert&agrave;, &egrave; l&rsquo;inadeguatezza di una delle idee pi&ugrave; radicate della sociologia del XX secolo, la cosiddetta &#8220;<strong>piramide di Maslow<\/strong>&#8220;, che &egrave; troppo astratta per essere vera. Pensare, infatti, che le persone abbiano bisogni ordinati da una <i>gerarchia piramidale<\/i>, dove alla base ci sono i bisogni fisiologici (fame, sete, caldo e freddo&hellip;) e solo una volta soddisfatti questi possiamo permetterci il lusso di passare ai bisogni di ordine superiore (sicurezza e protezione), poi a quelli di appartenenza quindi ai bisogni di stima. E, infine, una volta saziati, riscaldati e stimati possiamo finalmente dedicarci al lusso dei bisogni di auto-realizzazione, che occupano il vertice della piramide. Come se le persone non morissero anche per mancanza di stima e di senso, o se l&rsquo;attesa di una nipote che viene a visitarci ogni sera in ospedale ci nutrisse meno della minestrina. Questa antica teoria (del 1954) ha subito molte critiche, sviluppi, rettifiche, ma l&rsquo;idea che ci siano bisogni primari ed essenziali legati al corpo, al coprirsi, al tetto, e solo dopo tutti gli altri pi&ugrave; &#8220;alti&#8221;, &egrave; ancora molto radicata nelle politiche pubbliche e nella cultura media della popolazione. E cos&igrave; la ritroviamo, implicita, anche nel dibattito sul <i>reddito di cittadinanza<\/i> di questi giorni in Italia (e non solo).<\/p>\n<p>Quando ero bambino il reddito di mio padre (commerciante ambulante di polli e galline) &egrave; stato per molti anni minore degli equivalenti 780 euro di cui si parla oggi, e nessuno sapeva se ogni mese sarebbero arrivati a casa, dove ad attenderli c&rsquo;era mia mamma e noi quattro figli. Ma nei compleanni e per la Befana i nostri regali dovevano essere belli come quelli dei nostri compagni di scuola pi&ugrave; ricchi. Mio padre rinunciava anche ad alcuni beni primari, ma per quei giocattoli non faceva economia, perch&eacute; non voleva che ci vergognassimo a scuola. In gioco c&rsquo;erano la dignit&agrave; sua e nostra. I miei nonni contadini e le loro sette figlie non erano certo benestanti, ma nelle feste importanti bisognava alzarsi da tavola lasciando vino e cibo avanzati. Quei pranzi eccessivi non erano meno essenziali delle patate e del pane di ogni giorno, perch&eacute; erano momenti decisivi dove si ricreavano e accudivano quei legami sociali che stringevano tra di loro i membri della comunit&agrave;, e impedivano che precipitassero tutti nei giorni difficili, quando alla mancanza dei beni primari supplivano questi altri beni altrettanto primari. Durante un periodo di studio all&rsquo;estero, non avevo abbastanza soldi per permettermi un quotidiano (italiano) e il treno. Mi procurai da un amico una bicicletta, risparmiavo il costo del biglietto del treno e quei due franchi mi consentirono di leggere articoli che sono la radice di quelli che ho scritto molti anni dopo, e di quello che sto scrivendo ora.<\/p>\n<p>La teoria della povert&agrave; di Amartya Sen si basa su un assioma fondamentale, una sorta di pietra angolare del suo edificio scientifico: la povert&agrave; &egrave; l&rsquo;impossibilit&agrave; che ha una persona di poter svolgere la vita che amerebbe vivere. La povert&agrave; &egrave; dunque una <i>carestia di libert&agrave; effettiva<\/i>, perch&eacute; la mancanza di quelle che lui chiama <i>capabilities<\/i> (capacit&agrave; di fare e di essere) diventa un ostacolo spesso insuperabile per fare la vita che vorremmo fare.<\/p>\n<p>E una delle capacit&agrave; fondamentali consiste, per Sen, nel poter uscire in pubblico senza vergognarsi (di s&eacute; e dei giocattoli dei propri bambini). Una delle idee economico-sociali pi&ugrave; rivoluzionarie e umanistiche dell&rsquo;ultimo secolo.<\/p>\n<p>Il primo messaggio, serio e preoccupante, di questa visione <i>competente<\/i> della povert&agrave; riguarda la difficolt&agrave; di aumentare le libert&agrave; con il denaro. Alcuni, in genere la maggior parte, di questi ostacoli sono infatti conseguenza della mancanza non di reddito, ma di <i>capabilities<\/i>, che sono una sorta di <i>bene capitale<\/i> (stock), una assenza che si &egrave; creata negli anni, spesso gi&agrave; dall&rsquo;infanzia. &Egrave; l&rsquo;assenza di capitali che genera anche la mancanza di reddito, che &egrave; solo un effetto. Questi beni capitali sono istruzione, salute, famiglia, comunit&agrave;, talenti lavorativi, reti sociali, che per essere &#8220;curati&#8221; richiederebbero interventi strutturali, in &#8220;conto capitale&#8221;, e quindi molto tempo, volont&agrave; politica e un coinvolgimento serio della societ&agrave; civile. Se quindi le persone non useranno il reddito che giunger&agrave; dal Governo per rafforzare o creare alcuni di questi capitali, quei soldi non ridurranno la povert&agrave;, perch&eacute; le persone resteranno povere con un po&rsquo; di consumi in pi&ugrave;. E il primo bene capitale da cui una persona pu&ograve; ricominciare si chiama ancora con un antico, bellissimo, nome: lavoro.<\/p>\n<p>Ma c&rsquo;&egrave; anche un secondo messaggio. Se questi 780 euro (al massimo) non diventeranno anche una maggiore libert&agrave; di comprare libri, giornali, di fare festa, un viaggio, di comprare un giocattolo bello per un bambino, un braccialetto pi&ugrave; carino per la fidanzata, una cena esagerata con gli amici pi&ugrave; cari per dire che finalmente stiamo cambiando vita, e che abbiamo ricominciato a sperare&#8230;, quei redditi non ridurranno nessuna povert&agrave;, o ne ridurranno gli aspetti meno importanti.<\/p>\n<p>Tutti sappiamo, o dovremmo sapere, che per la stessa natura &#8220;capitale&#8221; di molte forme di povert&agrave;, il rischio che i soldi del reddito di cittadinanza finiscano in luoghi sbagliati &egrave; molto alto; e per questa ragione dobbiamo fare di tutto per eliminare e ridurre alcuni di questi luoghi sbagliati (<i>in primis<\/i> l&rsquo;azzardo, dove il governo ha ben iniziato e deve andare fino in fondo togliendo le slot machine dai bar e tabacchi, e riducendo drasticamente i gratta-e-vinci che ormai si trovano ovunque). Ma se &egrave; vero che la povert&agrave; &egrave; mancanza di libert&agrave;, allora non offendiamo la libert&agrave; con liste di &#8220;beni primari&#8221; scritte a tavolino, o con controllori che dovrebbero dirci se un libro o un giocattolo sono troppo costosi perch&eacute; un &#8220;povero&#8221; se li possa permettere. Il primo &#8220;reddito&#8221; di cui i molti poveri del nostro Paese hanno bisogno &egrave; un segnale di fiducia e di dignit&agrave;. Di sentirsi dire che sono poveri ma <i>prima <\/i>sono persone adulte, e possono decidere, anche loro, se &egrave; pi&ugrave; primario un vestito o un regalo per chi amano.<\/p>\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div>\n<p>di Luigino Bruni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234428","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234428","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234428"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234428\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}