{"id":234433,"date":"2018-10-31T00:00:00","date_gmt":"2018-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/nobel-economia-e-rapporto-onu-sul-clima-2\/"},"modified":"2018-10-31T00:00:00","modified_gmt":"2018-10-30T23:00:00","slug":"nobel-economia-e-rapporto-onu-sul-clima-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/10\/31\/nobel-economia-e-rapporto-onu-sul-clima-2\/","title":{"rendered":"Nobel economia e rapporto Onu sul clima"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"post-meta-author\">di <span> Antonello Pasini<\/span><\/span><\/p>\n<p><span class=\"post-meta-author\"><span><\/span> <\/span> <br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/fonte\/citta-nuova\/\" title=\"Citt&agrave; Nuova\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Citt&agrave; Nuova<\/a><\/p>\n<p><strong>Premio Nobel per l&rsquo;economia a William Nordhaus, precursore dell&rsquo;idea di interconnessione tra attivit&agrave; umane e ambiente. Il nuovo rapporto Onu sui cambiamenti climatici. La visione di &ldquo;ecologia integrale&rdquo; della <em>Laudato si&rsquo;<\/em> punto di riferimento per gestire il sistema mondo nella sua complessit&agrave;<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-content\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/AP_18241530148798-720x0-c-default.jpg\" \/> <\/p>\n<p>Due eventi recenti ci possono far capire ancora una volta come il nostro mondo sia estremamente interconnesso e come il benessere della natura sia strettamente collegato con quello degli uomini, proprio nello spirito dell&rsquo;ecologia integrale che <strong>papa Francesco<\/strong> ha descritto e promosso nella sua enciclica <em>Laudato si&rsquo;<\/em>.<\/p>\n<p>La prima notizia, infatti, &egrave; quella del <strong>premio Nobel per l&rsquo;economia assegnato a William Nordhaus<\/strong>, un pioniere dello studio degli influssi reciproci tra cambiamenti climatici e crescita economica. Egli, negli anni &rsquo;70, &egrave; stato il primo ad introdurre variabili climatiche nei modelli economici e a studiarne gli effetti sulle varie attivit&agrave;, evidenziando ad esempio che quelle che dipendono fortemente da piogge e temperature (come l&rsquo;agricoltura) saranno le pi&ugrave; colpite. D&rsquo;altro canto, ha chiaramente considerato come la crescita economica, con le sue emissioni di gas serra, produca gran parte del riscaldamento e dei cambiamenti climatici attuali. Si tratta ovviamente di studi pionieristici che oggi sono stati dettagliati molto meglio, ma anche per merito dello stesso Nordhaus, che, nonostante i suoi 77 anni, continua a far ricerca attivamente. Insomma, mi sembra che con il Nobel di ieri si sia premiato <strong>un precursore dell&rsquo;idea della interconnessione tra attivit&agrave; umane e ambiente<\/strong>.<\/p>\n<p>La seconda notizia &egrave; quella dell&rsquo;uscita di un nuovo <strong>rapporto dell&rsquo;Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell&rsquo;ONU<\/strong>, scritto da un gruppo di scienziati del clima che periodicamente analizza la letteratura scientifica specialistica per fare il punto delle nostre conoscenze sui cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>In seguito all&rsquo;accordo di Parigi del 2015, i negoziatori, spinti soprattutto dai rappresentanti delle piccole isole del Pacifico (che rischiano di essere sommerse dalle acque dell&rsquo;oceano), chiesero agli scienziati di studiare gli scenari possibili per <strong>contenere l&rsquo;aumento di temperatura media globale entro 1,5&deg;C rispetto all&rsquo;epoca pre-industriale<\/strong>, con l&rsquo;intento di capire come poter raggiungere questo obiettivo e per comprendere quali danni si potrebbero evitare cos&igrave; facendo.<\/p>\n<p>Il rapporto IPCC uscito ieri risponde proprio a queste domande. Il lavoro &egrave; molto tecnico ed esteso, ma un riassunto divulgativo per i politici (<a href=\"http:\/\/report.ipcc.ch\/sr15\/pdf\/sr15_spm_final.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/report.ipcc.ch\/sr15\/pdf\/sr15_spm_final.pdf<\/a>) permette a tutti di comprenderne i risultati fondamentali. Li schematizzo in breve:<\/p>\n<ul>\n<li>se continuiamo con la tendenza attuale delle <strong>emissioni di gas serra<\/strong>, si assister&agrave; ad un aumento di temperatura di 1.5&deg;C rispetto all&rsquo;era pre-industriale nel periodo che va dal 2030 al 2052;<\/li>\n<li>all&rsquo;aumentare della temperatura, i rischi futuri collegati al cambiamento climatico sono superiori a quelli attuali, ma comunque quelli associati ad un aumento di 1,5&deg;C sono sensibilmente minori di quelli che si riscontrerebbero con un aumento di 2&deg;C o pi&ugrave;. Si tratta di differenze di temperatura media nelle diverse regioni del globo, <strong>ondate di calore, eventi estremi di pioggia, siccit&agrave; e deficit di precipitazione<\/strong>;<\/li>\n<li>a fine secolo l&rsquo;aumento del <strong>livello del mare<\/strong> sarebbe inferiore di circa 10 cm nello scenario di +1,5&deg;C rispetto a quello di +2&deg;C, mentre anche la biodiversit&agrave; sarebbe pi&ugrave; tutelata nel primo scenario, specie nel mare, di cui sarebbe diminuito anche l&rsquo;incremento di acidit&agrave;. Le barriere coralline potrebbero scomparire nello scenario dei +2&deg;C;<\/li>\n<li>per <strong>i ghiacci del Polo Nord <\/strong>nel futuro, lo scenario di +1.5&deg;C ci d&agrave; la probabilit&agrave; di vedere una estate senza ghiacci ogni secolo, mentre in quello di +2&deg;C questa probabilit&agrave; diventa di una ogni 10 anni;<\/li>\n<li>se vogliamo raggiungere un aumento massimo di 1,5&deg;C rispetto all&rsquo;era pre-industriale, dobbiamo diminuire le nostre <strong>emissioni<\/strong> del 45% nel 2030 (rispetto a quelle del 2010) e azzerarle nel 2050. Se invece &ldquo;ci accontentiamo&rdquo; dello scenario dei 2&deg;C, dobbiamo comunque diminuirle del 20% nel 2030 e azzerarle nel 2075;<\/li>\n<li>si stima la necessit&agrave; di <strong>investimenti<\/strong> di 450 miliardi di dollari all&rsquo;anno per limitare il riscaldamento a 1,5&deg;C, mentre per i +2&deg;C ce ne vorrebbero 300 miliardi. Questo significa investire su rinnovabili ed efficienza energetica, ma anche &ldquo;tassare&rdquo; o togliere incentivi alle fonti fossili. E pure <strong>l&rsquo;uso del suolo, gli stili di vita e la sovrappopolazione<\/strong> hanno un ruolo riconosciuto dall&rsquo;IPCC.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In generale, nel rapporto si considerano tutti questi scenari, impatti, azioni climatiche nel contesto dei cosiddetti &ldquo;obiettivi di sviluppo sostenibile&rdquo; (<a href=\"https:\/\/sustainabledevelopment.un.org\/?menu=1300\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/sustainabledevelopment.un.org\/?menu=1300<\/a>), che riguardano la totalit&agrave; dei problemi che il nostro mondo dovr&agrave; affrontare nel prossimo futuro: povert&agrave;, fame, pace, giustizia, ecc.. In questo c&rsquo;&egrave; una chiara visione sistemica che, nel nostro <strong>&ldquo;sistema mondo&rdquo; cos&igrave; complesso<\/strong>, non mira a risolvere un unico problema a scapito degli altri, ma tende a risolvere pi&ugrave; problemi insieme con una <strong>visione &ldquo;integrale&rdquo;<\/strong>, in cui i problemi degli uomini, specie dei pi&ugrave; deboli, vanno insieme ai problemi della natura.<\/p>\n<p>In questo contesto, la giornata di ieri mi pare rinforzi l&rsquo;idea che proprio <strong>la visione di ecologia integrale<\/strong> contenuta nella <em>Laudato si&rsquo;<\/em> rappresenti la strada da seguire per risolvere l&rsquo;attuale crisi ambientale e con essa mitigare i &ldquo;gemiti&rdquo; degli uomini, specie dei pi&ugrave; deboli.<\/p>\n<p><em>Antonello Pasini &egrave; fisico del clima al CNR<\/em><\/p>\n<aside class=\"type-attachment\">\n<p><span class=\"lab\">Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=127707&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n<\/aside><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"post-meta-author\">di <span> Antonello Pasini<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234433","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234433"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234433\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}