{"id":234439,"date":"2018-11-28T00:00:00","date_gmt":"2018-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/come-nascono-le-disuguaglianze-2\/"},"modified":"2018-11-28T00:00:00","modified_gmt":"2018-11-27T23:00:00","slug":"come-nascono-le-disuguaglianze-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/11\/28\/come-nascono-le-disuguaglianze-2\/","title":{"rendered":"Come nascono le disuguaglianze"},"content":{"rendered":"<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.7em;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\">Alberto Barlocci<\/span><\/span> <span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\"><\/span>12 novembre 2018<\/div>\n<h2 class=\"subhead\" style=\"font-weight: normal;font-size: 1.46664em;margin-top: -0.35em;line-height: 1.27275em;max-width: 100%\">La regione, sebbene non sia la pi&ugrave; povera &egrave; la pi&ugrave; disuguale, ha dei problemi di distribuzione della ricchezza. Prendiamo il caso del &ldquo;migliore della classe&rdquo;: il Cile.<\/h2>\n<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.7em;max-width: 100%\">\n<p>Non &egrave; facile comprendere perch&eacute; l&rsquo;America Latina, cos&igrave; ricca in risorse naturali, non riesca ad approdare allo sviluppo. Non si tratta della regione pi&ugrave; povera del pianeta, anche se poveri e fame hanno ripreso a crescere, ma di quella pi&ugrave; disuguale. Quando si misurano i livelli delle disuguaglianze, si evince che anche in presenza di crescita economica, questa &ndash; <strong>come una torta mal divisa<\/strong> -, beneficia ad alcuni e non a tutti, n&eacute; alla maggior parte. Con una aggravante: le teorie economiche neoclassiche assicurano e quasi giurano che con la crescita i benefici vengono reinvestiti e tale &ldquo;esondazione&rdquo; di ricchezza beneficia il resto. La realt&agrave; dice che ci&ograve; avviene solo in minima parte, <strong>favorendo il lusso<\/strong>, l&rsquo;evasione dei capitali in concomitanza con una forte evasione fiscale. Si stima che ogni anno 360 miliardi di dollari siano evasi nella regione, dei quali 170 miliardi finiscano nei <strong>paradisi fiscali<\/strong>.<\/p>\n<p>Un esempio concreto potr&agrave; aiutare a comprendere meglio i meccanismi delle disuguaglianze. Prendiamo il caso del migliore della classe, il Cile. Un paese considerato ordinato, stabile e con istituzioni affidabili. Ha 17,5 milioni di abitanti, un pil intorno ai 270 miliardi di dollari. Fa parte della Ocse, l&rsquo;organizzazione che riunisce i 35 paesi pi&ugrave; ricchi.<\/p>\n<p>La prima sproporzione appare quando si confronta il Pil pro capite, che &egrave; intorno ai 18.000\/19.000 euro, con altri dati ufficiali. Infatti, <strong>il 20% pi&ugrave; ricco ha in mano il 72% della ricchezza del Paese<\/strong>. A chi tocca il resto? Non al 20% pi&ugrave; povero, che ha invece ricchezza zero o negativa (debiti). Sar&agrave; il restante 60% della popolazione, quella sita tra i settori poveri ed i settori ricchi, ad accedere al restante 28% della ricchezza. Quando affiniamo le statistiche dei dati macro, scopriamo che lo 0,01% del 20% pi&ugrave; ricco del Paese (340 persone) dispone intorno al 10% del reddito e lo 0,1% (3.400 persone) dispone del 20% circa del reddito.<\/p>\n<p>La scala dei salari conferma in che modo si producono tali squilibri. Dei circa 9,25 milioni di salariati, pi&ugrave; del 52% riceve stipendi che vanno tra lo 0 e i 350 mila pesos cileni mensili. <strong>Siamo intorno alla terza o quarta parte delle entrate necessarie a una famiglia di quattro persone per vivere in modo decente<\/strong>. Un altro 30% circa ottiene stipendi che arrivano fino a 700 mila pesos, tra la met&agrave; e i due terzi del necessario.<\/p>\n<p>Il governo vanta come risultato un tasso di povert&agrave; molto pi&ugrave; ragionevole se comparato con la regione, il che &egrave; vero. Ma quando analizziamo i numeri a fondo, questi ci dicono che <strong>la povert&agrave; varia a seconda di come la si misura<\/strong>. Se solo si considera il reddito, questa &egrave; intorno all&rsquo;11,4% della popolazione; se si misura in modo multidimensionale (accesso alla salute, istruzione, lavoro, ecc.) questa schizza al 19,1%. E a tale percentuale va aggiunto il settore vulnerabile che pur non essendo povero, con minimi cambiamenti lo pu&ograve; diventare. Si aggiunge dunque un altro 20%. Povert&agrave; e disuguaglianze non sono un fenomeno naturale, una disgrazia o frutto di svogliatezza. <strong>Il Cile produce ricchezza ed anche in modo sufficiente, ma la distribuisce male<\/strong>. Ed a ci&ograve; si aggiunge uno Stato deficitario nella prestazione di servizi essenziali, come sanit&agrave;, istruzione, ecc.<\/p>\n<p>Gli industriali, da parte loro, si strappano i capelli ogni volta che si parla di incrementare il loro contributo attraverso le tasse. Ma il Cile &egrave; penultimo nella Ocse nel ranking del rapporto tra prelievo fiscale e pil. Se la media generale &egrave; del 34%, con punte superiori al 40 e 50%, in Cile si &egrave; al 20%. Ma se questo succede in casa del migliore della classe, cosa mai succeder&agrave; altrove? Inoltre, come rispondere a tale sfida?<\/p>\n<p>Negli ultimi anni nella regione si &egrave; cercato di modificare tale struttura gonfiando il contributo dello Stato, con una distribuzione di risorse tra i settori meno abbienti. Ma ci&ograve; spesso &egrave; degenerato in inefficienza e in clientelismo. Di certo, <strong>va superata sia la fede cieca nello Stato minimo che quella nello statalismo di vecchia data<\/strong>. Senza un maggiore senso di responsabilit&agrave; sociale (ad esempio pagando le tasse) e del bene comune, sar&agrave; difficile che ogni Paese possa trovare la sua ricetta per lo sviluppo.<\/p>\n<aside>\n<p><span>Scarica l&rsquo;articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=129169&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" style=\"color: #416ed2;max-width: 100%\">pdf<\/a><\/p>\n<\/aside><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"singleline metadata\" style=\"margin-bottom: 1.45em;margin-top: -0.7em;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\"><span class=\"byline\" style=\"margin: 0px;max-width: 100%\">Alberto Barlocci<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234439","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234439","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234439"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234439\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}