{"id":234457,"date":"2019-07-19T00:00:00","date_gmt":"2019-07-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/lo-strano-caso-delluganda-dove-le-migrazioni-sono-una-risorsa\/"},"modified":"2019-07-19T00:00:00","modified_gmt":"2019-07-18T22:00:00","slug":"lo-strano-caso-delluganda-dove-le-migrazioni-sono-una-risorsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2019\/07\/19\/lo-strano-caso-delluganda-dove-le-migrazioni-sono-una-risorsa\/","title":{"rendered":"Lo strano caso dell\u2019Uganda, dove le migrazioni sono una risorsa"},"content":{"rendered":"<p>di Sara de Simone<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: 11pt;font-family: 'Helvetica Neue';color: black;border: none;text-align: justify\">\n<\/p>\n<p>L\u2019Uganda \u00e8 al <a href=\"https:\/\/www.unhcr.org\/figures-at-a-glance.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">secondo posto<\/a> nella classifica mondiale dei paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati. Nel 2018 l\u2019UNHCR calcolava che fossero circa 1,3 milioni, provenienti dai <a href=\"https:\/\/ugandarefugees.org\/en\/country\/uga\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vari paesi della regione<\/a>, in particolare Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo (RDC) e Burundi, paesi caratterizzati da una forte violenza politica: in Sud Sudan, le violenze sono sfociate in una vera e propria guerra civile dopo l\u2019indipendenza del paese dal Sudan nel 2011; in RDC, da pi\u00f9 di un decennio una guerra a bassa intensit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>interessa le regioni orientali; il Burundi \u00e8 attraversato da violenze in prossimit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di ogni tornata elettorale. Caratterizzati da conflitti con una forte componente etnica, questi tre paesi producono il 95% dei rifugiati attualmente residenti in Uganda, con i sud sudanesi che rappresentano la popolazione pi\u00f9 numerosa (il 65% sul totale dei rifugiati).<\/p>\n<\/p>\n<p>\u00c8 stata proprio la guerra civile scoppiata in Sud Sudan nel dicembre del 2013 a far impennare i numeri degli arrivi nel paese, con picchi di 2500 persone al giorno tra luglio 2016 e marzo 2017. Nonostante gli accordi di pace firmati a ottobre 2018, gli scontri sono continuati e, sebbene il flusso di rifugiati si sia decisamente ridimensionato, in pochi tra quelli che avevano gi<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>passato il confine hanno scelto di fare rientro in patria.<\/p>\n<p>Anche se nell\u2019immaginario pubblico internazionale l\u2019Uganda evoca ancora scenari di guerra legati ai dittatori del passato, il paese rappresenta oggi un porto (relativamente) sicuro in una regione martoriata dalla guerra. Dal 1986 \u00e8 governata dal Presidente Yoweri Museveni, che \u00e8 riuscito a mantenere, talvolta attraverso operazioni anti-insurrezionali piuttosto violente, una sostanziale stabilit<span lang=\"FR\">\u00e0<\/span>, cosa che gli ha permesso di vendere alla comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>internazionale l\u2019immagine dell\u2019Uganda come di un partner affidabile.<\/p>\n<p>La sua stabilit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>spiega in parte come mai cos\u00ec tante persone in fuga scelgano l\u2019Uganda come destinazione. Esiste, tuttavia, un\u2019altra ragione, almeno altrettanto importante: la politica di accoglienza dei rifugiati del paese \u00e8 tra le pi\u00f9 aperte al mondo, e gode di <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/36286472\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">fama internazionale<\/a>. I rifugiati in Uganda hanno il diritto di accedere a servizi essenziali, come istruzione e servizi sanitari, su base paritaria con la popolazione locale, di lavorare e intraprendere attivit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>imprenditoriali e di spostarsi sul territorio nazionale[1]. La politica di accoglienza ugandese ruota attorno ai refugee settlements, diversi dai campi perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>pi\u00f9 aperti e strutturati come veri e propri villaggi, con mercati e servizi. Ai rifugiati viene concesso un appezzamento di terra a scopo abitativo e per l\u2019avvio di attivit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>agricole di sussistenza che, insieme agli aiuti alimentari, sopperiscono al fabbisogno alimentare di ogni famiglia. La maggior parte dei refugee settlements si trova nella regione nord-occidentale del paese, nella provincia del West Nile, dove risiede <a href=\"https:\/\/ugandarefugees.org\/en\/country\/uga\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il 56%<\/a>dei rifugiati. In alcuni distretti, il loro numero ha addirittura superato la popolazione locale: nei distretti di Adjumani e Moyo, ad esempio, i rifugiati costituiscono rispettivamente il 58% e il 52% della popolazione residente.<\/p>\n<p>Nonostante una <a href=\"https:\/\/www.worldbank.org\/en\/news\/press-release\/2018\/11\/20\/ugandas-economy-expected-to-grow-at-6-and-above\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">crescita del PIL<\/a>che ha raggiunto il 6% nel 2018, l\u2019Uganda resta per\u00f2 tra i paesi che la Banca Mondiale classifica come a basso reddito, e presenta <a href=\"http:\/\/hdr.undp.org\/sites\/default\/files\/undpug2015_ugandahdr2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">indicatori di sviluppo<\/a>tutt\u2019altro che positivi. A fronte di un incremento demografico annuo del 3,34% su una popolazione di 40 milioni, il reddito pro capite medio \u00e8 di 657 dollari l\u2019anno, l\u2019aspettativa di vita alla nascita \u00e8 di appena 62 anni e il tasso di analfabetismo arriva al 24%. In tali circostanze, sarebbe ragionevole aspettarsi resistenze contro le politiche di accoglienza ai rifugiati da parte della popolazione locale, a difesa delle scarse risorse a disposizione. A causa del numero crescente di rifugiati, infatti, la terra, risorsa un tempo abbondante nelle regioni nord-occidentali del paese, ha cominciato a scarseggiare, e le comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali che ne detengono la propriet<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>la concedono con pi\u00f9 reticenza al governo per la creazione dei refugee settlements. La crescita demografica repentina ha comportato un aumento della pressione sulle risorse naturali come acqua e legname e un conseguente deterioramento delle condizioni ambientali, problema molto sentito dalle popolazioni locali che vivono principalmente di agricoltura e allevamento. L\u2019insufficienza di infrastrutture igienico-sanitarie ha poi provocato un aumento dell\u2019inquinamento delle acque, causando al contempo epidemie di colera.<\/p>\n<p>Nonostante questi problemi, e nonostante una serie di contrasti legati alla diversit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>culturale tra rifugiati e locali, il discorso pubblico attorno all\u2019accoglienza ai rifugiati resta fortemente positivo sia a livello nazionale che a livello locale. La ragione \u00e8 da ricercarsi nella capacit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>del governo di \u201ccapitalizzare\u201d sulla crisi dei rifugiati a proprio vantaggio politico, e a beneficio della popolazione locale nelle aree in cui i rifugiati sono ospitati.<\/p>\n<p>La crisi in Sud Sudan e il conseguente flusso di rifugiati verso l\u2019Uganda ha consentito a Museveni di riconquistare l\u2019attenzione dei donatori internazionali dopo una serie di scandali di corruzione. Tra il 2014 e il 2018 l\u2019UNHCR ha lanciato appelli per un totale di 4 miliardi di dollari per far fronte all\u2019emergenza rifugiati. Anche se erogati solo in minima parte, questi fondi vengono utilizzati dal governo ugandese non soltanto per l\u2019accoglienza diretta ai rifugiati, ma anche per perseguire altri obiettivi. Da una parte, la risposta all\u2019emergenza rifugiati consente il rafforzamento della presenza dello stato in una regione che resta una delle pi\u00f9 fragili del paese. La provincia del West Nile \u00e8 un\u2019area storicamente marginale dell\u2019Uganda, in cui sviluppo economico e infrastrutturale sono stati per molto tempo molto limitati. Ancora oggi, il <a href=\"http:\/\/hdr.undp.org\/sites\/default\/files\/undpug2015_ugandahdr2015.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tasso di alfabetizzazione<\/a> nella regione \u00e8 pi\u00f9 basso rispetto alla media nazionale mentre \u00e8 stato calcolato che vi risieda il 71% delle famiglie che vivono in una condizione di povert<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>cronica. La regione \u00e8 stata teatro di scontri tra milizie armate ed esercito governativo fino ai primi anni 2000, quando alcuni dei leader locali sono stati cooptati nel sistema di governo centrale. Se la cooptazione di questi personaggi di spicco non ha messo del tutto a tacere le rivendicazioni di una maggiore inclusione nella spartizione delle risorse a livello nazionale, l\u2019aver reso la zona il centro nevralgico delle operazioni legate all\u2019accoglienza dei rifugiati ha per\u00f2 dato in qualche modo una risposta pi\u00f9 concreta a queste rivendicazioni.<\/p>\n<p>L\u2019apertura di refugee settlements nella regione risponde infatti non solo ad una logica geografica, legata alla prossimit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>al confine con il Sud Sudan e la RDC, ma anche ad una logica di sviluppo, che mira ad attrarre risorse esterne nella regione. Gli aiuti umanitari destinati all\u2019Uganda per la gestione dell\u2019emergenza rifugiati non sono soltanto aiuti alimentari, ma anche, in buona parte, investimenti per infrastrutture e servizi di base. La presenza dei rifugiati, spesso addirittura richiesta dalle comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali, porta quindi con s<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>la costruzione di scuole, ospedali, centri per la formazione, pozzi, strade, mercati, veicolando un sostanziale miglioramento per tutta la popolazione residente nella zona. Consapevole di quanto sia importante che le comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali traggano beneficio dalla presenza dei rifugiati per mantenere alto il consenso, il governo \u00e8 arrivato ad introdurre clausole che quantificano le percentuali di aiuti che possono essere diretti ai rifugiati e quelle che devono essere dirette alla popolazione locale<a href=\"https:\/\/reliefweb.int\/report\/uganda\/can-uganda-s-breakthrough-refugee-hosting-model-be-sustained\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">: 70% ai rifugiati e 30% alle comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali<\/a>, che in un\u2019ottica di lungo periodo tender<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>a diventare 50%-50%. Inoltre, la libert<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di movimento e la possibilit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di lavorare e fare affari accordata ai rifugiati fanno s\u00ec che in ogni insediamento si sviluppino nuovi mercati e opportunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>imprenditoriali sia per le comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali che per i rifugiati, cosa che d<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>impulso a una crescita economica a livello locale. Tutta la politica ugandese dei settlements si fonda infatti sul concetto di self-reliance, autosufficienza: i rifugiati devono diventare il pi\u00f9 possibile economicamente autonomi, in modo da non pesare eccessivamente sul sistema di accoglienza e contribuire all\u2019economia ugandese.<\/p>\n<p>Questo modello \u00e8 stato messo sotto pressione dai numeri molto elevati di persone in cerca di rifugio giunte nel paese negli ultimi due anni. Resta, tuttavia, un\u2019esperienza interessante e unica in Africa Orientale, che dimostra ai governi della regione e del mondo come una politica di accoglienza aperta possa portare anche dei benefici.<\/p>\n<\/p>\n<p><span lang=\"EN-US\">Sara De Simone<\/span><\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: 11pt;font-family: 'Helvetica Neue';color: black;border: none;text-align: justify\"><span lang=\"EN-US\">Universit\u00e0 di Trento<\/span><\/p>\n<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: 11pt;font-family: 'Helvetica Neue';color: black;border: none\">[1] In teoria, servono permessi rilasciati dalle autorit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>competenti, ma lo spostamento libero di persone sul territorio ugandese, in particolare dai campi alle citt<span lang=\"FR\">\u00e0<\/span>, \u00e8 una prassi consolidata e riconosciuta anche dalle autorit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>locali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sara de Simone<\/p>\n<p class=\"Default\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;font-size: 11pt;font-family: 'Helvetica Neue';color: black;border: none;text-align: justify\">\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234457","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234457"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234457\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}