{"id":234464,"date":"2019-11-07T00:00:00","date_gmt":"2019-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune-2\/"},"modified":"2019-11-07T00:00:00","modified_gmt":"2019-11-06T23:00:00","slug":"mediterraneo-frontiera-o-riva-comune-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2019\/11\/07\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune-2\/","title":{"rendered":"Mediterraneo, \u201cfrontiera\u201d o \u201criva\u201d comune?"},"content":{"rendered":"<p>by Pasquale Ferrara<\/p>\n<p>La Conferenza Episcopale Italiana ha indetto, per il prossimo 19-23 febbraio 2020 a Bari, un incontro di riflessione tra esponenti della Chiesa cattolica dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dal titolo &ldquo;Mediterraneo, frontiera di pace&rdquo;, con l&rsquo;intento di intraprendere &ldquo;un dialogo fraterno e per guardare insieme alle gioie e alle fatiche che vivono i popoli del nostro &lsquo;grande lago di Tiberiade&rsquo;<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn1\" name=\"_ftnref1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[1]<\/a>&rdquo;.<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn2\" name=\"_ftnref2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[2]<\/a><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.reset.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Ferrara_FEATURED3-300x400.jpg\" alt=\"MPPU\" width=\"376\" height=\"502\" style=\"margin: 5px;border: 1px solid #000000;float: right\" \/><\/p>\n<p>Identificare nel Mediterraneo una &ldquo;frontiera di pace&rdquo; rappresenta un importante cambiamento di prospettiva rispetto alla tradizionale definizione dell&rsquo;area come &ldquo;arco di crisi&rdquo; o regione di emergenza e riproduzione incessante di conflitti. Tuttavia la formulazione dell&rsquo;iniziativa potrebbe, a mio avviso, ingenerare fraintendimenti per quanto attiene al concetto di &laquo;&nbsp;frontiera&nbsp;&raquo;. Il Mediterraneo va ripensato come unit&agrave; civilizzazione complessa e plurale. Non &ldquo;frontiera&rdquo;, ma &ldquo;riva&rdquo; comune. Tra l&rsquo;Europa storica e geografica e i diversi quadranti mediterranei esiste un rapporto di oggettiva compenetrazione antropologia e culturale. Ci&ograve; non implica adottare un&rsquo;ottica &ldquo;irenista&rdquo;: dovremmo anzi evitare di reiterare le concezioni retoriche del Mediterraneo come &ldquo;mare di pace&rdquo;, crocevia di culture, luogo di incontro dei popoli. Tutto ci&ograve; &egrave; reale, ma costituisce solo il contesto esterno di una nuova infrastruttura di cooperazione da impostare interamente.&nbsp;Le fratture nel mondo euro-mediterraneo esistono, ma sono di natura fenomenologia e non essenzialista: riguardano l&rsquo;economia, la mobilit&agrave; umana, l&rsquo;assetto politico-istituzionale, la struttura sociale, il contesto dei diritti, i processi di integrazione regionale. Tali tematiche si applicano a tutti i Paesi dell&rsquo;area, ivi compresi quelli che appartengono allo spazio europeo o sono membri dell&rsquo;Unione Europea. Ha oggi poco senso, ad esempio, continuare a parlare di &ldquo;sponda Nord&rdquo; e &ldquo;sponda Sud&rdquo;: si tratta di un lessico che rimanda ad una dicotomia che risente di una concezione del Mediterraneo che non &egrave; ancora divenuta pienamente post-coloniale.&nbsp; Nel Mediterraneo, storicamente, &egrave; esistita piuttosto una chiara distinzione&nbsp;&nbsp;Est\/Ovest, e la stessa &ldquo;sponda Sud&rdquo; &egrave; articolata in spazi storico-culturali dotati di una relativa omogeneit&agrave;, come il Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia), il Levante o Medio Oriente (Egitto, Giordania, Israele, Libano, Siria)&nbsp; il Golfo, Mediterraneo &ldquo;profondo&rdquo; (Iraq, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Bahrein, Yemen).&nbsp; Spesso dimentichiamo che in questo unico bacino albergano diverse &ldquo;anime&rdquo;, differenti ambiti definitisi e precisati nel corso di secoli e nel crogiuolo di complesse interazioni. La dimensione adriatico-balcanica, infatti, va ripensata nell&rsquo;ambito di un approccio complessivo al Mediterraneo; quanto accade intorno al Mar Nero e nel Caspio ci interessa o no, per i risvolti che ha sul Mediterraneo?<\/p>\n<p><strong>Spazio euro-mediterraneo<\/strong><\/p>\n<p>La definizione pi&ugrave; in uso &egrave; quella di &ldquo;Medio Oriente e Nord Africa&rdquo; (MENA, dalle iniziali inglesi). &nbsp;Ritengo tuttavia importante riprendere il filo del discorso mediterraneo in senso ampio ripartendo da una diversa impostazione, che mette al centro dell&rsquo;iniziativa lo spazio euro-mediterraneo. A partire dal 1995 (il &ldquo;processo di Barcellona&rdquo;) l&rsquo;Unione Europea ha tentato diversi approcci, non particolarmente efficaci, al rapporto euro-mediterraneo, che si &egrave; sostanzialmente impantanato con lo stallo dell&rsquo;Unione per il Mediterraneo (bench&eacute; gli obiettivi dello sviluppo umano e dello sviluppo sostenibile per la regione siano pienamente condivisibili) e le difficolt&agrave; della Politica di Vicinato. Il rapporto con i Paesi rivieraschi si &egrave; complicato a partire dal 2011, con le &ldquo;primavere arabe&rdquo;, rispetto alle quali il riflesso condizionato dell&rsquo;Europa &egrave; stato quello di impostare&nbsp;la relazione intorno ad interessi&nbsp;(pur legittimi) invece che su valori. Sicurezza energetica (gas e petrolio), sicurezza delle frontiere (migrazioni) e sicurezza interna (minacce terroristiche) sono stati i riferimenti fondamentali della politica europea verso la regione negli ultimi anni.<\/p>\n<p>In generale, l&rsquo;Occidente ha assistito ai mutamenti avvenuti nella regione oscillando tra l&rsquo;euforia per una democratizzazione attesa (che si era persino tentato di indurre dall&rsquo;esterno, con esiti disastrosi) e la paranoia per il presunto &ldquo;vuoto politico&rdquo; che la caduta delle autocrazie nella regione avrebbe lasciato. Senza contare il discorso fuorviante sulla &ldquo;islamizzazione&rdquo; della politica nordafricana e mediorientale. In Europa, in particolare, si &egrave; ritenuto che la stabilit&agrave; dei Paesi dell&rsquo;area coincidesse con la continuit&agrave; politica interna; al contrario, spesso la stabilit&agrave; esige il cambiamento.<\/p>\n<p>Tre eventi &ndash; tutti riconducibili pi&ugrave; o meno direttamente ad iniziative occidentali nell&rsquo;area &ndash; hanno poi contribuito a rendere arduo un approccio condiviso: l&rsquo;intervento militare degli Stati Uniti ed alleati in Iraq nel 2003; l&rsquo;azione militare della NATO in Libia nel 2011; la &ldquo;guerra regionale per procura&rdquo; in Siria e l&rsquo;avvento dell&rsquo;ISIS in Siria a partire dal 2011. Sullo sfondo rimangono la questione israelo-palestinese, che appare totalmente priva di prospettive di soluzione; la&nbsp;nuova polarizzazione&nbsp;interna alla regione (Arabia Saudita, Egitto, Israele; Iran, Qatar, Turchia) esacerbata dal ruolo delle potenze esterne (Russia e Stati Uniti); e l&rsquo;emergere di nuove aree di conflitto (come in Yemen). La formulazione &ldquo;spazio euro-mediterraneo&rdquo; consente in primo luogo di riproporre l&rsquo;esistenza di un tessuto connettivo che supera le linea di faglia recenti; in secondo luogo, permette di &ldquo;laicizzare&rdquo; la nozione dialettica di un mondo euro-occidentale come totalmente dissimile dal mondo arabo-islamico; in terzo luogo, apre degli spazi di conversazione sulle differenze e sulle somiglianze capaci di &ldquo;smitizzare&rdquo; le visioni astratte e stereotipate su entrambi i versanti, ponendo l&rsquo;accento sulla ricchezza delle societ&agrave; civili e sulla dimensione quotidiana dell&rsquo;esistenza delle persone e delle comunit&agrave;. Si tratta di una &ldquo;banalizzazione&rdquo; necessaria rispetto alla costruzione ideologica di due ideal-tipi che inducono in vistose e grossolane semplificazioni, come dimostra il disinvolto discorso polarizzante tra &ldquo;Occidente&rdquo; e &ldquo;Islam&rdquo; da una parte, si evoca l&rsquo;Occidente, che, in senso stretto, &egrave; una denominazione geografica, come un insieme di idee, caratteri culturali, soluzioni istituzionali e strutture economiche considerate in modo unitario, come distintive e peculiari. &nbsp;Dall&rsquo;altra parte, si usa la denominazione di &ldquo;Islam&rdquo;, che &egrave; un termine con una forte connotazione religiosa e culturale, come una definizione geo-politica di un&rsquo;importante area del mondo.&nbsp; Si tratta di un caso in cui la terminologia &egrave; cruciale. Non solo si allineano due definizioni che in linea di principio non sono comparabili, ma implicitamente si presuppone anche che ciascuno dei due termini implichi una porzione del mondo unitaria e omologa.&nbsp;Edward W.Said&nbsp;nel 2001 scrisse un articolo intitolato &ldquo;Lo scontro dell&rsquo;ignoranza&rdquo;&nbsp; stigmatizzando l&rsquo;uso di etichette indefinite come Islam e Occidente, poich&eacute;&nbsp; esse sono fuorvianti e &ldquo;confondono la mente che tenta di dare un senso a una realt&agrave; disordinata. Passioni primordiali e un sofisticato &lsquo;know-how&rsquo; convergono per creare un confine fortificato non solo tra l&rsquo;Occidente e l&rsquo;Islam, ma anche tra passato e presente, noi e loro, per non parlare degli stessi concetti di identit&agrave; e nazionalit&agrave; sui quali non c&rsquo;&egrave; accordo e rispetto ai quali il dibattito &egrave; infinito.&rdquo;<\/p>\n<p><strong>Il contesto nazionale<\/strong><\/p>\n<p>Dal punto di vista dell&rsquo;assetto interno dei diversi Paesi, non sappiamo quale sar&agrave; l&rsquo;evoluzione futura e lo &ldquo;stato finale&rdquo; delle transizioni politiche (tuttora) in corso nel mondo arabo-islamico.<\/p>\n<p>Nei Paesi della regione, sono da decenni entrate in evidente affanno e crisi di legittimit&agrave; le&nbsp;grandi narrazioni politiche&nbsp;come il panarabismo, il nazionalismo indipendentista e l&rsquo;anti-occidentalismo ideologico. Sono parimenti in crisi le nuove narrazioni dell&rsquo;Islam politico, che si &egrave; smarrito in due direzioni opposte: da una parte, l&rsquo;estremismo violento e il radicalismo intollerante; dall&rsquo;altra, diminuita capacit&agrave; di mobilitazione e seguito elettorale in calo, anche a seguito del fallimento politico dell&rsquo;esperimento dei Fratelli Musulmani in Egitto.<\/p>\n<p>La caduta del prezzo del petrolio ha costretto molti stati della regione a rivedere la struttura economica ed anche la configurazione del sistema politico. Si &egrave; cos&igrave; determinata una nuova figura del &ldquo;rentier State&rdquo;<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn3\" name=\"_ftnref3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[3]<\/a>&nbsp;(stato redditiere) nel quale la rendita ha un&rsquo;origine esterna, non &egrave; prodotto all&rsquo;interno e in cui solo una minoranza &egrave; impegnata nella generazione di tale rendita, mentre la maggioranza della popolazione &egrave; coinvolta solo nell&rsquo;utilizzazione e nella distribuzione di essa. Inoltre, quasi tutte le attivit&agrave; sono statalizzate e il settore privato &egrave; molto ridotto o poco produttivo. Il &ldquo;premio&rdquo; non &egrave; legato al merito e al duro lavoro, ma piuttosto a circostanze fortuite (essere o meno nell&rsquo;orbita del potere). Si pu&ograve; inquadrare meglio tale concetto con la distinzione tra&nbsp;<em>stati produttivi<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>stati allocativi<\/em>.<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn4\" name=\"_ftnref4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[4]<\/a>&nbsp;Negli stati produttivi, il reddito della popolazione proviene in larga misura da fonti che non dipendono dai poteri pubblici o dallo stato medesimo. Negli stati allocativi, al contrario, la rendita ha una provenienza esterna e il reddito dei cittadini proviene in gran parte da risorse esterne (ad esempio, la vendita di gas e petrolio). Queste trasformazioni economiche stanno colpendo gli stati allocativi, in particolare i Paesi del Golfo e l&rsquo;Algeria. In questi sistemi politici vige la formula politica &ldquo;pace sociale in cambio di redistribuzione&rdquo;, che &egrave; per&ograve; messa in seria crisi dalla situazione del mercato internazionale degli idrocarburi, in deciso calo. La transizione da un&rsquo;economia basata sull&rsquo;esportazione degli idrocarburi ad un&rsquo;economia pi&ugrave; diversificata e pi&ugrave; &ldquo;verde&rdquo; pu&ograve; implicare anche una de-centralizzazione economica e politica (si pensi all&rsquo;energia solare) e pu&ograve; aprire spazi pi&ugrave; ampi di libert&agrave; e margini di azione per la societ&agrave; civile.<\/p>\n<p>In ogni caso, le primavere arabe non sono affatto terminate (si veda il caso dell&rsquo;Algeria, da febbraio 2019 e del Sudan, da aprile 2019), nonostante il prevalere, sino al recente passato, di nuove forme di autoritarismo tecnocratico (Egitto), securitario (Algeria) o ieratico (Iran), di anomia (Libia, Siria), di monarchie assolute tradizionaliste (Arabia Saudita) o paternaliste (Qatar). &nbsp;L&rsquo;influenza degli apparati militari e burocratici &egrave; ancora molto estesa e ramificata, e non opera certo nel senso di una maggiore inclusione sociale, economica, politica. Senza contare la &ldquo;leva&rdquo; di cui dispongono ancora le &eacute;lites affaristiche che hanno prosperato grazie al petrolio, alle forniture militari, ai bizantinismi della finanza. D&rsquo;altra parte, dopo la Rivoluzione francese del 1789 ci fu la Restaurazione e l&rsquo;Impero; una nuova fiammata insurrezionale avvenne nel 1848, e fu anch&rsquo;essa rapidamente repressa e riassorbita; si dovette attendere l&rsquo;ultima parte del XIX secolo (la Comune francese &egrave; del 1870) e l&rsquo;inizio del XX per assistere ad una liberalizzazione dei sistemi politici europei.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn5\" name=\"_ftnref5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Quello che &egrave; certo &egrave; che l&rsquo;assetto che assumer&agrave; questa regione del mondo avr&agrave; un&rsquo;influenza decisiva sulla configurazione non solo del mondo euro-mediterraneo, ma dell&rsquo;intero sistema internazionale.<\/p>\n<p><strong>Il contesto internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Il Mediterraneo &egrave; un mare interno, ma anche un mare &ldquo;globale&rdquo;. Lo dimostra, del resto, l&rsquo;azione incisiva che i nuovi&nbsp;<em>players<\/em>&nbsp;hanno avviato nel Mediterraneo; non solo gli Stati Uniti e i vicini paesi del Golfo (oltre alla Turchia), ma anche la Cina, l&rsquo;India, il Brasile. Nel mondo d&rsquo;oggi non si pu&ograve; prescindere da una logica integrata. Come si &egrave; spesso sottolineato, utilizzando un termine ormai abusato, il Mediterraneo potrebbe affermarsi come&nbsp;<em>hub<\/em>&nbsp;globale, come piattaforma planetaria di scambi e circolazione (di merci e semilavorati, tecnologie, braccia, cervelli e idee), come snodo centrale tra la locomotiva asiatica (rilanciata con la nuova via della seta, l&rsquo;iniziativa &ldquo;<em>One Belt One Road<\/em>&rdquo;) e una UE che non sia solo mercato, ma anche incubatore di innovazione e coesione sociale, oltre che attore strategico. Un problema fondamentale &egrave; che nel Mediterraneo non esiste un sistema per la risoluzione dei conflitti. Le tensioni sono risolte (quando ci&ograve; accade) o in via bilaterale o attraverso l&rsquo;intervento del Consiglio di Sicurezza, quando non sono esacerbate da interventi nazionali o di organizzazioni di sicurezza regionale come la NATO. Manca, in sostanza, l&rsquo;equivalente della &nbsp;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione (OSCE) in Europa, che potrebbe costituire l&rsquo;istanza di prima trattazione delle contese prima che si trasformino in conflitti. Quanto meno, si dovrebbe esplorare la strada per la costituzione di un &ldquo;Centro Euro-Mediterraneo per la Diplomazia Preventiva&rdquo;. L&rsquo;attuale crisi dell&rsquo;internazionalismo liberale e la crescente bi-lateralizzazione delle relazioni internazionali, unitamente al disimpegno delle grandi potenze dagli accordi in materia di sicurezza (forze nucleari di medio raggio tra USA e Russia, disconoscimento americano dell&rsquo;accordo 5+1 sul programma nucleare iraniano) non favoriscono certo un esito positivo di questa prospettiva, riportando anzi indietro le lancette della storia alla strategia fallimentare delle alleanze contrapposte e delle coalizioni occasionali.<\/p>\n<p><strong>Linee di azione<\/strong><\/p>\n<p>Nelle situazioni pi&ugrave; drammatiche (come i cristiani in Siria) il&nbsp;<em>primo impegno<\/em>&nbsp;deve essere diretto verso il&nbsp;rafforzamento&nbsp;della resilienza delle comunit&agrave; cristiane, nei casi in cui esse decidano di non abbandonare le loro terre, e di un sostegno al ritorno qualora siano state evacuate. Bisogna inoltre svolgere un&rsquo;incisiva azione diplomatica, di&nbsp;<em>advocacy<\/em>, di denuncia, di comunicazione e informazione, di intervento attraverso strumenti di cooperazione decentrata, in difesa delle comunit&agrave; cristiane, come le altre comunit&agrave; minoritarie, da forme di &ldquo;genocidio culturale&rdquo; e di perdita dei riferimenti storici ed antropologici.<\/p>\n<p>Il&nbsp;<em>secondo impegno<\/em>&nbsp;dovrebbe comportare, pi&ugrave; in generale, una sensibilit&agrave; attiva per la sicurezza umana, intesa come sicurezza dei popoli, sicurezza attraverso lo sviluppo e sicurezza delle persone (e non solo degli Stati). L&rsquo;insicurezza pu&ograve; essere prodotta da molteplici fattori: perdita (o mancanza) del lavoro, assenza di assistenza sanitaria, livelli insufficienti di protezione sociale, deficienze educative. Al contempo, l&rsquo;insicurezza pu&ograve; essere collegata a violazioni dei diritti umani, estremismo, esplosione di conflitti, condizione di rifugiati. I cristiani nella regione, al pari della popolazione dei Paesi in cui vivono, sono esposti ad una vulnerabilit&agrave; sociale che rende molto precario il loro livello di sicurezza umana.<\/p>\n<p>Il&nbsp;<em>terzo impegno<\/em>&nbsp;dovrebbe riguardare&nbsp;la dimensione del pluralismo, che rappresenta, forse pi&ugrave; della stessa democrazia formale o &ldquo;elettorale&rdquo;, uno dei punti qualificanti di una&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;aperta ed inclusiva. Il pluralismo &egrave; multi-dimensionale: riguarda la partecipazione politica, le organizzazioni della societ&agrave; civile, le espressioni dell&rsquo;arte e della cultura, e la professione religiosa. In questo contesto si inserisce la questione della libert&agrave; di culto. La libert&agrave; religiosa dovrebbe sempre costituire un diritto assoluto, paragonabile al diritto alla vita, e non essere soggetta a condizionamenti, restrizioni, intrusioni. Fin qui tutti d&rsquo;accordo. Ciononostante, nella concettualizzazione della libert&agrave; religiosa (o meglio, libert&agrave; di culto, poich&eacute; la libert&agrave; religiosa nel &laquo;foro interno&raquo; &egrave; ovviamente incomprimibile) si sono surrettiziamente infiltrate concezioni relativizzanti che poco hanno a che vedere con l&rsquo;espressione di un diritto fondamentale. Si &egrave; infatti sostenuto che la libert&agrave; di culto dovrebbe essere trattata nel contesto delle relazioni politiche, e pertanto soggetta ad alcune &laquo;gradazioni&raquo; dettate da considerazioni presuntamente identitarie, di sicurezza, persino di &laquo;reciprocit&agrave;&raquo;. In sostanza, il diritto di culto sarebbe condizionato e non pi&ugrave; assoluto, e dovrebbe essere modulato sulla base del contesto culturale, sociale, nel quale esso viene esercitato. Sul punto bisogna fare chiarezza: condizionare la libert&agrave; di culto ad esempio alla reciprocit&agrave; (cio&egrave;, se non &egrave; permesso costruire Chiese o Sinagoghe in Arabia Saudita, neanche da noi dovremmo consentire la costruzione di Moschee) equivale non tanto e non solo alla pratica negazione dell&rsquo;assolutezza delle libert&agrave; religiosa, ma ad una contraddizione sostanziale, che pregiudica, in buona sostanza, la stessa credibilit&agrave; dei diritti umani fondamentali in quanto espressione della coscienza universale. Significa rendere la religione vassalla della politica e degli interessi; significa togliere alla religione la sua struttura fondamentale, che &egrave; fatta di gratuit&agrave; e di convinzione. Non si tratta di essere naif, ma di assumere una posizione di coerenza, non rinunciando, ovviamente, a perorare in tutte le sedi possibili la causa del pluralismo religioso al pari della difesa dell&rsquo;esercizio di diritti civili, sociali e politici. Da questo punto di vista, nel documento firmato da&nbsp;Papa Francesco&nbsp;e dal&nbsp;Grande Imam di Al-Azhar,&nbsp;Ahmed el-Tayeb, sulla &ldquo;Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune&rdquo;<a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftn6\" name=\"_ftnref6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[6]<\/a>&nbsp;si rinviene un punto di grande interesse, e cio&egrave; l&rsquo;enfasi sul concetto di cittadinanza, &ldquo;basata sull&rsquo;eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo &ndash; continua la Dichiarazione &ndash; &egrave; necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre societ&agrave; il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all&rsquo;uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con s&eacute; i semi del sentirsi isolati e dell&rsquo;inferiorit&agrave;; esso prepara il terreno alle ostilit&agrave; e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli.&rdquo; Il percorso dalla condizione di minoranza alla dimensione giuridica e politica della cittadinanza costituisce una possibilit&agrave; di declinare in modo concreto anche la libert&agrave; religiosa, e di sottrarre i cristiani all&rsquo;ambigua situazione &ndash; evocata spesso in sede politica &ndash; della &ldquo;protezione&rdquo; da parte di altri stati, quasi si trovassero nella condizione di &ldquo;stranieri&rdquo; e non di cittadini a pieno titolo dei rispettivi paesi.<\/p>\n<p><strong>Pasquale Ferrara<\/strong>&nbsp;&egrave; attualmente ambasciatore Italiano ad Algeri. E&rsquo; stato Segretario Generale dell&rsquo;Istituto Universitario Europeo di Firenze fino al 2016. Si &egrave; laureato nel 1981 in Scienze Politiche &ndash; indirizzo politico-internazionale &ndash; presso l&rsquo;Universit&agrave; di Napoli. Ha poi frequentato il Corso di specializzazione post-Laurea presso la Societ&agrave; Italiana per l&rsquo;Organizzazione Internazionale a Napoli e, in seguito, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.<br \/>Nel 1984 &egrave; entrato nella carriera diplomatica, ed ha prestato servizio tra l&rsquo;altro presso il Gabinetto del Ministro e, successivamente (1987- 88), presso l&rsquo;Ufficio del Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica.<br \/>Ha svolto diversi incarichi all&rsquo;estero, in particolare a Santiago del Cile (1989 al 1992), Atene (come Console, 1992-1996), Bruxelles (alla Rappresentanza d&rsquo;Italia presso l&rsquo;Unione Europea, 1999-2002) e infine a Washington (2002-2006). E&rsquo; stato dal 2006 al gennaio 2009 capo del servizio stampa e portavoce del Ministro e successivamente, dal febbraio del 2009 a giugno 2011, capo dell&rsquo;unit&agrave; di analisi e programmazione del Ministero degli Esteri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref1\" name=\"_ftn1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[1]<\/a>&nbsp;Famosa metafora di Giorgio La Pira<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref2\" name=\"_ftn2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[2]<\/a>&nbsp;Dal documento di lavoro predisposto in vista dell&rsquo;evento (inedito).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref3\" name=\"_ftn3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[3]<\/a>&nbsp; Cf. Hazem Beblawi,&nbsp;&nbsp;<em>The Rentier State in the Arab World<\/em>,&nbsp; &ldquo;Arab Studies Quarterly&rdquo;, Vol. 9, No. 4 (Fall 1987), pp. 383-398<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref4\" name=\"_ftn4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[4]<\/a>&nbsp;Cf. Giacomo Luciani,&nbsp;<em>Allocation vs. Production States: A Theoretical Framework<\/em>, in Giacomo Luciani (ed.),&nbsp;<em>The Arab State<\/em>, Routledge, London 2015 [1990]<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref5\" name=\"_ftn5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[5]<\/a>&nbsp;Cfr. Azar Gat,&nbsp;<em>The Arabs&rsquo; 1848,<\/em>&nbsp;&ldquo;The National Interest&rdquo;, 20.4.2014<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/mediterraneo-frontiera-o-riva-comune#_ftnref6\" name=\"_ftn6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[6]<\/a>&nbsp;Cf.&nbsp; Sua Santit&agrave;&nbsp; Papa Francesco Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb,&nbsp;<em>Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune,<\/em>&nbsp;Abu Dhabi, 4.2.2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Source: <a href=\"https:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/crescita-e-migrazioni-e-lora-di-una-vera-alleanza-euro-africana\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" title=\"Source\">https:\/\/www.reset.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by Pasquale Ferrara<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-234464","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinione"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234464","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234464"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234464\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}