{"id":234814,"date":"2014-09-01T00:00:00","date_gmt":"2014-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/la-politica-inframondiale-2\/"},"modified":"2014-09-01T00:00:00","modified_gmt":"2014-08-31T22:00:00","slug":"la-politica-inframondiale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2014\/09\/01\/la-politica-inframondiale-2\/","title":{"rendered":"La politica inframondiale"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Un nuovo scenario politico internazionale<\/strong><\/h3>\n<p>01-09-2014&nbsp; di Elena Cardinali<br \/>fonte: Citt&agrave; Nuova editrice<\/p>\n<\/p>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<p>Dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, lo scenario politico internazionale &egrave; cambiato profondamente. Da un assetto &ldquo;bipolare&rdquo; si &egrave; passati ad un contesto &ldquo;multipolare&rdquo;. Frutto di una trentennale esperienza di diplomatico di professione, Ferrara propone una riflessione interdisciplinare sulle dinamiche attuali della politica internazionale nel saggio &#8220;La politica inframondiale&#8221; (Citt&agrave; Nuova, 2014)<\/p>\n<p>Nel Museo di Belle Arti di Budapest &egrave; esposta un&rsquo;opera del pittore tedesco Oswald Achenbach (1827-1905), della scuola di D&uuml;sseldorf. (&hellip;)<\/p>\n<p>Al di l&agrave; del suo valore artisti&shy;co, quest&rsquo;opera di Achenbach mi ha particolarmente colpito perch&eacute; include due elementi a mio avviso simbolici delle rela&shy;zioni internazionali non solo nel mondo contemporaneo, e che acquistano direi un carattere ar&shy;chetipo: la torre e il ponte.<\/p>\n<p>La torre &egrave; la quintessenza del ri&shy;flesso difensivo, dell&rsquo;arroccamento, del senso dell&rsquo;assedio e del timore dell&rsquo;invasione. La torre &egrave; un elemento architettonico di tipo essenzial&shy;mente militare, e rappresenta plasticamente una percezione di minac&shy;cia, che provoca un atteggiamento di allerta e di allarme.<\/p>\n<p>Il ponte, al contrario, per definizione unisce due territori che in sua assenza rimarrebbero divisi, delimitati da un fiume o da un fos&shy;sato che altrimenti sarebbe ben arduo varcare. Il ponte, in un certo modo, &egrave; un invito alla comunicazione, al contatto diretto, al dialogo.(&hellip;]<\/p>\n<p>Pu&ograve; darsi che tale impostazione abbia avuto una sua plausibilit&agrave; storica, logica e politica nel passato, anche recente. C&rsquo;&egrave; da chiedersi se ancora oggi essa abbia una qualche utilit&agrave;, nell&rsquo;era in cui le relazio&shy;ni diventano in gran parte immateriali e non hanno necessariamente bisogno di ponti fisici per realizzarsi e in cui &egrave; divenuto fin troppo semplice diroccare o abbattere torri militari o civili (come purtrop&shy;po insegnano, simbolicamente, i tragici fatti dell&rsquo;11 settembre 2001). D&rsquo;altra parte, &egrave; ugualmente simbolico e anche inquietante (al di l&agrave; del valore militare e strategico di tali gesti) che le guerre spesso implichi&shy;no la distruzione di ponti di vari usi e dimensioni.<\/p>\n<p>La scena di Achenbach suggerisce che sia la torre che il ponte siano in una condizione di rovina, e che pertanto abbiano da molto tempo perso la loro funzione sociale originaria.<\/p>\n<p>Per restare nella metafora architettonica, il mondo contempo&shy;raneo &ndash; senza indulgere affatto nelle semplificazioni falsificanti sulla presunta piattezza del globo&ndash; assomiglia sempre pi&ugrave; ad una struttu&shy;ra aperta, un&rsquo;agor&agrave;, una piazza o, in senso economicistico, a un mer&shy;cato, a seconda del paradigma relazionale che si privilegia. E dunque il compito della politica &ndash; soprattutto della politica internazionale &ndash; dovrebbe essere quello di creare nuove solide strutture che facilitino l&rsquo;interazione globale, costruendo portici, vale a dire strutture aperte e accessibili, capaci di offrire riparo universale, ma anche dotate di un proprio carattere e una propria geometria; in altre parole, di regole e incentivi relazionali.(&hellip;)<\/p>\n<p>La verit&agrave; &egrave; che c&rsquo;&egrave; bisogno di un nuovo progetto politico interna&shy;zionale, un new deal globale, una nuova alleanza pi&ugrave; inclusiva e pari&shy;taria, che vada ben oltre le alleanze militari ed economiche esistenti (la piazza, oltre la torre e il ponte). Non &egrave; per nulla un progetto utopico: basti guardare allo stato del mondo per comprendere che non solo &egrave; realistico, ma anche urgente e necessario. La nuova &ldquo;governance globa&shy;le&rdquo; di cui tanto si parla, ma di cui sinora poco si &egrave; visto, pu&ograve; rappresen&shy;tare un&rsquo;occasione unica; ma a condizione che il nuovo multipolarismo venga riflesso in un pi&ugrave; democratico multilateralismo e si passi dalla dimensione globale a quella davvero mondiale o universale.(&hellip;)<\/p>\n<p>Il punto di sintesi e di connessione &egrave; la &ldquo;comunit&agrave; planetaria&rdquo;, intesa in un modo strutturalmente plurale, cio&egrave; come &ldquo;comunit&agrave; di comunit&agrave;&rdquo;, come un sistema complesso e interre&shy;lato di cerchi concentrici all&rsquo;interno dei quali si svolgono, purch&eacute; in modo del tutto libero e non esclusivo, diversi livelli di appartenenza politica e di partecipazione.(&hellip;)<\/p>\n<p>Tuttavia la post-globalit&agrave; va letta all&rsquo;interno di una situazione nuova, che definisco &ldquo;politica inframondiale&rdquo;. Un altro arbitrario neologismo? La verit&agrave; &egrave; che talvolta abbiamo bisogno di parole nuove per descrive&shy;re fenomeni nuovi. In sostanza, l&rsquo;espressione &ldquo;politica inframondiale&rdquo; tenta di descrivere la situazione di stretta interconnessione che ormai si registra tra le varie aree del mondo, e che va ben al di l&agrave; della globaliz&shy;zazione. Kant aveva intuito questa evoluzione quando, gi&agrave; nel 1795, nel suo progetto di pace perpetua rilevava che, come effetto dei legami sem&shy;pre pi&ugrave; forti tra i popoli e gli eventi sempre pi&ugrave; mondiali, ogni violazione di un diritto in qualsiasi parte del globo venisse percepito come una ferita dall&rsquo;intera umanit&agrave;. (&hellip;)<\/p>\n<p>La tesi fondamentale del libro suggerisce che ogni politica, oggi, &egrave; &ldquo;politica interna mondiale&rdquo;, perch&eacute; la dimensione dell&rsquo;appartenen&shy;za politica di ciascuno ha ormai un orizzonte planetario.<\/p>\n<p>Si tratta non solo di prendere atto di questa realt&agrave;, ma di utiliz&shy;zare questo nuovo spazio politico per comprendere, incidere, impe&shy;gnarsi per il cambiamento. La famiglia umana universale&rdquo; non pu&ograve; ridursi a uno slogan, a un concetto astratto o a una mera indicazione normativa, ma &egrave; un criterio-guida per mettere in essere politiche che siano capaci di coniugare l&rsquo;identit&agrave; e, al contempo, mantenere un&rsquo;a&shy;pertura al mondo e alle differenze.<\/p>\n<p>Da Pasquale Ferrara, La politica inframondiale, le relazioni internazioni nell&rsquo;era post-globale (Citt&agrave; Nuova, 2014)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo scenario politico internazionale 01-09-2014&nbsp; di Elena Cardinalifonte: Citt&agrave; Nuova editrice &nbsp; Dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, lo scenario politico internazionale &egrave; cambiato profondamente. Da un assetto &ldquo;bipolare&rdquo; si &egrave; passati ad un contesto &ldquo;multipolare&rdquo;. 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